Campari E De Maistre

Non solo Cristiada: Los ultimos Cristeros


di Federico Sesia
Anno 1935, Messico. E’ scoppiata ormai da diverso tempo una nuova Cristiada (la cosiddetta Segunda) a causa della politica anti-cattolica del Presidente Làzaro Càrdenas...

Il discorso di Paolo VI alle CEI (1964) in dieci punti


di Fabrizio Cannone
Durante il discorso fatto alla CEI il 19 maggio scorso, il Pontefice ha ricordato un analogo discorso tenuto da Papa Montini alla medesima Conferenza Episcopale...

Elezioni Europee: perché votare Fratelli d'Italia


di Marco Mancini
Come è noto, questa domenica (dalle 7 alle 23) si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. Per quanto riguarda i 73 eurodeputati italiani...

La sinistra di Dio


di don Marco B.
«Una pace senza giustizia è un esercizio retorico destinato a un misero fallimento. Ma la giustizia, in questo caso, è tale se riconosce e rispetta i diritti di tutti...

Marcia per la Vita 2014: un successo e una gioia!


di Fabrizio Cannone
Come previsto da un anno, si è svolta a Roma, domenica 4 maggio u.s., la IV edizione nazionale della Marcia per la Vita. I numeri hanno ampiamente confermato...

San Giovanni XXIII: un Papa con la tiara (prima parte)


di Federico Catani
A poco più di cinquant’anni dalla morte, Papa Giovanni XXIII (1958-1963) è diventato santo. Di Angelo Giuseppe Roncalli si è arrivati a costruire...

Se Wojtyla e Ratzinger diventano massoni...


di Marco Mancini
Come è universalmente noto, nella giornata di ieri Papa Francesco ha proceduto alla canonizzazione dei pontefici Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II...

Non ci salverà certo Putin!


di Riccardo Facchini
Se non fosse che metto mano alla fondina ogni volta che leggo titoli tipo "il web impazzisce per [nome o fenomeno a vostra scelta]" inizierei...

Don Gallo: una brava persona, un prete discutibile


di Andrea Virga
Si è recentemente spento Don Andrea Gallo, un sacerdote genovese, assunto ad icona da parte dei cosiddetti “cattolici” progressisti...

Bowie, leggiti Greene, che è meglio!


di Paolo Maria Filipazzi
Il grande David Bowie, che un tempo fu un gigante della musica ma che da dieci anni non faceva una canzone, ritorna...

La Marcia per la vita 2013: un successo su tutta la linea


di Francesco Filipazzi
Successo su tutta la linea. Questa è l'unica analisi possibile riguardo la Marcia per la Vita che ha colorato ieri le vie di Roma...

I deliri in rosa di Boldrini e co.


di Marco Mancini
Doveva essere, come il precedente, il governo della sobrietà: il caso di Michaela Biancofiore, trasferita dalle Pari opportunità alla Pubblica amministrazione...

Le manif pour tous: alcune testimonianze


di Franciscus Pentagrammuli e Andrea Virga
Nonostante il silenzio pressoché totale della stampa e dei media italiani, qualcosa sta succedendo in Francia: da più di una settimana...

Quirinale: il 25 luglio dello smacchiatore


di Marco Mancini
Povero Bersani. Non più di due mesi fa era il vincitore annunciato delle elezioni politiche: restava solo da sapere se avrebbe avuto bisogno...

La morte di Maggie divide la destra


di Alessandro Rico e Andrea Virga
Chi ci segue avrà notato che – tra i nostri tavoli e su molte altre piattaforme simili – esistono diverse opinioni riguardo le opposte ricette economiche, politiche e sociali realizzatesi durante il XX secolo....

"The Passion" tra violenza e amore


di Giulia Dessena
Cosa accade, tra gli uomini, quando iniziano a compiersi meraviglie? Se c'è un film che nel 2004 fu criticato, deriso, rinnegato, è stato proprio "The Passion" di Mel Gibson......

Identikit di un Pontefice


a cura di Campari e de Maistre
L'elezione di Papa Francesco ha sorpreso molti ossevatori; tantissime sono state, inoltre, le reazioni "di pancia" da parte della blogosfera cattolica...

Infatuarsi di Chavez: una mancanza di realismo


di Paolo Maria Filipazzi
Dopo la morte di Hugo Chavez, si sono succeduti diversi giudizi. Interessante è la schizofrenia registratasi in seno alla cosiddetta Destra...

Ti piace Putin? Terrorista!


di Francesco Mastromatteo
Premessa importante: chi scrive non è certamente uno di quei complottisti affetti da dietrologia acuta, che vedono oscure trame dei servizi segreti...

Se il risultato delle elezioni è un grande vaffa...


di Marco Mancini
In principio fu la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, infrantasi contro la discesa in campo di un noto tycoon brianzolo...

Un Campari con... Magdi Cristiano Allam


a cura di Riccardo Facchini
Magdi Cristiano Allam (Il Cairo, 1952) è un giornalista e politico egiziano naturalizzato italiano. Editoralista dal 2003 al 2008 del "Corriere della Sera"...

Vi presento i migliori alleati dei movimenti gay


di Riccardo Facchini
Notizia da poco comparsa in rete che merita due rapide battute: due candidati per Fratelli d'Italia in Veneto hanno girato uno spot considerato...

La lezione dell'Umile Servo


di Alessandro Rico
Un «umile servo nella vigna del signore». Così si era definito Benedetto XVI appena eletto pontefice, e in quella frase si trova forse...

Mons. Paglia e le coppie gay: molto rumore per nulla (oppure no?)


di Marco Mancini
Confesso che ieri, leggendo la notizia su Repubblica.it – è uno dei primi siti che apro la mattina, tanto per rovinarmi la giornata...

Se la Prima Repubblica non è mai finita


di Alessandro Rico
Qualcuno auspicava di andare, con il prossimo governo, Verso la Terza Repubblica. Ma ci ritroviamo col solito scontro Berlusconi-Sinistra...

