14 dicembre 2017

Il biotestamento mostra la fine della civiltà


di Giuliano Guzzo

Qualcuno mi deve spiegare perché, per sponsorizzare il biotestamento, [appena passato] all’esame del Senato, si seguita ad affermare che «serve una legge sul fine vita», pena il mancato riconoscimento del «diritto a morire». «Serve una legge sul fine vita»? E chi lo dice? Nostradamus? Gli italiani senza lavoro? Quelli truffati dalle banche? Lo chiedo perché non vorrei si scambiasse l’agenda dei politici radicali per monito evangelico o, più banalmente, per priorità. E poi, che significa riconoscimento del «diritto a morire»? Esiste forse un dovere di vivere all’infinito?

Certo che no. Esiste, semmai, il rischio di non poter vivere abbastanza, come testimoniano i 45.000 morti all’anno per malasanità (fonte: Associazione Luca Coscioni). Per questo una legge sul biotestamento, che oltretutto trasforma alimentazione e idratazione in terapie rifiutabili, ha ben poco a che vedere col «fine vita», ma molto col fine civiltà. Una società con tassi di natalità cimiteriali, che già non riesce ad assistere degnamente tutti i propri malati e che pensa a come meglio garantire il «diritto a morire», non è infatti una società che vuole poter decidere, ma una che ha già deciso. Purtroppo.

https://giulianoguzzo.com/2017/12/12/il-biotestamento-non-e-per-il-fine-vita-ma-per-il-fine-civilta/



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L'ultima pecora (parte I)


(OVVERO PICCOLO MANUALE DI RESISTENZA DEL GENITORE CATTOLICO:
CONSIGLI PER MANTENERE CATTOLICI I VOSTRI BAMBINI, NONOSTANTE IL PRETE)

«Laggiù è seduto un uomo dalla mente aperta. Si sente lo spiffero fin da qui».
(Groucho Marx)

di Matteo Donadoni

Ogni domenica mattina in Argentina un chierichetto si alza e sa che può arrivare tardi alla Messa, tanto non è più necessario cambiarsi, si può servire beatamente in tuta.
Ogni domenica mattina mio figlio si alza e mi ricorda di non voler più fare il chierichetto. E io lo accontento vietandogli espressamente di fare il chierichetto, puta caso il prete, in tuta, glielo chieda, nel frattempo mi chiedo io come sia mai possibile esser giunti a questo punto.

Ora, il fatto che un genitore cattolico, che è sempre stato cattolico, senza sbandate giovanili, senza crisi di fede con cadute nell’agnosticismo, senza aver messo mai in discussione la legge di Dio, pur avendola infranta parecchio, si ingegni a istruire i figli sul: cercare il più possibile di non ascoltare le omelie; sull’andare al catechismo lo stretto legale per l’accesso ai Sacramenti e comunque cercando di non mandare a memoria mai nulla che non sia nel vero catechismo cattolico; se interrogati, rispondere con circonlocuzioni e paralogismi sofisticati del tipo “certamente potrebbe essere uno di quei casi imprevedibili in cui, non essendo del tutto chiaro, quanto meno sarebbe opportuno raccogliere maggiori informazioni in merito, per non essere completamente in disaccordo con lei” o “non sono sicuro che il passo in questione si possa non interpretare tramite un’ermeneutica diversa dalla sua”. Bene, questo fatto è un fatto che comporta una certa dose di sforzo meningitico e avrebbe quasi del miracoloso, se non fosse che è un fatto puramente drammatico.
Naturalmente, a un bambino risulta piuttosto difficile affrontare una disputa teologica con un catechista o un sacerdote, tendenzialmente adulti, formati da anni di agguerrito lavaggio del cervello modernista, conviene forse consigliare i propri figli di esporsi il meno possibile e, qualora chiamati in causa, di limitarsi a snocciolare quelle quattro-cinque ovvietà sub-teologiche che i catechisti riescono ad afferrare molto facilmente: Gesù ama tutti, perché è buono e, dato che ci ama proprio tutti tutti, ci perdona tutti, quindi  bisogna fare come Lui e amare il prossimo come se stessi e perdonare tutti. Se proprio si deve recuperare in simpatia, o fare la figura di bambini intellectual progress, buttare lì un “inclusivo” o “apertura” o “in uscita” da qualche parte nel discorso. Stigmatizzare sempre i Farisei.

Tocca fare i miracoli ai laici. Dato che ormai il sacerdote non guarisce più i malati, nemmeno ci pensa, ed è già bello che, sempre se ha tempo, porti l’olio santo ai moribondi, sempre che faccia in tempo con gli impegni, altrimenti tranquilli, non resusciterà comunque il morto. E dato che tanto meno gli passa per l’anticamera del cervello di scacciare i demoni, dal momento che non esistono e sono simboli, cari genitori, vi tocca fare miracoli per far crescere cattolici i vostri figli. Nonostante il prete.
Come genitori cattolici facciamo in piccolo ciò che ha fatto nei giorni scorsi un folto gruppo di associazioni pro life di tutto il mondo, firmando un documento nel quale dichiara la propria fedeltà al magistero autentico ed immutabile della Chiesa, oggi messo in discussione dai vertici della Chiesa stessa. Restiamo fedeli alla vera dottrina, non ai pastori che sbagliano.
D’altra parte, visto che siete cattolici, non devo essere io a spiegarvi cosa sia diventato il prete del millennio, lo vedete da soli. Allora giudicate da voi se è il caso di affidare i vostri figli e le loro giovani innocenti anime, i vostri virgulti d’ulivo, proprio loro, quegli occhi vivi di speranze e ricchi della fede dei piccoli, alla direzione spirituale di certi personaggi. E ovviamente non mi riferisco ai rari casi di spostati, pervertiti o modello Biancalani che si aggirano nelle parrocchie piene di spifferi, mi riferisco al sacerdote medio, a parroco “normale”.
Oggi, regnante “el papa”, sembra infatti che siano tornati i tempi della confusione teologica degli anni settanta e della fantasia al potere che fu il post-concilio. Dunque, di default abbiamo l’abbandono dell’abito e la mimetizzazione sociale, l’invito all’anonimato cristiano e le reprimende a chi asserisca una qualsivoglia verità, subito derubricata ad opinione personale del reticente. La fine della direzione spirituale, tanto i peccati non esistono, nemmeno castigo e inferno, ma governa la misericordia universale. In compenso, dopo decenni di spiritualismo anti-istituzionale in velata o aperta polemica con i Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, oggi s’impone una prostrata e idolatrica adorazione verso “il nostro bravo papa Francesco” e la sua cricca di menti aperte: i kasperiti scardinatori di sacramenti.
Invece di avere a che fare con un prete in tonaca, un sacerdote palese per tutti e di fronte a tutti, un uomo con i difetti degli uomini, ma pronto a tutto per servire Dio e il suo mandato, abbiamo un prete che a parole è aperto, inclusivo e al passo con i tempi, ma nella realtà è un uomo chiuso in canonica con la sua cerchia di parrocchiani amici, catechisti consenzienti e lacchè, perso e consumato da mille attività secondarie.
Certamente non si generalizza, ma occorre aprire gli occhi, perché non serve la lente d’ingrandimento, è un fatto reale e drammatico che i seminari abbiano sfornato negli ultimi cinquant’anni un esercito di incompetenti, in cui, a fronte di pochi santi, non è raro incontrare sacerdoti che non credono alcune verità di fede, a partire dalla transubstanziazione. Sarebbe ora di dirlo. La liturgia ad esempio, viene celebrata sciattamente come per un obbligo formale, e quando viene celebrata con entusiasmo spesso è un carrozzone da circo che nulla ha a che vedere con il luogo di culto, con balli e baccano vario, senza sostanza di mistero e il sacramento è in mano all’iniziativa estemporanea di laici ingenui e sprovveduti, quando non apertamente in malafede, perché protestanti consapevoli.

