Campari E De Maistre

Non solo Cristiada: Los ultimos Cristeros


di Federico Sesia
Anno 1935, Messico. E’ scoppiata ormai da diverso tempo una nuova Cristiada (la cosiddetta Segunda) a causa della politica anti-cattolica del Presidente Làzaro Càrdenas...

Il discorso di Paolo VI alle CEI (1964) in dieci punti


di Fabrizio Cannone
Durante il discorso fatto alla CEI il 19 maggio scorso, il Pontefice ha ricordato un analogo discorso tenuto da Papa Montini alla medesima Conferenza Episcopale...

Elezioni Europee: perché votare Fratelli d'Italia


di Marco Mancini
Come è noto, questa domenica (dalle 7 alle 23) si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. Per quanto riguarda i 73 eurodeputati italiani...

La sinistra di Dio


di don Marco B.
«Una pace senza giustizia è un esercizio retorico destinato a un misero fallimento. Ma la giustizia, in questo caso, è tale se riconosce e rispetta i diritti di tutti...

Marcia per la Vita 2014: un successo e una gioia!


di Fabrizio Cannone
Come previsto da un anno, si è svolta a Roma, domenica 4 maggio u.s., la IV edizione nazionale della Marcia per la Vita. I numeri hanno ampiamente confermato...

San Giovanni XXIII: un Papa con la tiara (prima parte)


di Federico Catani
A poco più di cinquant’anni dalla morte, Papa Giovanni XXIII (1958-1963) è diventato santo. Di Angelo Giuseppe Roncalli si è arrivati a costruire...

Se Wojtyla e Ratzinger diventano massoni...


di Marco Mancini
Come è universalmente noto, nella giornata di ieri Papa Francesco ha proceduto alla canonizzazione dei pontefici Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II...

Non ci salverà certo Putin!


di Riccardo Facchini
Se non fosse che metto mano alla fondina ogni volta che leggo titoli tipo "il web impazzisce per [nome o fenomeno a vostra scelta]" inizierei...

Don Gallo: una brava persona, un prete discutibile


di Andrea Virga
Si è recentemente spento Don Andrea Gallo, un sacerdote genovese, assunto ad icona da parte dei cosiddetti “cattolici” progressisti...

Bowie, leggiti Greene, che è meglio!


di Paolo Maria Filipazzi
Il grande David Bowie, che un tempo fu un gigante della musica ma che da dieci anni non faceva una canzone, ritorna...

La Marcia per la vita 2013: un successo su tutta la linea


di Francesco Filipazzi
Successo su tutta la linea. Questa è l'unica analisi possibile riguardo la Marcia per la Vita che ha colorato ieri le vie di Roma...

I deliri in rosa di Boldrini e co.


di Marco Mancini
Doveva essere, come il precedente, il governo della sobrietà: il caso di Michaela Biancofiore, trasferita dalle Pari opportunità alla Pubblica amministrazione...

Le manif pour tous: alcune testimonianze


di Franciscus Pentagrammuli e Andrea Virga
Nonostante il silenzio pressoché totale della stampa e dei media italiani, qualcosa sta succedendo in Francia: da più di una settimana...

Quirinale: il 25 luglio dello smacchiatore


di Marco Mancini
Povero Bersani. Non più di due mesi fa era il vincitore annunciato delle elezioni politiche: restava solo da sapere se avrebbe avuto bisogno...

La morte di Maggie divide la destra


di Alessandro Rico e Andrea Virga
Chi ci segue avrà notato che – tra i nostri tavoli e su molte altre piattaforme simili – esistono diverse opinioni riguardo le opposte ricette economiche, politiche e sociali realizzatesi durante il XX secolo....

"The Passion" tra violenza e amore


di Giulia Dessena
Cosa accade, tra gli uomini, quando iniziano a compiersi meraviglie? Se c'è un film che nel 2004 fu criticato, deriso, rinnegato, è stato proprio "The Passion" di Mel Gibson......

Identikit di un Pontefice


a cura di Campari e de Maistre
L'elezione di Papa Francesco ha sorpreso molti ossevatori; tantissime sono state, inoltre, le reazioni "di pancia" da parte della blogosfera cattolica...

Infatuarsi di Chavez: una mancanza di realismo


di Paolo Maria Filipazzi
Dopo la morte di Hugo Chavez, si sono succeduti diversi giudizi. Interessante è la schizofrenia registratasi in seno alla cosiddetta Destra...

Ti piace Putin? Terrorista!


di Francesco Mastromatteo
Premessa importante: chi scrive non è certamente uno di quei complottisti affetti da dietrologia acuta, che vedono oscure trame dei servizi segreti...

Se il risultato delle elezioni è un grande vaffa...


di Marco Mancini
In principio fu la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, infrantasi contro la discesa in campo di un noto tycoon brianzolo...

Un Campari con... Magdi Cristiano Allam


a cura di Riccardo Facchini
Magdi Cristiano Allam (Il Cairo, 1952) è un giornalista e politico egiziano naturalizzato italiano. Editoralista dal 2003 al 2008 del "Corriere della Sera"...

Vi presento i migliori alleati dei movimenti gay


di Riccardo Facchini
Notizia da poco comparsa in rete che merita due rapide battute: due candidati per Fratelli d'Italia in Veneto hanno girato uno spot considerato...

La lezione dell'Umile Servo


di Alessandro Rico
Un «umile servo nella vigna del signore». Così si era definito Benedetto XVI appena eletto pontefice, e in quella frase si trova forse...

Mons. Paglia e le coppie gay: molto rumore per nulla (oppure no?)


di Marco Mancini
Confesso che ieri, leggendo la notizia su Repubblica.it – è uno dei primi siti che apro la mattina, tanto per rovinarmi la giornata...

Se la Prima Repubblica non è mai finita


di Alessandro Rico
Qualcuno auspicava di andare, con il prossimo governo, Verso la Terza Repubblica. Ma ci ritroviamo col solito scontro Berlusconi-Sinistra...

La voce de lo Imperatore #1 - Il caso Monte Paschi


di Feudalesimo e Libertà
Con la presente invettiva, iniziano la loro collaborazione con noi i vassalli di Feudalesimo e Libertà...

La Russia, tra i gay e la Madonna di Fatima


di Federico Catani
Pare che dovrò imparare il russo. Così, in caso di emergenza, potrò espatriare a Mosca per avere un lavoro. E con l'aria che tira, non è poi un'ipotesi così assurda...

Lincoln contro il razzismo? Non esattamente


di Isacco Tacconi
Quando si parla di eroi americani, bisogna stare sempre attenti a prendere con le pinze la veridicità di quello che si racconta, specie se a raccontarlo sono proprio gli americani...

