Campari E De Maistre

Non solo Cristiada: Los ultimos Cristeros


di Federico Sesia
Anno 1935, Messico. E’ scoppiata ormai da diverso tempo una nuova Cristiada (la cosiddetta Segunda) a causa della politica anti-cattolica del Presidente Làzaro Càrdenas...

Il discorso di Paolo VI alle CEI (1964) in dieci punti


di Fabrizio Cannone
Durante il discorso fatto alla CEI il 19 maggio scorso, il Pontefice ha ricordato un analogo discorso tenuto da Papa Montini alla medesima Conferenza Episcopale...

Elezioni Europee: perché votare Fratelli d'Italia


di Marco Mancini
Come è noto, questa domenica (dalle 7 alle 23) si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. Per quanto riguarda i 73 eurodeputati italiani...

La sinistra di Dio


di don Marco B.
«Una pace senza giustizia è un esercizio retorico destinato a un misero fallimento. Ma la giustizia, in questo caso, è tale se riconosce e rispetta i diritti di tutti...

Marcia per la Vita 2014: un successo e una gioia!


di Fabrizio Cannone
Come previsto da un anno, si è svolta a Roma, domenica 4 maggio u.s., la IV edizione nazionale della Marcia per la Vita. I numeri hanno ampiamente confermato...

San Giovanni XXIII: un Papa con la tiara (prima parte)


di Federico Catani
A poco più di cinquant’anni dalla morte, Papa Giovanni XXIII (1958-1963) è diventato santo. Di Angelo Giuseppe Roncalli si è arrivati a costruire...

Se Wojtyla e Ratzinger diventano massoni...


di Marco Mancini
Come è universalmente noto, nella giornata di ieri Papa Francesco ha proceduto alla canonizzazione dei pontefici Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II...

Non ci salverà certo Putin!


di Riccardo Facchini
Se non fosse che metto mano alla fondina ogni volta che leggo titoli tipo "il web impazzisce per [nome o fenomeno a vostra scelta]" inizierei...

Don Gallo: una brava persona, un prete discutibile


di Andrea Virga
Si è recentemente spento Don Andrea Gallo, un sacerdote genovese, assunto ad icona da parte dei cosiddetti “cattolici” progressisti...

Bowie, leggiti Greene, che è meglio!


di Paolo Maria Filipazzi
Il grande David Bowie, che un tempo fu un gigante della musica ma che da dieci anni non faceva una canzone, ritorna...

La Marcia per la vita 2013: un successo su tutta la linea


di Francesco Filipazzi
Successo su tutta la linea. Questa è l'unica analisi possibile riguardo la Marcia per la Vita che ha colorato ieri le vie di Roma...

I deliri in rosa di Boldrini e co.


di Marco Mancini
Doveva essere, come il precedente, il governo della sobrietà: il caso di Michaela Biancofiore, trasferita dalle Pari opportunità alla Pubblica amministrazione...

Le manif pour tous: alcune testimonianze


di Franciscus Pentagrammuli e Andrea Virga
Nonostante il silenzio pressoché totale della stampa e dei media italiani, qualcosa sta succedendo in Francia: da più di una settimana...

Quirinale: il 25 luglio dello smacchiatore


di Marco Mancini
Povero Bersani. Non più di due mesi fa era il vincitore annunciato delle elezioni politiche: restava solo da sapere se avrebbe avuto bisogno...

La morte di Maggie divide la destra


di Alessandro Rico e Andrea Virga
Chi ci segue avrà notato che – tra i nostri tavoli e su molte altre piattaforme simili – esistono diverse opinioni riguardo le opposte ricette economiche, politiche e sociali realizzatesi durante il XX secolo....

"The Passion" tra violenza e amore


di Giulia Dessena
Cosa accade, tra gli uomini, quando iniziano a compiersi meraviglie? Se c'è un film che nel 2004 fu criticato, deriso, rinnegato, è stato proprio "The Passion" di Mel Gibson......

Identikit di un Pontefice


a cura di Campari e de Maistre
L'elezione di Papa Francesco ha sorpreso molti ossevatori; tantissime sono state, inoltre, le reazioni "di pancia" da parte della blogosfera cattolica...

Infatuarsi di Chavez: una mancanza di realismo


di Paolo Maria Filipazzi
Dopo la morte di Hugo Chavez, si sono succeduti diversi giudizi. Interessante è la schizofrenia registratasi in seno alla cosiddetta Destra...

Ti piace Putin? Terrorista!


di Francesco Mastromatteo
Premessa importante: chi scrive non è certamente uno di quei complottisti affetti da dietrologia acuta, che vedono oscure trame dei servizi segreti...

Se il risultato delle elezioni è un grande vaffa...


di Marco Mancini
In principio fu la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, infrantasi contro la discesa in campo di un noto tycoon brianzolo...

Un Campari con... Magdi Cristiano Allam


a cura di Riccardo Facchini
Magdi Cristiano Allam (Il Cairo, 1952) è un giornalista e politico egiziano naturalizzato italiano. Editoralista dal 2003 al 2008 del "Corriere della Sera"...

Vi presento i migliori alleati dei movimenti gay


di Riccardo Facchini
Notizia da poco comparsa in rete che merita due rapide battute: due candidati per Fratelli d'Italia in Veneto hanno girato uno spot considerato...

La lezione dell'Umile Servo


di Alessandro Rico
Un «umile servo nella vigna del signore». Così si era definito Benedetto XVI appena eletto pontefice, e in quella frase si trova forse...

Mons. Paglia e le coppie gay: molto rumore per nulla (oppure no?)


di Marco Mancini
Confesso che ieri, leggendo la notizia su Repubblica.it – è uno dei primi siti che apro la mattina, tanto per rovinarmi la giornata...

Se la Prima Repubblica non è mai finita


di Alessandro Rico
Qualcuno auspicava di andare, con il prossimo governo, Verso la Terza Repubblica. Ma ci ritroviamo col solito scontro Berlusconi-Sinistra...

La voce de lo Imperatore #1 - Il caso Monte Paschi


di Feudalesimo e Libertà
Con la presente invettiva, iniziano la loro collaborazione con noi i vassalli di Feudalesimo e Libertà...

La Russia, tra i gay e la Madonna di Fatima


di Federico Catani
Pare che dovrò imparare il russo. Così, in caso di emergenza, potrò espatriare a Mosca per avere un lavoro. E con l'aria che tira, non è poi un'ipotesi così assurda...

Lincoln contro il razzismo? Non esattamente


di Isacco Tacconi
Quando si parla di eroi americani, bisogna stare sempre attenti a prendere con le pinze la veridicità di quello che si racconta, specie se a raccontarlo sono proprio gli americani...

Il Guardian, il Vaticano e il "tesoro di di Mussolini"


di Marco Mancini
“Come il Vaticano ha costruito un impero immobiliare segreto usando i milioni di Mussolini”: più o meno così titolava ieri il quotidiano progressista britannico Guardian...