(continua)



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Libri. "La sintesi del Tomismo" e l'attualità del dottore angelico


di Enrico Maria Romano

Quando c’è un eclissi siamo tutti immersi nelle tenebre. Così ripeteva l’intellettuale francese Jean Madiran (1920-2013), riprendendo un’espressione di altri. Più il buio è fitto poi, e più urgono le luci ad illuminarci nel periglioso ed avventuroso cammino della vita.
Abbiamo tutti quanti bisogno di padri, di punti di riferimento, di uomini forti che ci siano di esempio, nella vita e nel pensiero. Nel cattolicesimo romano queste figure non sono mai mancate e per fortuna non mancheranno mai alla Chiesa.

Tommaso d’Aquino (1225-1274) fa parte, indubitabilmente, di quei Maestri spirituali che durano secoli e che anzi resteranno sempre attuali, starei per dire, fino alla fine del mondo.
Le cattedre di tomistica si sono diffuse nel Novecento in tutto il mondo, e la pubblicazione delle opere del Dottore Angelico, ha travalicato ampiamente i confini della sua amatissima patria, l’Italia.
Esistono ormai molte traduzioni delle opere del Nostro, specie dei suoi capolavori, come la Summa teologica e la Summa contro i gentili. Alcune traduzioni dal latino ancora mancano, ma si può ben sperare che nei prossimi anni queste lacune saranno colmate. Abbondano invece i commenti e la letteratura scientifica sul pensiero dell’Aquinate, come pure le edizioni critiche e manegevoli di molti testi tomisti già editi in latino, e piuttosto riservati ai dotti.
Si pensi alla magnifica nuova edizione della Somma curata dai padri domenicani di Bologna (Tommaso d’Aquino, La Somma Teologica, Edizioni Studio Domenicano, 2014-2016, in 4 volumi rilegati ad arte, con il testo originale e una nuova traduzione italiana). Un’opera eccezionale che vale oro e che farà silenziosamente del bene. La luce che apporta san Tommaso all’umanità e alla cattolicità infatti non è immediata e abbagliante, ma è una luce pacata e soffusa, quasi in chiaroscuro, che progressivamente tende a far innamorare il fruitore come in un lungo corteggiamento casto, destinato poi all’amore eterno.
Tra le opere di commento e di semplificazione edite di recente spicca quella del grande teologo francese padre Garrigou-Lagrange (cf. La sintesi tomistica, Fede & Cultura, 2015, a cura di Marco Bracchi, con la presentazione di mons. Antonio Livi).

A queste opere diciamo classiche, quella del Garrogou è infatti del 1950, si è appena aggiunto un nuovo manuale di introduzione, di analisi delle difficoltà e di chiarificazione: Curzio Nitoglia, La sintesi del Tomismo. Sua attualità e suo valore (Effedieffe, 2017, pp. 402, euro 22).
L’Autore, già noto per le sue pubblicazioni apologetiche e filosofiche, presenta i punti forti del tomismo, illustrandone tutta la complessità, la coerenza interna e le virtualità logiche e metafisiche. Risponde poi alle obiezioni della altre scuole filosofiche, sia quelle storiche, interne al cattolicesimo (Scoto, Suarez, Rosmini), sia a quelle, assai più distruttive ed eretizzanti, della filosofia post-kantiana divenuta dopo il Concilio l’orizzonte comune della teologia contemporanea.

Si ricordano poi, giustamente, le tante prese di posizione del Magistero ecclesiastico medievale e moderno in favore della filosofia e della teologia di san Tommaso, culminato con l’encliclica Aeterni Patris di Leone XIII (1879). Ma la preferenza della Chiesa per l’Angelico non si arrestò a Pio XII (1939-1958), e ci sono numerosi scritti dei Pontefici Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che mostrano una luminosa continuità coi loro predecessori.
Ricorda in proposito il grande studioso tomista Enrico Zoffoli che, “Il nuovo [Codice di diritto canonico, pubblicato da Giovanni Paolo II nel 1983] conferma la volontà della Chiesa (canoni 252,253), ispirandosi al Concilio Vaticano II che nel decreto sulla formazione sacerdotale  (OT 16)  e in quello sull’educazione cristiana (GE 10), raccomanda di avere per maestro l’Angelico”.
Così, il beato Paolo VI diceva che “E’ la prima volta che un Concilio ecumenico raccomanda un teologo, e questi è san Tommaso” (Lettera del 20.11.1974).
Tra i più begli elogi fatti a san Tommaso c’è proprio quello di Paolo VI, espresso nella Lettera ciata: “Senza dubbio, Tommaso possedette al massimo grado il coraggio della verità”. E altresì quello di Giovanni Paolo II: “La sua [di san Tommaso] è veramente la filosofia dell’essere e non del semplice apparire” (Fides et ratio, 44).

La prosa di don Nitoglia, scorrevole informata e a tratti polemica (come lo fu anche l’Angelico contro i nemici della povertà monastica e della vita religiosa), ci aiuta ad entrare nella mens del genio medievale e a diventare nel pensiero e nella vita dei piccoli Tommaso d’Aquino del XXI secolo.