Il Guardian, il Vaticano e il "tesoro di di Mussolini"


di Marco Mancini
“Come il Vaticano ha costruito un impero immobiliare segreto usando i milioni di Mussolini”: più o meno così titolava ieri il quotidiano progressista britannico Guardian...

La marcia della Verità


di Franciscus Pentagrammuli
Domenica 13 Gennaio, a Parigi, un numero fra 300.000 (secondo la polizia) e 800.000 (riportato dagli organizzatori) persone di diverse culture, religioni...

Un Campari con... Mons. Livi


a cura di Giovanni Covino e Marco Massignan
Antonio Livi (Prato, 1938) è professore emerito di Filosofia nell'Università Lateranense, socio ordinario dell'Accademia di San Tommaso e presidente dell'ISCA...

Il Cavaliere, dalla Cei ai gay


di Riccardo Facchini
Che Berlusconi sia stato scaricato dai vescovi italiani è cosa nota. Che gli stessi prelati, col loro boss in testa, abbiano ormai benedetto l'avventura centrista di Monti...

Mamma li tradizionalisti!


di Satiricus
Siamo entrati in una nuova stagione di fervore tradizionalista: crollati un buon numero di taboo sessantottini, attenuato il furore del rinnovamento-a-tutti-i-costi e soprattutto sconfitta...

Qualche appunto sul "femminicidio"


di Marco Mancini
Non accennano a placarsi le polemiche provocate dall’affissione, da parte di un parroco di Lerici, di un volantino sul c.d. “femminicidio”. Il manifesto, contro il quale...

Quel cristiano dell'orso Baloo


di Paolo Maria Filipazzi
Dopo l’ultimo mio articolo sulla visione teologica dell'opera di Tolkien, ho ricevuto attacchi e critiche da ogni dove, per quella che alcuni hanno definito come...

Pannella, sciopero a fini elettorali


di Danilo Quinto
L’unico modo per comprendere fino in fondo Marco Pannella e la ragione delle sue azioni, è ascoltarlo. Questo vale soprattutto per quanto riguarda...

La casalinga sanguinaria se ne frega dell'animalismo


di Isacco Tacconi
Lo scorso 28 novembre due uomini, padre e figlio, sono stati assaliti di notte da quattro rottweiler mentre liberavano il giardino...

Se i massoni scrivono per la San Paolo


di Satiricus
Era da un po’ che attendevo di scrivere su questo tema, e pure di iniziare la mia collaborazione con la truppa di CampariedeMaistre, ma non mi decidevo mai a farlo – un po’ per pigrizia...

"It's a girl": il vero femminicidio


di Giulia Dessena
Quando ciò che genera la vita è causa di morte. "It's a girl" è un lungometraggio sulle donne, delle donne e per tutti noi: un documentario, firmato dal regista Christian Evan Grae Davis, sulla pratica...

03 luglio 2015

Referendum greco: il coraggio della sovranità o la capitolazione



di Fabio Petrucci

Tra i toni allarmati dei TG e l'ansia delle cancellerie europee si avvicina il giorno del referendum che, in un modo o nell'altro, segnerà il destino del popolo greco. Sia nel caso di vittoria del sì che nel caso di affermazione del no, la crisi greca appare ormai giunta ad un punto di svolta decisivo. Il successo del sì equivarrebbe ad una sostanziale sconfessione del governo Tsipras, la cui tenuta verrebbe messa immediatamente in discussione. Con molta probabilità il sì spianerebbe la strada alla restaurazione dell'equilibrio politico precedente alla vittoria di Syriza, con una Grecia piegata nuovamente ai dettami della Troika, finora rivelatisi un completo fallimento. Viceversa, il successo del no, espressione al tempo stesso di disperazione ed impavido spirito patriottico, offrirebbe al governo la spinta propulsiva necessaria per non cedere ai ricatti della Troika e di una sempre meno dialogante signora Merkel. Nel primo caso si tratterebbe di una disfatta per tutto il fronte che in Europa avversa l'austerità (e in molti casi anche l'euro); nel secondo caso di un evento capace di innescare reazioni a catena dagli esiti imprevedibili. Molto è stato detto e scritto sull'aspetto finanziario della crisi greca, ma a fare da cornice alla questione del debito ci sono implicazioni di politica internazionale tutt'altro che irrilevanti. Sulla Grecia non si agitano solo i dubbi relativi all'austerità, al default ed all'euro, ma anche quelli connessi al posizionamento geopolitico del paese ellenico: la Grecia è infatti uno Stato membro della NATO che però ha iniziato a guardare ad est con insistenza crescente. 

In politica estera il governo Tsipras ha manifestato subito una certa tendenza sovranista, muovendosi con particolare audacia nei rapporti con la Russia ed il blocco BRICS di cui essa fa parte. Artefice ed ispiratore di questa politica è certamente il ministro degli esteri Nikos Kotzias, studioso di relazioni internazionali e convinto assertore delle istanze multipolari. A spingere sull'acceleratore dell'avvicinamento alla Russia è poi Panos Kammenos, ministro della difesa e capo del partito di destra dei Greci Indipendenti. Nel suo caso le accentuate tendenze filorusse trovano fondamento nell'antico richiamo nazional-religioso alla fratellanza ortodossa: Russia e Grecia sono infatti due dei principali poli della cristianità orientale. Nel paese ellenico, in cui la fede ortodossa è ancora oggi religione di Stato, esiste una diffusa simpatia popolare verso la Federazione Russa. Va inoltre ricordato il grande afflato patriottico della Chiesa ortodossa greca, che in questi anni è arrivata a definire la Troika «una forza d'invasione straniera». Anche verso il governo guidato dal non credente Tsipras la Chiesa non si è tirata indietro, tanto che l'arcivescovo di Atene Ieronymos II ha proposto di usare i fondi ricavati dalle proprietà ecclesiastiche per contribuire al pagamento del debito. In sostanza, l'avvicinamento della Grecia alla Russia, oltre ad essere dovuto a chiare ragioni di ordine politico-economico, è facilitato dalla speciale comunanza culturale e spirituale tra i due paesi.

