Campari E De Maistre

Non solo Cristiada: Los ultimos Cristeros


di Federico Sesia
Anno 1935, Messico. E’ scoppiata ormai da diverso tempo una nuova Cristiada (la cosiddetta Segunda) a causa della politica anti-cattolica del Presidente Làzaro Càrdenas...

Il discorso di Paolo VI alle CEI (1964) in dieci punti


di Fabrizio Cannone
Durante il discorso fatto alla CEI il 19 maggio scorso, il Pontefice ha ricordato un analogo discorso tenuto da Papa Montini alla medesima Conferenza Episcopale...

Elezioni Europee: perché votare Fratelli d'Italia


di Marco Mancini
Come è noto, questa domenica (dalle 7 alle 23) si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. Per quanto riguarda i 73 eurodeputati italiani...

La sinistra di Dio


di don Marco B.
«Una pace senza giustizia è un esercizio retorico destinato a un misero fallimento. Ma la giustizia, in questo caso, è tale se riconosce e rispetta i diritti di tutti...

Marcia per la Vita 2014: un successo e una gioia!


di Fabrizio Cannone
Come previsto da un anno, si è svolta a Roma, domenica 4 maggio u.s., la IV edizione nazionale della Marcia per la Vita. I numeri hanno ampiamente confermato...

San Giovanni XXIII: un Papa con la tiara (prima parte)


di Federico Catani
A poco più di cinquant’anni dalla morte, Papa Giovanni XXIII (1958-1963) è diventato santo. Di Angelo Giuseppe Roncalli si è arrivati a costruire...

Se Wojtyla e Ratzinger diventano massoni...


di Marco Mancini
Come è universalmente noto, nella giornata di ieri Papa Francesco ha proceduto alla canonizzazione dei pontefici Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II...

Non ci salverà certo Putin!


di Riccardo Facchini
Se non fosse che metto mano alla fondina ogni volta che leggo titoli tipo "il web impazzisce per [nome o fenomeno a vostra scelta]" inizierei...

Don Gallo: una brava persona, un prete discutibile


di Andrea Virga
Si è recentemente spento Don Andrea Gallo, un sacerdote genovese, assunto ad icona da parte dei cosiddetti “cattolici” progressisti...

Bowie, leggiti Greene, che è meglio!


di Paolo Maria Filipazzi
Il grande David Bowie, che un tempo fu un gigante della musica ma che da dieci anni non faceva una canzone, ritorna...

La Marcia per la vita 2013: un successo su tutta la linea


di Francesco Filipazzi
Successo su tutta la linea. Questa è l'unica analisi possibile riguardo la Marcia per la Vita che ha colorato ieri le vie di Roma...

I deliri in rosa di Boldrini e co.


di Marco Mancini
Doveva essere, come il precedente, il governo della sobrietà: il caso di Michaela Biancofiore, trasferita dalle Pari opportunità alla Pubblica amministrazione...

Le manif pour tous: alcune testimonianze


di Franciscus Pentagrammuli e Andrea Virga
Nonostante il silenzio pressoché totale della stampa e dei media italiani, qualcosa sta succedendo in Francia: da più di una settimana...

Quirinale: il 25 luglio dello smacchiatore


di Marco Mancini
Povero Bersani. Non più di due mesi fa era il vincitore annunciato delle elezioni politiche: restava solo da sapere se avrebbe avuto bisogno...

La morte di Maggie divide la destra


di Alessandro Rico e Andrea Virga
Chi ci segue avrà notato che – tra i nostri tavoli e su molte altre piattaforme simili – esistono diverse opinioni riguardo le opposte ricette economiche, politiche e sociali realizzatesi durante il XX secolo....

"The Passion" tra violenza e amore


di Giulia Dessena
Cosa accade, tra gli uomini, quando iniziano a compiersi meraviglie? Se c'è un film che nel 2004 fu criticato, deriso, rinnegato, è stato proprio "The Passion" di Mel Gibson......

Identikit di un Pontefice


a cura di Campari e de Maistre
L'elezione di Papa Francesco ha sorpreso molti ossevatori; tantissime sono state, inoltre, le reazioni "di pancia" da parte della blogosfera cattolica...

Infatuarsi di Chavez: una mancanza di realismo


di Paolo Maria Filipazzi
Dopo la morte di Hugo Chavez, si sono succeduti diversi giudizi. Interessante è la schizofrenia registratasi in seno alla cosiddetta Destra...

Ti piace Putin? Terrorista!


di Francesco Mastromatteo
Premessa importante: chi scrive non è certamente uno di quei complottisti affetti da dietrologia acuta, che vedono oscure trame dei servizi segreti...

Se il risultato delle elezioni è un grande vaffa...


di Marco Mancini
In principio fu la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, infrantasi contro la discesa in campo di un noto tycoon brianzolo...

Un Campari con... Magdi Cristiano Allam


a cura di Riccardo Facchini
Magdi Cristiano Allam (Il Cairo, 1952) è un giornalista e politico egiziano naturalizzato italiano. Editoralista dal 2003 al 2008 del "Corriere della Sera"...

Vi presento i migliori alleati dei movimenti gay


di Riccardo Facchini
Notizia da poco comparsa in rete che merita due rapide battute: due candidati per Fratelli d'Italia in Veneto hanno girato uno spot considerato...

La lezione dell'Umile Servo


di Alessandro Rico
Un «umile servo nella vigna del signore». Così si era definito Benedetto XVI appena eletto pontefice, e in quella frase si trova forse...

Mons. Paglia e le coppie gay: molto rumore per nulla (oppure no?)


di Marco Mancini
Confesso che ieri, leggendo la notizia su Repubblica.it – è uno dei primi siti che apro la mattina, tanto per rovinarmi la giornata...