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Il puntatore. Orate

di Aurelio Porfiri

In tempi di spontaneismo selvaggio,
quando la creatività non è più creativa perchè non si basa sulla solidità della tradizione, è bene ricordare il valore delle nostre preghiere tradizionali, preghiere che spesso avevano senso solo quando cantate.

 "Dire" una Salve Regina non è efficace come cantarla. E così per tantissime altre preghiere di cui la nostra tradizione Cattolica è sovrabbondante. Ecco che mi sembra sensato ricordare un volume pubblicato dalla casa editrice Simmetria: "Laudate Dominum.
L'orazione cristiana: Duemila anni di ascesi, di filosofia, di mistica".

Questa casa editrice che nel suo catalogo libri che si ispirano ad un mondo tradizionale che a volte confina con quello cattolico, a volte va oltre questo mondo. Nondimeno dobbiamo proprio a questa casa editrice l'aver introdotto in Italia un musicologo originale come Jacques Viret, una voce "eretica" per quello che riguarda gli studi sulla musica medioevale e sul canto gregoriano (e con cui ho avuto il piacere di pubblicare un libricino). "Laudate Dominum" presenta svariate preghiere in lingua latina con un breve commento per inquadrare sommariamente la preghiera. Troviamo le antifone mariane, le invocazioni agli angeli, le invocazioni allo Spirito Santo e via dicendo. Il libro è per chi vuole una prima introduzione non solo alle preghiere stesse, ma anche ad un minimo contesto storico, laddove esso è possibile, per comprendere come esse si sono formate e che sono entrate nel repertorio delle orazioni Cristiane. Insomma, un lavoro meritorio per non dimenticare da dove andiamo e per ben prepararci dove andiamo.
 

13 dicembre 2017

Coming out


di Edoardo Dantonia

Questo episodio, se così si può definire, è dedicato a un tema per me delicato. Voglio infatti approfittare di questo spazio per fare coming out, o outing, insomma per uscire allo scoperto. Si tratta di una pratica che ho tenuto nascosta per lunghi anni, preoccupato di come avrebbero reagito amici e parenti, ma ora sono stufo. Sono stufo di fingere, di mostrarmi per ciò che non sono. Il mio amico Marco Sermarini mi ha dato il coraggio di balzare all’aria aperta e tornare a respirare, e lo ha fatto con un breve articoletto su Chesterton e i suoi soldatini. Ebbene sì, il tema della mia confessione è proprio questo: talvolta io gioco ancora coi pupazzi dei supereroi, e non me ne vergogno. A dire la verità, dovrei vergognarmi per due fatti: la grande quantità di soldi spesa, quando li comprai via internet, e il fatto che sono tutte figures da collezione, per cui inadatte al gioco. Per il resto, trovo disdicevole che un uomo adulto non possa dilettarsi con giocattoli e costruzioni, come se mattoncini LEGO e soldatini di plastica fossero esclusiva dei bambini. Nella migliore delle ipotesi, questa credenza deriva da astruse teorie secondo cui certi giochi sono funzionali esclusivamente alla crescita del bambino, convinzione che pretende di racchiudere la spontaneità del gioco in una logica cognitivista, in uno schema cioè che di fanciullesco non ha neanche una virgola, calato com’è dall’alto di qualche cattedra di psicologia. Nella peggiore delle ipotesi, invece, si pensa ai bambini come a dei deficienti intenti a dilettarsi con inutili sciocchezze, le quali verranno lasciate perdere non appena i piccoli guadagneranno un po’ di senno. Io penso che una cosa vale la pena di farla da bambini come da adulti, altrimenti non vale la pena di farla mai. Lewis diceva (vado a memoria) che un libro vale la pena di leggerlo a dieci anni se vale la pena di leggerlo a cinquanta. Non ha senso permettere ai propri figli di leggere fiabe e costruire case sugli alberi se noi stessi riteniamo queste cose una perdita di tempo. Possiamo decidere di non farlo perché la cosa non ci diverte, come non ci divertirebbe passeggiare lungo un fiume o leggere saggi di economia. Ma non possiamo rifiutare giochi e nascondini come idiozie passeggere di un’età incantata, altrimenti dovremmo avere, quantomeno, l’onestà di rivelare ai nostri piccoli che stanno perdendo il loro tempo in futili attività, con tutto ciò che ne consegue. George Bernard Shaw, un puritano ben più austero di Chesterton, ma sulla cui genialità non può esservi alcun dubbio, disse a tal proposito: “L’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare”.
Ecco, quindi, perché oggi io ho deciso di rivelare questa mia pratica, considerata innaturale per un uomo adulto, nella speranza che altri escano allo scoperto e celebrino con orgoglio la propria infantilità.

P.S.: L’articolo in questione (che potete leggere qui) riporta come l’autore inglese non avesse alcun problema ad ammettere che, sebbene adulto, amava dilettarsi con soldatini e pupazzetti.

https://www.thesparklings.it/coming-out/



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È tornato don Camillo/36. Gli angeli del Natale. Parte Quinta