In quest'ottica di avvicinamento alla Russia si comprende la netta opposizione del governo greco alle sanzioni europee contro il Cremlino. Sulla crisi ucraina la Grecia è - insieme all'Ungheria - tra i paesi dell'UE maggiormente critici verso il sostegno assicurato a Kiev dall'Occidente. E se la crisi ucraina ha provocato l'abbandono europeo del progetto South Stream, è proprio sulla questione dei gasdotti che Tsipras ha concluso una prima importante intesa con Putin. È infatti di pochi giorni fa la firma dell'intesa che allargherà il progetto del cosiddetto Turkish Stream alla Grecia, consentendo ad Atene di avvalersi di 5 miliardi di euro di anticipo. Si stima che l'intesa potrebbe favorire la creazione di 20.000 posti di lavoro nella sola Grecia, nonché aprire la strada ad ulteriori collaborazioni con il colosso russo Gazprom, specie nello sfruttamento degli idrocarburi nelle aree della Grecia occidentale e di Creta.

Oltre alla Russia un altro potenziale sbocco orientale di Atene potrebbe essere la Cina. Pechino è da tempo in trattativa per l'ottenimento della completa gestione del porto del Pireo. Qualora l'intesa fra i due governi dovesse concretizzarsi, il porto greco potrebbe trasformarsi in uno snodo commerciale di primaria importanza nel Mediterraneo, rendendo la Grecia partecipe del progetto della “nuova via della seta”. Russia e Cina inoltre hanno dichiarato di essere pronte ad aiutare finanziariamente la Grecia attraverso la neonata Nuova Banca dello Sviluppo (NDB), un istituto che nei prossimi anni potrebbe porre fine al predominio occidentale sui mercati finanziari. Il tema della possibile adesione della Grecia alla NDB è stato fissato nell'agenda del summit BRICS 2015 che si terrà ad Ufa, in Russia, il 9 e 10 luglio, anche se è abbastanza evidente che la discussione dipenderà in gran parte dall'esito del referendum. Quel che è certo è che la vittoria del no potrebbe dare al governo la forza necessaria per proseguire lungo la via che conduce ai BRICS, aprendo uno scenario interessante anche per gli altri paesi dell'Europa mediterranea colpiti dalla crisi dell'euro, tra cui l'Italia.

In definitiva, la partita greca non investe solo i già delicati equilibri finanziari dell'eurozona, ma si inserisce in una più complessa trama geopolitica che vede Stati Uniti ed Unione Europea ancora una volta andare a braccetto, con sullo sfondo la Russia e la Cina. La vittoria del sì non rappresenterebbe un grosso sospiro di sollievo solo per la Troika e Angela Merkel, ma anche per Obama e gli strateghi della Casa Bianca. In fin troppe occasioni USA ed UE hanno dimostrato di non amare chi non si arrende alla loro prepotenza. Questo è già di per sé un argomento sufficiente per sperare nel no. Un no che vuol dire amor patrio e sovranità nazionale. Quindi Forza Grecia, grida con voce ferma: OXI!

02 luglio 2015

La soluzione della crisi greca


di Alessio Calò Cai Agatò 

Durante la prima botta di caldo che ha coinvolto il Belpaese, sono stato come raggiunto da una ventata di freschezza quando ho avuto il piacere di gustarmi per l’ennesima volta il film “Il Marchese del Grillo”, diretto nei primi anni ’80 da Mario Monicelli ed interpretato da un grandissimo Alberto Sordi. Lo saprete, il film racconta alcuni giorni della vita di questo nobile nella Roma papalina del primo Ottocento, che trascorre le sue giornate nell'ozio più completo e che si diverte ad architettare una serie infinita di scherzi che prendono di mira chiunque, dai poveri mendicanti al Santo Padre. La vittima di uno di questi scherzi è un ebanista ebreo, Aronne Piperno, che non si vede pagare un lavoro commissionato dallo stesso Marchese… Ma leggiamo il dialogo del momento del saldo:

Marchese del Grillo: Aronne Piperno! Vieni, vieni, vieni avanti...
Aronne Piperno: Riverisco Eccellenza! 
MG: Aronne tu lavori bene...
AP: Grazie!
MG: ...bella ‘a boisserie, bello l'armadio, belle ‘e cassapanche... Bello, bello, bello tutto... bravo... grazie... adesso te ne poi anna'...
AP: Non ho capito, Eccellenza...
MG: Ah n'hai capito, ho detto: adesso te ne poi anna'!! 
AP: Me ne devo anna'! Ma io c'avrei...
MG: Che c'avresti? 
AP: ...il conticino!
MG: Ah c'hai er conticino? E dammelo ‘sto conticino! 
AP: Ecco!  [il marchese del Grillo strappa in malo modo il conto del Piperno]
MG: Ecco er conticino! Ecco fatto! 
AP: E perché l'ha strappato?
MG: Embè? Che ce faccio?! 
AP: Ma come che ce faccio... E li sordi miei?
MG: Eh... nun te li do. 
AP: Come nun me li da?
MG: E come? Voi sape' la procedura? 
AP: Sì sì sì
MG: Io i sordi nun li caccio e tu nun li becchi. 
AP: Ah ho capito, me vo' fa uno scherzo...
[…] MG: Ecco bravo, chiamalo scherzo. 
AP: Lei è famoso per gli scherzi, ne raccontano tante...
MG: E allora racconta pure questo, Piperno. 
AP: Ho capito, forse Eccellenza vole un po' di sconto.
MG: No! Il Marchese del Grillo nun chiede mai sconti: paga o nun paga... e io nun te pago! [Rivolto all'inserviente] Buttalo fori... 

Beh, avrete già capito tutto: questa è la soluzione della crisi greca: “Io i sordi nun li caccio e tu nun li becchi.” Con un piccolo sforzo di immaginazione è possibile individuare il politico pagliaccesco che potrebbe pronunciare la frase ai mercati finanziari, alla BCE e alla Troika: sarebbe per lui un meraviglioso canto del cigno, se lo volesse. 

Per tornare seri (che tristezza), la Grecia di fatto è insolvente (non lo diamo noi ma gli economisti de lavoce.info), e l'ultima mossa (politica perché finanziaria) spetta alla BCE, la famosa banca centrale indipendente (dalla politica). Divertente, no? Sarebbe anche da segnalare il fatto che la crisi greca non è stata gestita male dagli stati europei, affatto: pensando (in particolare Germania e barboncino Francia) ognuno per i fatti propri (ed anche qui è divertente la parola Unione davanti ad Europea), prima hanno pensato di tirarla per le lunghe per permettere alle proprie banche e amici di salvarsi (grazie ai soldi stampati dalla BCE di Draghi), adesso fanno azzardo morale (ricordiamo che l'azzardo morale non lo fanno solamente i paesi del sud), essendoci l'indipendente BCE di Draghi* che salverà capra e cavoli (è prestatrice di ultima istanza, o no?). Come ha scritto Cingolani su formiche.net, è molto probabile che la questione si risolva come si è fatto con Cipro: "un periodo intermedio in cui viene rinegoziato sia il debito sia il programma, con un controllo dei capitali e di fatto un doppio regime monetario [ndr: è nominalmente ma non più sostanzialmente nell'area euro] che consenta di ripulire i bilanci delle banche, delle famiglie e delle imprese. Noi creditori (cioè intendo anche noi contribuenti italiani) finiremmo per perdere dei soldi, ma il costo verrebbe spalmato su molti anni, senza un aggravio immediato e con la certezza di essersi tolti il dente cariato". Avete più sentito parlare di Cipro?