Se la Prima Repubblica non è mai finita


di Alessandro Rico
Qualcuno auspicava di andare, con il prossimo governo, Verso la Terza Repubblica. Ma ci ritroviamo col solito scontro Berlusconi-Sinistra...

La voce de lo Imperatore #1 - Il caso Monte Paschi


di Feudalesimo e Libertà
Con la presente invettiva, iniziano la loro collaborazione con noi i vassalli di Feudalesimo e Libertà...

La Russia, tra i gay e la Madonna di Fatima


di Federico Catani
Pare che dovrò imparare il russo. Così, in caso di emergenza, potrò espatriare a Mosca per avere un lavoro. E con l'aria che tira, non è poi un'ipotesi così assurda...

Lincoln contro il razzismo? Non esattamente


di Isacco Tacconi
Quando si parla di eroi americani, bisogna stare sempre attenti a prendere con le pinze la veridicità di quello che si racconta, specie se a raccontarlo sono proprio gli americani...

Il Guardian, il Vaticano e il "tesoro di di Mussolini"


di Marco Mancini
“Come il Vaticano ha costruito un impero immobiliare segreto usando i milioni di Mussolini”: più o meno così titolava ieri il quotidiano progressista britannico Guardian...

La marcia della Verità


di Franciscus Pentagrammuli
Domenica 13 Gennaio, a Parigi, un numero fra 300.000 (secondo la polizia) e 800.000 (riportato dagli organizzatori) persone di diverse culture, religioni...

Un Campari con... Mons. Livi


a cura di Giovanni Covino e Marco Massignan
Antonio Livi (Prato, 1938) è professore emerito di Filosofia nell'Università Lateranense, socio ordinario dell'Accademia di San Tommaso e presidente dell'ISCA...

Il Cavaliere, dalla Cei ai gay


di Riccardo Facchini
Che Berlusconi sia stato scaricato dai vescovi italiani è cosa nota. Che gli stessi prelati, col loro boss in testa, abbiano ormai benedetto l'avventura centrista di Monti...

Mamma li tradizionalisti!


di Satiricus
Siamo entrati in una nuova stagione di fervore tradizionalista: crollati un buon numero di taboo sessantottini, attenuato il furore del rinnovamento-a-tutti-i-costi e soprattutto sconfitta...

Qualche appunto sul "femminicidio"


di Marco Mancini
Non accennano a placarsi le polemiche provocate dall’affissione, da parte di un parroco di Lerici, di un volantino sul c.d. “femminicidio”. Il manifesto, contro il quale...

Quel cristiano dell'orso Baloo


di Paolo Maria Filipazzi
Dopo l’ultimo mio articolo sulla visione teologica dell'opera di Tolkien, ho ricevuto attacchi e critiche da ogni dove, per quella che alcuni hanno definito come...

Pannella, sciopero a fini elettorali


di Danilo Quinto
L’unico modo per comprendere fino in fondo Marco Pannella e la ragione delle sue azioni, è ascoltarlo. Questo vale soprattutto per quanto riguarda...

La casalinga sanguinaria se ne frega dell'animalismo


di Isacco Tacconi
Lo scorso 28 novembre due uomini, padre e figlio, sono stati assaliti di notte da quattro rottweiler mentre liberavano il giardino...

Se i massoni scrivono per la San Paolo


di Satiricus
Era da un po’ che attendevo di scrivere su questo tema, e pure di iniziare la mia collaborazione con la truppa di CampariedeMaistre, ma non mi decidevo mai a farlo – un po’ per pigrizia...

"It's a girl": il vero femminicidio


di Giulia Dessena
Quando ciò che genera la vita è causa di morte. "It's a girl" è un lungometraggio sulle donne, delle donne e per tutti noi: un documentario, firmato dal regista Christian Evan Grae Davis, sulla pratica...