Quarta notte: la Speranza

Lo so, lo so, nell’ultimo racconto mi sono fatto prendere la mano… ma la fede è così! Non oltrepassa o dimentica, ma potenzia la nostra ragione, il nostro voler discorrere dell’Infinito si fa senza fine…
Tuttavia, il nostro don Camillo passò tutto il giorno successivo corrucciato, l’Angelo della Fede lo aveva fatto riflettere molto, innanzitutto su come sovente ha vissuto il santo Natale, troppo preso da ciò che ha poco valore e dimenticandosi di quello che è più importante. Io, cari lettori, ho fatto il proposito quest’anno di ascoltare con più attenzione l’insegnamento di Gesù e di mettere in pratica, con piccole attenzioni, il suo comandamento: amare come lui ha amato.
No, non è facile amare come Gesù ci insegna, ma ho capito che è l’unica strada che possiamo percorrere e, tra l’altro, in cui non siamo soli. Non siamo noi ad avventurarci su questa via, ma è ancora Lui che ci conduce: che bello! È Lui, Gesù, che ci guida, ci accompagna e ci sostiene quando non riusciamo a camminare.
Tutte queste pindariche riflessioni, in verità, sono state mutuate e rielaborate dopo l’incontro che don Augusto ha vissuto con l’Angelo della Speranza, avvenuto la quarta notte.
Mentre continuava a pensare all’Angelo della Fede e alle sue parole, quando prese sonno, stavolta questo fu davvero inquieto. Quella notte si destò più volte e madido di sudore: quanti pensieri nel suo cuore di prete e nella sua povera testa di legno! Sennonché, in modo inatteso, quando mancava soltanto qualche ora all’alba, si svegliò pieno di serenità: effetto dell’angelo che lo venne a trovare.
La speranza ci sorregge nel credere, permette di essere felici, rende dolce l’attesa. Quante volte noi speriamo nella nostra vita! Quando abbiamo un problema o una preoccupazione non “speriamo” che, come si è soliti dire, “ vada tutto bene”? Io ricordo che quando ero bambino speravo molto, soprattutto nei giorni in cui avevo qualche verifica a scuola, “ speravo nella speranza”, appunto, di saper rispondere a tutte le domande. Ricordo che, per esempio, prima di andare dal dentista “speravo” che il dottore non mi facesse troppo male e che, a fine visita, mi regalasse il consueto leccalecca. E voi per cosa sperate?
Ma dove eravamo arrivati? Ah, sì! Appena si accorse della presenza del suo nuovo amico, il pretone non aprì subito gli occhi, ma assaporò fino in fondo quella sensazione di pace che, come un torpore, avvolgeva tutto il suo corpo. Nonostante l’Angelo della Speranza gli apparve all’improvviso come tutti gli altri, percepì una differenza: la sua luce era più, non so come rendere la cosa, rassicurante, benché assai tenue, tanto che la sua figura appariva sbiadita, quasi fosse in controluce. L’aspetto diafano fece venire in mente al nostro don Camillo una specie di sua intrinseca precarietà. Tuttavia, risaltava una contraddizione, poiché quella figura esile era allo stesso tempo saldissima, pareva cementata nel pavimento, statuaria e nobile. Un aspetto delicato e vigoroso insieme. La sua voce bassa era un sussurro che rimbombava, però, forte dentro l’ascoltatore.
Parlò a lungo, molto a lungo e, per la prima volta, il prete nottambulo si addormentò prima che l’altro si congedasse e non riuscì neppure a salutarlo. L’ultima cosa che percepì furono le coperte stese su di lui, quasi gliele avesse rimboccate.
Una domanda che gli sottopose, però, la rammentava bene, perché don Augusto mi ripeté il concetto una dozzina di volte. Gli chiese cos’era la speranza cristiana e lui pressappoco rispose in tal modo: «La speranza è una virtù per la quale noi desideriamo e aspettiamo da Dio non qualcosa a caso o che varia di volta in volta, bensì la vita eterna come nostra felicità».
È esattamente quella vita eterna che i nostri genitori hanno chiesto per noi nel giorno del Battesimo. Dovete sapere che – come ci ricordano sempre i nostri bravi Parroci –, quando i vostri i genitori si sono presentati in chiesa per il vostro Battesimo, qualche anno fa, il sacerdote ha domandato loro quale sarebbe stato il vostro nome. Il nome con cui Dio ci conosce da sempre e che riecheggia per l’eternità! Ha chiesto, inoltre, proprio all’inizio della celebrazione, cosa domandavano alla Chiesa di Dio. È ovvio, cosa potevano rispondere i vostri genitori se non il Battesimo, visto che erano lì per quello? Ma potevano ugualmente affermare lo stesso con un paio di sinonimi, li conoscete? Sono la fede e la vita eterna.
Già, la vita eterna. Ecco, dunque, questa vita senza fine che ha inizio qui sulla terra! Alla speranza è perciò legata la fede, ma pure l’attesa e la gioia! E tutto trova il suo senso nell’amore di Dio, ma questo ve lo racconterò dopo, si tratta infatti di un argomento scaturito da un altro angelico incontro!
L’Angelo della Speranza aveva insegnato che la nostra vita è un dono prezioso e unico che possiamo rendere speciale se costruiamo la nostra amicizia con Gesù, abituandoci al bene. Soltanto in questo modo possiamo essere veri amici del Signore, quando dimoriamo nel bene, quando il male e il peccato non sono in noi, non fanno presa sul nostro cuore. Dobbiamo avere speranza: con Gesù tutto sarà possibile, anche l’impossibile!