* Draghi: quello osannato da tutti i media, quello che (dopo aver fatto quello che ha fatto in Italia) ha centralizzato il controllo delle banche europee (nelle sue mani) facendo esplodere la normativa bancaria, per far lavorare le società di consulenza (amici di Draghi), favorire le banche grosse (amici di Draghi) che si possono permettere di interpetare come gli pare la normativa, e segare le banche piccole, soprattutto le non allineate (ne scrissi a suo tempo). Quello che ha salvato l'Europa insomma, sempre dalla sua posizione di indipendenza, scevro da conflitti di interesse.

01 luglio 2015

Tutte le balle sul ddl Cirinnà


di Elia Buizza

È frequente, inevitabile e forse politicamente comprensibile che alcuni parlamentari nostrani, nella speranza di vedersi approvati disegni di legge da loro proposti, cavalchino senza ritegno luoghi comuni e sentimentalismi di un popolo che pare subire passivamente il corso degli eventi, vittima del mainstream orginato dalla rivoluzione sessuale del ’68.

Non fanno eccezione i sostenitori del ddl della senatrice Monica Cirinnà in materia di unioni civili.

“Unioni civili sì, matrimonio no”, “unioni civili sì, adozioni no”, “occorre concedere le unioni civili perché in qualche modo hanno il diritto di ricevere qualche tutela giuridica”, “ce lo chiede l’Europa”, “occorre stare al passo con i tempi”, “urge un’apertura verso nuovi modelli familiari extra art.29 Cost.”. Questi i ritornelli più ricorrenti. Eppure a noi, irriducibili vigilanti di una società in decadenza, non può sfuggire che tali argomentazioni sono chiaramente prive di fondamento giuridico.

Alla luce di un'analisi attenta del testo, risultano invece del tutto fondate le principali obiezioni di chi lo contrasta: che la civil partnership è un matrimonio sotto mentite spoglie e che, di fatto, apre all'adozione.

Il testo del disegno di legge è suddiviso in quattro parti: la prima (artt. 1 – 7) riguarda le civil partnership tra persone dello stesso sesso (un simil-matrimonio, ad eccezione dell’adozione); la seconda (artt. 8 – 21) attiene ai patti di convivenza tra persone dello stesso sesso o di sesso diverso che intendono contrarre un’unione meno vincolante; la terza riguarda le unioni di fatto tra persone dello stesso sesso o di sesso diverso che desiderano semplicemente vivere insieme senza pretendere alcuna qualificazione giuridica; la quarta, infine, riporta l’istituto matrimoniale come disciplinato fino ad oggi.

Soffermandosi sulla prima parte del testo, non si può non rimanere perplessi di fronte alla formulazione testuale di certi articoli. L’art.3 recita che “ad ogni effetto, all’unione civile si applicano tutte le disposizioni di legge previste per il matrimonio”, eccezion fatta, afferma la Cirinnà, per l’istituto adottivo.

Non è necessaria un’approfondita conoscenza della materia costituzionale per rilevare che questa riserva, gravante sulle civil partnership, costituisce una palese violazione del dettato costituzionale che stabilisce il divieto di discriminazione, ex art. 3 Cost. Quest’ultimo articolo è “diretto, più che ad assoggettare a un identico trattamento giuridico tutti i consociati, a precludere le discriminazioni arbitrarie fra soggetti che si trovino in situazioni identiche o affini, nonché a impedire le arbitrarie assimilazioni fra soggetti che si trovino in situazioni diverse” (Valerio Onida e Maurizio Pedrazza Gorlero, Compendio di diritto costituzionale, terza edizione, Giuffrè Editore, p.112). Appare quindi manifestamente incostituzionale un disegno di legge che preveda la sostanziale equiparazione di due situazioni “identiche” (così dicono i sostenitori del ddl) ad eccezione di un elemento. Alla Corte costituzionale, infatti, è attribuito il potere di dichiarare incostituzionali leggi o parti di leggi, stabilendone l'abrogazione (in toto o limitatamente alla parte giudicata incostituzionale). In seguito al pronunciamento della Corte, quindi, si otterrebbe un regime para-matrimoniale, con pieno accesso all’istituto adottivo, alla fecondazione artificiale e il riconoscimento di bambini generati attraverso la pratica dell'utero in affitto.

A conferma delle intenzioni della relatrice, giova riprendere altri 2 articoli del testo sulle unioni civili. L’art. 4 afferma che “nella successione legittima i medesimi diritti del coniuge spettano anche alla parte legata al defunto da un’unione civile tra persone dello stesso sesso”, mentre l’art. 7, nella delega per l’attuazione con decreto governativo della riforma, sancisce il principio per cui “in materia di ordinamento dello stato civile, gli atti di unione civile tra persone dello stesso sesso sono conservati dall’ufficiale dello stato civile insieme a quelli del matrimonio”.

Dagli elementi analizzati traspare nitidamente il fine autentico della proposta legislativa. Tuttavia, l’ennesima conferma dell’equiparazione delle civil partnership al matrimonio è deducibile dalla lettura della seconda parte del disegno, riguardante la disciplina delle convivenze (estesa anche alle persone di sesso diverso). La redazione di tale parte conferma l’obiettivo perseguito dalla prima: distinguere le civil partnership (che realizzano un sistema identico a quello matrimoniale) dalle semplici convivenze.

Peraltro, gli articoli costituzionali, spesso citati a sproposito dagli accaniti sostenitori di questo disegno di legge, non lasciano spazio ad equiparazioni di questo tipo. Basti pensare all’art. 29 Cost che concepisce la “famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”, in cui il termine “naturale” esclude il riconoscimento di altre forme familiari che non siano quelle caratterizzate dalla complementarietà sessuale dei due partner.

Giova inoltre richiamarsi anche all’art. 16 della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo, che all’art. 16, c.3, riconosce che “la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società”.