23 gennaio 2015

La famiglia in Italia: 40 anni in discesa



di Fabrizio Cannone

Tra i migliori sociologi, statistici e demografi italiani viventi spicca la figura di Roberto Volpi, autore negli ultimi anni di importanti saggi sull’andamento della società e della cultura, ma soprattutto sulla crisi della famiglia in Europa (cf. Liberiamo i bambini, 2004; La fine della famiglia, 2007; Il sesso spuntato. Il crepuscolo della riproduzione sessuale in Occidente, 2012, ecc.). In questi saggi, il Sociologo toscano (e padre di 3 figli) critica fermamente e in modo documentato ed ineccepibile le politiche familiari dei vari governi occidentali, di Destra, di Centro e di Sinistra, tutte in un certo senso anti-famiglia. Più ancora Volpi fa notare le gravissime conseguenze sociali e morali della perdita del senso di paternità (nell’uomo) e di maternità (nella donna). Si tratta di libri importanti, affiancati spesso da articoli di fondo pubblicati sul Foglio, in cui si fa luce sugli impatti negativi e destabilizzanti degli anticoncezionali e della banalizzazione dell’aborto.
Da ultimo il Nostro ha pubblicato il saggio: La nostra società ha ancora bisogno della famiglia? (Vita e Pensiero, Milano 2014). A proposito di questo Saggio è stato intervistato recentemente da Andrea Galli su Avvenire (21 dicembre 2014, p. 24) e da parte nostra desideriamo riferire i passaggi chiave dell’intervista.
Secondo il Sociologo l’annus terribilis della demografia italiana, più che il 1968 (inizio della rivoluzione nichilista in Europa), è il 1975, poiché «da quell’anno sia i matrimoni che le nascite cominciano a perdere terreno. Queste ultime in 5 anni arrivano a perdere il 25%, una caduta che poi rallenta ma non si arresta per altri vent’anni». Nel 1965 si era concluso il Vaticano II, che aveva pubblicato un documento, la Costituzione pastorale Gaudium et spes, dedicato ampiamente alla famiglia e al Matrimonio. Nel 1968 Paolo VI, con grande coraggio e sapienza, pubblicò l’enciclica Humanae vitae, che condannava senza giri di parole la contraccezione, praticata in qualunque modo. Ma né il Concilio (letto da moltissimi teologi e pastori nel modo che sappiamo...), né l’Humanae vitae (apertamente sabotata da non pochi vescovi e prelati) riuscirono ad evitare l’introduzione del divorzio e dell’aborto, approvati in quasi tutti i Paesi di tradizione cristiana durante gli anni ’70 del ’900. In Italia nel 1970 fu introdotto il divorzio (approvato definitivamente con il referendum del 1974) e nel 1978 l’aborto. Gli effetti catastrofici di queste due pseudo-leggi non tardarono a farsi sentire, con la dissoluzione, prima soft poi hard della famiglia italiana, in passato considerata nel mondo intero come simbolo esemplare di fede, di forza, di unità compatta e indissolubile. Infatti, ricorda il Sociologo che in breve tempo si arriva alla quota di 1,2 figli per donna, «uno dei più bassi al mondo in quel momento [negli anni ’90], meno della metà di quello della fine degli anni Sessanta». In un trentennio, si ebbe una rivoluzione da cui ci vorranno decenni per riprendersi, rivoluzione definita dal Volpi come «una mutazione per così dire antropologica».
La legalizzazione del divorzio, anche per il suo impatto simbolico, ha rovesciato la mentalità che da sempre era diffusa in Italia con la famiglia al centro, e con la sicurezza per i figli di avere due genitori certi fino alla morte. «Fin allora in Italia sia i cattolici che i laici [comunisti inclusi...] avevano aderito a un tipo di matrimonio fortemente ispirato dalla Chiesa: sino alla fine degli anni ’60 su 100 matrimoni 98 erano religiosi». Ciò significa che il Paese che aveva i più grandi partiti comunisti e socialisti d’Occidente era comunque ancora legato alla tradizione cristiana, giudicata dal popolo come positiva e benefica.
Ma quali erano in estrema sintesi i principi della famiglia tradizionale in Italia? «Indissolubilità, fedeltà e obbedienza dei bambini all’autorità familiare, segnatamente del padre, ne erano i cardini». Vi rendete conto, cari lettori? C’era un senso “biblico” della famiglia molto di più nei partiti laici ancora negli anni ’60, di quanto ce ne sia in moltissimi cattolici oggi, che non praticano e non stimano né l’indissolubilità, né la fedeltà reciproca, né tanto meno l’autorità del paterfamilias. Ma quando vigeva il concetto di «autorità familiare», come lo chiama il Volpi, le famiglie erano unite, prolifiche e costituivano (salvo le sempre possibili e non rare eccezioni) dei porti sicuri per i figli e per i figli dei figli... Ma oggi? Se perfino teologi e pastori si accodano dietro le assurde rivendicazioni del femminismo e dell’ideologia del gender, da chi e in nome di cosa verrà esercitata l’indispensabile autorità? Ma senza autorità, può esistere la fedeltà e l’indissolubilità, l’educazione e la doverosa correzione dei figli? Risponda chi può!
In generale, ricorda lo Studioso, «ci si sposava giovani, le donne a una media di 24 anni. La battaglia sul divorzio mirava al cuore di quel modello: indissolubilità e fedeltà [...]. L’infedeltà del maschio era più tollerata, socialmente e moralmente, di quella della moglie, accompagnata da una sua maggiore autorità (almeno pubblica, di fronte alla società: perché sappiamo che all’interno della famiglia molto spesso non era così)». Il divorzio, unito alla retorica femminista dell’utero è mio e lo gestisco io (gestire, capite? gestire!!!), è stata l’arma propizia per la freudiana uccisione del padre e in esso della famiglia tradizionale: «All’inizio, due su tre domande di separazione legale vennero avviate da donne. Le donne [non tutte però...] hanno visto nel divorzio la possibilità di spostare un rapporto di forza sull’uomo». Il Matrimonio, da Sacramento dell’amore e vincolo di perfezionamento reciproco, a «rapporto di forza»... Anche questo è stato il femminismo, una guerra contro i sentimenti, una guerra contro l’amore.
Il giornalista Galli chiede al Sociologo se la situazione nel frattempo sia migliorata e se il Meridione d’Italia, che al tempo votò in larga parte contro divorzio e aborto, abbia tenuto. Secondo il Demografo la situazione si è ancora aggravata e il Sud «è stato omologato» al resto del Paese. Per esempio, «oggi le regioni dove la fecondità è più bassa sono quelle del Sud, il Molise e la Basilicata, e va segnalato il caso della Sardegna, leader nella de-fecondità e de-nuzialità». Tra i fenomeni che sono in crescita ovunque, specie nelle grandi città del Nord, vi è quello delle «coppie di fatto e le coppie di fatto non conviventi». Mah! Gli italiani, di oltre 25 anni, che vivono da soli, per varie ragioni (per scelta o per abbandono), ammontano ora a «più di 5 milioni»! 
Ma quale differenza di fondo si denota tra la famiglia tradizionale e la famiglia contemporanea? Secondo Volpi, «il modello di famiglia tradizionale è fondato su una forte responsabilizzazione reciproca. Il nuovo modello è fondato invece sul sentimento: l’amore, il sentimento basta. Sembra una visione più avanzata, moderna, in realtà è un’idea più fragile e con ricadute sociali negative». E lo Studioso ne dà questa spiegazione: «Una società che si fonda su legami a più alto livello di responsabilità e a forte istituzionalizzazione è indiscutibilmente una società più solida, interrelata e solidale di una che si fonda su legami a più basso livello di responsabilità e a nullo livello di istituzionalizzazione». Parole da meditare che possiamo osservare ogni giorno intorno a noi... Faccio notare che la diffusione della violenza, anche domestica, è tipica delle società sfibrate e liquide come la nostra, e non delle società tradizionali all’antica, sotto l’autorità indiscussa del paterfamilias.