La marcia della Verità


di Franciscus Pentagrammuli
Domenica 13 Gennaio, a Parigi, un numero fra 300.000 (secondo la polizia) e 800.000 (riportato dagli organizzatori) persone di diverse culture, religioni...

Un Campari con... Mons. Livi


a cura di Giovanni Covino e Marco Massignan
Antonio Livi (Prato, 1938) è professore emerito di Filosofia nell'Università Lateranense, socio ordinario dell'Accademia di San Tommaso e presidente dell'ISCA...

Il Cavaliere, dalla Cei ai gay


di Riccardo Facchini
Che Berlusconi sia stato scaricato dai vescovi italiani è cosa nota. Che gli stessi prelati, col loro boss in testa, abbiano ormai benedetto l'avventura centrista di Monti...

Mamma li tradizionalisti!


di Satiricus
Siamo entrati in una nuova stagione di fervore tradizionalista: crollati un buon numero di taboo sessantottini, attenuato il furore del rinnovamento-a-tutti-i-costi e soprattutto sconfitta...

Qualche appunto sul "femminicidio"


di Marco Mancini
Non accennano a placarsi le polemiche provocate dall’affissione, da parte di un parroco di Lerici, di un volantino sul c.d. “femminicidio”. Il manifesto, contro il quale...

Quel cristiano dell'orso Baloo


di Paolo Maria Filipazzi
Dopo l’ultimo mio articolo sulla visione teologica dell'opera di Tolkien, ho ricevuto attacchi e critiche da ogni dove, per quella che alcuni hanno definito come...

Pannella, sciopero a fini elettorali


di Danilo Quinto
L’unico modo per comprendere fino in fondo Marco Pannella e la ragione delle sue azioni, è ascoltarlo. Questo vale soprattutto per quanto riguarda...

La casalinga sanguinaria se ne frega dell'animalismo


di Isacco Tacconi
Lo scorso 28 novembre due uomini, padre e figlio, sono stati assaliti di notte da quattro rottweiler mentre liberavano il giardino...

Se i massoni scrivono per la San Paolo


di Satiricus
Era da un po’ che attendevo di scrivere su questo tema, e pure di iniziare la mia collaborazione con la truppa di CampariedeMaistre, ma non mi decidevo mai a farlo – un po’ per pigrizia...

"It's a girl": il vero femminicidio


di Giulia Dessena
Quando ciò che genera la vita è causa di morte. "It's a girl" è un lungometraggio sulle donne, delle donne e per tutti noi: un documentario, firmato dal regista Christian Evan Grae Davis, sulla pratica...

27 febbraio 2015

L’amore non basta per un matrimonio

Di Giuliano Guzzo

C’è un filo rosso che collega il dibattito sulle unioni civili in corso in Commissione Giustizia, il servizio a Le Iene andato in onda giovedì scorso e, più in generale, il modo con cui solitamente si affronta il tema delle coppie formate da persone dello stesso sesso: è il sistematico tentativo di sottolineare la genuinità di un sentimento d’amore al quale sarebbe quanto meno discriminatorio negare un riconoscimento giuridico dal momento che lo stesso sentimento – si dice – viene invece considerato e valorizzato allorquando vissuto da persone di sesso diverso. 
Ora, se le cose stessero davvero in questi termini si tratterebbe senza dubbio di una clamorosa ingiustizia: perché mai l’ordinamento, nello stabilire cosa sia e cosa non sia da intendersi per famiglia, dovrebbe privilegiare i sentimenti di alcune coppie ed ignorare quelli di altre? Il punto è che un simile ragionamento, fondato sul confronto fra l’amore di un marito e di una moglie con quello di due persone dello stesso sesso, non sta in piedi non già per via di una bizzarra gerarchia di affetti a seconda della tendenza sessuale di chi li sperimenta, ma perché – anche se forse suona singolare ed è sicuramente impopolare ricordarlo – il motivo per cui lo Stato riconosce e finora ha riconosciuto piena legittimità alla sola famiglia intesa come «società naturale fondata sul matrimonio» non è, per così dire, di ordine sentimentale. 
Nessuno, tanto meno i Padri Costituenti, ha cioè mai immaginato che non vi fossero altre forme d’amore al di là di quello coniugale. E la ragione per cui, nonostante detta consapevolezza, si è comunque riservata attenzione alla sola coppia unita in matrimonio deriva essenzialmente dagli oggettivi benefici che, in termini di stabilità e garanzia demografica, la famiglia comporta per la collettività. 
La coppia sposata, rispetto pure a quella convivente composta da persone di sesso diverso, rappresenta un bene – ed è per questo che deve essere tutelata e promossa più di altre unioni – perché assicura una solidità con riflessi positivi non solo per i coniugi, e conseguentemente per l’intera comunità, ma anche e soprattutto per i figli i quali, da un lato, si ostinano a nascere molto più frequentemente all’interno del matrimonio e, dall’altro, sperimentano vantaggi senza eguali nel poter crescere e nel poter essere educati dai propri genitori biologici, specie se uniti dal vincolo coniugale. Ciò non vuol dire, per ribattere ad una facile obiezione, che avere padre e madre sia, per un bambino, garanzia di felicità assoluta né alcuno, a ben vedere, ingenuamente lo asserisce; mentiremmo tuttavia se dicessimo che per la crescita equilibrata di un figlio la presenza di papà e mamma, con le loro preziose diversità e complementarietà, non costituisce che un optional. 
Se non capiamo questo, se non ravvisiamo più la fondamentale specificità della coppia sposata, più stabile, feconda e benefica per i figli sia di quella convivente sia di quella – costitutivamente sterile, per dirla col professor Francesco D’Agostino – composta da persone dello stesso sesso, significa che, prima che dei diritti, faremmo bene a tornare ad occuparci dei doveri, prima di tutto quello di prendere atto della realtà la quale, piaccia o meno, ci consegna un’evidenza inconfutabile: nessuna civiltà, nella pur lunga storia umana, ha mai potuto e saputo mettere fra parentesi matrimonio e famiglia senza pagare un prezzo altissimo e senza dover poi tornare sui propri passi. Sottovalutare questo elemento storico ed antropologico, distratti da un dibattito furbescamente impostato sui sentimenti e che non tiene conto delle conseguenze sociali che l’instabilità coniugale e l’inverno demografico stanno già comportando, potrebbe costarci molto caro.

http://giulianoguzzo.com/2015/02/23/lamore-non-basta-per-un-matrimonio/

19 febbraio 2015

Capriole cosmiche


di Giuseppe Signorin

Diamine, Annalisa! Stavo rileggendo le tue “Capriole Cosmiche”, ovviamente a testa in giù, per scriverne una recensione, cercavo disperatamente di capire cosa scrivere, come rendere l'idea del ribaltamento, del mondo sottosopra, della realtà che ci appare al contrario di quello che è e quindi dobbiamo essere noi a capovolgerci per vederla veramente, avevo pure recitato un Rosario per trovare le parole giuste, quando mi chiama mio cognato Fabio per andare a comprare il regalo di compleanno di mio padre, Guido (gli regaliamo un tablet). Stasera festeggiamo lui e mia sorella, Paola, compiono gli anni a distanza di pochi giorni. 