La voce de lo Imperatore #1 - Il caso Monte Paschi


di Feudalesimo e Libertà
Con la presente invettiva, iniziano la loro collaborazione con noi i vassalli di Feudalesimo e Libertà...

La Russia, tra i gay e la Madonna di Fatima


di Federico Catani
Pare che dovrò imparare il russo. Così, in caso di emergenza, potrò espatriare a Mosca per avere un lavoro. E con l'aria che tira, non è poi un'ipotesi così assurda...

Lincoln contro il razzismo? Non esattamente


di Isacco Tacconi
Quando si parla di eroi americani, bisogna stare sempre attenti a prendere con le pinze la veridicità di quello che si racconta, specie se a raccontarlo sono proprio gli americani...

Il Guardian, il Vaticano e il "tesoro di di Mussolini"


di Marco Mancini
“Come il Vaticano ha costruito un impero immobiliare segreto usando i milioni di Mussolini”: più o meno così titolava ieri il quotidiano progressista britannico Guardian...

La marcia della Verità


di Franciscus Pentagrammuli
Domenica 13 Gennaio, a Parigi, un numero fra 300.000 (secondo la polizia) e 800.000 (riportato dagli organizzatori) persone di diverse culture, religioni...

Un Campari con... Mons. Livi


a cura di Giovanni Covino e Marco Massignan
Antonio Livi (Prato, 1938) è professore emerito di Filosofia nell'Università Lateranense, socio ordinario dell'Accademia di San Tommaso e presidente dell'ISCA...

Il Cavaliere, dalla Cei ai gay


di Riccardo Facchini
Che Berlusconi sia stato scaricato dai vescovi italiani è cosa nota. Che gli stessi prelati, col loro boss in testa, abbiano ormai benedetto l'avventura centrista di Monti...

Mamma li tradizionalisti!


di Satiricus
Siamo entrati in una nuova stagione di fervore tradizionalista: crollati un buon numero di taboo sessantottini, attenuato il furore del rinnovamento-a-tutti-i-costi e soprattutto sconfitta...

Qualche appunto sul "femminicidio"


di Marco Mancini
Non accennano a placarsi le polemiche provocate dall’affissione, da parte di un parroco di Lerici, di un volantino sul c.d. “femminicidio”. Il manifesto, contro il quale...

Quel cristiano dell'orso Baloo


di Paolo Maria Filipazzi
Dopo l’ultimo mio articolo sulla visione teologica dell'opera di Tolkien, ho ricevuto attacchi e critiche da ogni dove, per quella che alcuni hanno definito come...

Pannella, sciopero a fini elettorali


di Danilo Quinto
L’unico modo per comprendere fino in fondo Marco Pannella e la ragione delle sue azioni, è ascoltarlo. Questo vale soprattutto per quanto riguarda...

La casalinga sanguinaria se ne frega dell'animalismo


di Isacco Tacconi
Lo scorso 28 novembre due uomini, padre e figlio, sono stati assaliti di notte da quattro rottweiler mentre liberavano il giardino...

Se i massoni scrivono per la San Paolo


di Satiricus
Era da un po’ che attendevo di scrivere su questo tema, e pure di iniziare la mia collaborazione con la truppa di CampariedeMaistre, ma non mi decidevo mai a farlo – un po’ per pigrizia...

"It's a girl": il vero femminicidio


di Giulia Dessena
Quando ciò che genera la vita è causa di morte. "It's a girl" è un lungometraggio sulle donne, delle donne e per tutti noi: un documentario, firmato dal regista Christian Evan Grae Davis, sulla pratica...

27 maggio 2015

Terra di Maria


di Giuseppe Signorin

Il buon giorno si vede dal parcheggio. Se si trova posto per la propria Panda davanti all’unico cinema del paese, dove di solito nemmeno a bordo di una formica si può sperare di intravedere un buco dove metterla, significa che le cose partono bene. D’altronde, un cinema che decide di proiettare per diversi giorni di fila il secondo docu-film del geniale regista spagnolo Juan Manuel Cotelo, “Mary's Land - Terra di Maria”, non può che iniziare anche lui a dispensare miracoli.

Dopo “L’ultima cima”, il documentario più visto di sempre in Spagna grazie al solo passaparola e alla figura simpaticissima e santa di don Pablo Dominguez, con Terra di Maria Cotelo veste i panni dell’avvocato del diavolo e indaga su una serie di conversioni e di personaggi radicalmente cambiati dall’incontro con la Madre di Dio. C’è “un tempo per piangere e un tempo per ridere”, recita l’Ecclesiaste. In Terra di Maria i due tempi si alternano di continuo fino quasi a confondersi, come quando fuori piove e c'è il sole. (Io ovviamente da vero maschio selvatico per non piangere prendevo in giro mia moglie che piangeva).

Impressionante la capacità di sintesi e visione d'insieme del regista: dalla creazione del mondo ai giorni nostri, una Chiesa viva riunita attorno al nome della Madre perché solo la Madre può portarci in maniera santa al Figlio. Tanti i personaggi "interrogati" dal regista/avvocato del diavolo, da un infermiere messicano che come secondo lavoro gira di bordello in bordello portando immagini sacre e rosari e dicendo agli ultimi degli ultimi che Dio li ama alla follia, a un'ex soubrette di Las Vegas, Lola Falana, nota anche nel nostro paese, ammalata ma innamorata di Maria, passando per medici ex abortisti ed ex modelle oggi paladini della preghiera e della vita. Fino ad arrivare a Medjugorie - vertice del film.