Purtroppo nulla di buono neppure sul fronte dei Matrimoni religiosi, oggi circa 110.000 l’anno, «mentre erano 420.000 nel 1964», con una popolazione di molto inferiore. Ed essi stanno calando con un ritmo di quasi 10.000 nozze all’anno. «Se la tendenza dovesse perdurare, i matrimoni in chiesa diventeranno un elemento residuale. Sulla famiglia la Chiesa ha perso la battaglia culturale nei confronti della società laica». E non solo sulla famiglia, purtroppo. Chi ama la famiglia tradizionale però sa che Cristo stesso la ama e che Lui, potendo risuscitare i morti, può anche risuscitare la famiglia, ridotta a cadavere dalla secolarizzazione e dal relativismo.

22 gennaio 2015

Siate fecondi e… moltiplicatevi?!?!


di ... una famiglia come tante

«Quando ti sei sposato, Dio ha deciso quanti figli ti deve dare!». Con questa frase, Padre Pio era solito ammonire e rimproverare i suoi figli spirituali in materia di regolamentazione delle nascite. La “sua” era una vera e propria famiglia numerosa che vedeva nel matrimonio un difficile ma proficuo strumento di santificazione; ogni rifiuto volontario a collaborare alla creazione di Dio, implicava un passo in più verso la dannazione. Ecco la testimonianza di una sua figlia spirituale, Maria Ravagni Malaguti: “Sposata, mi ritenevo ben preparata in coscienza sui doveri del matrimonio cristiano. Nel ’51 la prima bambina, con parto difficile, ma superato bene. Nel ’53 la seconda con blocco renale, e complicazioni per cui il medico prescrive: «Niente figli, perché un terzo figlio può costare la vita». Si viene col marito a San Giovanni Rotondo da Padre Pio, che mentre mi passa accanto mi pone la mano sulla testa. «Padre – gli dico – Padre, ho due bambine, i medici mi dicono che se ne avrò un terzo morirò. Io non voglio peccare, ma non voglio morire». Padre Pio risponde: «Prendete tutti quelli che il Signore vi manda». Il Signore mi donò infine cinque figli”.

Le sue parole sono in pieno accordo con la dottrina della Chiesa, da sempre e per sempre immutabile. Dal passo biblico di Genesi 1,28 – «Siate fecondi e moltiplicatevi» – all’esortazione apostolica di Giovanni Paolo II Familiaris Consortio (1981), il richiamo è sempre lo stesso: unione indissolubile fra uomo e donna, in vista della prole. Parlare al passato, in questo caso, non ha senso perché la testimonianza delle numerose famiglie sorte dalla direzione spirituale del santo di Pietrelcina è viva e, appunto, vegeta ancora ai giorni nostri! Tuttora, nel mondo, coppie di sposi si sentono discepole di tali insegnamenti, consapevoli di remare controcorrente, in una società ormai secolarizzata e laicizzata. Anche all’interno della stessa Chiesa regnano arbitrio e confusione in materia di morale coniugale… eppure i documenti dei pontefici e gli esempi dei santi parlano da sé. Cosa dire di una Santa Gianna Beretta Molla, morta per le conseguenze del suo quarto parto, lei che pregava ogni giorno il Signore per ottenere il dono della maternità? Dei coniugi, già beati, Beltrame Quattrocchi? Dei coniugi Manelli, servi di Dio?
Le famiglie numerose sono sempre state segno di una Chiesa destinata all’eternità anche terrena: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle: tale sarà la tua discendenza» (Gn 15,15). Forti, e decisamente attuali, le parole di Sant’Agostino: «Pertanto, l’unione dell’uomo e della donna fatta con l’intenzione di generare è il bene naturale del matrimonio. Ma di questo bene fa un cattivo uso colui che se ne serve come le bestie, con l’intenzione cioè rivolta al piacere libidinoso, anziché alla volontà di procreare» (Le nozze e la concupiscenza). I genitori cristiani devono pensare a generare figli di Dio, cittadini destinati al Paradiso, senza se e senza ma: «i genitori cristiani intendano inoltre che sono destinati non solo a propagare e conservare in terra il genere umano; anzi non solo a educare comunque dei cultori del vero Dio, ma a dare prole alla chiesa di Cristo, a procreare concittadini dei santi e familiari di Dio (cf. Ef 2,19), perché́ il popolo dedicato al culto del nostro Dio e Salvatore cresca ogni giorno più» (Pio XI, Casti Connubii). Tutto unicamente secondo la volontà di Dio. Questo è il concetto di paternità responsabile: coraggiosamente accogliere tutti i “doni” che Dio vuol donare. All’apertura illimitata alla vita, non mancherà certo mai l’aiuto sollecito della Provvidenza e chi vi scrive lo sperimenta ogni giorno. «A questo livello si vive la vera e propria santità, con un esercizio eroico dei doveri inerenti alla missione matrimoniale […] Se io credo che il Signore della vita è Dio, che Lui è mio padre, che un figlio nasce sulla terra per volontà di Dio, che ha una missione da compiere e un destino di vita eterno, non avrò difficoltà ad essere aperto alla vita: può Dio, che è mio Padre, volere il mio male? Può farmi nascere un figlio senza aiutarmi a provvedere a lui?» (don Leonardo M. Pompei, Sacramentum Magnum).
Se oggi camminare verso la santità coniugale significa essere come i conigli, beh, noi, e tanti altri, siamo dei fieri conigli cristiani, pronti ad accogliere con responsabilità e piena coscienza tutti i figli che il Signore vorrà ancora donarci.

http://www.libertaepersona.org/wordpress/2015/01/siate-fecondi-e-moltiplicatevi/

21 gennaio 2015

Come trovare la persona giusta?


