Campari E De Maistre

Non solo Cristiada: Los ultimos Cristeros


di Federico Sesia
Anno 1935, Messico. E’ scoppiata ormai da diverso tempo una nuova Cristiada (la cosiddetta Segunda) a causa della politica anti-cattolica del Presidente Làzaro Càrdenas...

Il discorso di Paolo VI alle CEI (1964) in dieci punti


di Fabrizio Cannone
Durante il discorso fatto alla CEI il 19 maggio scorso, il Pontefice ha ricordato un analogo discorso tenuto da Papa Montini alla medesima Conferenza Episcopale...

Elezioni Europee: perché votare Fratelli d'Italia


di Marco Mancini
Come è noto, questa domenica (dalle 7 alle 23) si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. Per quanto riguarda i 73 eurodeputati italiani...

La sinistra di Dio


di don Marco B.
«Una pace senza giustizia è un esercizio retorico destinato a un misero fallimento. Ma la giustizia, in questo caso, è tale se riconosce e rispetta i diritti di tutti...

Marcia per la Vita 2014: un successo e una gioia!


di Fabrizio Cannone
Come previsto da un anno, si è svolta a Roma, domenica 4 maggio u.s., la IV edizione nazionale della Marcia per la Vita. I numeri hanno ampiamente confermato...

San Giovanni XXIII: un Papa con la tiara (prima parte)


di Federico Catani
A poco più di cinquant’anni dalla morte, Papa Giovanni XXIII (1958-1963) è diventato santo. Di Angelo Giuseppe Roncalli si è arrivati a costruire...

Se Wojtyla e Ratzinger diventano massoni...


di Marco Mancini
Come è universalmente noto, nella giornata di ieri Papa Francesco ha proceduto alla canonizzazione dei pontefici Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II...

Non ci salverà certo Putin!


di Riccardo Facchini
Se non fosse che metto mano alla fondina ogni volta che leggo titoli tipo "il web impazzisce per [nome o fenomeno a vostra scelta]" inizierei...

Don Gallo: una brava persona, un prete discutibile


di Andrea Virga
Si è recentemente spento Don Andrea Gallo, un sacerdote genovese, assunto ad icona da parte dei cosiddetti “cattolici” progressisti...

Bowie, leggiti Greene, che è meglio!


di Paolo Maria Filipazzi
Il grande David Bowie, che un tempo fu un gigante della musica ma che da dieci anni non faceva una canzone, ritorna...

La Marcia per la vita 2013: un successo su tutta la linea


di Francesco Filipazzi
Successo su tutta la linea. Questa è l'unica analisi possibile riguardo la Marcia per la Vita che ha colorato ieri le vie di Roma...

I deliri in rosa di Boldrini e co.


di Marco Mancini
Doveva essere, come il precedente, il governo della sobrietà: il caso di Michaela Biancofiore, trasferita dalle Pari opportunità alla Pubblica amministrazione...

Le manif pour tous: alcune testimonianze


di Franciscus Pentagrammuli e Andrea Virga
Nonostante il silenzio pressoché totale della stampa e dei media italiani, qualcosa sta succedendo in Francia: da più di una settimana...

Quirinale: il 25 luglio dello smacchiatore


di Marco Mancini
Povero Bersani. Non più di due mesi fa era il vincitore annunciato delle elezioni politiche: restava solo da sapere se avrebbe avuto bisogno...

La morte di Maggie divide la destra


di Alessandro Rico e Andrea Virga
Chi ci segue avrà notato che – tra i nostri tavoli e su molte altre piattaforme simili – esistono diverse opinioni riguardo le opposte ricette economiche, politiche e sociali realizzatesi durante il XX secolo....

"The Passion" tra violenza e amore


di Giulia Dessena
Cosa accade, tra gli uomini, quando iniziano a compiersi meraviglie? Se c'è un film che nel 2004 fu criticato, deriso, rinnegato, è stato proprio "The Passion" di Mel Gibson......

Identikit di un Pontefice


a cura di Campari e de Maistre
L'elezione di Papa Francesco ha sorpreso molti ossevatori; tantissime sono state, inoltre, le reazioni "di pancia" da parte della blogosfera cattolica...

Infatuarsi di Chavez: una mancanza di realismo


di Paolo Maria Filipazzi
Dopo la morte di Hugo Chavez, si sono succeduti diversi giudizi. Interessante è la schizofrenia registratasi in seno alla cosiddetta Destra...

Ti piace Putin? Terrorista!


di Francesco Mastromatteo
Premessa importante: chi scrive non è certamente uno di quei complottisti affetti da dietrologia acuta, che vedono oscure trame dei servizi segreti...

Se il risultato delle elezioni è un grande vaffa...


di Marco Mancini
In principio fu la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, infrantasi contro la discesa in campo di un noto tycoon brianzolo...

Un Campari con... Magdi Cristiano Allam


a cura di Riccardo Facchini
Magdi Cristiano Allam (Il Cairo, 1952) è un giornalista e politico egiziano naturalizzato italiano. Editoralista dal 2003 al 2008 del "Corriere della Sera"...

Vi presento i migliori alleati dei movimenti gay


di Riccardo Facchini
Notizia da poco comparsa in rete che merita due rapide battute: due candidati per Fratelli d'Italia in Veneto hanno girato uno spot considerato...

La lezione dell'Umile Servo


di Alessandro Rico
Un «umile servo nella vigna del signore». Così si era definito Benedetto XVI appena eletto pontefice, e in quella frase si trova forse...

Mons. Paglia e le coppie gay: molto rumore per nulla (oppure no?)


di Marco Mancini
Confesso che ieri, leggendo la notizia su Repubblica.it – è uno dei primi siti che apro la mattina, tanto per rovinarmi la giornata...

Se la Prima Repubblica non è mai finita


di Alessandro Rico
Qualcuno auspicava di andare, con il prossimo governo, Verso la Terza Repubblica. Ma ci ritroviamo col solito scontro Berlusconi-Sinistra...

La voce de lo Imperatore #1 - Il caso Monte Paschi


di Feudalesimo e Libertà
Con la presente invettiva, iniziano la loro collaborazione con noi i vassalli di Feudalesimo e Libertà...