Un'opera estremamente personale e allo stesso tempo estremamente umile. In realtà le due cose non sono in contrapposizione, come a volte si può pensare: Cotelo usa il suo talento, la sua personalità e il suo senso dell'umorismo perché lui è stato fatto così e così rende gloria a Dio e serve i fratelli. Altrimenti Dio l'avrebbe fatto in maniera diversa.
Per concludere: film da vedere, rivedere e mettere in pratica

https://mienmiuaif.wordpress.com/

26 maggio 2015

Teologia della liberazione. Un salvagente di piombo per i poveri


di Federico Catani

«È importante tenere presente che quello che si cerca, oltre o, meglio, mediante la lotta contro la miseria, l’ingiustizia e lo sfruttamento, è la creazione di un uomo nuovo». Così scriveva nel 1971 Gustavo Gutiérrez, uno tra i massimi esponenti della teologia della liberazione. Questa corrente teologica, da cui la Chiesa ha preso le distanze per volontà di S. Giovanni Paolo II e dell’allora card. Ratzinger, è celebre per la commistione che ha realizzato in America Latina tra cattolicesimo e marxismo. Note al grande pubblico sono la sua presunta attenzione ai poveri e il suo sostegno alla prassi rivoluzionaria. Forse però non molti conoscono i suoi più recenti sviluppi. La teologia della liberazione, infatti, non è morta e non è rimasta affatto circoscritta al Sudamerica. Oggi, anzi, sembra tornata in auge e in diversi ambienti continua ad essere punto di riferimento, seppur in maniera velata. Ma quel che più conta è la sua evoluzione, che ci riguarda tutti, in un modo o nell’altro, perché attiene alla rivoluzione culturale e antropologica cui stiamo assistendo.

In effetti, dopo il crollo dell’Unione Sovietica e il fallimento generale del comunismo, i teologi della liberazione, che hanno sempre fatto proprie le categorie filosofiche, politiche ed economiche del marxismo, sono stati costretti a reinventarsi. In pratica, hanno ampliato i concetti di “povero” e “povertà”. Se negli anni Settanta e Ottanta i poveri erano i proletari sfruttati e alienati da un sistema economico che prevedeva la proprietà privata dei mezzi di produzione, oggi sono anche altre categorie di persone, sempre oppresse, ma in maniere e per ragioni diverse. Ecco allora che i nuovi poveri sono gli omosessuali, i transgender, le donne e persino la natura. Tale passaggio all’interno della teologia della liberazione è avvenuto senza contraddizioni. Leonardo Boff, altro personaggio di spicco di questo mondo, già nel 1985 scriveva infatti che la teologia della liberazione andava strettamente legata ai vari processi di liberazione caratteristici della storia moderna, come ad esempio il freudismo e il pensiero di Nietzsche riguardo la liberazione psicologica e quella degli istinti. Questi teologi hanno poi fatto ricorso senza problemi all’ideologia del gender per lottare contro la discriminazione di sesso, al femminismo per contrastare il dominio maschilista e all’ambientalismo estremo per difendere il pianeta Terra.  

Gli attuali attacchi alla vita, alla famiglia e all’educazione dei nostri figli, pertanto, sono in qualche modo sostenuti anche da certi ambienti che si rifanno proprio alla teologia della liberazione, seppur con un’ampia varietà di sfumature. L’obiettivo è quello dichiarato da Gutiérrez e da altri: creare un uomo nuovo, completamente liberato da ogni tipo di oppressione, persino dalla morale e dalle leggi di natura. Un uomo ben diverso, quindi, da quello rinnovato e ricreato dalla grazia di Dio.

Chi volesse approfondire questi temi può leggere il documentato libro di Julio Loredo, “Teologia della Liberazione. Un salvagente di piombo per i poveri” (Cantagalli, Siena 2014), in cui l’autore analizza dettagliatamente il nucleo dottrinale della teologia della liberazione, mettendo ben in evidenza tutti gli errori che la allontanano dalla verità insegnata dalla Chiesa: immanentismo, storicismo, manipolazione della Sacra Scrittura, distorsione dell’immagine di Dio, del concetto di Redenzione, di peccato, una nuova e rivoluzionaria visione di Chiesa, primato della prassi, e così via. «Il concetto fondamentale della Tdl, che la percorre da cima a fondo, è quello di “liberazione” – scrive Loredo - cioè un movimento, interiore ed esteriore, tendente ad emancipare individui e società da certe situazioni ritenute oppressive o discriminanti». Ma, per l’appunto, non sempre ciò che sembra oppressivo in realtà lo è. Prendiamo per esempio il caso dell’omosessualità. Dimenticando che la Chiesa da sempre insegna l’amore per il peccatore e la condanna del peccato, la teologia della liberazione gay, lesbica e queer parla di oppressione secolare verso il mondo omosessuale. In questo modo però, di fatto si legittima la ribellione non ad un’ingiusta autorità umana, bensì alla legge naturale e morale, voluta da Dio. È lo stesso ordine del creato che viene pensato come struttura oppressiva e dunque contestato. 

Stesso discorso vale per la cosiddetta teologia femminista. Con il pretesto della pari dignità tra maschio e femmina, in realtà essa diffonde lo scontro tra i sessi, distorce il concetto di maternità e legittima ogni orrore in nome dell’autodeterminazione femminile. L’aborto ne è l’esempio più eclatante. Non solo. L’attacco al “patriarcalismo” mette in discussione persino l’immagine di Dio in cui i cristiani hanno sempre creduto e che hanno sempre accettato. E così come è necessario liberarsi da ogni forma di oppressione tra esseri umani, bisogna pure liberare la natura dal dominio dell’uomo. Di qui il mito del pianeta Terra considerato un organismo vivo di nome Gaia. Scrive Leonardo Boff: «Al grido dei poveri dobbiamo aggiungere il grido della Terra». Ancora una volta, si sovverte l’ordine del cosmo, perché la flora e la fauna hanno la priorità rispetto all’uomo, l’unico essere creato a immagine e somiglianza di Dio.