Dico a Fabio di passare a prendermi fra un'ora, un'ora dovrebbe bastarmi per scrivere la recensione, penso, o almeno per farmi venire un'idea. Trenta secondi dopo però vibra di nuovo il cellulare, è ancora mio cognato, la novità rispetto a trenta secondi prima è che mia sorella, come tutte le donne e le mogli in particolare (eccetto la mia, in questo momento, perché in questo momento, in teoria, la mia sta ancora dormendo), è imprevedibile, e fra un'ora è troppo tardi, ha degli impegni, quindi mio cognato deve venire prima, gli dico fra venti minuti e quindi in pratica mio cognato sta per arrivare. Cosa vuoi che riesca a dire Annalisa in venti minuti del tuo libro e di Dante e di Chesterton e delle Capriole Cosmiche che ribaltano il mondo e te lo fanno vedere come realmente è cioè terribile e meraviglioso ma solo a patto che si imbocchi la via giusta che però è in salita conviene anzi farsi un giretto all'Inferno, prima, così poi si capisce meglio il Paradiso... quando sono costretto a cambiare piani e affrontare lo shopping tecnologico, peggio di quello esistenziale, e poi ho ancora addosso il pigiama, no, in realtà ho i pantaloni della tuta e le scarpe da ginnastica ma anche la maglia del pigiama. 
Anita dorme. Potrebbe essere il nome di un gruppo musicale. Permettimi almeno di pubblicizzare con largo anticipo, così ora di quel giorno tutti se ne saranno dimenticati, la prima data del tuo “Carriole Comiche Tour” ad Arzignano (VI), dove viviamo, il 23 maggio, non so ancora esattamente dove, magari nei vecchi spogliatoi dell'ormai estinta Garcia Moreno, la squadra dove giocavo io, nel campetto dell'oratorio.
Io e mia moglie, ovvero i #mienmiuaif, suoneremo dal vivo parte del nostro sconfinato repertorio per te, perché hai detto che non vuoi molta gente e allora quale miglior modo per allontanarla. In conclusione devo dire che prima della telefonata di mio cognato la mia giornata era un po'... come dire... un po' impantanata, ma un pantano più da bordo campo che da mischia in area... Mio cognato invece mi ha fatto l'effetto di una sveglia. Certo, per chi ancora non ha letto il tuo libro, “Capriole Cosmiche”, quello che sto dicendo potrà sembrare un delirio, me ne rendo conto. Per chi lo leggerà anche. Però leggetelo – soprattutto se avete delle sorelle e volete apprezzarne di più gli umori e gli impegni.

*"Capriole Cosmiche", di Annalisa Teggi, capriolecosmiche.com


16 febbraio 2015

Shots! #64

Libia ed Europa: la disastrosa eredità di Giorgio Napolitano

di Marco Mancini

Tra le notizie della settimana appena trascorsa, due in particolare meritano qualche riflessione.

14 febbraio 2015

Il Perdono nelle parole di Papa Francesco

di Roberto de Albentiis
Oggi è la Domenica di Quinquagesima: è l’ultima Domenica del Tempo di Settuagesima, l’ultima che precede l’inizio della Grande Quaresima; piano piano ci siamo preparati alla Preparazione (la Quaresima) in attesa dell’Evento (la Pasqua, la Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo) tramite la preghiera, la partecipazione alla Santa Messa e la frequenza degli altri Sacramenti, la meditazione di alcuni grandi temi che la Liturgia ci ha presentato (la caduta e la cacciata dei santi Progenitori Adamo ed Eva, il Diluvio, le sante figure patriarcali di Noè e Abramo, Zaccheo, il Fariseo e il Pubblicano, il Figliol Prodigo, il Giudizio Universale).
Questa Domenica, in cui leggiamo della cacciata dei Progenitori dall’Eden, dell’Inno alla Carità dell’Apostolo Paolo, dell’anticipazione della Passione, della guarigione del cieco a Gerico e della parabola del grano e della zizzania da parte di Nostro Signore, presso i Greci (ove la Grande Quaresima inizia, anticipatamente, il giorno dopo, chiamato Lunedì Puro) è chiamata Domenica del Perdono,  poiché, letto il Vangelo (Matteo 6:14 – 18) relativo al vero digiuno e al perdono vicendevole, per iniziare davvero bene il periodo e il percorso quaresimale, è costume chiedersi a vicenda perdono dopo la celebrazione liturgica. Cosa santa e lodevole, costume bello che dovremmo fare nostro: a che serve macerarsi in digiuni e preghiere se non amiamo il nostro prossimo? A che serve chiedere il perdono a Dio se non lo diamo ai nostri fratelli? Come Dio ci dona il Suo Perdono, come mostrato nella magnifica parabola del Vangelo di Matteo 18:21 – 35, come mostrato anche nella Liturgia quando il sacerdote, con una mano poggiata sull’Altare e con un gesto benedicente, si gira verso i fedeli e invoca “Pace a tutti” e “Dio onnipotente abbia Misericordia di voi”, così anche noi dobbiamo parlarne agli altri e soprattutto dobbiamo agli altri donare il nostro!
Offro quindi ai lettori di “Campari&de Maistre” in questa Domenica, all’approssimarsi di questa prossima Quaresima, alcuni pensieri di Papa Francesco relativi al Perdono, che possano essere graditi e di sprone per il proprio impegno ascetico in vista della Pasqua!