La Russia, tra i gay e la Madonna di Fatima


di Federico Catani
Pare che dovrò imparare il russo. Così, in caso di emergenza, potrò espatriare a Mosca per avere un lavoro. E con l'aria che tira, non è poi un'ipotesi così assurda...

Lincoln contro il razzismo? Non esattamente


di Isacco Tacconi
Quando si parla di eroi americani, bisogna stare sempre attenti a prendere con le pinze la veridicità di quello che si racconta, specie se a raccontarlo sono proprio gli americani...

Il Guardian, il Vaticano e il "tesoro di di Mussolini"


di Marco Mancini
“Come il Vaticano ha costruito un impero immobiliare segreto usando i milioni di Mussolini”: più o meno così titolava ieri il quotidiano progressista britannico Guardian...

La marcia della Verità


di Franciscus Pentagrammuli
Domenica 13 Gennaio, a Parigi, un numero fra 300.000 (secondo la polizia) e 800.000 (riportato dagli organizzatori) persone di diverse culture, religioni...

Un Campari con... Mons. Livi


a cura di Giovanni Covino e Marco Massignan
Antonio Livi (Prato, 1938) è professore emerito di Filosofia nell'Università Lateranense, socio ordinario dell'Accademia di San Tommaso e presidente dell'ISCA...

Il Cavaliere, dalla Cei ai gay


di Riccardo Facchini
Che Berlusconi sia stato scaricato dai vescovi italiani è cosa nota. Che gli stessi prelati, col loro boss in testa, abbiano ormai benedetto l'avventura centrista di Monti...

Mamma li tradizionalisti!


di Satiricus
Siamo entrati in una nuova stagione di fervore tradizionalista: crollati un buon numero di taboo sessantottini, attenuato il furore del rinnovamento-a-tutti-i-costi e soprattutto sconfitta...

Qualche appunto sul "femminicidio"


di Marco Mancini
Non accennano a placarsi le polemiche provocate dall’affissione, da parte di un parroco di Lerici, di un volantino sul c.d. “femminicidio”. Il manifesto, contro il quale...

Quel cristiano dell'orso Baloo


di Paolo Maria Filipazzi
Dopo l’ultimo mio articolo sulla visione teologica dell'opera di Tolkien, ho ricevuto attacchi e critiche da ogni dove, per quella che alcuni hanno definito come...

Pannella, sciopero a fini elettorali


di Danilo Quinto
L’unico modo per comprendere fino in fondo Marco Pannella e la ragione delle sue azioni, è ascoltarlo. Questo vale soprattutto per quanto riguarda...

La casalinga sanguinaria se ne frega dell'animalismo


di Isacco Tacconi
Lo scorso 28 novembre due uomini, padre e figlio, sono stati assaliti di notte da quattro rottweiler mentre liberavano il giardino...

Se i massoni scrivono per la San Paolo


di Satiricus
Era da un po’ che attendevo di scrivere su questo tema, e pure di iniziare la mia collaborazione con la truppa di CampariedeMaistre, ma non mi decidevo mai a farlo – un po’ per pigrizia...

"It's a girl": il vero femminicidio


di Giulia Dessena
Quando ciò che genera la vita è causa di morte. "It's a girl" è un lungometraggio sulle donne, delle donne e per tutti noi: un documentario, firmato dal regista Christian Evan Grae Davis, sulla pratica...

03 settembre 2015

Elogio del Giubileo della Misericordia


di Luca Gili 

Papa Francesco ha indetto un giubileo della misericordia dall’8 dicembre prossimo al 20 novembre 2016, che cadrà in occasione del cinquantesimo aninversario dalla fine del Concilio Vaticano II. Nei giorni scorsi la stampa si è occupata della decisione di papa Francesco di concedere a tutti i sacerdoti la facoltà di assolvere la scomunica in cui incorrono quanti hanno commesso un aborto o cooperato alla realizzazione di questo crimine. I giornali si occupano poi dei costi che la città di Roma dovrà sostenere per attrezzarsi ad accogliere i pellegrini. Per quanto importanti siano questi temi, è forse opportuno soffermarci sul significato del giubileo.