Sotto l’apparenza di buoni princìpi la teologia della liberazione cela pertanto delle vere e proprie aberrazioni. Come scrive Loredo, «proclamandosi in favore dei poveri, essa tuttavia difende sistemi che generano povertà. Sembra quasi che la Tdl abbia fatto non tanto un’opzione preferenziale per i poveri, quanto per la povertà stessa». Una povertà, lo diciamo a scanso di equivoci, ideologica, che nulla a che vedere con quella consigliata dal Vangelo e vissuta da Gesù e dai santi, né con una giusta sobrietà di vita. I teologi della liberazione, in effetti, hanno posto al centro del loro pensiero la prassi rivoluzionaria, spalleggiando regimi comunisti criminali, in cui i poveri erano solo strumentalizzati. Vengono in mente le parole che Don Camillo dice al pretino progressista don Chichì: «La povertà è una disgrazia, non un merito. Non basta essere poveri per essere giusti. E non è vero che tutti i poveri abbiano solo diritti e i ricchi solo doveri: davanti a Dio tutti gli uomini hanno esclusivamente dei doveri». Lo stesso discorso vale per le cosiddette nuove categorie di poveri, ugualmente strumentalizzate per costruire un’umanità nuova, liquida, slegata da ogni riferimento certo. D’altra parte, è ben difficile considerare oppressi i membri di quelle potentissime lobby, ricche e influenti, che mirano a imporre la dittatura del pensiero unico, con buona pace della tolleranza e della libertà. 

(La Croce quotidiano, 29 aprile 2015)

25 maggio 2015

Piccolo manuale di sopravvivenza per cristiani (al tempo del gender)


di Alessandro Rico

Il referendum sulle nozze gay o “egualitarie”, come le ha biecamente definite il Corsera, segna un’altra tappa del declino della civiltà europea, salutato incredibilmente con gaudio esiziale dagli estensori del pensiero unico. Lanciarsi qui in un’altra denuncia degli abomini dell’ideologia gender sarebbe forse inopportuno, mentre si collezionano sconfitte. Quella che vorrei proporre, allora, è una strategia di sopravvivenza in questi tempi duri.

Noi cristiani sappiamo due cose per certo: come tutto è cominciato (la storia della salvezza narrata dalle Scritture) e come tutto andrà a finire (la seconda venuta di Cristo). Quel che accade nel mezzo, sebbene sottilmente guidato dal filo della Provvidenza, è il regno della libertà umana, che come sapeva bene Agostino può essere messa al servizio di Babilonia o della Città di Dio. Questa consapevolezza non deve produrre due opposti eccessi: né una sorta di fideismo inerte, né un irredimibile pessimismo storico. Il bello di Gesù è che ci ha dato la soluzione in anticipo, annunciandoci le tribolazioni ma suggerendoci anche la condotta: «Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Mt 10, 16). La vita da testimoni non è una passeggiata di piacere, soprattutto perché i cristiani non si limitano a dichiarare la Verità, usandola come strumento di offesa (come piace tanto al demonio, non a caso Grande Accusatore), ma ne fanno via di correzione e redenzione, attraverso la Carità. È questo che il mondo non può perdonarci: amare senza bisogno di negare la realtà, come fanno gli “amori” abortiti che, non riconoscendo il peccato, hanno ingrigito anche la bellezza. Senza costituirsi in sette fondamentaliste e senza l’arrendevolezza del cattolico “adulto”, che come tanti adulti confonde la maturità con la disperazione, si tratta di essere “semplici”, ossia candidi, saldi, coerenti, per dimostrare che si può vivere come propone il Vangelo, ma anche circospetti, perché la trasparenza da sola si espone alle imboscate degli avversari scaltri. Anche se in questo mondo siamo destinati a vedere frustrata la nostra «buona battaglia», anche se nella storia le due città agostiniane si trovano sempre mescolate, non siamo chiamati che a rendere testimonianza di una vittoria che Cristo ha già conseguito per noi: «Per questo dichiaro solennemente oggi davanti a voi che io sono senza colpa riguardo a coloro che si perdessero, perché non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio» (At 20, 27), dice San Paolo agli Efesini nel momento in cui si congeda da loro.

Certo, non si può fare a meno di deplorare che questo Vecchio Continente, terra di elezione di una prospera cultura giuridica, filosofica, artistica, sia eroso da una triste rovina che se da un lato, nel classico rivolgimento che caratterizza le vicende del cristianesimo, apre nuovi orizzonti ad Asia, Africa e Sud America, dall’altro lascia un profondo vuoto proprio in quelle conquiste di civiltà che questi altri mondi non hanno mai eguagliato. Ma quante volte i cristiani hanno avuto il senso che tutto stesse per finire? Durante le persecuzioni dei romani, poi al crollo dell’Impero d’Occidente, al tempo delle scorribande di Arabi e Ottomani, poi ancora con la Rivoluzione francese o il Risorgimento, le guerre mondiali e il comunismo sovietico. Tutto sommato, per parafrasare una canzone, noi siamo ancora qua. Non significa che tutto vada bene e che non siamo di fronte a una delle più subdole e per questo una delle più minacciose offensive contro la fede; ma ancor più conta lo star saldi, conta l’opporre l’esempio e le ragioni a un’epoca che prima o poi, forse troppo tardi, sarà costretta ad ammettere a se stessa i suoi errori. Nel passo di Matteo che citavo sopra, c’è una conclusione che non nascondendo le future sofferenze, trasmette anche uno straordinario conforto: «E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato». Se Gesù ha già vinto tutto questo male, sforziamoci di donare la nostra vita perché gli uomini non rovinino troppo il suo capolavoro. Al termine della sesta epoca della storia, che significativamente per Agostino comincia con l’Incarnazione e finisce solo con l’Apocalisse, ci sarà «il nostro sabato, la cui fine non sarà un tramonto, ma il giorno del Signore, quasi ottavo dell’eternità, che è stato reso sacro dalla Risurrezione di Cristo perché è allegoria profetica dell’eterno riposo non solo dello spirito ma anche del corpo. Lì riposeremo e vedremo, vedremo e ameremo, ameremo e loderemo. Ecco quel che si avrà senza fine alla fine. Infatti quale altro sarà il nostro fine, che giungere al regno che non avrà fine?».
  