È infine inaccettabile che una coppia di persone dello stesso sesso abbia accesso all'istituto dell’adozione, disciplinato in modo chiaro e con un orientamento ben definito dalla L.n. 184/1983 (riformata da L.n.149/2001). Esso richiede, quali prerequisiti necessari, un rapporto di coniugio della durata di almeno 3 anni, assenza di separazione ed idoneità di educazione, istruzione e mantenimento nei confronti dei minori che intendono adottare. Anche in questo campo, evidentemente, il Legislatore ha riscontrato nella famiglia naturalmente e costituzionalmente intesa l’ambiente più idoneo per la sana e serena crescita del minore che, come recita il titolo delle disposizioni in tema di adozione, è titolare del diritto ad avere una famiglia.

L’idea che civil partnership e matrimonio siano sinonimi a tutti gli effetti è infine confermata da alcune dichiarazioni rilasciate da esponenti politici che negli ultimi anni si battono per le rivendicazioni del mondo LGBT. L’On. Scalfarotto, chiamato ad esprimersi sul ddl Cirinnà in un’intervista a Repubblica del 16 ottobre 2014, affermò: “L’unione civile non è un matrimonio più basso, ma la stessa cosa. Con un altro nome per una questione di realpolitik”.

Infine, come ulteriore conferma dell’evidenza, si può considerare il confronto svoltosi durante la trasmissione Uno Mattina del 19 giugno2015. 

Il prof. Gandolfini, smascherando pubblicamente la reale portata della proposta legislativa in questione e dichiarando che essa porta all'accesso all'adozione e alle pratiche di fecondazione assistita, ha costretto la stessa Cirinnà, nell'impossibilità oggettiva di smentirlo, ad estrarre dal cilindro il luogo comune per eccellenza: “l’Italia non può continuare a rimanere medioevale” (una motivazione che lascia alquanto perplessi).

Il clima ideologico e menzognero in cui siamo costretti a vivere richiede che vigiliamo affinché proposte legislative inique come quella esaminata non vengano propugnate ai cittadini sotto le mentite spoglie di disegni di legge necessari per consentire al nostro Paese di considerarsi “civile”. A mio avviso, può dirsi “civile” un Paese in cui i più deboli (nel nostro caso i bambini) vengono preservati e difesi dalle rivendicazioni e dai desideri individualistici dei più forti. L’approvazione del ddl Cirinnà, pertanto, non farebbe altro che rendere l’Italia un paese ancora più incivile, eticamente inaccettabile e drammaticamente iniquo.

30 giugno 2015

La sentenza della Corte Suprema è la morte del federalismo USA

 
di Alessandro Rico

La sentenza della Corte Suprema non è solo gender contro diritto naturale. Cambia per sempre anche il federalismo americano. La dialettica tra federal government e States’ rights attraversa tutta la storia statunitense, culminando con la Guerra di Secessione, che spianò la strada al centralismo. Un’evoluzione già segnata dalla celebre sentenza Mason vs. Marbury del 1803, con la quale il giudice Marshall (che in realtà era un politico e non un giurista) inaugurò il sistema della judicial review, ossia il controllo costituzionale sulle leggi da parte della Corte Suprema. Quest’ultima, insomma, si arrogava l’autorità di promulgare l’esegesi ufficiale della carta fondamentale su tutto il territorio nazionale, con le ovvie implicazioni sull’autonomia interpretativa che i singoli Stati rivendicavano. La rivendicava, ad esempio, il senatore John Calhoun, autore della Disquisition on Government, in cui criticava il centralismo e, più profondamente, gli effetti deleteri del principio maggioritario fondato sull’invenzione di un “popolo” e sulla depredazione delle minoranze perdenti. Un leitmotiv che Bastiat avrebbe tradotto nella definizione dello Stato come «la grande illusione attraverso la quale ognuno cerca di vivere a spese degli altri». Tra i paladini degli States’ rights si annoverava anche il Ministro per i rapporti con la Russia John Randolph of Roanoke, grande oppositore di John Quincy Adams e propugnatore di severe limitazioni alle ingerenze del governo federale negli affari dei singoli Stati. La progressiva trasformazione degli USA da una confederazione di entità politiche autonome, in un Leviatano in tutto e per tutto simile agli analoghi europei, è stata dunque costante, inesorabile e accelerata dal ruolo che la superpotenza americana assunse dopo la Seconda Guerra Mondiale. Certamente, le intromissioni del governo hanno a volte corretto delle ingiustizie: è il caso del Civil Rights Act del 1964, che il Presidente Johnson impose agli Stati recalcitranti, senza peraltro poter debellare la piaga della segregazione razziale. D’altro canto, la maggior parte degli uomini politici sudisti ai tempi della guerra civile era contraria alla schiavitù, tanto che probabilmente in caso di sconfitta degli yankees quell’odiosa istituzione sarebbe andata incontro a uno spontaneo esaurimento – ma già Tocqueville, nella sua Democrazia in America, profetizzava l’impossibilità di risolvere definitivamente la questione razziale. 

La sentenza sul matrimonio gay si inserisce in questo meccanismo di graduale snaturamento della vocazione originale degli Stati Uniti d’America: terra di libertà, in cui società altrove reiette potevano vivere in pace e cercare, come recita proprio la Costituzione, la «felicità». Quella «felicità» che significava la più ampia libertà negativa per gli individui e per le persone all’interno delle loro comunità, in linea con la tradizione cristiana della sussidiarietà, si è poi trasformata in onerosi diritti sociali e infine in licenze edonistiche, che hanno inverato le premonizioni di Bastiat e Calhoun sul welfarismo. Oggi gli americani rischiano di dover finanziare gli sgravi fiscali anche alle “famiglie gay”, dopo che la scandalosa amministrazione Obama aveva cercato di costringerli a sovvenzionare una specie di sistema sanitario statale che avrebbe erogato gratuitamente (ossia a spese dei contribuenti) persino i contraccettivi. In quel caso, è stata proprio la Corte Suprema a bocciare la riforma, dando ragione alla corporation cristiana Hobby Lobby. Così, è al Primo Emendamento sulla libertà religiosa, che si vuole appellare il Governatore del Texas per impedire l’attuazione della decisione della Corte sul matrimonio “egualitario”. Forse non è abbastanza. Ma qui si combatte tanto per la famiglia naturale che per l’anima autentica dell’America. Nei giorni in cui, sulla scia della strage di Charleston, persino il Sud Carolina bandisce le bandiere confederate, lo spirito delle origini sembra un’anticaglia da film western. La judicial review si è estesa pure a materie tanto controverse come i presunti diritti degli omosessuali, incrementando la centralizzazione e facendo strage delle libertà locali. Gli States’ rights sono morti e gli USA sembrano diventati l’Unione Sovietica.