Nella bolla Misericordiae Vultus, con cui ha indetto il giubileo, papa Francesco ha scritto:
È proprio di Dio usare misericordia e specialmente in questo si manifesta la sua onnipotenza». Le parole di san Tommaso d’Aquino mostrano quanto la misericordia divina non sia affatto un segno di debolezza, ma piuttosto la qualità dell’onnipotenza di Dio. È per questo che la liturgia, in una delle collette più antiche, fa pregare dicendo: « O Dio che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono». Dio sarà per sempre nella storia dell’umanità come Colui che è presente, vicino, provvidente, santo e misericordioso."
Il significato principale del giubileo è far conoscere a tutti gli uomini la misericordia di Dio. La Scrittura è piena di passaggi in cui la misericordia divina è celebrata. Le parole di Isaia, tra le tante che possono essere citate, esprimono bene il desiderio che Dio ha di purificarci dalle nostre colpe:
"«Su, venite e discutiamo» dice il Signore.«Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra. Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perché la bocca del Signore ha parlato». (Isaia, 1, 18-20)"
I vangeli sono pieni di parabole che Gesù adopera per spiegare la misericordia divina e molte rivelazioni private confermano il desiderio che il Padre di vederci riconciliati a lui. Tre le molte rivelazioni private, spiccano quelle a santa Faustina Kowalska, la mistica polacca che propagò la devozione alla Divina Misericordia e il cui diario contiene toccanti colloqui con Cristo che, ancora una volta, ci mostra l’amore infinito che ha verso noi peccatori.
Per questo motivo, durante il periodo giubilare sono offerte delle possibilità ulteriori per ottenere le indulgenze. Il tema delle indulgenze probabilmente non è uno dei più popolari nella predicazione odierna. Fu uno dei motivi del dissidio di Lutero con la Chiesa di Roma. Inoltre, le indulgenze presuppongono la dottrina del purgatorio e, se pochi ancora credono nell’esistenza di inferno e paradiso, ancor meno credo che il purgatorio esista. L’indizione del giubileo ci ricorda l’importanza delle indulgenze e le indulgenze ci ricordano che il purgatorio è una possibilità reale.
È forse opportuno ricordare alcuni punti. Esistono due tipi di peccato: il peccato mortale, che toglie la vita spirituale dell’anima, ossia la grazia santificante, e rende meritevoli dell’inferno, e il peccato veniale che, essendo di lieve entità, non distrugge la vita spirituale. Dio intende perdonare tutti i nostri peccati e ha dato alla chiesa il potere di rimetterli. Tipicamente ci confessiamo dai sacerdoti dicendo loro le nostre colpe. Ad assolverci, però, non è tanto il sacerdote, ma Cristo stesso, che ci parla mediante la grata del confessionale. Se colpevoli di peccato grave, la confessione ben fatta ristabilisce la comunione con Dio e la vita di grazia.
Resta però spesso una pena temporale da scontare, ossia una pena purificatrice che ci liberi dall’attaccamento disordinato a ciò che ci allontana da Dio. Se il peccatore ha una contrizione perfetta, tale pena da scontare è interamente condonata. Ma spesso non è così e Dio, nella sua misericordia, ci offre la possibilità di purificarci sia in questa vita, accettando le avversità e le sofferenze, sia nella vita dopo la morte, con le sofferenze purificatrici del purgatorio.
Esiste però la possibilità delle indulgenze. Le indulgenze rimettono in tutto o in parte la pena temporale che deve essere scontata dal peccatore. Se rimettono la pena per intero sono dette plenarie. Le indulgenze applicano il tesoro dei meriti dei martiri e dei santi a noi peccatori che le otteniamo. Ci sono innumerevoli possibilità di ‘lucrare indulgenze’. La recita del santo rosario in gruppo o la lettura per mezz’ora della Bibbia sono tra le opere più frequenti – alle quali si devono sempre aggiungere le ‘solite condizioni’, ossia la confessione, la comunione, la preghiera secondo le intenzioni del papa e l’affetto distaccato da ogni peccato.
Il giubileo offre molte opportunità di ‘lucrare indulgenze’ e ci ricorda il volto misericordioso di Dio. Papa Francesco fa bene a ricordarci che ciò che Dio ha davvero a cuore è riconciliarci con Lui. In quest’ottica deve essere letta anche la facoltà data ad ogni sacerdote di assolvere il peccato di aborto. Per la sua gravità, il peccato di aborto comporta una scomunica che può essere rimessa dal vescovo diocesano. Per un antico privilegio papale, i sacerdoti di alcuni ordini religiosi, come i Francescani o i Domenicani, hanno la facoltà di assolvere l’aborto. Alcuni vescovi danno questa facoltà a tutti i sacerdoti delle loro diocesi, alle volte per i ‘tempi forti’ dell’anno liturgico, come l’avvento o la quaresima. Il senso della scomunica è pedagogico: serve a sottolineare la gravità del delitto. Dando a tutti i sacerdoti la facoltà di assolvere l’aborto, il papa afferma implicitamente quella che in gergo tecnico è chiamata ‘giurisdizione universale e diretta’, ossia il suo primato tra tutti i vescovi. Infatti, ciò che un vescovo può fare nella sua diocesi, il papa lo può fare in tutto il mondo.
Non so se gli amici protestanti ci presteranno molta attenzione, ma la indizione di questo giubileo riafferma dottrine a loro indigeste come il primato petrino e le indulgenze. Ma a nessuno sfuggirà che Dio è misericordioso e ci attende nel confessionale e sull’altare, per purificarci e renderci simili a Lui.


02 settembre 2015

Aborto e Giubileo: qualche chiarimento


di Riccardo Zenobi

In occasione del Giubileo il Pontefice ha esteso ai singoli sacerdoti la possibilità di assolvere dal peccato di aborto la donna che ha volontariamente abortito. Una novità? No, poiché, come detto, si tratta solo di un’estensione, valida unicamente per questo Giubileo (quindi per un periodo di tempo limitato), della potestà di assolvere dal peccato di aborto; potestà che prima era riservata ai vescovi.
Nessuna novità quindi, nonostante ben presto i media cominceranno a sventolare “l’apertura rivoluzionaria”, e di certo qualcuno ciurlerà nel manico dicendo che si tratta di “un primo passo per l’accettazione dell’interruzione volontaria di gravidanza da parte delle donne che si autodeterminano sul proprio corpo” e sinistrate varie, tutto per dire che con questo atto, in sostanza, il Papa ha legittimato l’aborto. Ho pochi dubbi sul fatto che i media non rilanceranno in questo modo tale notizia, poiché sono salariati dai loro padroni appunto per questo.
Ma, come al solito, si tratta di una fregnaccia. In primo luogo, faccio notare che il peccato di aborto resta un peccato mortale; in secondo luogo, finora l’assoluzione da tale peccato poteva essere amministrata dai vescovi oppure da un sacerdote da loro delegato, solitamente nella chiesa cattedrale. In tal modo, si capisce che il fatto che un sacerdote possa assolvere dal peccato mortale di aborto non è una novità “assoluta e rivoluzionaria”. In terzo luogo, questa estensione ai singoli sacerdoti è limitata al periodo del Giubileo: un’occasione straordinaria, appunto. Ma per il resto non c’è stato alcun cambiamento nella dottrina. Del resto, non è il primo caso di una deroga del genere: già da secoli gli ordini mendicanti hanno la potestà e il privilegio di poter assolvere chi incorre in una scomunica vescovile, e tale privilegio è attribuito spesso anche ai missionari.

Per concludere, potrei tirare una filippica sul fatto che i media distorcono ogni azione del Papa per confondere sempre più le acque ai cattolici; ma questa cosa la fanno da quando i mezzi di (dis)informazione di massa sono diventati l’appendice di un gruppo ristretto di persone, tutte malintenzionate, e quindi sfonderei non una porta aperta ma la semplice aria che si respira. Perciò non posso che concludere dicendo che questa azione del Pontefice sarebbe stata destinata, sotto un altro pontificato, ad essere vista unicamente per quello che è: un gesto di vicinanza verso le donne che sono passate nel dramma dell’aborto e sono intenzionate a tornare in comunione con la Chiesa cattolica, cosa che peraltro avrebbero sempre potuto fare rivolgendosi al vescovo o ad un suo delegato.
Ma la cosa che più si sciupa in tempi come i nostri di buonismo totale, è il vero significato della parola misericordia, la cui radice, in ebraico, è la stessa di utero: la rimozione del male compiuto ad altri e soprattutto a sé stessi, poiché una volta che si abbraccia il male con il peccato, se ne resta scossi e legati. L’aborto, che il mondo vede come una “scelta di libertà”, è un male, un peccato contro la vita innocente, che spesso ha conseguenze anche sulla donna che lo compie “liberamente”. Ma Dio è più grande del male, e può perdonare e sciogliere le catene che ci siamo imposti noi stessi legando il nostro cuore al peccato. E’ questo il vero significato della misericordia divina, è questo il vero messaggio che il Papa vuole dare al mondo: “anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana” (Is 1,18).