23 maggio 2015

Il ritorno delle Sentinelle


di Giuliano Guzzo

Tremate, le Sentinelle son tornate: i manifestanti meno politicamente corretti degli ultimi anni, in questo fine settimana, occuperanno cento piazze italiane per difendere la famiglia, il diritto dei bambini ad avere padre e madre e la libertà dei genitori di educarli come figli loro e non di uno Stato etico in cui il maschile e il femminile siano ridicolizzati come stereotipi patriarcali. I paladini del Pensiero Unico da mesi – e con notevole impegno – ribattono che in realtà la teoria del gender non esiste, che basta l’amore a definire cosa sia la famiglia e che tutto il resto è paranoia. Ma loro, i manifestanti, sono di quella che Giuseppe Prezzolini (1882-1982) chiamava la congregazione degli apoti: non la bevono.

Perché non vogliono un Paese in cui – per legge – possa essere negato a priori ad un bambino il diritto di crescere con un papà e una mamma e possa essergli pure detto che, siccome ha un genitore 1 e persino un genitore 2, allora va tutto bene. Perché proprio non riescono a farsela piacere un’Europa ridotta a cimitero, in cui si vendano più pannolini per anziani che per bambini. Perché non ci stanno ad essere presi per i fondelli e definiti istigatori all’odio o potenziali picchiatori solo perché sulla famiglia osano pensarla come Aristotele o Cicerone, gente neppure cristiana e che sapeva bene che vi sono anche persone attratte dallo stesso sesso, ma che non per questo s’è sognata di stravolgere il matrimonio o di proporre un disegno di legge sulle unioni civili. Tremate, le Sentinelle sono tornate.

http://giulianoguzzo.com/2015/05/23/tremate-le-sentinelle-son-tornate/

22 maggio 2015

«Integralmente iniqua»


di Giuliano Guzzo

I cattolici e i non credenti italiani affezionati alla ragione, a trentasette anni dall’approvazione della legge 194/’78, hanno ancora parole contro l’aborto legale? Il contesto attuale sembrerebbe escluderlo: non molti, oggi, rifletteranno su questa ricorrenza tristissima, pochi la giudicheranno tale e quasi nessuno avrà il coraggio di augurarsi che sia l’ultima. Più che l’indignazione, nonostante le apprezzabili iniziative pro-life, a livello generale prevale dunque la volontà neppure di parlare dell’aborto, argomento ritenuto privato e triste. E poi – è la conclusione di tanti – c’è già una legge. Ecco che allora la legge 194/’78, oltre che corresponsabile della morte di milioni di italiani, si conferma micidiale sonnifero delle coscienze. Non è un caso che a parlare della perdita volontaria di un figlio come di un dramma, oggi, vi siano sia parecchi che si dichiarano contrari alla pratica abortiva, sia quanti sono per la libertà di scelta: questo perché, com’è evidente, la dimensione oggettivamente delittuosa dell’aborto non scandalizza più. E non scandalizza più, dicevamo, perché la legge 194/’78 molti figli li ha eliminati e gli altri li ha cresciuti educandoli all’idea che se l’aborto è brutto, l’aborto illegale è peggio.
L’obiezione a simili considerazioni, di solito, verte sull’importanza prioritaria dell’evitare l’aborto. La Legge non obbliga ad abortire – si osserva – quindi un lavoro culturale è comunque possibile. Ora, questo non solo è vero, ma risulta pure doveroso. I cattolici e i non credenti italiani affezionati alla ragione debbono però rendersi conto, sulla scorta di quanto poc’anzi sottolineato, che la legge 194/’78 svolge anche un lavoro culturale. Chi ha a cuore la difesa della vita deve smetterla di credere di giocare in campo neutro o persino di giocare in casa, perché così non è: per ogni convegno, dibattito o pubblicazione contraria all’aborto, infatti, a controbattere è la voce più autorevole – quella dell’ordinamento giuridico – ed afferma l’esatto opposto, e cioè che l’aborto è qualcosa su cui si può scegliere. E’ una realtà amara, ma è la realtà. Intendiamoci: questo non rende inutile ogni convegno, dibattito o pubblicazione contraria all’aborto. Anzi. Nella misura in cui si perde però di vista il fatto che il primo avversario dei diritti del figlio concepito, oggi, non è il partito radicale ma lo Stato, si rischia di combattere una battaglia immaginaria e di presentarsi nella trincea alla quale altri mirano con fucili di precisione armati solo di fionda e buone intenzioni.
Una simile consapevolezza, tuttavia, non deve alimentare l’illusione di rivoluzioni ora non praticabili né generare sensi di colpa: nessuno rimprovererà agli italiani di buona volontà del 2015 o rimprovererà alla mia generazione di non essere riuscita ad abrogare la legge 194/’78. Tuttavia, se l’impossibile non realizzato non comporta colpevolezza, il dovere non onorato implica pesanti responsabilità. E il primo dovere di chi si batte per la vita pensando non solo ai singoli e pur importantissimi casi – per ogni bambino salvato è salva anche una mamma, spesso pure una famiglia -, ma al contesto generale è rendersi conto che la cultura della morte mai si sarebbe diffusa, non almeno nelle dimensioni attuali, senza il megafono normativo, da condannare perciò senza esitazione. A questo proposito, spesso si ricorda come Giorgio La Pira abbia definito la legge 194 «integralmente iniqua», ma quasi mai si evidenzia un fatto: la definizione La Pira la diede nel 1977 nei telegrammi ai segretari di partito e alle maggiori autorità supplicando di non approvare quel testo. Il celebre politico democristiano poi morì nel novembre di quell’anno, cioè prima dell’entrata in vigore della 194, che com’è noto è datata 22 maggio 1978.
Dunque sin dall’inizio, prima ancora che divenisse a tutti gli effetti Legge dello Stato c’era già, in coloro che avevano sufficiente senso critico, la consapevolezza che la 194 sarebbe stata «integralmente iniqua». Il paradosso è che oggi, trentasette anni ma, soprattutto, sei milioni di morti dopo – quindi alla luce di elementi che avrebbero dovuto ampiamente rafforzarla -, quella stessa consapevolezza, nella società italiana, sembra offuscarsi. Col risultato che solo una parte ha ancora il coraggio di denunciare quanto sia intollerabile la situazione. Solo un piccolo gregge si ribella. Solo pochi si ritrovano così a difendere un valore di tutti. La storia però ci insegna che nessuna minoranza è così insignificante da non poter diventare, con il tempo, maggioranza. La differenza infatti non sta nei numeri, ma nell’autenticità di ciò in cui si crede. E si dà il caso che, nonostante le tante sciocchezze dette e scritte sull’autodeterminazione assoluta, nulla potrà mai eguagliare l’incanto che accompagna la venuta al mondo di ogni bambino. Nulla, soprattutto, sarà mai più vero della gioia di chi assiste a quel miracolo chiamando la Legge che lo avrebbe potuto impedire con il suo vero nome: «integralmente iniqua».