Gesù ci chiede di credere che il Perdono è la porta che conduce alla riconciliazione.
“Il dono divino della riconciliazione, dell’unità e della pace è inseparabilmente legato alla grazia della conversione: si tratta di una trasformazione del cuore che può cambiare il corso della nostra vita e della nostra storia, come individui e come popolo.”
“Nel Vangelo di oggi, Pietro chiede al Signore: «Se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». Il Signore risponde: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18,21-22). Queste parole vanno al cuore del messaggio di riconciliazione e di pace indicato da Gesù. In obbedienza al Suo comando, chiediamo quotidianamente al nostro Padre celeste di perdonare i nostri peccati, «come noi li rimettiamo ai nostri debitori». Se non fossimo pronti a fare altrettanto, come potremmo onestamente pregare per la pace e la riconciliazione?
Gesù ci chiede di credere che il Perdono è la porta che conduce alla riconciliazione. Nel comandare a noi di perdonare i nostri fratelli senza alcuna riserva, Egli ci chiede di fare qualcosa di totalmente radicale, ma ci dona anche la grazia per farlo. Quanto, da una prospettiva umana, sembra essere impossibile, impercorribile e perfino talvolta ripugnante, Gesù lo rende possibile e fruttuoso attraverso l’infinita potenza della sua Croce. La Croce di Cristo rivela il potere di Dio di colmare ogni divisione, di sanare ogni ferita e di ristabilire gli originali legami di amore fraterno.
“Questo, dunque, è il messaggio che vi lascio a conclusione della mia visita in Corea. Abbiate fiducia nella potenza della Croce di Cristo! Accogliete la Sua Grazia riconciliatrice nei vostri cuori e condividetela con gli altri! Vi chiedo di portare una testimonianza convincente del messaggio riconciliatore di Cristo nelle vostre case, nelle vostre comunità e in ogni ambito della vita nazionale. Ho fiducia che, in uno spirito di amicizia e di cooperazione con gli altri cristiani, con i seguaci di altre religioni e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà che hanno a cuore il futuro della società coreana, voi sarete lievito del Regno di Dio in questa terra. Allora le nostre preghiere per la pace e la riconciliazione saliranno a Dio da cuori più puri e, per suo dono di grazia, otterranno quel bene prezioso a cui tutti aspiriamo. Preghiamo dunque per il sorgere di nuove opportunità di dialogo, di incontro e di superamento delle differenze, per una continua generosità nel fornire assistenza umanitaria a quanti sono nel bisogno, e per un riconoscimento sempre più ampio della realtà che tutti i coreani sono fratelli e sorelle, membri di un'unica famiglia e di un unico popolo. Parlano la stessa lingua.”
“Cari fratelli e sorelle, Dio ci chiama a ritornare a Lui e ad ascoltare la sua voce e promette di stabilirci sulla terra in una pace e prosperità maggiori di quanto i nostri antenati abbiano mai conosciuto.”
(dall’omelia per la Messa per la Riconciliazione a Seoul, 18-8-2014)

 “Correggere un cristiano che non fa una cosa buona…è un servizio a lui e alla comunità. Ma questo servizio funziona soltanto attraverso l’amore fraterno, ricordando sempre che tutti siamo peccatori e che tutti abbiamo bisogno del Perdono di Dio. Quando io sparlo, quando io faccio una critica ingiusta, quando io spello un fratello con la mia lingua: questo è uccidere la fama dell’altro. Anche le parole uccidono!”
“Come devo correggere un cristiano quando fa una cosa non buona…Gesù ci insegna che se il mio fratello commette una colpa contro di me, mi offende, io devo usare carità verso di lui e, prima di tutto, parlargli personalmente, spiegandogli che ciò che ha detto o fatto non è buono. E se il fratello non ascolta? Gesù insegna a usare carità verso chi commette una colpa e a evitare il clamore della cronaca. Gesù suggerisce un progressivo intervento: prima, ritorna a parlargli con altre due o tre persone, perché sia più consapevole dello sbaglio che ha fatto; se, nonostante questo, non accoglie l’esortazione, bisogna dirlo alla comunità; e se non ascolta neppure la comunità, occorre fargli percepire la frattura e il distacco che lui stesso ha provocato, facendo venir meno la comunione con i fratelli nella fede.”
Questi passaggi… indicano lo sforzo che il Signore chiede alla sua comunità per accompagnare chi sbaglia, affinché non si perda. Corregge il fratello chi lo perdona, senza alimentare i pettegolezzi nella comunità, occorre anzitutto evitare il clamore della cronaca e il pettegolezzo della comunità. Và e ammoniscilo fra te e lui solo. L’atteggiamento è di delicatezza, prudenza, umiltà, attenzione nei confronti di chi ha commesso una colpa, evitando che le parole possano ferire e uccidere il fratello. Perché voi sapete, anche le parole uccidono. Quando io sparlo, quando io faccio una critica ingiusta, quando io spello un fratello con la mia lingua: questo è uccidere la fama dell’altro.”
“Ciò… ha lo scopo di non mortificare inutilmente il peccatore. Si parla fra i due, nessuno se ne accorge, e tutto è finito… è alla luce di questa esigenza che si comprende anche la serie successiva di interventi, che prevede il coinvolgimento di alcuni testimoni e poi addirittura della comunità. Lo scopo è quello di aiutare il fratello a rendersi conto di ciò che ha fatto, e che con la sua colpa ha offeso non solo uno, ma tutti. Ma anche aiutarci, noi, a liberarci dall’ira e dal risentimento che fanno solo male…A liberarci di… quell’amarezza del cuore, che ci porta a insultare. Ma è molto brutto vedere uscire dalla bocca di un cristiano un insulto. È brutto, capito? Niente insulto! Capito? Insultare non è cristiano!
“Davanti a Dio… siamo tutti peccatori e bisognosi di Perdono, tutti. Gesù ci ha detto di non giudicare. La correzione fraterna è un aspetto dell’amore e della comunione che devono regnare nella comunità cristiana, è un servizio reciproco che possiamo e dobbiamo renderci gli uni gli altri. Ma correggere il fratello è un servizio, ed è possibile ed efficace solo se ciascuno si riconosce peccatore e bisognoso del Perdono del Signore… ogni volta siamo invitati a riconoscere davanti al Signore di essere peccatori.”
“Tutti siamo peccatori e a tutti Dio dona la Sua Misericordia. Sono due condizioni che spalancano la porta per entrare a Messa bene. Dobbiamo sempre ricordare questo prima di andare dal fratello per la correzione fraterna. Domandiamo tutto questo per l’intercessione della Beata Vergine Maria, che domani celebreremo nella ricorrenza liturgica della Sua Natività.”
(dall’Angelus della Domenica XIII dopo Pentecoste, 7-9-2014)