01 settembre 2015

Cari preti sessantottini, avete perso


di Francesco Filipazzi 

Cari preti sessantottini e progressisti,

vi scrivo per informarvi che avete fallito. Il vostro disegno di distruzione della Chiesa si è arenato e, dopo la vostra scomparsa, le vostre ideologie di “rinnovamento” non avranno alcun erede. Pensateci. Le vostre chiese sono vuote, i giovani che tanto avete detto di amare, che avete sbandierato come vostri seguaci...dove sono? Avete poche decine di ragazzi... che vi seguono sempre meno.

La vostra amata pastorale ha fallito. La vostra dottrina, a quanto pare non ha soppiantato la Dottrina. E' un dato di fatto. Quelli che disprezzate come tradizionalisti, oscurantisti, quelli a cui proibite la tanto odiata “messa in latino”, hanno al più 40 anni. Voi ne avete almeno 50. Il tempo è dalla nostra parte, non serve neanche che ci arrabbiamo più di tanto. Sapete che risate ci facciamo alle vostre spalle? Al posto di raccontarci le barzellette... ci raccontiamo le scemenze eretiche che dite durante le prediche. Un vero spasso. Le catacombe risuoneranno per giorni.

Eppure continuate a odiare con protervia, voi seguaci dell'ammmore, coloro che non si sono adeguati alle vostre rivoluzioni di carta. Ma vi siete chiesti perché molti giovani, alcuni giovanissimi di 18, 20 anni, hanno abbandonato le vostre “celebrazioni” e hanno ripiegato sulla liturgia di Giovanni XXIII (eh si, mi spiace deludervi ma il messale che usiamo è suo)? Forse vedervi fare rappresentazioni teatrali al posto di messe, cantare sguaiatamente canzoncine edulcorate, sentirvi ripetere banalità su banalità, non ha soddisfatto una certa esigenza di sacro. Di fronte alle panche vuote, chiedetevi perché nessuno assiste a certe pagliacciate. Suvvia, i fedeli hanno una dignità. 

Il mondo si accorge di voi solo quando fate politica, fuori dalle chiese. Quando parlate di Gesù non vi ascolta nessuno. Forse perché non ne parlate, forse perché quando ne parlate mentite su di Lui, forse perché non vi interessa parlare di Gesù. Avete sposato partiti e movimenti politici imbarazzanti. Avete sostituito il Vangelo con altri libretti, scritti magari da filosofi ottocenteschi con la barba, senza averli prima letti. Inoltre avete dimenticato un piccolo particolare, che per chi fa politica è importante. Non vi siete presentati alle elezioni. Quindi per restare a galla, dopo aver abbandonato il messaggio cristiano, avete dovuto associarvi a questo o quel politico, che regolarmente vi ha usato per pulirsi la faccia, per giustificare certe sue prese di posizione totalmente contrarie al messaggio di Dio. Avete dato adito ad abortisti e fornicatori di ogni tipo. Che ora, ormai legittimati da voi, vi hanno buttati via come scarpe vecchie. E quindi vi inginocchiate sempre di più. Non di fronte all'altare però.

Vi siete ora buttati sull'accoglienza degli immigrati. Ma avete fatto male i calcoli ancora una volta. I poveri italiani adesso vi odiano. “Avevo fame e non mi hai dato da mangiare, avevo sete e non mi hai dato da bere, ero nudo e non mi hai vestito”. Questo vi dicono. Non vi accorgete?

Quando gli immigrati se ne saranno andati, magari in Francia o in Germania, voi rimarrete qui. Con le chiese sempre più vuote.

E poi basta con questa storia del latino che sarebbe chissà quale cattiveria. Vi ho già detto che Giovanni XXIII ha scritto l'ultimo messale tridentino. Dunque, quello che avete eletto (senza fondamento alcuno) a vostro paladino... celebrava verso l'altare. Che bello. E vi dirò di più. Quando una persona viaggiava per il mondo, sentiva la stessa Messa ovunque.

La Messa in latino è... multietnica... multirazziale... internazionale, cattolica insomma.

La Messa in italiano celebrata bene è bella, è una liturgia che può avere una forma solenne sconosciuta agli altri culti. Però ha un problema. Gli stranieri non la capiscono. E poi quando vi inventate pezzi a casaccio, la capiscono ancora meno. Dunque perché voi accoglienti, non agevolate i vostri accolti?

Io lo so. Il disegno iniziale era creare delle chiese locali e nazionalizzate (siete dei nazionalisti inguaribili eh?) per abbattere l'autorità del Papa. Avete fallito. Pensateci. Volevate distruggere il papato e ora il vostro idolo è... un Papa. Papa Francesco, che secondo voi sta facendo chissà quali riforme, sta concedendo chissà quali libertà. Peccato che anche in questo caso... non è vero. Forse qualche giornaletto ateo e perverso lo dice. Ma al momento non ci pare. Certo avete fatto del sinodo sulla famiglia il Vaticano terzo. L'ultima spallata. Vedremo. Peccato che il Vaticano secondo, a ben guardare, ve lo siete inventato. Il Vaticano II è stato un concilio di serie B. Non ha proclamato dogmi. Parla di pastorale. Ma voi insegnate che la pastorale può essere cambiata. La cambieremo noi.

Ve l'ho detto all'inizio e ve lo ripeto.

Avete ancora pochi anni. Siete vecchi. Noi siamo giovani.

Divertitevi ancora un po', fra poco suonerà la campanella. La ricreazione sta finendo.