http://giulianoguzzo.com/2015/05/22/integralmente-iniqua/

Extra Ecclesiam nulla pedophilia?


di Satiricus

Che erano tanti si sapeva, coperti per decenni da omertà e amicizie di alto livello. Ma nessuno avrebbe mai immaginato uno scandalo di tali dimensioni. Ieri il Npcc, il dipartimento per la protezione dei minori di Scotland Yard, ha rivelato i numeri della maxi-indagine sugli abusi sessuali perpetuati negli ultimi 30 anni in Gran Bretagna. E sono numeri da capogiro: gli indagati sono 1400 dei quali molti personaggi famosi, politici e gente del mondo dello spettacolo e dello sport”. Così Caterina Soffici sul Fatto Quotidiano, ripresa da Dagospia.

Ora resta da vedere se i media ne daranno la debita eco oppure no. Certo fa specie pensare a una simile marea di pedofili, non pochi dei quali transitati davanti alle camere della BBC, la stessa emittente che nel 2006 diede spazio all’indagine scandalo contro Benedetto XVI, sollevando un polverone micidiale contro la credibilità della Chiesa cattolica. Sex crimes and the Vatican è il titolo dell’inchiesta andata in onda sull’emittente britannica, di cui facevano parte anche le scene del film documentario di Amy Berg, Deliver Us from Evil (2006), pellicola applauditissima dal pubblico e dalla critica (contestata da sociologi e criminologi). Il fatto curioso è che la Berg avrebbe nel frattempo confezionato un nuovo video An Open Secret (2014), imperniato sugli scandali pedo-sessuali dell’ambiente cinematografico americano. Dunque, per ragioni che onestamente mi sfuggono, questo secondo prodotto non avrebbe incontrato una buona accoglienza e diffusione nel mercato americano, né tanto meno mondiale, anzi si parla del “movie Hollywood doesn’t want you to see”. Qualcosa mi dice che non lo vedremo troppo presto nemmeno sulla BBC.
E così, mentre restano nel nascondimento gli scandali hollywoodiani, e vengon tacitati pure quelli britannici, non ci resta che consolarci con le coraggiose e coerentissime accuse che continuano ad investire la Chiesa e i suoi “preti pedofili”.
Certo, qualcuno vorrà forse far notare che sul panorama mondiale l’agenzia più potente, compatta, influente e radicalmente preoccupata nella lotta alla pedofilia è proprio la Chiesa cattolica; al contempo essa risulta la più bastonata, pressoché l’unica sbugiardada, nonché probabilmente la meno implicata, tra le imputate per l’abuso di minori. In altri termini: chi vorrebbe rimediare è legato mani e piedi, mentre scorrazza per l’aia una schiera di colpevoli (o almeno di conniventi), relativamente ignorati, poco pentiti e plausibilmente recidivi.
Nessuno si preoccupi, con le sue politiche scolastiche atte ad erotizzare sempre più precocemente la gioventù, Bruxelles e la Buona Scuola sembrano aver già trovato la meglio risposta al fattaccio in questione. Qui habet aures audiendi... eas claudat.

21 maggio 2015

"All'armi siam leghisti" di Antonio Rapisarda


di Francesco Filipazzi

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati, a livello sociale e politico, da un rifiuto delle istituzioni e del Sistema da parte di una vasta fetta di popolazione. In ogni nazione europea, ma non solo, sono cresciuti tutti quei movimenti che hanno saputo interpretare il malcontento diffuso, nei confronti di coloro che hanno provocato crisi economiche e umane senza pagarne il prezzo, e contro chi ha cercato di cancellare le identità dei popoli proponendo soluzioni multiculturaliste insostenibili.

Nascita del salvinismo
Ciò che in Francia è stato interpretato da Marine Le Pen e dal suo Front National riveduto e corretto, in Italia ha avuto uno sbocco politico in ciò che può essere definito il salvinismo, quel moto popolare che ha portato Matteo Salvini dall'essere il leader della Lega Nord ad essere punto di riferimento di un movimento che va dalle Alpi a Pantelleria.
Di questo fenomeno parla Antonio Rapisarda in “All'armi siamo leghisti, come Matteo Salvini ha conquistato la destra italiana”, che analizza come un mondo definito “di destra”, tipicamente post missino e post aennino, fatto di una miriade di movimenti e associazioni culturali, pensatoi, riviste e cani sciolti di ogni estrazione, abbia trovato uno sbocco nella nuova area politica che va formandosi sotto l'ombrello della Lega Nord. Una mutazione che possiamo definire antropologica, di quella generazione nata fra gli anni '80 e '90, antimoderna (nel senso evoliano del termine), a tratti reazionaria e realmente antagonista al Sistema. Una generazione “nero verde”, incubata in anni e anni di irrilevanza politica indotta dalle scelte di esponenti nazionali litigiosi e senza visione del futuro, che sotto la cenere della destra politica ha continuato a bruciare e che, alla prima occasione, ha scatenato tutta la sua potenza espressiva e ideale, cambiando lo scenario politico e il modo di pensare di molti.
Un fenomeno che nasce ben prima dell'exploit elettorale del nuovo corso leghista, ma ha avuto, come spiega molto bene Rapisarda, legittimazione solo grazie a Salvini e al suo nuovo rapporto con gli intellettuali, snobbati e svillaneggiati dalla classe dirigente tipica della destra italiana (in ogni sua declinazione sociale, liberale, forzista o indipendentista che fosse), se escludiamo pochi casi isolati.