“Mai dare scandalo, perdonare sempre, avere fede.”
“Scandalo… è dire e professare uno stile di vita – ‘sono cristiano’ – e poi vivere da pagano, che non crede in nulla.”
“Quando un cristiano o una cristiana, che va in chiesa, che va in parrocchia, non vive così, scandalizza. Ma quante volte abbiamo sentito: ‘Ma io non vado in chiesa – uomini o donne – perché è meglio essere onesto a casa e non andare come quello o quella che vanno in chiesa e poi fanno questo, questo, questo…’. Lo scandalo distrugge, distrugge la fede! E per questo Gesù è tanto forte: ‘State attenti! State attenti!’. E questo ci farà bene ripeterlo oggi: ‘State attenti a voi stessi!’. Tutti noi siamo capaci di scandalizzare.”
“Gesù… esagera per farci capire l’importanza del Perdono… un cristiano che non è capace di perdonare scandalizza: non è cristiano.
“Dobbiamo perdonare, perché perdonati. E questo è nel Padre Nostro: Gesù lo ha insegnato lì. E questo non si capisce nella logica umana. La logica umana ti porta a non perdonare, alla vendetta; ti porta all’odio, alla divisione. Quante famiglie divise per non perdonarsi: quante famiglie! Figli allontanati dai genitori, marito e moglie allontanati… E’ tanto importante pensare questo: se io non perdono non ho, sembra che non abbia diritto - sembra - ad essere perdonato o non ho capito cosa significa che il Signore mi abbia perdonato. Questa è la seconda parola, Perdono. Si capisce, allora,… perché i discepoli, sentendo queste cose, abbiano detto al Signore: ‘Accresci in noi la fede’.”
“Senza la fede non si può vivere senza scandalizzare e sempre perdonando. Soltanto la luce della fede, di quella fede che noi abbiamo ricevuto: della fede di un Padre Misericordioso, di un Figlio che ha dato la vita per noi, di uno Spirito che è dentro di noi e ci aiuta a crescere, della fede nella Chiesa, della fede nel popolo di Dio, battezzato, santo. E questo è un dono, la fede è un regalo. Nessuno con i libri, andando a conferenze, può avere la fede. La fede è un regalo di Dio che ti viene e per questo gli apostoli chiesero a Gesù: ‘Accresci in noi la fede!’”
(dall’omelia del lunedì XXII dopo Pentecoste, 10-11-2014)

“Il cristiano è misericordioso, la rigidità è segno di cuore debole.”
“Si può essere rigidi nella disciplina esteriore, ma ipocriti e opportunisti dentro.”
“…qualcuno di voi potrà dirmi: ‘Ma Padre, questa gente era osservante della legge: il sabato non camminavano più di cento metri - o non so quanto si poteva fare – mai, mai andavano a tavola senza lavarsi le mani e fare le abluzioni; ma era gente molto osservante, molto sicura nelle sue abitudini’. Sì, è vero, ma nelle apparenze.
Erano forti, ma al di fuori. Erano ingessati. Il cuore era molto debole, non sapevano in cosa credevano. E per questo la loro vita era, la parte di fuori, tutta regolata, ma il cuore andava da una parte all’altra: un cuore debole e una pelle ingessata, forte, dura. Gesù al contrario, ci insegna che il cristiano deve avere il cuore forte, il cuore saldo, il cuore che cresce sulla roccia, che è Cristo, e poi nel modo di andare, andare con prudenza: “In questo caso faccio questo, ma…” E’ il modo di andare, ma non si negozia il cuore, non si negozia la roccia. La roccia è Cristo, non si negozia!”: “Questo è il dramma dell’ipocrisia di questa gente. E Gesù non negoziava mai il Suo Cuore di Figlio del Padre, ma era tanto aperto alla gente, cercando strade per aiutare. ‘Ma questo non si può fare; la nostra disciplina, la nostra dottrina dice che non si può fare!’ dicevano loro. ‘Perché i tuoi discepoli mangiano il grano in campagna, quando camminano, il giorno del sabato? Non si può fare!’. Erano tanto rigidi nelle loro discipline: ‘No, la disciplina non si tocca, è sacra’… E questi farisei erano così – ‘la nostra disciplina’ - rigidi nella pelle, ma, come Gesù gli dice, ‘putrefatti nel cuore’, deboli, deboli fino alla putredine. Tenebrosi nel cuore. Questo è il dramma di questa gente… Anche la nostra vita può diventare così, anche la nostra vita. E alcune volte, vi confesso una cosa, quando io ho visto un cristiano, una cristiana così, col cuore debole, non fermo, non saldo sulla roccia – Gesù – e con tanta rigidità fuori, ho chiesto al Signore: ‘Ma Signore buttagli una buccia di banana davanti, perché faccia una bella scivolata, si vergogni di essere peccatore e così incontri Te, che Tu sei il Salvatore’. Eh, tante volte un peccato ci fa vergognare tanto e incontrare il Signore, che ci perdona, come questi ammalati che erano qui e andavano dal Signore per guarire.”
“Chiedo al Signore la grazia che il nostro cuore sia semplice, luminoso con la verità che Lui ci dà, e così possiamo essere amabili, perdonatori, comprensivi con gli altri, di cuore ampio con la gente, misericordiosi. Mai condannare, mai condannare. Se tu hai voglia di condannare, condanna te stesso, che qualche motivo avrai, eh?
Chiediamo al Signore la grazia che ci dia questa luce interiore, che ci convinca che la roccia è soltanto Lui e non tante storie che noi facciamo come cose importanti; e che Lui ci dica – Lui ci dica! – la strada, Lui ci accompagni nella strada, Lui ci allarghi il cuore, perché possano entrare i problemi di tanta gente e Lui ci dia una grazia che questa gente non aveva: la grazia di sentirci peccatori.”
(dall’omelia del lunedì III d’Avvento, 15-12-2014)

Prima di tutto, Dio perdona sempre! Non si stanca di perdonare. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere Perdono. Ma Lui non si stanca di perdonare. Quando Pietro chiese a Gesù: “Quante volte io devo perdonare? Sette volte?” – “Non sette volte: settanta volte sette”. Cioè sempre. Così perdona Dio: sempre. Ma anche se tu hai vissuto una vita di tanti peccati, di tante cose brutte, ma alla fine, un po’ pentito, chiedi perdono, Dio ti perdona tutto, ti perdona subito! Lui perdona sempre!”
“Basta…pentirsi e chiedere perdono…non si deve pagare niente, perché…Cristo ha pagato per noi.”
“…non c’è peccato che Lui non perdoni. Lui perdona tutto. ‘Ma, Padre, io non vado a confessarmi perché ne ho fatte tante brutte, tante brutte, tante di quelle che non avrò perdono...’ No. Non è vero. Perdona tutto. Se tu vai pentito, perdona tutto. Quando…eh, tante volte non ti lascia parlare! Tu incominci a chiedere perdono e Lui ti fa sentire quella gioia del perdono prima che tu abbia finito di dire tutto.”
“Tante volte le confessioni sembrano invece una pratica, una formalità: Po, po, po, po, po… Po, po, po… Vai! Tutto meccanico! No! E l’incontro dov’è? L’incontro con il Signore che riconcilia, ti abbraccia e fa festa. E questo è il nostro Dio, tanto buono. Anche dobbiamo insegnare: che imparino i nostri bimbi, i nostri ragazzi a confessarsi bene, perché andare a confessarsi non è andare alla tintoria perché ti tolgono una macchia. No! E’ andare a incontrare il Padre, che riconcilia, che perdona e che fa festa.”
(dall’omelia del venerdì III dopo l’Epifania, 23-1-2015)


Guerra di secessione: aveva ragione il Sud?


di Federico Sesia

Il cliché spesso e volentieri propostoci dal cinema come da certi libri di storia dipinge la Guerra di Secessione Americana come uno scontro epocale tra coloro che volevano mantenere l’istituzione della schiavitù e chi invece non ebbe altro motivo per entrare in guerra se non la sua abolizione senza se e senza ma. La storia reale, inutile dirlo, è più complessa e sfaccettata rispetto ad un modello che pone aprioristicamente i buoni da una parte e i cattivi dall’altra, e talvolta può anche smontare in gran parte certi luoghi comuni. E questa considerazione si può tranquillamente applicare anche a quella guerra civile che infiammò buona parte degli Stati Uniti dal 1861 al 1865.