di Everett Fritz
traduzione a cura di Cecilia McCamerons

Una delle cose che preferisco fare quando ho del tempo libero è guardare un film. Non c'era certo carenza di film di successo in queste feste e quello che aspettavo con più impazienza era la parte finale de “Lo Hobbit” di J.R.R. Tolkien. C’è una scena nel film dove l’elfa Tauriel si avvicina al nano Kili ed essi si dichiarano il loro amore. Ho ridacchiato un po’ durante questa scena perché ho saputo che alcuni miei amici, che sono dei puristi di Tolkien, l’hanno odiata. Tauriel non è un personaggio del libro di Tolkien ma è stata creata dal regista Peter Jackson con lo scopo di inserire un personaggio femminile e una storia d’amore come trama secondaria del film. Alcuni fans de Lo Hobbit non avrebbero voluto una così grande libertà creativa su di una storia già così straordinaria. Da parte mia posso capire perché Peter Jackson ha aggiunto il personaggio: tutte le storie di Hollywood necessitano di una “love story”.
Pensaci: quando è stata l’ultima volta che hai visto un film e non c’erano intrecci amorosi e storie d’amore secondarie o nella trama principale? E’ il tema che accomuna praticamente tutti i film indipendentemente dal genere. Hollywood ha capito che lo spettatore si annoia se non c’è una storia d’amore perciò ne puoi trovare una in quasi ogni film.
Perché ci annoieremmo? Perché l’amore, quello disinteressato, che si dona, accogliente e appagante, è ciò per cui Dio ci ha creati. L’Amore è il più profondo desiderio di ogni persona e molte persone spendono gli anni migliori della loro giovinezza cercando il “lui” o la “lei” che appagherà questo profondo desiderio di amore e felicità.

Sfortunatamente, trovare “la persona giusta” non è così facile come Hollywood ci fa sembrare.
Il nostro desiderio di amore e romanticismo può portarci fuori strada e certe volte dentro situazioni e relazioni dove speriamo che la persona con la quale stiamo uscendo sia “quella giusta” ma nei fatti il rapporto finisce con un cuore spezzato e confusione. Le relazioni sono ingarbugliate e prendere un impegno per tutta la vita con un’altra persona, nella buona e nella cattiva sorte, è un affare molto grande. Quindi come riconosco di aver trovato “quello giusto”, “quella giusta”?
Ecco alcune cose da prendere in considerazione.

La persona giusta ti sfida e ti ispira a diventare la persona che sei stata creata ad essere.
Una relazione che vale l’impegno di tutta la vita è quella che fa uscire il lato migliore di entrambi.
Il matrimonio è una vocazione. Una vocazione è il processo di scoperta della persona che Dio ti ha creato ad essere. Quindi, se sei con la persona che Dio ha pensato per la tua vita, essa ti motiverà, ti ispirerà e ti sfiderà ogni giorno a diventare il tuo migliore “io” possibile.

La persona giusta non ti darà il suo corpo senza darti tutta sé stessa.
Il sesso è stato creato da Dio per essere l’espressione fisica dell’amore che comunica le promesse di un impegno permanente, per tutta la vita. Questo è un modo elegante per dire che il sesso rinnova i voti nuziali degli sposi. Non vale la pena perdere del tempo con un uomo/una donna che vuole avere rapporti (o espressioni sessuali destinate a portare al rapporto stesso) prima di avere un impegno per tutta la vita nel matrimonio. Aspéttati che “la persona giusta” ti dia tutta se stessa e non solo il suo corpo.

La vostra relazione è benedetta da Dio.
Dio ha creato te e il tuo futuro coniuge l’uno per l’altra. Non puoi sapere se la persona con la quale hai una relazione è nel piano di Dio per te se non preghi (e non pregate con lei). Più ti avvicini al cuore di Cristo, più diventi consapevole del tuo cuore.
Inoltre, ricorda sempre il consiglio di Sant’Ignazio di Loyola: "Mai prendere decisioni importanti quando ti trovi in uno stato di desolazione spirituale". Questo significa che Dio, non solo le tue emozioni, dovrebbe guidare le decisioni più importanti della tua vita.
Abbi fiducia in Dio, avvicinati ogni giorno di più al Suo cuore e Lui rivelerà il Suo piano per voi.


20 gennaio 2015

Peppa Pig la blasfema


di Francesco Filipazzi

Peppa Pig vietata in Gran Bretagna perché offende Mussulmani ed Ebrei, i quali interpellati, sia Mussulmani che Ebrei, dicono che non è vero e che a loro di Peppa Pig frega punto o poco. Dunque, dove vogliono andare a parare i paladini non richiesti della religione altrui?

Pare in realtà che il divieto di parlare di suini sia un’ideona di una casa editrice che vuole eliminare dai propri libri scolastici ogni riferimento a questi animali, dunque eliminare immagini di insaccati, di salsicce e braciole. Insomma una damnatio memoriae degli ignari porcelli per non offendere le religioni che non li mangiano, un bando del cotechino che farebbe inorridire il lombardo medio. Si parla quindi di porci in carne ed ossa e profumo, non di disegni e cartoni. Un’idiozia enorme, visto che se uno non vuole mangiarsi il maiale lo fa senza bisogno dell’iconoclastia scolastica, che rientra però nella stessa logica inglese che ha ceduto varie fette di territorio nazionale, fra cui quartieri londinesi, in cui ormai la legge dello stato è sostituita dalla sharia e i giudici sono sostituiti dalle corti islamiche.
Cosa c’entrano dunque i cartoni?
Perché, al posto di concentrarsi sul salame e la mortazza, qualcuno ha deciso di concentrarsi sulla rosea Peppa?

Come diceva il Divo Giulio, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Siccome io sono maligno e complottista fino al midollo, ho deciso di pensar male.