Il vento di protesta e la Manif Pour Tous
E' indubbio che il vento di protesta e insofferenza manifestato in questi anni, sia stato generato anche dalle nuove politiche familiari, volte alla distruzione dell'istituto della famiglia per via delle nuove teorie del gender. Il caso francese, con la nascita della Manif Pour Tous e delle Sentinelle in Piedi, è emblematico. Milioni di persone nelle piazze di molte città, hanno protestato contro il governo Hollande, contribuendo alla crescita, direttamente o indirettamente non ci interessa, del Front National della Le Pen. Si è verificato inoltre un fenomeno abbastanza particolare, riflesso poi in Italia, per il quale la protesta, con una connotazione non totalmente religiosa, e a tratti repressa duramente, ha coinvolto persone di un partito, senza però che il partito partecipasse ufficialmente alle manifestazioni. Nel nostro Paese è avvenuta la stessa cosa e Rapisarda, nel paragrafo dedicato, osserva La considerano pesantemente sotto attacco. E loro sono pronti a difenderla. La famiglia “tradizionale”, denunciano, è assediata da ogni lato: con le leggi che “liberalizzano” il matrimonio omosessuale tendendo a stravolgere il suo impianto, con le “teorie” sul genere, con l’avanzare del postumano. Su questi temi la generazione nero-verde ha trovato una trincea dalla quale combattere contro la deriva materialista e burocratica che tende a destrutturare la cellula da cui la Storia ha preso verso”.E' evidente in effetti che, laddove i movimenti clericali hanno totalmente abiurato al loro ruolo, si è incuneata un'opposizione di natura laica alle pressioni provenienti dalle élite. Finalmente qualcuno ne ha parlato.

“All'armi siam leghisti” ha il grande merito di aver aperto una finestra, per la prima volta, su quello strato culturale “nero-verde” che non si rassegna alla pappa pronta cucinata dai media, ma pensa e agisce in un modo nuovo, libero da ogni pastoia ideologica e per questo, nonostante un'apparente eterogeneità, è ormai una comunità omogenea e diffusa, i cui elementi sono accomunati dalla volontà di non arrendersi mai.

19 maggio 2015

Laici liberi tutti!


di Alessio Calò

Premetto che la riflessione che segue è il frutto di una militanza cattolica quadriennale, oltre ad essere il sunto di un pensiero condiviso con vari amici che ho potuto conoscere grazie a tutte quelle iniziative (marce, conferenze, blog, manifestazioni, studi) che hanno permesso e permettono a molti cattolici di combattere la buona battaglia. E comunque si tratta di una riflessione aperta alla discussione e al ripensamento.
Espongo questi pensieri anche perché, oltre al fatto di dover ogni tanto imbrattare lo schermo del pc (sennò con che faccia chiedo i contributi ai miei collaboratori di C&dM?), nei giorni scorsi si sono presentati due eventi che mi hanno - come dire - scosso, e - cosa rara - trovo anche un po' di tempo per scrivere.
Il primo riguarda l'annuncio di Mario Adinolfi di terminare la pubblicazione cartacea del suo giornale, La Croce Quotidiano, sul quale molti di noi avevano fatto affidamento (seppur con qualche critica, più o meno condivisa) come strumento "propagandistico". Non ho mai avuto paura di dire a chi mi chiedeva un parere su questa iniziativa che si trattava di una sorta di "bollettino della parrocchia Italia", ma questi sono i nostri "strumenti insufficienti", ai quali magari andrebbero aggiunti preghiera-digiuno-astinenza, come ci chiede Nostra Signora. Ringraziamo comunque Marione per averci provato e gli acciamo l'ennesimo in bocca al lupo per continuare a portare avanti il progetto, con la speranza di raccogliere (se non far rinascere) quel Popolo in cammino, al quale temo attendano almeno 40 anni nel deserto (una manciatina di manna ogni tanto faccela avere però - dico alla Trinità...). 40 anni ben meritati comunque, visto il letargo in cui ci siamo rintanati...
Il secondo fatto concerne il "liberi tutti" che il Santo Padre (Dio lo benedica e lo custodisca!) ha annunciato lunedì scorso. Beh, tanta roba, come dice quel mio amico, "Ciccio spakka sempre di brutto"! Per un anticlericale come me questo è proprio un invito a nozze: "i laici che hanno una formazione cristiana autentica, non dovrebbero aver bisogno del Vescovo-pilota, o del monsignore-pilota o di un input clericale per assumersi le proprie responsabilità a tutti i livelli".