Per poter iniziare a trattare l’argomento è necessario sfatare quel mito raffigurante il presidente dell’Unione Abraham Lincoln come un paladino dei diritti dei neri e un fiero oppositore del razzismo in quanto egli stesso ebbe a dire che “Non sono – né mai sono stato – in alcun modo a favore dell’uguaglianza sociale e politica tra la razza bianca e quella nera; e non sono – né mai sono stato – favorevole a dare ai neri la possibilità di votare o di fare i giurati, né a permettere loro di ricoprire cariche pubbliche, né d’imparentarsi con persone bianche; e dirò in aggiunta che c’è una differenza biologica tra la razza bianca e quella nera che, credo, impedirà sempre alle due razze di vivere insieme sulla base di un’uguaglianza politica e sociale. E, se non possono vivere così, fintanto che rimangono insieme, dovranno sussistere una posizione di superiorità ed una di inferiorità, ed io sono, come chiunque altro, favorevole ad assegnare la posizione di superiorità alla razza bianca”, mentre un’aperta opposizione alla schiavitù venne proprio da coloro che per antonomasia avrebbero dovuto invece approvarla: il generale confederato Thomas Jackson e il suo collega Robert E. Lee, il quale definì la schiavitù “un male morale e politico” ed auspicò di “vedere spezzati i ceppi di ogni singolo schiavo”.


Fatta questa breve premessa, sarà utile ricordare anche come i motivi dello scoppio di questa sanguinosa guerra fossero principalmente di natura economica, infatti se da un lato gli stati del sud avevano tutto da guadagnare da un regime liberoscambista quelli del nord dall’altro tendevano ad un sistema protezionista in quanto, stando al Daily Chicago Times, “Lasciate che il Sud adotti il sistema del libero scambio e i volumi degli scambi commerciali a Nord scenderanno a meno della metà di quelli attuali”. Se il Sud insomma si fosse diviso dall’Unione applicando una politica economica basata sul libero scambio le ditte mercantili avrebbero favorito i suoi porti a causa dei bassi dazi doganali che questi imponevano, il tutto a discapito dell’economia del Nord. 

Ad ogni modo, la causa principale della guerra è da cercare nella volontà dell’Unione di impedire la secessione di quegli stati che avrebbero successivamente formato gli Stati Confederati d’America (Carolina del Sud, Florida, Alabama, Georgia, Mississipi, Louisiana e Texas), e il casus belli che portò ad un conflitto durato quattro anni e considerato la prima guerra totale della storia fu lo scontro a fuoco di Fort Sumter (Carolina del Sud) dell’aprile 1861, dove i confederati combatterono e sconfissero delle truppe dell’Unione coerentemente con il fatto di non farne più parte: per far valere veramente la loro secessione non si poteva certo tollerare la presenza di soldati unionisti sul territorio di uno stato che membro di quella nazione non lo era più.

E’ lecito a questo punto domandarsi se gli stati del Sud avessero il diritto di staccarsi dall’Unione laddove lo avessero ritenuto opportuno. A tal riguardo Thomas Jefferson, uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti, ritenne di poter affermare che bisognerebbe essere “[…] determinati a staccarci […] dall’Unione che pure ha per noi così tanto valore, piuttosto che rinunciare ai diritti di autogoverno […]; solo in essi vediamo la libertà, la sicurezza e la felicità”. Oltre a ciò il Decimo Emendamento della Costituzione Americana, affermando che quei poteri non delegati dagli stati al governo federale e non risultanti vietati dalla Costituzione rimangono un diritto del singolo stato, garantiva teoricamente la possibilità di secessione qualora uno o più stati avessero voluto metterla in atto.


Riferendosi ad aspetti puramente bellici, tale guerra può essere definita un conflitto totale ed una tragica rottura con quel codice di guerra sviluppatosi in Europa nei secoli precedenti. Se da un lato qualche azione a danno dei civili da parte confederata ci fu va però ricordato come “Lee fu in grado di mantenere la strategia del Sud in armonia con il codice europeo”, mentre lo stesso non si può dire riferendosi agli unionisti, come dimostrano gli episodi di Vicksburg (Mississippi) e di New Orleans. Nel primo caso il generale nordista William Sherman fece requisire i raccolti da tutte le fattorie e le sue truppe distrussero tutte le case. Stando a Thomas J. Di Lorenzo “La città fu così pesantemente bombardata che i residenti si ridussero a vivere nelle grotte mangiando topi, cani e muli”. 

Nel secondo episodio invece il generale Benjamin Butler, di fronte al rifiuto delle donne di New Orleans alle avances sessuali dei suoi soldati, promulgò l’Ordine n. 28 nel quale sta scritto che “Poiché ufficiali e soldati degli Stati Uniti sono stati ripetutamente soggetti a insulti da parte delle donne che si autodefiniscono “signore” di New Orleans, nonostante la più scrupolosa cortesia e non interferenza da parte nostra, si ordina che d’ora innanzi quando qualsiasi femmina insulterà con parole, gesti o movimenti un qualunque ufficiale o soldato degli Stati Uniti o mostrerà disprezzo nei suoi confronti, sarà considerata una donna di strada che esercita il suo mestiere e ritenuta responsabile per essere trattata come tale”. Tale ordine suscitò la reazione disgustata e le proteste di Francia e Inghilterra.

A voler tirare le somme non si può non essere d’accordo con James Spence, il quale in un suo articolo del 1862 comparso sul giornale inglese Quarterly Review riguardante la Guerra di Secessione scrisse che “[…] è ora del tutto evidente che il Nord si batte per il potere supremo. La questione della schiavitù è stata abbandonata ai quattro venti. Quasi non c’è concessione sulla schiavitù che gli Stati separati potrebbero chiedere e gli stati del Nord accordare, in cambio di un loro rientro nell’Unione. Smettiamola con questa fandonia del Nord che fregia la sua causa con il nome di “libertà allo schiavo!” “.
 