E’ probabile che questa proposta sia un subdolo escamotage per eliminare un cartone scomodo dalla Tv inglese, che presenta, tenetevi forte, una famiglia di porcelli composta da Mamma femmina, Papà maschio e bambini, anch’essi un maschio e una femmina, che non hanno evidentemente nessun dubbio sulla propria identità e sanno di essere un maschietto e una femminuccia. Ci sono anche un nonno e una nonna. Come spiegare quindi un successo enorme e forse senza precedenti, di un cartone semplice e innocuo,  disegnato con colori pastello e forme stilizzate, per bambini di massimo 5 anni?

E’ difficile conciliarlo con i programmi scolastici che prevedono di spiegare che i figli nascono sotto i cavoli, che la famiglia può essere anche composta da due papà o due mamme, che il bambino non è obbligato a definirsi maschio o femmina e che può decidere quando sarà grande e che, d’altronde, se ha il pene può anche farselo tagliare via, se vuole dei figli può comprarsene online, schiavizzando una povera donna che sta in Thailandia e pagarla pochi dollari inseminandola con lo sperma di uno svedese (magari decidendo anche i tratti somatici finali del figlio). E’ difficile in effetti spiegare al figlio di un utero in affitto che, mentre la porcellina Peppa e il porcellino George giocano con i loro genitori e i loro nonni e si divertono alla grande, lui i suoi nonni non sa chi e dove sono, che sua madre ha comprato il seme di uno che l’ha venduto per soldi, o che suo padre ha comprato un utero e quindi l’ha fatto partorire da un donna che vive chissà dove, usando l’ovulo di un’altra che vive chissà dove e che aveva bisogno di soldi. Come spiegare al bambino che potrebbe avere decine di fratelli in giro o che i loro genitori genetici hanno delle belle famiglie chissà dove con bambini voluti e amati?
Mentre i genitori della porcellina Peppa hanno voluto entrambi i loro figli, il figlio dell’utero in affitto sa solo che un genitore ce l’ha, ma l’altro non saprà mai dov’è e comunque anche se lo sapesse, mai gli ha voluto bene e mai gliene vorrà perché ha venduto il proprio corpo per sopravvivere e poi se ne è disinteressato.

Quindi cari signori, al posto di accampare scuse sciocche, ditelo chiaramente. Peppa Pig vi mette in difficoltà e quindi con un sotterfugio meschino e viscido lo volete vietare.
Ma non ce la farete. Compreremo i DVD, lo faremo vedere in streaming  e se tirerete troppo la corda volantineremo davanti alle scuole le immagini della famiglia Pig, grandi anticonformisti del nostro tempo.

19 gennaio 2015

Lo Zibaldino di Guareschi


di Giuseppe Signorin

Il dramma, con i libri che piacciono troppo, è di riuscire a parlarne. Troppo facile e troppo difficile, si finisce fatalmente in lodi sperticate e retoriche. Qualcosa di analogo capita con la propria moglie (almeno con la mia), tanto che per esprimere il proprio sentimento al meglio, senza cadere nel trito e ritrito, si è il più delle volte (almeno io) costretti a sostituire le lodi con le prese per i fondelli. D'altronde, più si ama una persona, più la si prende per i fondelli (e con questo illuminante incipit dovrei aver risolto tante beghe in famiglia – la donna che gira per le stanze del mio appartamento con un anello identico al mio all'anulare, tanto da avermi fatto venire lì per lì più di una volta il dubbio che me l'avesse rubato, infatti, starà senz'altro leggendo queste righe). Ma la presa per i fondelli come supremo gesto di amore domestico e quotidiano non è certo una mia invenzione. C'è chi c'aveva pensato ben prima di me e ne aveva fatto un'arte collaudata – sia letteraria che pittorica. Già, perché Giovannino Guareschi ne aveva per tutti, belli e brutti, nei suoi libri. In questi giorni sto leggendo qualche racconto di don Camillo e Peppone, però è nello Zibaldino più che in altre opere che questa sua capacità rivelatoria si è manifestata al massimo, fin dal titolo, che può suonare un'irrisione ma in realtà è una bellissima dichiarazione d'amore al gobbo più famoso d'Italia, Giacomino Leopardi. Ne avevo lette alcune parti, soprattutto in bagno, tempo fa. Una vecchia edizione, mi pare cartonata, pescata nella biblioteca del mio paese. Veramente un libro casalingo. Anche un po' punk. Forse hip hop. Un libro della Bassa, insomma. Nello Zibaldino, Giovannino, da buon cristiano, prendeva per i fondelli tutto quello che gli capitava a tiro, a partire dalla moglie Margherita (“la dolce signora che una volta, con la scusa di farmi ammirare certi pregevoli affreschi del '500, mi indusse a entrare, celibe, in una chiesa per uscirne di lì a poco coniugato a vita”) e i figli Albertino e la Pasionaria. Prendeva per i fondelli il prossimo suo come se stesso, interpretando in maniera magistrale il noto comandamento evangelico. Ma si può prendere per i fondelli veramente, e quindi con amore, solo ciò che si ama. Il che è bello e istruttivo. (Scusami Giovannino se ti uso per giustificare il mio comportamento agli occhi di mia moglie, ma se la santa inutilità dell'arte e degli artisti non servisse a qualcosa, che santa inutilità sarebbe?).

16 gennaio 2015

Exodus: (quali) dei e (quali) re?


di Sally Brown
Recentemente mi è stata raccontata una lunga e suggestiva storia, eco di altre storie che forse un tempo conoscevamo.