29 agosto 2015

Contro Rousseau e le conseguenze della sua libertà

Dice Jean Jacque Rousseau che quando il bambino nasce, grida: "non voglio che mi strozzino!". Pronuncia "strozzino" con un leggero tono delinquenziale; tuttavia non intende dire che non vuole essere strozzato, cosa che sarebbe naturale, ma che non vuole essere avvolto nelle fasce. Eppure viene avvolto lo stesso. "Gli uomini nascono e permangono liberi". Nascono sì, però non permangono; e poveri loro se permanessero! Subito la madre, con un perverso istinto antiliberale, comincia a stabilire fra lei e il moccioso ogni tipo di vincolo; e si noti che in latino "vincolo" significa "catena".
L'uomo è un innato ricercatore di catene; e non diciamo niente delle donne. Perciò gli piace tanto sentire il rumore delle catene rotte. Per cercarne altre. Giuramenti amorosi, contratto matrimoniale, voti religiosi, promesse di fedeltà eterna, ferrea disciplina militare, giuridica costruzione di leggi, costituzioni e carte magne, lealtà al capo, corrispondenza all'amico, attaccamento alla terra naturale...Dovunque l'uomo può trovare una catena che lo liberi dalla sua innata mutevolezza e contingenza e che lo allacci a qualcosa di permanente, come un naufrago con l'albero della sua nave, lì si sente nobile e felice. E la cosa fenomenale è che si sente pure libero. Uno degli uomini più liberi che ho conosciuto era un gesuita che, oltre ai quattro voti che fanno i gesuiti, ne aveva fatti altri cinque o sei per conto suo. E diceva che con uno di quelli si era liberato da una tirannia interna. Credo che non mentisse. Tutto questo milita contro un libro di Rousseau chiamato Il contratto sociale, di cui ricordo lo sforzo che feci per intenderlo quando andavo a scuola.
Ancor più contraddittorio è un altro libro di Rousseau, l'Emilio. Secondo Rousseau, il bambino giunto in età scolare è un essere che ama lavarsi la faccia, gli piace pulirsi, e muore dalla voglia di andare a scuola e imparare ogni cosa, cominciando dalla botanica nei libri.
Oh Botanica dolce e Geografia!
Oh confortabile Mineralogia!
Siete le tre muse della mente mia!
Questo è il bambino di Russo'. Risulta però che al bambino reale piaccia il fango, camminare per la strada, litigare con gli altri, rubar mandarini e imparare ogni cosa da solo. Quando il maestro disperato gli dice che è uno scansafatiche, che è un disastro e che non ha pudore, ogni monello che si rispetti, e che non sia né malato né tonto, gli risponde con un'altra frase di Rousseau che è il nucleo di tutta la dottrina liberale: "Lasciami in pace!". Quindi è per l'imperio delle circostanze che il significato del verbo "fasciare" si confonde spesso con quello di "strozzare"; e il maestro al quale la Scuola Normale ha insegnato a rispettare l'Emilio come la Bibbia dell'Educazione Moderna, si comporta in pratica, sempre che non sia né malato né tonto, come l'assolutista e l'antirussonista più volgare.
Segue ora un altro libro dell'inventore del liberalismo che si chiama Giulia e la nuova Eloisa. Qui si parla di liberalismo applicato alle donne, e qui si ferma la mia conoscenza, perché non ho mai potuto leggere più della metà della prima parte; e ne avrebbe cinque. Questo sì, lessi tutto l'indice, dove c'è un riassunto dell'intreccio, perché si tratta di un romanzo; e mi lasciò con un capogiro che non potei lavorare un intero pomeriggio, un mix di voglia di vomitare e di dormire, che è la malattia del filosofo quando scola in un sorso una dose eccessiva di assurdo. Il liberalismo applicato alle donne è un perfetto fiasco. Ci sono tre parole che una donna non capirà mai, e sono: libertà, uguaglianza, fraternità.
Il liberalismo applicato ai popoli si ritrova invece nel quarto libro di Russò, chiamato Le confessioni, che è composto da tre tomi: perché ognuno di questi libri è più lungo dell'altro. Qui si capisce tutto. Si tratta di un matto. Un matto è l'uomo meno libero che esiste, anche se sembra il contrario, anche se cammina sciolto, perché il matto è incatenato dal di dentro... Ma questo Rousseau fu un matto dei più pericolosi, perché era un matto che conosceva molto bene il francese e, inoltre, come tutti i matti, conosceva la mimica imitativa. Un matto, oltre a essere un bugiardo nato, ha una paura matta che lo rinchiudano e un permanente scrupolo di fare del male qualsiasi cosa faccia. Per reagire a questi due effetti mortali, Rousseau inventò la teoria del "Lasciami in pace!" e la teoria della bontà innata dell'uomo; definì che tutto quello che faceva era necessariamente buono nonché "pulito" e "gradevole". Solo un uomo ossessionato è capace di scrivere una così minuziosa descrizione delle futilità e delle lordure della sua vita avvolte in un vapore caramellato dal sapore cimicesco e di panni sporchi, che oggi ci ripulsa; però a suo tempo e nel suo ambiente, che pare fu un ambiente "pulito" e "gradevole", produsse un effetto considerevole. Pare persino che si diede il vezzo di inventare lordure per darsi il vezzo di abbellirle in seguito: come quella che ebbe cinque figli e poi li abbandonò. Oggigiorno si crede con gran fondamento fisiologico e psicologico - secondo J. Lemaitre - che non generò nessun figlio. Per fortuna.
La vera libertà è uno stato d'obbedienza. L'uomo si libera dalla corruzione della carne obbedendo alla ragione, si libera dalla materia assoggettandosi al profilo adamantino di una forma, si libera dall'effimero vincolandosi a uno stile, dal capriccio adattandosi agli usi; si libera da un'infecondità solitaria obbedendo alla vita, e dalla sua stessa vita caduca e mortale si libera, a volte, perdendola in obbedienza a Colui che disse: "Io sono la Vita". Solo il cattivo poeta esige il verso libero, diceva Lugones. Il buon poeta moltiplica i legami della sua sostanza, per rendere più visibile il trionfo della forma, nel quale consiste la bellezza. Lugones andò a cercare l'arena e il fango del Rio Seco per fare la sua ultima opera, che sopravviverà al cedro, all'avorio e all'argento di quelle anteriori. Dove il matto, lo schiavo, il prigioniero dicono: Libertà, il nobile dice: Onore, Bellezza, Amore o Sapienza. La massima libertà scaturisce dal massimo rigore, disse Leonardo Da Vinci: perché l'uomo è più libero nella misura in cui è più forte - come si insegna nella cattedra di Difesa Nazionale di La Plata - e la ossessione della libertà è la prova della massima debolezza, che è la debolezza della mente. Chi nel mondo vorrebbe essere più libero degli uruguaiani, che son gli uomini più liberi che esistono, a giudicare da quello che dicono?
Bene. Questa ossessione della libertà propria di un matto venne a servire meravigliosamente le forze economiche che a quel tempo imperversavano; e al potere del Denaro e dell'Usura, che pure girovagavano con l'ossessione che li lasciassero in pace. E li lasciarono in pace: trionfarono sull'anima e il sangue, la tecnica e la mercatura; e s'inaugurò in tutto il mondo un'epoca nella quale mai si è parlato tanto di libertà e mai l'uomo è stato in realtà meno libero.
Un'eresia mezzo cattolica, mezzo protestante, mezzo atea - perché Rousseau fu di seguito protestante, cattolico e ateo - venne a sorgere proprio nel momento in cui noi argentini conseguivamo l'indipendenza. Ci fece tanto male come una damigiana di birra in una gabbia di scimmie; e, se non ci rovinò del tutto, è perché qui sopravvivevano, per grazia di Dio, forti vitamine spagnole. E anche uomini che non erano scimmie.
Però il male che fece il liberalismo nel vecchio mondo dove nacque fu - chissà - peggiore: qui il pampero, il sole e la distanza arieggiano molto. Lassù in Europa è scoppiata una guerra orribile, a cui non posso neppure pensare. E altre distruzioni morali e spirituali molto peggiori della guerra, se possibile, a cui non posso smettere di pensare ancorché lo voglia; e pesano sulla mia mente in tal maniera che mi invecchiano prima del tempo e renderebbero sicuramente matto anche me, se non avessi le due celesti consolazioni della filosofia e del giornalismo.
Il filosofo Santayana sognò una volta che vedeva passare quattro cavalieri su quattro cavalli, uno nero, uno sauro, uno baio e l'ultimo era bianco. Li vedeva passare impennacchiati e armati e disse loro:
- Dove andate?
- A liberare i popoli.
- Liberarli da che? - gridò loro il filosofo.
L'uomo in sella al cavallo bianco gli disse:
- Dalle conseguenze della libertà.