Voi direte: ma che ci azzecca il giornale di Marione con il discorso del Papa alla CEI?
Beh, in realtà c'azzecca, nel senso che a mio modesto avviso Marione aveva colto in qualche modo, anticipandola, la spinta che Francesco ci ha dato (ma che in realtà non è la prima che un Papa fa alla cristianità): uscire dalle sagrestie (se non dalle catacombe) e farci un po' sentire. Se San Paolo scriveva ai Filippesi che i pagani si vantano di cose di cui dovrebbero vergognarsi, noi certo non dovremmo vergognarci di cose di cui dobbiamo vantarci. Tutto qua. Anche perché lì fuori sono cattivi e agguerriti e usano tutti i mezzi per farci tacere (e, come ha spiegato Introvigne, si passa dall'intolleranza alla discriminazione, fino alla persecuzione). Sarà il caso di rispondere in qualche modo.
L'intuizione di Marione mancava però di quello che il Santo Padre chiama "formazione cristiana autentica", ovvero una minima base teologica (con annesse conoscenze filosofiche storiche liturgiche ecc) che permetta di parlare una lingua comune e quindi di essere un unico popolo, che sa quello che vuole e converge verso di esso (inefficace ed effimero fare le sentinelle se poi chi veglia non sa cosa sia la Natura del matrimonio, o di fare politica se il proprio modus operandi è la "laicità"). Questa formazione non può più essere diretta dai piloti sopra-menzionati (tanto meno da politici sedicenti cattolici), ma va realizzata dal basso, a partire da associazioni di persone ben formate impegnate a formarne altre. Ecco, quella cultura che non abbiamo coltivato nel post-Concilio (post-Concilio inteso come periodo successivo agli anni '60), in quanto eravamo impegnati a fare i falò con gli scout e a cantare le canzonette con quelli dell'ACR (ma gli esempi potrebbero continuare), sarà il caso di riprenderla un po', con la speranza di poter intercettare qualche persona di buona volontà e di aumentare di numero. Ci sono già delle realtà che stanno portando avanti questa linea, e altre che stanno nascendo. Vedo anche che ci sono delle associazioni (tanto per citarne una, l'Osservatorio Van Thuan) che organizzano delle scuole di Dottrina Sociale, o che cercano di collaborare con altre associazioni per fare sistema. Questi tentativi davvero riempiono il cuore, e danno anche speranza.
Buon lavoro, Raga.

Singer e gli handicappati: cronaca nera della cultura del nostro tempo


di Alessandro Rico

Peter Singer è un filosofo australiano, esponente di punta del panorama accademico liberal statunitense, famoso sostenitore di posizioni animaliste e di un radicale utilitarismo etico. Queste due righe dovrebbero bastare, al lettore accorto, per estinguere ogni stupore dinanzi alle ultime dichiarazioni che egli ha rilasciato a una radio americana e che “Il Giornaleha denunciato: i bambini che nascono con gravi malformazioni devono essere soppressi, come consiglia un ragionamento in termini di costi e benefici. Che altro ci si poteva aspettare da un sostenitore della morale della maggior soddisfazione per il maggior numero? Ci si può meravigliare che Singer si faccia problemi a mangiare una bistecca e non a sopprimere un handicappato? Di primo acchito sembra certamente esserci un abisso incolmabile tra l’impegno umanitaristico del filosofo, che devolve parte del suo stipendio in beneficienza e considera immorale non destinare ad analogo uso ogni nostro centesimo che non sia strettamente necessario alla sopravvivenza (i filosofi alla moda potrebbero parlare, a tal proposito, di ingiustificabile moral demandingness), e l’idea che ci siano vite indegne di essere vissute e che non si possano spendere i soldi dei contribuenti per tenere in vita un bambino colpito da un’emorragia cerebrale, che lo renderà gravemente disabile. Eppure l’impressione è che ci sia un sottile filo rosso a collegare tra loro, con agghiacciante coerenza, le tesi di Singer, che è poi un po’ l’emblema di una certa tendenza culturale, sbronza di proclami sui diritti universali ma felice di officiare un raccapricciante culto di morte, nel sostegno ad aborto ed eutanasia. Il peccato originale, è proprio il caso di dirlo, è stato il rifiuto di Dio come fulcro dei sistemi filosofici, che peraltro, a causa di questa professione di fede atea e materialista, sono diventati sempre meno “sistematici” e sempre più frammentari. Ma il nocciolo della questione sta nel fatto che l’aver rinnegato l’esistenza di Dio ha condotto a respingere l’idea che la Creazione abbia un ordine, che a sua volta prescrive dei principi morali, in una catena che lega armonicamente metafisica, ontologia ed etica. I filosofi trovano ormai del tutto insoddisfacente il ricorso al Creatore come explicans teoretico. Ma a parte che l’adesione a criteri di verità ora sensistici, ora fisicalistici, ora idealistici, con le scienze naturali a costituire il paradigma epistemologico supremo, può essere opinabile; resta poi la prova dei fatti a dimostrare che la secolarizzazione della filosofia, lungi dal liberare il pensiero critico dalle grinfie di preti e inquisitori, ha piuttosto condotto la cultura occidentale a una esiziale inversione dei valori, che se non urta con la Verità, di sicuro fa a pugni almeno col buon senso. La sacralizzazione degli animali, o la proclamazione tanto solenne quanto sottilmente ipocrita di presunti diritti umani, vanno perfettamente a braccetto con il rifiuto al feto dello status di persona umana, con l’idea che liquidare ammalati e anziani sia moralmente ed economicamente raccomandabile, con il perverso edonismo che celebra l’omosessualismo, il poliamore e magari l’incesto e la pederastia. Per chi sa ben guardare, il paradosso è solo apparente: Dio è morto, ma si è portato dietro l’umanità. E la nota più tragica è che questa corrente culturale si trova ormai a essere egemone, avendo infettato le università, le istituzioni internazionali, le équipe dei consiglieri politici e i media. Il dominio non ha nulla a che fare con la cogenza degli argomenti, ma si fonda su un’operazione politica che ormai da qualche anno promuove un pensiero unico rigorosamente antireligioso e conseguentemente antiumano. Si compiono così le lontane ambizioni dell’illuminismo radicale, le cui premesse ideologiche si trovano in fondo già tutte nei Voltaire, nei d’Alambert, nei Diderot, e in molti scritti di Kant. E se nel XVIII secolo quei filosofi contestavano l’imperialismo della Scolastica negli atenei europei, oggi i filosofi à la page, dagli animalisti e vegani, alle femministe, ai teorici del gender, agli orientalisti che processano l’Occidente, hanno costruito una nuova Scolastica atea ben più monolitica e pervasiva. Dove questa deriva potrebbe condurci è facile dedurlo da discorsi come quello di Singer; se e come la rotta possa essere invertita, è un interrogativo urgente e angoscioso. Perché, per dirla con Goya, il sonno della ragione genera mostri. Ma la ragione è opera di Dio.