13 febbraio 2015

Conchita a Sanremo: prima del «fenomeno», l’uomo


di Alessandro Rico

Alla diatriba nazionalpopolare su Conchita Wurst al Festival di Sanremo, mi permetto di aggiungere un commento originale. Perché in fondo i partiti del no e del sì si sono scontrati sul tema della propaganda gender, surrettiziamente veicolata dalla Rai a spese dei contribuenti per i primi, scorrettamente chiamata in causa in quel che è solo spettacolo per i secondi. In tal senso, il riequilibrio dal lato tradizionalista, che ha portato sul palco dell’Ariston la famiglia calabrese con sedici figli rappresenta il frutto di una negoziazione tra chi vorrebbe più rappresentati i valori su cui si fonda una buona società e chi si esalta per i fenomeni prodotti dalla nuova sottocultura omosessualista. E il punto sta proprio in quella parola: “fenomeni”, da baraccone, aggiungerei. Voglio dire che dietro la polemica tra cattolici/teocon e laicisti rischia di dissolversi l’aspetto più serio di una questione che altrimenti finirebbe con Sanremo 2015. C’è un uomo che si fa crescere la barba ma si traveste da donna e lascia che la sua immagine di ircocervo, per prendere in prestito la definizione da Adinolfi, sia impiegata per intrattenere. Diciamoci la verità: se Conchita ha fatto raggiungere alla trasmissione il picco di share lo si deve meno alle sue doti canore, che probabilmente la maggior parte di noi ignora, che alla curiosità degli spettatori per quella barba in abitino da sera. Dal punto di vista di chi ha a cuore la dignità di questa persona, che magari al di là dell’esuberanza scenica vive un profondo disagio interiore, la maggiore preoccupazione dovrebbe essere proprio che Conchita/Tom non venga de-umanizzato per interesse. L’interesse può essere di tipi: uno economico e un altro ideologico. Dei due, non saprei dire qual è il più pericoloso, il più subdolo, o il più riprovevole. Da un lato c’è chi intravede in questo singolare personaggio la possibilità di fare quattrini, assecondando il gusto della gente per il monstrum, ovvero, lo straordinario, l’incredibile. Un po’ come la storia di Elephant Man, un uomo deforme che l’Inghilterra vittoriana trasformò in un’attrazione circense. 

Io trovo semplicemente inaccettabile che una persona sia trasformata in un valore di scambio. Per quanto volontariamente si sottoponga al pubblico ludibrio, malcelato dietro i proclami di tolleranza e open-mindedness, la persona resta un bene indisponibile – che poi, fino a che livello Conchita faccia scientemente uso della sua immagine, e quanto sia condizionato da mode, pressioni culturali ed economiche, è difficile stabilire. E ciò non fa che rafforzare la mia indignazione. Nel caso, invece, dell’interesse ideologico, ci troviamo di fronte a una lobby che strumentalizza un’umanità problematica, per fare arruolare un soldato nella guerra ad antiche verità antropologiche. A tal proposito, vale quel che diceva Chesterton: «Uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell’umanità, finiscono per combattere anche la libertà e l’umanità pur di combattere la Chiesa». In realtà, quello della strumentalizzazione è un abuso che possono compiere pure quelli schierati dall’altro lato della barricata: d’altro canto, «strumentalizzare» vuol dire servirsi di un fine in sé come di un mezzo, cosa che può accadere sia che si faccia di Conchita una bandiera della teoria gender, sia che lo si consideri un modello deteriore da stigmatizzare. Se le cose stanno come credo, si direbbe che non siano molti, i passi avanti compiuti dal XIX secolo a oggi. Invece, dovrebbe farci vibrare il cuore e drizzare le antenne quel disperato sfogo di Joseph Merrick, l’Uomo elefante di cui i contemporanei non si riconoscevano più umanamente fratelli: «Io non sono un elefante, non sono un animale! Sono un essere umano, un uomo».

11 febbraio 2015

Anno 2015. Il martirio dei cristiani, l'ecumenismo del sangue


di Francesco Filipazzi

Dodici cristiani al giorno muoiono per la sola colpa di essere cristiani. Questo è il numero che delinea “l’ecumenismo del sangue”, termine utilizzato da Papa Francesco per simboleggiare l’unità di tutte le confessioni cristiane, che quando si tratta di essere massacrate non conoscono distinzione. Uccisi tutti in nome di Gesù Cristo e del Vangelo, per un totale di oltre 4300 solo nel 2014.
I maggiori massacratori sono i macellai dell’Isis, che in Siria e Iraq attuano una vera e propria caccia casa per casa, senza risparmiare nemmeno i bambini che sono anzi i destinatari delle azioni più turpi, oltre alla distruzione sistematica di chiese e, per la verità, anche di moschee e di tutto ciò che rappresenti un legame con un qualsiasi passato, si pensi alle mura di Ninive. Le cronache parlano di cristiani crocifissi, sepolti vivi, stuprati e mutilati senza nessuna pietà e senza tregua.
Nello stesso solco operano i miliziani di Boko Haram, in Nigeria, che hanno messo in atto un’escalation proprio all’inizio di quest’anno, quando hanno cancellato dalla faccia della Terra almeno 2000 persone nella città di Baqa, lasciandone ferite al suolo una quantità non definita che non è stato possibile curare. Non è stato risparmiato nessuno, neanche una partoriente, che è morta assieme al figlio ancora in procinto di uscire dal suo corpo.
Gli atti di violenza contro i cristiani sono all’ordine del giorno anche in paesi non islamici, come riporta la World Watch List 2015.
Il caso indiano è emblematico. Negli ultimi due mesi sono state bruciate cinque chiese e si sono registrate violenze anche contro persone, tanto che i vescovi hanno deciso di mettersi in marcia per fare pressione contro il governo per denunciare “un clima di impunità per chi attacca i cristiani”, che ormai  è insopportabile e anche Obama ha chiesto al governo indiano di fare qualcosa per fermare le violenze.
Rimane sempre aperta la questione Cina, dove sopravvivono la Chiesa clandestina e la chiesa asservita al governo. La prima è chiaramente perseguitata senza pietà e proprio in questi giorni Asia News dà notizia della morte di un Vescovo  che era scomparso nel 2001 dopo l’arresto. L’ennesimo caso di un vescovo ucciso dal governo cinese per la sua fedeltà al Vangelo e per la libertà di culto. Il cadavere del monsignore è stato occultato dalla polizia, in quanto una tomba potrebbe diventare luogo di pellegrinaggio e risultare molto scomoda, in quanto tomba di un martire della Fede.
In generale sacerdoti e suore sono vittime sacrificali piuttosto frequenti ad ogni latitudine, rappresentando la guida delle comunità ed esercitando non di rado un carisma capace di aggregare e convertire molte persone con la sola forza dell’Amore e della gioia cristiana. Il posto più pericoloso per la vita consacrata non è però in Asia o in Africa, ma in Messico. Fra i consacrati, i missionari in particolare sono bersagli simbolici, tanto che nel solo 2014 ne sono stati uccisi in totale 26.

Di fronte a una realtà come quella qui descritta solo in parte, sarebbe giusto da parte di tutti farsi un serio esame di coscienza, in primo luogo da parte di noi cristiani occidentali, abituati a dare molto spesso per scontata la libertà di andare alla Santa Messa senza trovarsi contro i mitra spianati all’uscita.