Quinta notte: la Carità
Il nostro don Camillo incominciava ad attendere il suo incontro serale con impazienza, come quando aspetti di vedere il tuo programma preferito alla televisione. In realtà, caro lettore, io non la guardo molto e a dire il vero mi interessa poco, ma ci sono due o tre programmi che amo e che se posso vedo con interesse, coinvolgendo anche i miei amici.
Lo stesso vale per il nostro prete di città, il quale, quella sera, provava una trepidazione mista a malinconia. Sapeva, difatti, che presto si sarebbero conclusi i fantastici dialoghi con le misteriose creature angeliche. Decise, pertanto, di gustarseli fino in fondo e forse quello che gli capitò quella quinta notte risultò essere se non il più bello, sicuramente l’incontro più emozionante.
Era stanco, le giornate si avvicendavano tra i soliti numerosi impegni, i colloqui con parecchie persone, le attività da preparare, le riunioni e la preghiera che dà senso alle giornate.
Si assopì come un ghiro quando una luce fortissima invase la sua stanza: era di un rosso intenso, tanto che appena aveva aperto gli occhi dovette subito richiuderli. Poi la luce scemò e divenne celeste, indaco, verde, bianca e di nuovo rossa, ma molto più tenue. Apparve a don Augusto un angelo bellissimo: i capelli a boccoli biondi, gli occhi di un azzurro vivo, le gote cremisi, i lineamenti sublimi. Chiunque si sarebbe perso nel suo sguardo.
«Sono l’Angelo della Carità», si presentò.
“L’Angelo dell’Amore”, pensò tra sé e sé il pretone, vista la sua bellezza, ma scoprì che “amore” è un altro nome, forse più usato (non sempre bene!), per dire carità.
Avendo probabilmente letto i suoi pensieri, la magnifica figura angelica riprese, «La Carità è l’Amore che si dà concretamente».
«Come le offerte in chiesa?», domandò sornione l’altro.
«Sì e no», rispose l’angelo, «A volte pensiamo alla carità come il dare una monetina a qualcuno, non è quella la carità! La carità è amare con gesti concreti, ma è soprattutto amare, l’amore che si incarna!».
Quanti di noi pensano alla carità, appunto e scusate il gioco di parole, come fare la carità. La monetina che noi mettiamo in chiesa, invece, assume un grande valore se fatto come gesto d’amore; si chiama elemosina.
«Gli uomini non sono più capaci di fare elemosina», proseguì l’incantevole creatura, la quale sembrava tenere il filo non solo delle parole, ma anche dei pensieri di don Augusto.
«Gli uomini non sono più capaci di fare elemosina», ripeté l’angelo, «che è invece dono del nostro superfluo verso coloro che non possiedono neppure il necessario».
L’elemosina fatta col cuore (che aiuta i bisognosi e mantiene decorosa la “casa di Dio”) – diceva san Cipriano, un Santo a me caro – lava tante nostre colpe: l’amore si dà in gesti concreti e non solo a parole. Questa frase dello spirito angelico si stampò nella mente del nostro don Camillo, che per non dimenticarla la ridisse lentamente: “ L’amore si dà in gesti concreti e non solo a parole”.
Ma anche le parole sono importanti, spiegò lo splendido angelo. Quando amiamo qualcuno diciamo che è “per sempre”; non so, pensiamo alla mamma e al papà, non diciamo: “Mamma ti voglio bene oggi”, ma “Mamma ti voglio bene per sempre, per tutta la vita…”. Lo comprende ancora di più chi è innamorato.
«L’amore è per sempre», aveva proseguito l’Angelo della Carità, «anche se non sempre riusciamo a viverlo in tal modo, perché siamo fragili e limitati. Ecco il motivo per cui abbiamo bisogno di Gesù: Lui non solo insegna cos’è l’amore, ma l’ha vissuto per primo, fino al dono totale di sé, e ci aiuta a viverlo come l’ha vissuto Lui: è vicino a noi e ci sostiene con la sua grazia! E la grazia è dono dello Spirito Santo, ossia l’Amore che lega Padre e Figlio».
Davvero, penso ora, l’amore è la realtà più grande che possiamo vivere. L’amore è Dio stesso, ci suggerisce san Giovanni Evangelista in una sua Lettera.
«Cos’è la carità insegnata da Gesù?», chiese il pretone a un certo punto della discussione, sinceramente interessato.
«La carità è la virtù fondamento di tutte le altre», rispose la meravigliosa creatura angelica, «che le anima, le ispira e le ordina. La carità ci permette di amare Dio al di sopra di tutto e il nostro prossimo come noi stessi per amore del Signore. Gesù fa di essa il comandamento nuovo: amatevi come io vi ho amato».
Senza la carità, aveva scritto san Paolo, amico e apostolo del Signore, “ io non sono nulla e niente mi giova”.
Da quel toccante discorso, di cui ho riportato qualche frammento, rispetto a tutto ciò che mi è stato raccontato, ho percepito un grande insegnamento: per essere felice devo amare come Gesù. La vita eterna sarà allora proprio l’incontro con questo Amore infinito, che inizia proprio a Natale dove l’Amore si è fatto carne. Il dono più bello! E quando saremo delusi da tutti, anche da coloro che non immaginavamo, sapremo che l’amore di Dio non verrà meno. Mai. Gesù non delude, ma apre il cuore dell’uomo alla speranza: con Lui tutto si può!



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Sulla Vera Croce: un'indagine storica


di Alfredo Incollingo

Gli eretici e i nemici giurati del cattolicesimo hanno tentato di averla vinta sulla Chiesa dimostrando, tra i tanti pregiudizi e le molte falsità, l'infondatezza dell'episodio evangelico della crocifissione di Gesù. L'evento è stato ridimensionato per svelare la presunta verità, al di là delle testimonianze degli evangelisti, ritenuto menzognere e prive di prove. C'è chi ha negato la natura divina di Gesù, le sue parole e i suoi gesti, il luogo del supplizio e alcuni hanno rifiutato in toto l'accaduto. Non ci sarebbe stata nessuna crocifissione perché Gesù non è mai esistito e, secondo tali interpretazioni, i romani raramente condannavano alla croce criminali e ribelli. Appurato che Cristo è esistito, come Dio e come Uomo, si crocifiggeva molto più spesso di quanto si creda. Con questi presupposti fondamentali Massimo Olmi ci aiuta nel suo Indagine sulla croce di Gesù (La Fontana di Siloe, 2015) a conoscere la verità sullo strumento di supplizio di Cristo, “che è divenuto simbolo di salvezza, di pace e di amore universale, ma che ancora oggi qualcuno disprezza a tal punto da chiedere la rimozione dei crocifissi dai luoghi pubblici. C’è chi reputa il crocifisso diseducativo, chi offensivo, chi lo getta dalla finestra. Eppure Gesù insegnò ad amare il prossimo e fece soltanto del bene!” (p. 173) Come raccontano i quattro Evangelisti, il Messia venne crocifisso sul monte Calvario insieme a due ladroni. Per secoli non si ebbero più notizie concrete sulla croce, come se questa fosse svanita nel nulla o fosse stata assunta in Cielo con il Figlio. Un'antica tradizione vuole che fu sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, a ritrovarla a Gerusalemme grazie all'aiuto di un ebreo, Giuda, che si convertì subito dopo al cristianesimo. La Vera Croce venne suddivisa in tre parti che furono conservate in Palestina, a Costantinopoli e a Roma: rapine, incendi e ulteriori smembramenti causarono la loro rovina o la totale spoliazione. Questo spiegherebbe il gran numero di reliquie della croce sparse in Europa, perché i papi erano soliti donare i suoi frammenti lignei ai sovrani più fedeli. Partendo dalla leggenda del ritrovamento della Vera Croce, Olmi indaga sulle fattezze della croce di Gesù, sui materiali e, senza dimenticare nessun indizio, neanche le visioni delle veggenti che assistettero alla crocifissione, chiarisce gli aspetti più dubbi di questo strumento di supplizio. E' un testo fondamentale per formare una biblioteca cattolica, contro i tanti veleni culturali che sempre di più vogliono negare la verità cristiana.



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12 dicembre 2017

Lutero e lo gnosticismo: l'interprete moderno di un'eresia antica


di Alfredo Incollingo

I protestanti (e i cattolici) hanno celebrato nel 2017 i cinquecento anni della Riforma protestante. Si è elogiato il riformismo di Martin Lutero e le (presunte) ricadute positive sul cattolicesimo. Non è mancato chi ha intravisto nel protestantesimo una soluzione per le questioni più urgenti della Chiesa Cattolica, dal celibato dei sacerdoti alle più minuziose definizioni teologiche. Si è eccessivamente parlato di “riforma”, ma pochi osservatori hanno evidenziato il carattere rivoluzionario del luteranesimo. I riformisti sono stati san Pio V e i gesuiti, per esempio, che hanno rinnovato la Cattolicità: Lutero, al contrario, ha distrutto in Germania il corpo sociale e spirituale della Chiesa. Il suo insegnamento è un tentativo perpetuo di demolire pezzo dopo pezzo la tradizione cattolica. Le rivoluzioni moderne, con il loro piglio anticattolico, sono direttamente o indirettamente frutto del pensiero dell'eresiarca tedesco. Nicola Tomasso ha deciso di raccontare le origini della Riforma protestante nel suo ultimo lavoro, Iniquitas Lutheri ovvero le radici gnostiche del protestantesimo (Solfanelli, 2017). Non è un saggio sul magistero luterano, perché non si limita a enunciare le tesi del frate eretico: l'autore cerca di rintracciarvi la matrice gnostica, considerando Lutero l'interprete moderno dell'antica rivale del cattolicesimo. Il conflitto tra lo gnosticismo e il cristianesimo concerne il ruolo della ragione, il valore del creato e il libero arbitrio. Come afferma l'autore nell'Introduzione:

“Argomenteremo […] cogliendo nella cancellazione luterana del senso del peccato il tentativo gnostico di porre la materialità del creato in una connotazione negativa, perché laddove si rifiuta ogni attesa di redenzione, l'uomo sarà sempre nel 'Giardino Antico' ad annuire al serpente ritrovandosi nudo pochi istanti dopo: è il trionfo dell'assurdità, della ragione corrotta, del nonsense esistenziale, è il 'suicidio' di Lutero, il mysterium iniquitas.” (p. 16)

Tomasso ci accompagna nella definizione dello gnosticismo (“La gnosis è la dottrina secondo cui la 'conoscenza' è lo strumento per raggiungere la verità e la perfezione”, p. 13), che è necessaria per comprendere le origini dell'eresia luterana, e nella classificazioni delle maggiori correnti gnostiche, secondo quando emerge dagli scritti dei Padri della Chiesa e dei codici di Nag Hammadi. Lutero riteneva che bastasse la sola fede per salvarsi e che il Signore, nella sua onniscienza, avesse predestinato alla salvezza solo una parte dell'umanità. Queste dottrine hanno una chiara origine gnostica nel loro carattere elitario e negativo dell'esistenza umana, del rapporto con Dio (l'umanità e la divinità sono due poli opposti) e della creazione. Riprendendo alcuni motivi della filosofia medievale, quella di Duns Scoto e di Eckhart, per esempio, Lutero compie una rivoluzione copernicana, abbattendo i pilastri della fede nel pieno disprezzo della scolastica (San Tommaso d'Aquino). La Riforma protestante fu una rivalsa del pensiero gnostico sul cattolicesimo. Il libro di Tomasso ci svela Lutero da una prospettiva diversa e inusueta.



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Fedeli alla dottrina, non ai pastori che sbagliano. Decine di associazioni pro-vita si schierano

Un folto gruppo di associazioni pro life, provenienti da tutto il mondo, ha firmato un documento nel quale dichiara la propria fedeltà al magistero autentico ed immutabile della Chiesa, ad oggi messo in discussione dai vertici della Chiesa stessa.
Non possiamo che appoggiare l'iniziativa e associarci ad un'azione senza precedenti, che è destinata a lasciare un segno. Appare chiaro che se il cattolicesimo ha professato un insegnamento per millenni, non si possa accettare di "cambiare idea". Ne va delle nostre anime.  
Probabilmente dal Vaticano ignoreranno anche questo documento, nonostante le associazioni coinvolte raccolgano, fra membri e simpatizzanti, centinaia di migliaia di persone. 
Sito: fidelitypledge.com

Fedeli alla vera dottrina, non ai pastori che sbagliano. Promessa di fedeltà all’insegnamento autentico della Chiesa dei leader dei movimenti pro-vita e pro-famiglia. Il numero di bambini innocenti uccisi dall’aborto nel corso del secolo scorso è maggiore di quello di tutti gli esseri umani che sono morti in tutte le guerre della storia umana.
Gli ultimi cinquant’anni hanno testimoniato una continua escalation di attacchi alla struttura della famiglia come è stata progettata e voluta da Dio, capace di creare il miglior ambiente per una sana e vigorosa crescita dell’uomo e soprattutto per l’educazione e la formazione dei bambini. Il divorzio, la contraccezione, l’accettazione di atti e di unioni omosessuali e la diffusione dell’“ideologia di genere” hanno causato danni incommensurabili alla famiglia e ai suoi membri più vulnerabili.

Negli ultimi cinquant’anni il movimento pro-vita e pro-famiglia è cresciuto in dimensione e portata per far fronte a questi gravi mali, che minacciano sia il bene temporale che quello eterno dell’umanità. Il nostro movimento comprende uomini e donne di buona volontà provenienti da una grande varietà di ambiti religiosi. Siamo tutti insieme uniti nella difesa della famiglia e dei nostri fratelli e sorelle più vulnerabili, attraverso l’obbedienza alla legge naturale, impressa in tutti i nostri cuori (cfr Rm 2,15). D’altronde, in questa ultima metà di secolo il movimento pro-vita e pro-famiglia si è affidato in modo particolare all’insegnamento immutabile della Chiesa cattolica, che afferma la legge morale con la massima chiarezza. È quindi con grande dolore che negli ultimi anni abbiamo dovuto constatare che la chiarezza dottrinale e morale, su questioni legate alla tutela della vita umana e della famiglia, è stata sempre più sostituita da dottrine ambigue e persino direttamente contrarie all’insegnamento di Cristo e ai precetti della legge naturale.

Una Supplica filiale consegnata a Papa Francesco nel settembre 2015, è stata firmata da circa 900.000 persone provenienti da tutto il mondo; nel 2016, è stata presentata una Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio. Il 19 settembre 2016 quattro cardinali hanno sottoposto cinque dubia a Papa Francesco e alla Congregazione per la Dottrina della Fede chiedendo chiarimenti su alcuni punti dottrinali contenuti nell’Esortazione Apostolica post-sinodale Amoris laetitia. Nel giugno 2017, i cardinali hanno reso pubblica la loro richiesta di essere convocati in udienza, presentata al Papa dal Cardinale Carlo Caffarra il 25 aprile 2017, ma, come i dubia, non hanno ricevuto alcuna risposta. Il 23 settembre 2017 una Correctio filialis de haeresibus propagatis è stata elaborata da 62 teologi e accademici cattolici “in merito alla propagazione di eresie causata dall’esortazione apostolica Amoris laetitia e da altre parole, atti e omissioni” di Papa Francesco. Il 4 novembre 2017, 250 teologi, sacerdoti, professori e studiosi di tutte le nazionalità hanno sottoscritto il loro sostegno alla Correctio. Le turbolenze in seno alla Chiesa sono in aumento, come testimonia una lettera inviata di recente a papa Francesco da un prominente teologo, che afferma: “C’è caos nella chiesa e Vostra Santità ne è una causa”.