Leonardo Castellani su Cabildo, Buenos Aires, n°606, 14 giugno 1944

Tradotto in italiano da Michele Spina

26 agosto 2015

Leggenda e Fede alla Sacra di San Michele


di Francesco Filipazzi

Una leggenda narra che l’Arcangelo Michele durante la prima lotta contro Lucifero, sferrasse un colpo di spada così potente da fendere il suolo per migliaia di chilometri. La fenditura oggi non c’è più, ma la “linea sacra di San Michele” esiste ancora e, in maniera davvero singolare e incredibile, unisce in linea retta tre santuari dedicati al culto micaelico.
La linea se prolungata sulla cartina, giunge fino a Gerusalemme e tocca altri luoghi importanti del culto di San Michele in Cornovaglia e in Irlanda. Esattamente a metà fra il francese Mont Saint Michel e il pugliese Monte San Michele sorge, in provincia di Torino, la Sacra di San Michele, antico monumento che domina la Val di Susa sul monte Pirchiriano.
La datazione della prima costruzione è incerta. Si sa che il luogo era utilizzato dai romani prima e dai longobardi poi come presidio di controllo della valle. Negli ultimi decenni del decimo secolo iniziò la costruzione della Sacra che divenne poi un convento di monaci benedettini. La struttura sopravvisse nei secoli, grazie ad interventi di manutenzione, ospitando la residenza monacale e il culto di San Michele. Nel XVII secolo venne abbandonata, per essere riportata in auge da Carlo Alberto di Savoia a partire dal 1836. Oggi è luogo di pellegrinaggio e turismo.
La struttura è conservata quasi intatta e la sua visione, sin dalla valle, evoca nella mente la grandezza e la magnificenza del Medioevo. L’impatto visivo è tale che Umberto Eco, nello scrivere “Il nome della rosa” fece muovere i suoi personaggi in uno scenario molto simile a quello della Sacra.

Alcune raffigurazioni ancora conservate
Va da sé che nella zona, intrisa di magia, sorgessero leggende e tradizioni popolari. Si tramanda ad esempio che una bella ragazza di nome Alda, in fuga da una banda di razziatori che stavano mettendo a ferro e fuoco la Val di Susa, si rifugiasse in una torre annessa alla Sacra, oggi Torre della Bell’Alda, per non subire oltraggi da quei briganti. Pur di non finire nelle loro grinfie, raccomandò la sua anima alla Madonna e si gettò giù dalla torre, ma venne tratta in salvo da due angeli inviati da Nostra Signora a salvarla. Successivamente nessuno credette al racconto e dunque, per provarne la veridicità, Alda si rigettò dalla torre ma, essendo quel gesto fatto solo per mettersi in mostra, nessuno andò a salvarla e la poveretta si spiaccicò al suolo.
Altre leggende sono narrate e altre molto probabilmente sono andate perdute. Ciò non toglie che la Sacra sia un luogo meraviglioso che merita una visita, soprattutto in estate quando la natura intorno è lussureggiante e il sole illumina quelle mura antiche sorte mille anni fa.