Siamo nell’antico Egitto, ma non quello colorato e opulento che molti di noi avranno immaginato da bambini. Quella del nostro racconto è una terra arida e grigia che ricorda più la Scampia di Gomorra che un luogo dove a regnare erano sovrani venerati come dei. Il faraone, appunto, è un ometto grigio, placido, che ha allevato suo figlio, il futuro sovrano del regno, come un bulletto frustrato che teme, più di ogni altra cosa al mondo, di sfigurare nei confronti del fratellastro Mosè, amato ed odiato. Mosè, in effetti, per quelli di voi che non lo sapessero, è un valoroso generale osannato da tutti e, fondamentalmente, una cifra coatto. Non ci è dato sapere, esattamente, da dove provenga questo energumeno palestrato e dalla spada facile, ma sappiamo che il ragazzo non ha problemi di autostima.

Purtroppo, improvvisamente e senza spiegazioni, il faraone muore e il bulletto eredita il trono. Bruttissima faccenda per Mosè, che pensa di poter mettere il nuovo sovrano nell’angolo e continuare a scoattarsela a corte. Il passo falso però arriva, nel momento in cui, sempre nel tentativo di affermare chi è che comanda, Mosè va a farsi una scampagnata nella grigissima città di Pitom, dove tutti gli israeliti del regno sono radunati in miseria ed ingiustizia sociale a costruire piramidi già decrepite. Durante la gita un anziano dalla faccia arzilla e paracula decide di mettere a parte il prode generale rivelandogli le sue vere origini. Il nostro guerriero non la prende benissimo, al punto che per sfogare la tensione pensa bene di uccidere due israeliti che lo avevano chiamato “schiavo” per deriderlo.

Il faraoncello viene intanto informato di ciò che si dice del fratellastro e si decide a mandarlo nel deserto nella speranza che crepi, nascondendogli però tra i mantelli il suo amato spadone, regalato ad entrambi dal faraone defunto, così che eventualmente possa sfidare la disidratazione a duelloMosè quindi inizia a vagare nel deserto, dove salverà a suon di sguardi trucissimi un gruppo di pastorelle; una di queste lo ricompenserà presentandolo in famiglia, sposandolo e facendoci un figlio. Al poverino non rimane ora che portare le pecore a pascere proprio sul monte Oreb, che tutti gli indicavano come sacro e proibito.

E qui, amici miei, viene il bello. Mosè, finalmente, sul sacro monte Oreb, incontra… un bambino. Che poi, a ben vedere, ci accorgiamo che questo bambino appare davanti ad un cespuglio avvolto da alte fiamme blu che non lo consumano, ma Mosè non ci fa caso perché, colto alla sprovvista da una tempesta, è colpito in testa da un masso. E dunque, signori, sia messo a verbale che Mosè, sul monte Oreb, venne colto da allucinazioni le quali, senza un perché, pretesero da lui che tornasse in Egitto a salvare “il suo popolo”.

E senza un perché, Mosè torna in Egitto. Raduna tutti gli israeliti, insegna loro la sublime arte della guerra e li scatena contro l’esercito del faraone. E, pensate un po’, non ottiene niente se non morti, feriti e frustrazione. Estremamente seccato dal risultato, pensa bene di fare una sfuriata al bambino dell’Oreb che gli ha fatto sprecare del tempo prezioso. Ma anche il pastorello è sfastidiato, per cui chiede fondamentalmente a Mosè di mettersi da parte e “stare a guardare”, che allora sì che ci sarà da divertirsi. Partono così le piaghe d’Egitto. Una dopo l’altra, senza sosta, senza che Mosè ed il faraone si scambino una parola, senza che nessuno spieghi perché improvvisamente le acque diventano sangue, per dirne unaIl faraone abbozza e li lascia andare tutti quanti, salvo poi ripensarci, spinto dal desiderio profondo di sfogarsi sul fratellastro.

Mosè intanto, solo e forte del suo spadone che mai lo ha abbandonato fino a quel momento, guida il popolo a casaccio, senza aver ben chiara una meta e mancando comunque clamorosamente uno stretto nel Mar Rosso che avrebbe permesso loro di uscire definitivamente dall’Egitto grazie a delle prodigiose basse mareeIl guerriero è solo davanti al mare, dove capisce che deve abbracciare completamente la figura del leader carismatico con un gesto altamente evocativo: via, lo spadone viene lanciato in mare e si conficca nel fondale. Mosè quindi si addormenta sulla spiaggia e al risveglio trova le acque del Mar Rosso divise e attraversabili. Il resto, bene o male, lo sapete.

Vediamo un'ultima volta il nostro generale mentre sta scalpellando su dei lastroni di pietra. Il bambino è accanto a lui, in una grotta, e sembra finalmente compiaciuto. Chiede a Mosè cosa ne pensi di quanto gli sta dettando (!) e quello, con un cenno, gli fa capire di approvare. 
Sorrisi, felicità. Vissero tutti felici e contenti.

Questa storia è un film di un signore chiamato Ridley Scott. “Exodus” dovrebbe essere il racconto dell’esodo del popolo di Dio dalla schiavitù d’Egitto, ma c’è un grande, enorme, fatale MA: Dio, di fatto, non c’è. C’è un titano borioso che preferisce la sicurezza di una spada a quella del Signore. Ci sono prodigi naturali e divinazione. Ci sono paura e odio. Ma non c’è vera salvezza, non c’è uno scopo, non c’è, appunto, Dio.

Il Mosè che avevo imparato a conoscere ed amare era un uomo umile, un balbuziente, strumento nelle mani del Signore. Oggi, in questa storia, non riesco più a vedere niente di tutto ciò. Stiamo forse perdendo la capacità di raccontare Dio perché Gli neghiamo il Suo posto nella Storia?