Come leader cattolici pro-vita e pro-famiglia, siamo tenuti a sottolineare numerose ulteriori dichiarazioni e azioni che hanno avuto un impatto particolarmente dannoso sul nostro lavoro per la protezione dei bambini non nati e della famiglia negli ultimi anni. Esempi rappresentativi includono:
– dichiarazioni e azioni che contraddicono l’insegnamento della Chiesa sul male intrinseco degli atti contraccettivi
– dichiarazioni e azioni che contraddicono l’insegnamento della Chiesa sulla natura del matrimonio e sul male intrinseco degli atti sessuali al di fuori dell’unione matrimoniale
– l’approvazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, che richiedono fortemente agli Stati membri la realizzazione di un accesso universale all’aborto, alla contraccezione e all’educazione sessuale entro il 2030.
– l’approccio adottato riguardo l’educazione sessuale, in particolare nel capitolo 7 di Amoris Laetitia e nel programma The Meeting Point elaborato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia.
– Come leaders di movimenti pro-vita e pro-famiglia, o dirigenti di movimenti laici che riguardano la difesa e la diffusione dell’insegnamento morale e sociale cattolico, siamo testimoni di prima mano del danno e della confusione causati da tali insegnamenti e azioni. Al fine di rispettare le nostre responsabilità verso coloro che abbiamo promesso di proteggere, in particolare i bambini non nati e quelli particolarmente vulnerabili a causa dello sfascio della famiglia, dobbiamo chiarire la nostra posizione su questi temi. Dobbiamo anche fornire una leadership a coloro che, all’interno del nostro movimento, fanno riferimento a noi per avere guida e consigli. Per questo motivo desideriamo ribadire la nostra immutabile adesione alle posizioni morali fondamentali di seguito descritte:
– esistono certi atti intrinsecamente malvagi e che è sempre proibito commettere.
– l’uccisione diretta di un essere umano innocente è sempre gravemente immorale. Di conseguenza, l’aborto, l’eutanasia e il suicidio assistito sono atti intrinsecamente malvagi.
– il matrimonio è l’unione esclusiva e indissolubile di un uomo e di una donna e tutti gli atti sessuali al di fuori del matrimonio e tutte le forme di unione contro-natura sono intrinsecamente negativi e gravemente nocivi per gli individui e la società.
– l’adulterio è un grave peccato e coloro che vivono in adulterio non possono essere ammessi ai sacramenti della Penitenza e della Santa Comunione, fino a quando non si pentono e non modificano la loro vita.
– i genitori sono gli educatori primari dei loro figli e l’educazione sessuale deve essere svolta dai genitori o, in determinate circostanze, “nei centri educativi scelti e controllati da loro”.
– la separazione del fine procreativo e univoco dall’atto sessuale attraverso metodi contraccettivi è intrinsecamente negativa e ha conseguenze devastanti per la famiglia, per la società e per la Chiesa.
– i metodi di riproduzione artificiale sono gravemente immorali in quanto separano la procreazione dall’atto sessuale e, nella maggior parte dei casi, portano direttamente alla distruzione della vita umana nelle sue prime fasi.
– ci sono solo due sessi, maschio e femmina, ognuno dei quali possiede le caratteristiche complementari e le differenze che sono loro proprie.
– gli atti omosessuali sono intrinsecamente cattivi e nessuna forma di unione tra persone dello stesso sesso può essere approvata in alcun modo. Come leaders cattolici pro-vita e pro-famiglia dobbiamo restare fedeli a Nostro Signore Gesù Cristo, che ha affidato il deposito della fede alla Sua Chiesa. Noi “siamo obbligati, per fede, a rendere a Dio rivelatore piena sottomissione dell’intelletto e della volontà”.
– Aderiamo pienamente a tutte quelle cose “che sono contenute nella parola di Dio e si trovano nella Scrittura e nella Tradizione e che sono proposte dalla Chiesa come principi a cui credere perché divinamente rivelati, sia in base a suo solenne giudizio, sia per suo magistero ordinario e universale”.

Dichiariamo la nostra completa obbedienza alla gerarchia della Chiesa cattolica nel legittimo esercizio della sua autorità. Tuttavia, nulla potrà mai convincerci od obbligarci ad abbandonare o contraddire qualsiasi articolo della fede e della morale cattolica.

Se esiste conflitto tra le parole e gli atti di qualsiasi membro della gerarchia, compreso il Papa, e la dottrina che la Chiesa ha sempre insegnato, rimarremo fedeli all’insegnamento perenne della Chiesa. Se dovessimo abbandonare la fede cattolica, ci separeremmo da Gesù Cristo, a cui vogliamo essere uniti per tutta l’eternità. Noi, sottoscritti, promettiamo di continuare ad insegnare e propagare i principi morali sopra elencati e ogni altro insegnamento autentico della Chiesa cattolica e che mai, per nessuna ragione, ci allontaneremo da essi.