*già pubblicato su Barbadillo.it

22 agosto 2015

Emmanuel Ratier. In memoriam


di Pino Zonfrilli

Il 19 agosto scorso, all’improvviso, mentre era in vacanza con la famiglia, è venuto a mancare per un arresto cardiaco Emmanuel Ratier, probabilmente il più valido giornalista identitario e anticonformista della destra francese. Nato ad Avignone quasi 58 anni fa, Ratier ha speso la sua intera esistenza alla causa della patria e del bene comune, dedicandosi intensissimamente a due attività coraggiose e speculari: la militanza nazionalista e il giornalismo di ricerca e di documentazione
Fin da giovanissimo e per tutta la vita ha collaborato con i vari gruppi della destra radicale, mostrando una purezza d’intenti e uno spirito di devozione alla causa fuori dal comune. Per molti anni è stato nell’ambito del Front National di Jean Marie Le Pen, il quale in un tweet ha definito la morte del giornalista come una “perdita immensa per la causa nazionale”. Negli ultimi anni ha pubblicato validissimi libri sulla politica francese, tra cui una colossale Encyclopédie politique française in due tomi. Nel 2005, già autore affermato, ha perfino aperto una libreria nel pieno centro di Parigi, libreria che costituiva uno dei punti di riferimento dei giovani anticonformisti parigini e che gli antifas colpirono due volte, facendo danni ingenti e spaccando le vetrine.
Ma laddove il caro Ratier è stato e resterà una figura in un certo senso mitica e misteriosa, è il mondo del giornalismo e della documentazione. Dopo essersi diplomato nel 1981 come giornalista professionista, il nostro ha poi avuto moltissime esperienze di lavoro nella stampa francese, sia della destra radicale che anche nella stampa moderata, mostrando una capacità di scrittura fuori dal comune. Nei primi anni ’80 inizia a pubblicare sul Figaro, su Valeurs actuelles, Magazine Hebdo, etc. Dal 1984 collabora con Minute, di cui diventa redattore capo. Scriverà anche negli anni ’90 su Spectacle du Monde, National Hebdo e sul Crapouillot.
Nel 1996 inizia la sua impresa più gloriosa e invero unica e titanica. Fonda a Parigi il quindicinale Faits et Documents, la migliore rivista anti-sistema, per profondità di analisi e documentazione di prima mano, sia in Francia sia probabilmente in Europa. Questo quindicinale rappresenta un unicum nel suo genere. Dal primo numero all’ultimo, per quasi 20 anni, sempre nello stesso formato e cogli stessi colori, Ratier vi ha pubblicato migliaia di documenti interni del potere e dei gruppi di pressione, che più volte cercarono di farlo tacere. Avendola conosciuta e letta sin dai suoi albori, possiamo dire che si tratta di qualcosa di unico e probabilmente di irripetibile. Ogni quindici giorni Ratier redigeva, completamente solo, 12 pagine di notizie brevi, informazioni politiche, culturali, economiche e finanziarie, oltre a temutissimi dossier sulle principali figure della politica e dell’establishment francese. Questo materiale, pubblicato in quasi 20 anni di lavoro, ha qualcosa di strabiliante, come incredibile è la sua documentazione archivistica e la sua preparazione politologica, cose queste ultime riconosciute anche da quotidiani avversi alla destra come Le Monde o Libération. Ogni numero di Faits et Documents comportava altresì due pagine intere dedicate ai libri di formazione del militante nazionalista e anti-conformista. Attraverso queste pagine si può dire senza tema di errore che Emmanuel Ratier ha contribuito da par suo a formare una generazione: formazione intellettuale esigente, radicale, scientifica, variegata (dalla politica internazionale all’economia e alla cultura anche religiosa e letteraria, con un occhio speciale rivolto alle lobby e ai grandi gruppi mass mediatici).
Il caso ha voluto che la morte di Ratier sia avvenuta proprio dopo l’uscita del numero 400 della rivista. In una sorta di breve editoriale scriveva così: “Ecco il n. 400 di Faits et Documents. Una avventura cominciata il primo marzo del 1996. Grazie a tutti coloro che mi hanno sostenuto in questo lungo lavoro di memoria. Spero che sarete numerosi a partecipare alla cena per amici del 19 settembre [2015] in cui svelerò i miei nuovi obiettivi”…
Certamente i suoi obiettivi avevano a che fare con delle nuove pubblicazioni, essendo il nostro infatti uno dei più grandi esperti al mondo di massoneria e dei centri di potere, come la potentissima lobby francese Le Siècle.
Chi ha avuto il piacere di conoscerlo, come il sottoscritto, a Parigi proprio nell’anno della fondazione della sua rivista, non può che auspicare che il Signore, che scruta meglio di noi le reni ed i cuori, lo abbia già accolto nel suo regno di pace, in cui chi si è sacrificato per il bene comune della patria, avrà quell’onore che in terra nessuno gli ha tributato.

19 agosto 2015

L'alpino ed il pretino


di Satiricus

Io non sono un alpino e non sono un pacifista, semplicemente chiedo che si torni all'uso tardo-romano e alto-medievale: che siano i vescovi e i vescovadi a fare da primo ed estremo baluardo nei casi di guerra e di assalti. Sono certo che la smetteranno allora di proporre modifiche idiote a preghiere solenni, di quella solennità conquistata non in qualche decennio di reiterazioni vacue o nei cavilli di patetici circolari da ufficio - esattamente il tipo di sopravvivenza di cui sono meritevoli i documenti curiali dell'ultimo cinquantennio -, bensì sul campo e nel sangue di tanti combattenti.
Ora, un amico mi provoca e mi interpella, facendo leva sulle dichiarazioni di Butac. La questione della preghiera alpina proibita sarebbe una mezza bufala:

In realtà il sacerdote celebrante (un padre Servita da poco giunto in diocesi) si era limitato a chiedere, in una celebrazione dell’Assunta in cui gli alpini erano non più del 30-40 per cento dei presenti, la sostituzione della parola “armi” con “animi” e della parola “contro” con “di fronte”...
Quindi non è censura della preghiera, non è divieto a leggerla in chiesa. E’ solo la richiesta di modificare POCHE parole: “Rendi forti le nostre armi contro i nostri animi di fronte a chiunque minacci la nostra patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana“...
La preghiera con la frase che sarebbe stata censurata è del 1949 e si è usata fino al 1972, poi è tornata in auge dagli anni 90 ad oggi  per messe solo con iscritti ANA. Quindi la preghiera “storica” che sarebbe stata modificata per non “offendere gli immigrati” in realtà è un falso, redatto post guerra e che è stato usato da tutti i reparti per meno di trent’anni prima delle modifiche ulteriori. (SIC)