29 giugno 2015

Il Sacro Cuore, la Misericordia, la Giustizia e l’Amore


di Roberto de Albentiis 

Giugno è il mese che la pietà popolare (sempre disprezzata dai tanti soloni del politicamente corretto, laico e, soprattutto, ecclesiastico) e la Chiesa hanno consacrato al Sacro Cuore di Gesù, la “fornace ardente di Carità”; da anni è invece diventato, per il mondo, il mese dell'orgoglio arcobaleno e queer, e vedendo a inizio mese le immagini dello schifoso Gay Pride brasiliano di Sao Paulo (roba allucinante che faceva sembrare quelli italiani con quei fessi dei pastafariani, dei No Vat e della Innocenzi come cose da educande) capisco bene lo sguardo che ha sempre Gesù in questa iconografia (insieme dolce - di amore per noi - e triste - per i nostri peccati) e cosa chiede, amore per Lui (quanto è abusato oggi l'amore, svincolato dalla verità e dal sacrificio!) e fuga e riparazione dei peccati (propri e altrui).

Esattamente a metà di questo mese di giugno mi erano capitati sotto gli occhi due fatti apparentemente slegati: a Rimini una madre e una figlia, disoccupate e sole, intraprendono una scelta suicida ("perdono, non ce la faccio più a vivere così", avrebbero lasciato scritto), la seconda riesce nell'intento, la prima è tra la vita e la morte e non si sa se riuscirà a cavarsela (di ieri, la notizia di un altro tentato suicidio a Rimini, per fortuna sventato); dal Gay Pride di Sao Paulo di cui sopra (quest’anno particolarmente osceno, con tanto di simulazione di crocifissioni e uso di immagini e statue sacre per masturbarsi) sono emerse fuori le immagini di un bambino seminudo, truccato, agghindato e messo a ballare per la gioia di un capannello di adulti, sembrava una scimmia ammaestrata, e dire che la scena faceva schifo (ma per chi ha permesso e filmato ciò, non per il povero bambino che nulla c'entrava) è poco (se vorrete – ma non lo consiglio, anche per tenere pulita la propria mente –, potrete vedere queste immagini, ma avverto il lettore, si tratta di roba fortissima, da far venire il ribrezzo in pochi secondi).

Nessuno, tra gli “open-minded” (e tra questi quanti che non ti salutano più e ti cancellano dalle loro vite, reali e virtuali, perché, secondo loro, non sufficientemente “moderni” e “aperti di mente”!), si è lamentato o indignato per nessuna delle due cose: lamentarsi della condizione delle persone esodate, finite a dormire in auto o, purtroppo, anch'esse suicide non è cool, non è open-mided, anzi, ormai, è segno di fascioleghismo (nuova e misteriosa categoria politica che vuol dire tutto e niente), e mica si potrà essere accondiscendenti con il populismo delle classi inferiori, non aperte alle nuove istanze dei "nuovi diritti"; criticare le oscenità del Gay Pride è roba da integristi e fascisti (un "fascisti" sta sempre bene, anche il buon Peppone lo sapeva, e almeno lui i fascisti veri li aveva combattuti) e, ora, anche da omofobi, e poi, se i bambini devono esistere per la gioia dei "genitori" (che li commissioneranno e compreranno da povere famiglie del Terzo Mondo), perchè non farli esistere anche per la gioia di terzi spettatori (e perchè magari, un giorno, da spettatori non si passerà anche a qualcos'altro)?

Difensori dell'"inclusività" (ma che è 'sta roba, se magna?), della "società aperta" (una bella invenzione del sopravvalutato Popper e dello speculatore Soros), dei "diritti umani" (ma i primi e veri diritti umani sono quelli alla vita, al cibo, al lavoro, non quelli di andare in giro seminudi o di sfogare i propri istinti in giro come animali), voi siete esattamente organici al sistema capitalista, e non tentate manco più di dimostrare il contrario, e quindi non difenderete lavoratori e famiglie; in compenso, dite che i diritti civili (meglio, la parodia di questi, che sono molto più seri e nobili) prevalgono sui diritti sociali e sostenete che per combattere presunte "discriminazioni" e "disuguaglianze" (ma che non riguardano certo quelle di chi non ha da mangiare o da lavorare, visto che siete dei ricchi borghesi che difendono altri ricchi borghesi) bisogna sessualizzare il più possibile bambini e ragazzi, farli spogliare, toccare (che schifo...) ed entrare subito in contatto con le cose più schifose. Voi siete corresponsabili dell'intento suicida di quelle persone e della corruzione di quel povero bambino.

Il Catechismo di San Pio X enuncia come peccato che grida vendetta al Cielo l'impurità; però enuncia anche, sempre come peccati che gridano vendetta al Cielo, l'oppressione dei poveri e il defraudare i lavoratori della giusta mercede: il nostro Occidente (sistema di cui voi dirittumanisti e dirittocivilisti vi fate paladini, ormai senza più alcuna vergogna) si basa su entrambe queste cose, ormai non si fanno più distinguo (la "destra" custode dei "valori morali" ma allo stesso paladina del libero mercato capitalista, la "sinistra" paladina della "solidarietà" ma sdoganante l'immoralità) e le maschere le differenze sono cadute.

Ricordatevi: se Cristo e Maria, in tante apparizioni (Paray-le-Monial, Salette, Lourdes, Fatima, Vilnius, Gallinaro, Medjugorje...), hanno richiamato alla Misericordia (Misericordia, però, che presuppone il pentimento e la conversione), hanno anche richiamato, qualora non si fosse adempiuto a ciò, alla Giustizia; voi rimproverate chi vi si oppone di avere poca misericordia, ma state pericolosamente affrettando la giustizia, e non sarà una cosa bella.
Uno dei più grandi devoti e apostoli del Sacro Cuore di Gesù fu il Servo di Dio Angelo Giardino (1906 – 1979; qui se ne può leggere una vita): povero contadino analfabeta (non frequentò mai nessuna scuola e non seppe parlare che nel dialetto del suo paese natale, Solopaca, nel beneventano), fin da bambino ebbe doni mistici (come le stimmate, come peraltro il suo ben più di lui famoso padre spirituale, Padre Pio, un altro beneventano ignorante e rustico, e come un'altra contadina campana disprezzata e semi-analfabeta morta in concetto di santità, la casertana Teresa Musco), e in onore del Sacro Cuore digiunava, e fin da bambino, per tutto il mese di giugno e i primi dieci giorni di luglio. Ebbe visioni e messaggi dal Sacro Cuore eppure fu sempre umile, sottomesso e obbediente, anche quando i sacerdoti (per eccesso di prudenza o, anche, per umana invidia) gli negavano i sacramenti; nel suo caso, come nel caso di Teresa Musco o di Santa Margherita Maria Alacoque, Nostro Signore Gesù Cristo scelse delle creature povere e ignoranti (di quelle che i vari dirittumanisti/dirittocivilisti non avvicinerebbero mai), eppure umili e obbedienti, per interloquire, non dei luminari pluri-laureati o degli scienziati.