15 gennaio 2015

Charlie rappresenta il nulla del mondo occidentale


di Ludovico Russomando

Un'esecuzione in piena regola fatta da killer professionisti, ma anche terroristi. Così, secondo gli agenti dell'anti-terrorismo greco, sono stati uccisi questa sera ad Atene due giovani militanti - uno 20 anni e l'altro 23 - del partito filo-nazista Chrysi Avgì (Alba Dorata) che stavano chiacchierando con amici davanti alla sede del gruppo, nel quartiere di Neo Eraklio. Un terzo uomo - Alexandros Gerontas, 29 anni - è rimasto ferito e si trova ricoverato in osservazione all'ospedale Santa Olga dove è stato sottoposto ad una delicata operazione alla milza. A sparare, usando una mitraglietta Skorpion o una pistola automatica calibro 9, due uomini arrivati sul posto a bordo di una moto di grossa cilindrata e con indosso un casco nero e uno bianco. La moto si è fermata e, mentre il guidatore restava in sella, il passeggero è sceso e con calma si è avvicinato al gruppo. Secondo alcuni testimoni, l'uomo all'improvviso ha estratto una mitraglietta, forse una Skorpion (ma altri testimoni hanno parlato di una pistola automatica) ed ha aperto il fuoco. Entrambe le vittime - che si chiamavano Manolis Kapellonis e Yorgos Fundulis - sono state raggiunte da proiettili al petto e al capo, a riprova della professionalità del killer che poi è saltato sulla moto e si è dileguato a gran velocità con il complice”.

Così, il giornalista Furio Morroni, sull’Ansa del 2 novembre 2013.
Ma in quel caso, per i due giovani militanti di estrema destra, non fu proclamato nessun lutto nazionale, né in Grecia, né in altri paesi europei. Non fu data nessuna caccia all’uomo e nessun partito politico di rilievo, di destra o cattolico, né laico e di sinistra, fu scandalizzato della violenza ignobile e truce commessa contro due giovani inermi, in una grande città europea come Atene.
Nessuno parlò di attentato alla democrazia, alla libertà di espressione e di coscienza, o di cose simili. Nessun presidente greco invitò i suoi colleghi d’Occidente a sfilare contro il terrorismo e la violenza, per la pace e la libertà…
Ed è stato meglio così. Quei pochi uomini che non hanno perso il vero senso critico e che oggi coincidono coi pochissimi che fieramente dichiarano e dichiareranno fino alla morte JE NE SUIS PAS CHARLIE! sanno che l’égalité, come la liberté e la fraternité sono solo dei vuoti feticci ad uso e consumo delle masse manipolate dall’alto. Che mai in una democrazia moderna o in uno Stato (liberal democratico) di diritto, l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge è stato un principio universale e senza eccezioni. Ma solo uno slogan, uno dei tanti, ad usum delphini.
Uccidere un fascista non era reato, in Italia, non solo durante gli anni funesti della cosiddetta Resistenza, uno dei più ambigui e truffaldini fenomeni della storia contemporanea (come mostra da ultimo Giampaolo Pansa), salvo magari in qualche sincero italiano patriota, usato dai rossi come utile idiota. Ma non fu reato neppure negli anni ’40 e ’50 nelle zone rosse della penisola. Non lo fu poi, in modo eclatante, durante il funesto ’68 in cui sbirri e fascisti divennero il nemico da abbattere, il cittadino senza cittadinanza e senza alcuna copertura della legge. Negli anni ’70 ed ’80 poi furono uccisi e braccati in Italia decine di giovani di destra e praticamente mai fu fatta luce sugli assassini, sui mandanti, sulle coperture anche in alto loco. Le targhe che ne ricordano i nomi, come quella per Paolo di Nella a Roma, lo dice “vittima dell’odio ideologico” e non vittima dell’odio comunista: come Hollande che denuncia alla Nazione il male del terrorismo, ma non del terrorismo islamico. Quando le BR iniziarono ad uccidere militanti del MSI, magistrati seri e poliziotti, molti giornalisti ed intellettuali paludati dissero di non essere né con i terroristi né con lo Stato (i cui servitori, specie nelle forze dell’ordine, pagarono un lordo tributo di sangue per difendere l’ordine pubblico).
Ma anche nella nuova era degli anni ’90, l’era di Berlusconi, i cittadini italiani non sono stati trattati tutti allo stesso modo, e il ferimento di uno straniero per mano di un italiano (magari di destra) è stato giudicato più grave e più criminoso che il ferimento di un poliziotto da parte di un militante di estrema sinistra. Le manifestazioni degli eredi dell’autonomia e del terrorismo rosso godono di stima e supporto e se vi sono eccessi, si tratta sempre di minoranze infiltrate e di black block. Ma se in un corteo di Forza Nuova, di Casa Pound o di altri gruppi si ha un coro contro l’immigrazione o il sistema si parla sulle prime pagine di razzismo, violenza, antisemitismo, islamofobia, etc.
Oggi è del tutto permesso in Italia di attaccare e insultare gli ‘omofobi’, i nazionalisti o i cattolici tradizionalisti, facendone caricature e sarcasmo, e proponendone la persecuzione per legge, in nome dell’ordine pubblico. Ma guai a chi tocca i gruppi sacri della Repubblica: la lobby gay, la lobby trans, la lobby sionista, la lobby femminista, la lobby animalista, la lobby ecologista, etc. Il cittadino gay è più protetto in Italia che il cittadino anti-gay. E forse l’ateo più del cattolico, quello di colore più del bianco, lo straniero più che l’indigeno, la donna più del maschio…
Così, senza alcuna incoerenza, si onorano fino alla canonizzazione giornalisti di infimo valore e di immane squallore come quelli di Charlie, e si censura il più grande comico francese vivente, il franco-senegalese Dieudonné. Quest’ultimo, che non ha mai fatto male ad una mosca, farebbe del sarcasmo che favorirebbe violenza. E il sarcasmo satanico dei disegnatori di Charlie?
In effetti, i bestemmiatori di Charlie sono i santi della democrazia totalitaria… Mentre i militanti di Alba Dorata meritavano la morte, come la meritano tutti gli oppositori (veri…) del sistema.
Ma qui si vede, chiaro come il sole, che la democrazia è il problema, non il terrorismo.