Dei tre estratti, che mi pare diano il polso dell'articolo, l'ultimo è l'unico plausibile, cioè tale da meritare un applauso, per la precisione della ricostruzione. Purtroppo rimane indifendibile nel contesto ecclesiastico attuale. Ecco come commenterei la faccenda, nulla togliendo alla buona smentita di Butac (che prendo per vera sulla fiducia).
Gli alpini hanno ragione.
Gli alpini hanno ragione perché un prete appena arrivato vuole modificare poche parole di una preghiera tradizionale non sua. Chi sarebbe tale individuo per permettersi tanto?
Va bene, si tratta di una preghiera che ha solo "qualche decennio" e si toccano giusto giusto due paroline, ma questo a che pro e con che effetti?
Persino il laicista Octavio Paz stronca senza mezzi termini l'uso moderno di correggere tradizioni che vivono benissimo senza di noi e senza i nostri intellettualismi. E' un tema a me caro, col quale apre il mio blog più dimenticato e più amato:

Duecento anni prima di noi e delle nostre domande e controversie, nel Tibet del XVIII secolo, sotto il quinto Dalai Lama, avvenne un fatto degno di nota. Un giorno Sua Santità vide, da una finestra di Patala, il suo palazzo-tempio-monastero, qualcosa di staordinario: la dea Tara, secondo il rito buddista, girava intorno al muro che circonda l’edificio. Il giorno dopo, alla stessa ora, si ripeté il fenomeno e così tutti i giorni. Dopo una settimana di vedetta, il Dalai Lama e i suoi monaci scoprirono che, ogni giorno, proprio nell’ora in cui appariva la dea, anche un povero vecchio girava intorno al muro recitando le sue preghiere. Interrogarono l’anziano: la preghiera che recitava era un poema-orazione a Tara che, a sua volta, era una traduzione da un testo sanscrito in onore di Prajna-paramita. Queste due parole significano la Perfetta Sapienza, espressione che designa la Vacuità. È un concetto che il buddismo Mahayana ha personificato in una divinità femminile di indicibile bellezza. I teologi fecero recitare il testo al vecchio. Immediatamente scoprirono che il pover’uomo ripeteva una traduzione difettosa e lo obbligarono a imparare la traduzione corretta. Da quel giorno, Tara non apparve più». (SIC)

Vediamo ora chi sarebbe a suggerire il delicato intervento testuale: il prete difeso dal suo vescovo, membri di una Istituzione che non ha ricusato di stravolgere intere preghiere lunghe secoli (cfr. la riforma liturgica cattolica post-conciliare); di fatto, venendo il consiglio dalle loro penne, si tratta non di una minimizzazione, né tantomeno di una circostanziazione, ma di un insulto. E' come se Siffedri provasse a consolarci dei tradimenti di nostra moglie.
La modifica suggerita poi è balorda e per nulla indolore, gli alpini, che forse han studiato poco, ma almeno non hanno studiato teologia, devono essersene accorti: rendi forti "i nostri animi di fronte a", anziché rendi forti "le nostre armi contro". Sono poche parole, ma fanno la differenza, per chi usi ancora sensatamente la lingua italiana. Nel primo caso si inneggia alla fortezza di non fuggire, ottimo preludio d'onore a un macello annunciato; nel secondo alla capacità di respingere il nemico, speranza di evitare il macello sullodato. Ora, siccome il principio di incarnazione insegna gratia non tollit naturam, va da sé che la recita fiera del rosario non sarà mezzo sufficiente a vincere una guerra. Ciò basta a che il sottoscritto voti per la tradizione alpina di contro a quella teologica: in caso di guerra, Signore, ti prego che i nostri alpini siano abbastanza forti da scacciare i nemici; di presbiteri da salotto che carezzano le resistenze diplomatiche, pronti a dir messa ora all'austriaco e ora all'italico, ora di faccia e ora di spalle, ora in latino e ora in ladino, ne abbiamo già troppi e tutti inutili.
A voler poi cavillare sulla questione dei testi ufficiali e non, se ben intendo, il pretino non viene a chiedere la sostituzione di una preghiera ufficiale con un'altra ufficiale, bensì la modifica abusiva di un testo ufficiale. Potrei sbagliarmi, ma qualora fosse così, si tratterebbe di un classico modo di procedere che caratterizza il clero rispetto alle proprie tradizioni, ma che forse non ha ancora viziato il modo di difendere altre appartenenze comunitarie e tradizionali. Sì, forse il prete aveva diritto a chiedere la sostituzione del testo del 49 col testo del 72, ma non il diritto di modificare il testo del 49.
E poi, scusate, ma da quando i preti sono diventati così ligi alle norme? Con le rubriche da Messa generalmente non lo sono, anzi. D'improvviso invece si son messi a quisquiliare sulle date abroganti e pure a fare il computo statistico delle rappresentanze assembleari. Siamo nel post-Concilio, i preti disprezzano le rubriche ufficiali, i vescovi si oppongono alle richieste pontificie per le messe tridentine pienamente riabilitate, vi pare che si debba fare i pignoli solo con i testi degli alpini? Fosse pure così, e fosse invalidata la mia obiezione del paragrafo precedente (testi del 49 o del 72 e sostituzioni eventuali), l'atto del Servita sarebbe giusto nel caso citato, ma la sua condotta ingiusta in tutti gli altri (lo so, è un giudizio temerario, ma sono moralmente certo che il Servita neanche conosca tutte le rubriche, e se le conosce sa quanto esse siano confuse, nonché sfumate nell’ermeneutica dei liturgisti contemporanei).
Sulla stessa lunghezza d'onda: gli alpini sono usciti prima, inficiando l'andamento della celebrazione eucaristica. E' un problema? Forse, ma vogliamo parlare di tutti gli abusi liturgici degli amici preti che inficiano le sante Messe nel mondo? Vogliamo parlare di quanto non stonerebbe se i laici iniziassero a mandare a quel paese questi pretini che violano i nostri più cari tesori in nome di ammodernamenti individualistici, arbitrari, moralistici e sussiegosi?
A conti fatti, bufala o non bufala, il caso mostra l'intellettualismo senza carattere delle gerarchie. Mi auguro solo che i pastori protagonisti della ridicola faccenda siano di quelli che non temono - perché resi forti di fronte ai nemici - di predicare l'amore all'Eucaristia e alla Madonna, la lotta in difesa della vita nascente e della famiglia tradizionale, la difesa delle radici cristiane dell'Europa, la conversione degli infedeli migranti e non, l'opposizione almeno culturale alle pressioni geo-politiche dell'asse Obama-Bruxelles-Israele. Per meno di questo mi farebbero solo pietà.

Signore, rendi forti i nostri animi di fronte alle ingerenze buoniste di una gerarchia anodina.