Il mese di giugno, ormai, volge al termine (e speriamo, e mi rivolgo a me in primis, di averlo vissuto bene), però stiamo andando incontro al mese di luglio, dedicato al Preziosissimo Sangue, e al mese di agosto, dedicato, tra gli altri, a Dio Padre Misericordioso e al Santissimo Sacramento: le devozioni sono i mezzi, tanto semplici quanto belli ed efficaci, che Dio rivela per far giungere quante più anime a Lui, ricorriamo ad esse! E consideriamo come il Sacro Cuore (e la Divina Misericordia; qui, qui e qui alcuni articoli in proposito pubblicati su questo sito), il Preziosissimo Sangue e il Santissimo Sacramento siano un tutt’uno, siano l’essenza della Carità e della Misericordia… come possiamo non “accenderci d’un santo amore”, come scriveva Sant’Alfonso Maria de Liguori?

27 giugno 2015

Il pretino sui pattini


di Edoardo Dantonia

“Torò-torò, torò-torò”, sento canticchiare alle mie spalle mentre saluto un mio amico dopo un pomeriggio passato a casa sua. Appare da dietro la cancellata una figura sensazionale nella sua piccolezza: un minuscolo prete di novant’anni che pattina, letteralmente, verso casa, bastone alla mano. I capelli hanno abbandonato da tempo il suo cranio, e l’età ha piegato le sue membra; eppure ho trovato molta più vivacità in questo vecchio pretino che in tanti miei galiardissimi amici. Il singolare soggetto sta da questo mio amico da qualche anno ormai, ma io non ricordo il suo nome, e temo di non averlo mai nemmeno chiesto. Giunge accanto a noi, che ci stavamo congedando all’uscita, e mi dice: “Sei cresciuto troppo per i miei gusti”. Io gli rispondo sorridendo: “Cercherò di fermarmi allora”. Lui fa ancora qualche passettino, ci supera e poi mi dice, girandosi: “Allora, quando ti fai prete?”. Io rido e gli dico: “Guardi, a meno che arrivi la chiamata dall’alto, penso sia molto improbabile”. Il pretino sorride e poi chiede ancora: “Ma tu la dici la corona?”. Io mi imbarazzo e dico: “Qualche volta”. Lui allora s’infervora un poco e mi redarguisce: “Tu mangi tutti i giorni? E Jahvè c’è tutti i giorni? Allora perché non dici la corona tutti i giorni?”. Io rimango in silenzio aprendo le braccia, come per dargli ragione, e lui in un attimo tira fuori da non so dove un piccolo sacchetto di stoffa e, accompagnando il gesto con il solito “Torò-torò, torò-torò”, fa scivolare fuori più di dieci anelli rosario. “Scegli”, mi dice. Io allungo la mano e ne prendo uno. Il pretino prosegue: “Ora dovrai dire la corona ogni giorno. E la prima volta che la dirai dovrai dedicarla ai sacerdoti, ché ce ne sono pochi”, e se ne va così com’era apparso: pattinando sul terreno e poggiando il suo bastone ogni serie di passettini.

Quel che mi ha detto è qualcosa dettato sicuramente da una sincera preoccupazione e non da una semplice fissa per il sacerdozio. Aggiungo anche che la prima delle corone che ho detto l’ho davvero dedicata ai sacerdoti. Ma non l’ho fatto perché questi aumentino di numero, bensì perché quelli già esistenti svolgano al meglio la loro missione. Non penso infatti che il trionfo di Cristo sia qualcosa di visibile attraverso mere vittorie terrene: un saldo potere ecclesiastico, una ingente quantità di ordinazioni, etc. D’altronde non lo pensa nemmeno la Chiesa, che nel suo Catechismo dice: “Il Regno non si compirà dunque attraverso un trionfo storico della Chiesa secondo un progresso ascendente, ma attraverso una vittoria di Dio sullo scatenarsi ultimo del male che farà discendere dal cielo la sua Sposa” (CCC 677). Cristo non venne infatti con una corona d’oro poggiata in testa a spodestare i malvagi, ma subì la più tremenda delle pene e la più bassa delle umiliazioni. La sua corona fu di dolorosissime spine. La storia della Chiesa cominciò con quella che possiamo a tutti gli effetti definire una sconfitta. Ma da quella sconfitta terrena nacque una vittoria celeste, la vittoria della vita sulla morte. Se oggigiorno vediamo chiese vuote, o persino demolite, fedeli confusi, preti indegni o assenti, valori spezzati e via dicendo, non solo non dobbiamo disperare, ma dobbiamo esultare persino: se la Chiesa trionfasse in terra dovremmo ragionevolmente aspettarci che, da un momento all’altro, essa possa cadere e scomparire del tutto, come tutte le cose che trionfano nel mondo.

https://mienmiuaif.wordpress.com/2015/06/18/il-pretino-sui-pattini/

26 giugno 2015

L'Ncd approva l'ora di religione gender (con imprimatur Cei)


di Francesco Filipazzi

Quando c'era Rutelli si stava meglio. Sappiamo che è una frase surreale, ma vedendo il comportamento dell'Ncd al Senato, non ci resta altro che rimpiangere quella sinistra cattolica che, fra mille contraddizioni, sui temi etici manteneva comunque una decenza.
Oggi invece l'Ncd, dopo aver partecipato al Family day, quasi cercando di porsi come riferimento politico della manifestazione, con un'operazione furbetta, ha sacrificato sull'altare del cadreghino ben un milione di persone, approvando la riforma della scuola che prevede una forte proposta “educativa” a base di ideologia gender. Che non esiste, ci dicono, eppur si muove.