10 febbraio 2015

Jupiter Ascending. Il gran ritorno dei Wachowski

di Roberto de Albentiis

Finite le sessioni di esami di gennaio e febbraio e riguadagnata, finalmente, la libertà, decido di optare per una serata al cinema : il film prescelto, scelto da un amico, è “Jupiter – Il destino dell’universo” (in inglese, “Jupiter Ascending”), regia e produzione dei Fratelli Wachowski (noti per la direzione della Trilogia di “Matrix”e di “Cloud Atlas” e per la sceneggiatura di “V per Vendetta”), musiche (bellissime) di Michael Giacchino, scenografie (barocche) di Hugh Bateup, attori principali Mila Kunis (“Max Payne”, “Il cigno nero”), Channing Tatum (“La guerra dei mondi”, “Effetti collaterali”) e Sean Bean (“GoldenEye”, trilogia del “Signore degli Anelli”, saga di “Silent Hill”); costato 175 milioni di dollari (e si vede!), trae ispirazione da molti filoni, letterari (l’”Odissea” – il libro preferito nell’infanzia di uno dei due registi – le distopie di Aldous Huxely e George Orwell, qualcosa di Ron Hubbard) e cinematografici (“Il Quinto Elemento”, qualcosa perfino di “Aliens” – almeno visivamente – e dell’ultimo capolavoro nolaniano “Interstellar” – se consideriamo l’amore come uno dei pilastri portanti di entrambi i film –, più tutta una lunga serie di film e serie di fantascienza degli anni ‘80) e riesce a incantare, stupire e tenere sulla poltrona per tutta la sua durata.

La storia di Jupiter (interpretata da Mila Kunis), una giovane ragazza delle pulizie, immigrata ancora bambina negli States dalla Russia post-sovietica, si intreccia con quella della Famiglia Abrasax (nome che rimanda al demone Abraxas), una famiglia aliena che è dominatrice dell’intero universo, e a farli incontrare sarà il soldato mutante Caine (interpretato da Channing Tatum), che dovrà salvare la prescelta Jupiter dalle diverse mire dei tre eredi della Famiglia Abrasax. 

Gli Abrasax sono una nobile e ricca famiglia di imprenditori alieni che controlla numerosi pianeti (tra cui a Terra) che hanno colonizzato millenni fa e che servono da punto di coltivazione e raccolta delle creature (umani compresi) per ricavare da essi, opportunamente “trattati” (spremuti nel vero senso della parola) quello che potremmo tranquillamente definire come un Elisir di Lunga Vita; in tale Elisir vengono fatti dei bagni e delle immersioni (che ricordano straordinariamente il Battesimo cristiano) in cui gli Abrasax recuperano periodicamente la giovinezza e la vitalità, e questa storia continua fin quando la matriarca Abrasax comincia a provare dei rimorsi e, soprattutto, fin quando la strada della famiglia (i cui rampolli sono un più perfido e astuto dell’altro) non è incrociata da Jupiter che, mossa dall’amore prima per la sua famiglia e poi per l’intera umanità e l’intero suo pianeta, riuscirà a sconfiggere la malefica famiglia e a porre fine agli orrendi esperimenti sull’immortalità.

La visione di questo lungo film visionario (non alieno da piccoli momenti anche comici) è andata liscia e tranquilla, non ci sono stati momenti morti o noiosi e, soprattutto, ha suscitato in me alcuni spunti di riflessione, che proverò ad elencarvi, sperando che possano essere condivisi e che possano spingere a vedere il film per meglio apprezzarli e coglierli. 

In primis, è impossibile non rifettere e non pensare ai pervasivi (ma, per quanto ammantati di dirittumanismo, non meno orribili) pensieri eugenetici odierni: come non definire eugenetica la coltura in serie e il prelievo dei migliori esseri umani per fabbricare l’Elisir di Lunga Vita? Il risultato finale è anche bello (vedasi il ringiovanimento della sorella Abrasax), ma tramite quale spaventoso prezzo si giunge a ciò? (del resto, nella letteratura, sia essa mitologica, di fantasia o di fantascienza, antica o moderna, la ricerca dell’immortalità ha sempre comportato una violazione delle leggi di natura e un conseguente pervertimento, culminante sempre in una orrenda fine, per chi l’abbia perseguita). E come non farsi venire in mente, ad esempio, la coltura e poi la distruzione degli embrioni nell’ambito dei processi di fecondazione assistita che avviene nei nostri ospedali, o la selezione dei gameti e degli embrioni nell’ambito dei processi di utero in affitto e di aborto? 

Secondo punto: la protagonista, Jupiter, stretta in una vita opprimente e insoddisfacente (è un’immigrata clandestina che vive insieme ai suoi in una piccola casa e che deve fare un lavoro massacrante, oppressa dalla sua famiglia – un cugino arriva addirittura a spingerla a vendere i suoi ovuli, un’altra operazione contro-natura cui oggi assistiamo – , famiglia che, però, non esiterà neanche un istante ad andare a salvare quando sarà catturata dall’ultimo fratello Abrasax, e questo ci insegna molto sui valori, oggi bistrattati e negletti, dell’amore sacrificale e della famiglia) si ritroverà coinvolta in una gigantesca avventura, che la farà maturare e che però, alla fine, la renderà umile e positiva: una vera e propria metanoia, una conversione (e quanto ne abbiamo bisogno, in questi Tempi pre-quaresimali e quaresimali!), che la spingerà a riconsiderare e ad amare la sua vita ordinaria e non sempre facile (ma pur sempre la sua vita) e la sua famiglia (sgangherata, non la migliore del mondo, ma pur sempre la sua famiglia); quanto ci è di insegnamento a noi, e a me in primis, che magari ci lamentiamo anche per le più piccole cose? 

Ultimo punto, come non pensare all’evidente richiamo battesimale presente ad un certo punto nel film? Il Battesimo cristiano cancella il peccato originale e, se amministrato ad adulti, tutti i peccati precedenti, rende figli di Dio e membri della Chiesa: quale grande differenza con il “battesimo” degli Abrasax, figlio della vanità, del profitto e del potere e frutto di omicidio di innocenti! Solo nel Battesimo c’è salvezza (e salvezza vera, che è salvezza dell’anima, e non del corpo), solo il Sangue di Cristo (sparso una volta sulla Croce e tutte le volte nella Santa Messa) ci dà la vita eterna; solo un Ascendente (richiamandoci al titolo originale del film), Nostro Signore Gesù Cristo, Asceso al Cielo al termine della Sua vita terrena, è l’unico Salvatore e Mediatore, l’unico artefice della vita e della grazia. Sperando che questa recensione vi abbia incuriosito e che questo film vi possa ispirare, andate al cinema a vedere “Jupiter – Il destino dell’universo”, non ve ne annoierete nè pentirete!