In poche parole i camaleontici democristiani dell'Ncd, per mantenere la poltrona, hanno votato la fiducia ad una legge che pochi giorni prima sono andati in piazza a delegittimare. Senza vergognarsi. 
Anzi, rivendicando una vittoria enorme, in quanto all'interno della legge da loro approvata è stato inserita una clausola sul “consenso informato” da parte dei genitori, che devono essere d'accordo nel far partecipare i figli a queste lezioni “extracurricolari”, nelle quali, stando a quelle che vengono bollate come leggende metropolitane, a quanto pare si sessualizzano i bambini, si insegna loro ad avere rapporti sessuali, si mostrano loro genitali e si invitano a toccarseli a vicenda. 
I genitori dovranno quindi dire se sono d'accordo o no, grazie ai signori dell'Ncd. Un po' come per l'ora di religione, ma in questo caso probabilmente i genitori che daranno il loro “dissenso informato” non potranno mandare i figli a scuola un'ora dopo. Non è difficile predire che questi genitori, schedati per bene, verranno pressati per dare il consenso, pena la persecuzione del figlio. Nelle scuole italiane certe cose sono avvenute e avverranno ancora, se si tratta di difendere la religione di stato, che nei decenni scorsi era il marxismo e oggi è il genderismo.
La Cei in tutto questo non è pervenuta. O meglio, è sulla stessa linea dell'Ncd. I nostri amati vescovi hanno stroncato il Family day, dicendo che era una chiusura al dialogo, un brutto modo per manifestare il dissenso e via dicendo. I signori dell'Ncd si sono quindi allineati alle linee della Conferenza Episcopale, che evidentemente non ha alcun interesse nel far cadere Renzi. I soldi dell'accoglienza dei migranti non puzzano di certo. 

Postilla. I signori dell'Ncd si sono anche resi protagonisti di un tentativo di disinformazione piuttosto squallido. Sull'Occidentale è stato scritto, riguardo la partecipazione partitica, che in piazza mancavano totalmente Fdi e Lega. Fdi al Senato non c'è, ma alla manifestazione era presente con tutti i circoli romani e non solo. La Lega era impegnata in una festa nazionale, ma al Senato ha votato contro.
Sia di monito a chi ancora corre dietro con la lingua fuori ai vari Quagliariello e agli altri alfaniani, perché a furia di farsi trattare da stupidi, forse stupidi lo si è davvero.

Libertà di educazione e scuole parentali


Di Michele Silvi 

Patto educativo di corresponsabilità, Sussidiarietà, Autonomia, Cooperazione, Sistema formativo integrato... Ne abbiamo sentite tante, negli ultimi anni, di paroline magiche che si proponevano di risolvere l'ormai eterno problema dell'alienazione delle istituzioni educative pubbliche. Abbiamo visto nascere i POF (Piani dell'Offerta Formativa) per permettere a famiglie, associazioni ed enti locali di interagire con la programmazione scolastica, ma in definitiva cosa si è risolto?

Ce lo dice l'esperienza: niente. Per migliaia di bambini e ragazzi la scuola continua ad essere un non-luogo, un mondo separato dalla realtà, dalla società e dalla stessa comunità educante in cui gli input esterni, quando ci sono, o vengono del tutto inglobati nella burocrazia scolastica a tal punto da accrescere tale separazione o prendono la forma di sceneggiate, momenti di intrattenimento, pause dalla vera esperienza scolastica.


Quando si parla di rapporti scuola-famiglia l'idea comune è quella del controllo (da parte della famiglia) oppure della denuncia (da parte della scuola) di situazioni “difficili”. Il clima di reciproca diffidenza è così diffuso che è sempre più difficile ottenere l'autorizzazione dei genitori ad avviare quelle pratiche che garantirebbero un insegnante di sostegno ad un bambino bisognoso, e d'altra parte gli insegnanti sono portati a mantenersi nei limiti di competenza della loro professione per non rischiare che un sincero interessamento per il bene dell'alunno venga visto come un'“invasione” nella vita privata delle famiglie fino ad arrivare a conseguenze legali.

Ciò che ne deriva è un rapporto di sussidiarietà solo formale, burocratico, in cui sulla carta famiglia e scuola “cooperano” ma nella realtà sono estranei; tutto è formalizzato e codificato fino a tal punto che tutti gli attori in scena si trovano spesso con le mani legate dalla paura di essere accusati di abusare del  proprio ruolo o di evadere dalla propria zona di competenza.


Se vogliamo parlare davvero di “comunità educante”, tuttavia, è necessario che esista innanzitutto una comunità: “Insieme di persone che hanno comunione di vita sociale, condividono gli stessi comportamenti e interessi.” (treccani), di cui, a mio parere, l'elemento  caratterizzante è proprio la “comunione di vita sociale”, il vivere insieme, il condividere un'esperienza della realtà. Proprio ciò che nelle nostre scuole non avviene.

La comunità non è una cosa che si limita a vivere entro gli stessi confini geografici, o meglio: non può esserlo se deve essere comunità educante. È necessario che ci sia un laccio che tenga unita una comunità che voglia educare, legame che si chiama fiducia: fiducia sì nelle istituzioni, ma soprattutto nelle persone. E di chi si fiderebbe un genitore? Di un professionista forgiato dal Ministero? Ancora, l'esperienza ci dice di no. Quei genitori che non si fidano dei servizi sociali e delle Asl non si fideranno nemmeno del professionista della formazione che il nostro Ministero si impegna a formare, perché questi sono meri ruoli, maschere, mentre per rendere possibile la fiducia bisogna presentare alle persone altre persone; persone che non ricoprono un ruolo part-time ma  che testimoniano a tempo pieno la volontà di mettersi a disposizione dei bisogni formativi degli alunni.

È per questo motivo, presumiamo, che molti genitori si rivolgono a figure educative non professionali con un coinvolgimento e un interesse più profondo di quello che dimostrano per chi viene pagato dallo Stato proprio per svolgere quelle funzioni (mi riferisco agli oratori, centri ricreativi, associazioni e tutto quel mondo di agenzie educative non istituzionali che ogni giorno cerca di colmare, non sempre con successo, le carenze istituzionali), ma è proprio per questo motivo che inizia ora a diffondersi il fenomeno di una scuola che nasce “dal basso”, ovvero gruppi di genitori che si organizzano per fare a meno degli organismi burocratici finanziati dalle loro tasse e scelgono insegnanti fidati per allestire a loro spese scuole non solo a misura di bambino, ma anche a misura della comunità come stanno facendo, ad esempio, i fondatori di Alleanza Parentale.

Qualcuno chiama questo fenomeno “homeschooling”, ma la “casa” non è la “residenza”, la casa è proprio la comunità che non consegna i suoi figli ad un'entità aliena ma se ne prende cura con le proprie risorse guidandoli nella scoperta del proprio mondo: un mondo reale, vivo, concreto. Riuscirà mai la Scuola finanziata dalle nostre tasse farsi espressione di una comunità? Per ora non ci riesce, e solo chi può permetterselo (purtroppo) risolve come crede, dando fiducia a chi sa ispirarla.