La lista dei firmatari, in ordine alfabetico:
Signatories to the “Pledge of Fidelity” to the authentic teaching of the Church
Bernard Antony, President of Chrétienté-Solidarité (France)
Dame Colleen Bayer, DSG, Founding Director of Family Life International NZ (New Zealand)
Judie Brown, President of American Life League (United States)
Patrick Buckley, Director of European Life Network (Ireland)
Georges Buscemi, President of Campagne Quebec Vie (Canada)
Giorgio Celsi, President of Associazione “Ora et Labora in Difesa della Vita” (Italy)
Dr. Anca-Maria Cernea, MD, Ioan Barbus Foundation (Romania)
Greg Clovis, Director of Family Life International UK (United Kingdom)
Rev. Linus F. Clovis, Spiritual Director of Family Life International St Lucia (St Lucia)
Virginia Coda Nunziante, President of Associazione Famiglia Domani (Italy)
Modesto Fernandez, President of Droit de Naître (France)
Richard P. Fitzgibbons, M.D., Director of the Institute for Marital Healing (United States)
Mathias von Gersdorff, Director of Aktion Kinder in Gefahr (Germany)
Corrado Gnerre, Guida Nazionale, Il Cammino dei Tre Sentieri (Italy)
Doug Grane, Chief Executive of Serviam (United States)
Michael Hichborn, President of the Lepanto Institute (United States)
Jason Jones, Founder of I am Whole Life, Founder of Movie to Movement (United States)
John Lacken, Founder of Legio Sanctae Familiae, Secretary of the Lumen Fidei Institute (Ireland)
François Legrier, President of Mouvement Catholique des Familles (France)
Vittorio Lodolo D’Oria, President of Famiglie Numerose Cattoliche (Italy)
Samuele Maniscalco, Director of Generazione Voglio Vivere (Italy)
Christine de Marcellus Vollmer, President of Asociacion Provida de Venezuela (PROVIVE), President of Alianza Latinoamericana para la Familia (ALAFA), President of Alive to the World, Education in Integrity (Venezuala)
Roberto de Mattei, President of Fondazione Lepanto (Italy)
Jean-Pierre Maugendre, President of Renaissance Catholique (France)
Thomas McKenna, President of Catholic Action for Faith and Family (United States)
Anthony Murphy, Director of Catholic Voice (Ireland)
Marisa Orecchia, President of Federvita Piemonte (Italy)
Philippe Piloquet, President of SOS Tout-petits (France)
Philippe Schepens M.D., Secretary-General of the World Federation of Doctors Who
Respect Human Life (Belgium)
John Smeaton, Chief Executive of the Society for the Protection of Unborn Children (United Kingdom)
Molly Smith, President of Bringing America Back to Life, Executive Director of Cleveland Right to Life (United States)
Guillaume de Thieulloy, Director, Le Salon Beige (France)
Dr Thomas Ward, President of the National Association of Catholic Families (United Kingdom)
John-Henry Westen, Co-Founder and Editor-in-Chief of LifeSiteNews (Canada)
Mercedes Arzú Wilson, Founder and President of Family of the Americas Foundation (Nicaragua)
Diego Zoia, Director of SOS Ragazzi (Italy)



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10 libri consigliati per il Natale 2017


di Fabrizio Cannone

Come già fatto altre volte, vorrei consigliare agli affezionati seguaci del blog, sempre in crescita di anno in anno, alcune letture natalizie, anche in vista di un eccellente 2018, sempre come è bene che sia: in nomine domini.
Il presupposto è questo: dobbiamo formarci, come cristiani e come italiani, in quanto figli ed eredi di una splendida cultura classica, medievale e moderna. Se saremo formati infatti, e non solo informati come usa oggi, allora potremo formare anche gli altri, a partire dal nostro prossimo.
Troppi credono che le opere di misericordia corporale (dar da mangiare, dar da bere, etc.) siano le principali, ma così non è. Le opere spirituali – come l’apostolato, l’insegnamento e il catechismo – sono prevalenti, specie oggi in cui è la fede che manca, ancor più del cibo (spesso eccessivo e onnipresente).
La fede cristiana pienamente assunta come criterio di vita, ed una buona cultura generale, ci aiuteranno a superare e a vincere le difficoltà della vita. Il discernimento poi non si dà una volta per sempre, ma va continuamente affinato e raffinato attraverso l’intelligenza e la riflessione. Un libro di alcuni decenni fa portava questo splendido titolo, La vita cristiana come intelligenza (Roma, 1944). Nei nostri amici, colleghi, figli e nipoti dovremmo cercare di istillare l’amore allo studio e alla ricerca, poiché è grazie a questi due amori che si esce dalla massa anonima e omologata, ci si sottrae dalle mode intellettuali e dal politicamente corretto, e ci si libera dalle tante schiavitù democratiche.
Il libro favorisce proprio questo: il silenzio, il distacco dalla vita attiva e dallo stress, e la formazione dell’uomo interiore. Diceva così il beato Giustino Russolillo (1891-1955) ai suoi figli spirituali: “Se dovete fare un regalo il miglior regalo è un libro. Siate poveri, ma quando dovete comprare un libro non badate a spese, perché la lettura di un libro può cambiare veramente la vostra vita. È bello pregare, ma è meglio leggere un libro di spiritualità, perché quando preghi sei tu che parli a Dio, ma quando leggi un libro di spiritualità, è Dio che parla a te”.
Concludiamo l’anno del Signore (2017) con il Signore e iniziamo l’anno del Signore (2018) con il Signore. Servire Dio, e cercare di conoscerlo nelle sue opere, nei suoi progetti e nella sua creazione, è regnare!

Carlo Lapucci, La Via. Dalla natura alla trascendenza attraverso le metafore delle creature, La Fontana di Siloe, 2017, pp. 140, euro 14.50
Un ottimo trattatello che con l’aiuto della poesia e della letteratura, ci fa toccare e sentire la bellezza della creazione e i numerosissimi indizi della presenza di Dio nel mondo. Tutto è opera sua e le sue impronte sono indelebili sulla terra e nei cieli. Sta a noi di riuscire a leggerne il significato. Poetico!

Campari & de Maistre, Fino alla fine del mondo. Vangelo, proselitismo, missione, Historica, 2017, pp. 178, euro 16
Un blog sorto nel 2011, sotto il chestertoniano dogma “La serietà non è una virtù”, il quale ridendo e scherzando ha pubblicato migliaia di interventi e di articoli, più o meno impegnati. Dopo un primo libro pubblicato nel 2016, ora fa il bis con questo testo agile e combattivo che si propone un apostolato a 360 gradi, senza sconti e senza paura, nell’Europa scriteriata di oggi. Dinamico!

Giancarlo Cerrelli e Marco Invernizzi, La Famiglia in Italia. Dal divorzio al gender, Sugarco, 2017, pp. 340, euro 25
Due studiosi cattolici mostrano, con documenti abbondantissimi, la svolta eretica del diritto di famiglia in Italia, a partire dal suo vero peccato originale: l’introduzione del divorzio, che abolendo de facto il matrimonio sacramento (essenzialmente indissolubile), aveva in nuce tutte le aberrazioni conseguenti. Fino alla scelta del sesso a piacimento e della transessualità obbligatoria. Formativo!

Angelo Bagnasco, Cose che ricordo. Una conversazione con Ivan Maffeis, San Paolo, 2017, pp. 148, euro 15
L’ex Presidente della Cei (2007-2017) si apre ad un giornalista amico e mostra sincerità e slanci episcopali nel segno della verità, della testimonianza e della evangelizzazione. Bagnasco teme, come noi, per la tenuta del cattolicesimo nel Belpaese, ma ciò non lo rende tetro e privo di speranza: a Dio tutto è possibile. Fiducioso!

Francesco Agnoli, Lo splendore che ci trascende. Alexander Grothendieck l’Einstein della matematica alla ricerca di Dio, Gondolin, 2017, pp. 66, euro 9
Uno dei più grandi matematici del XX secolo alle prese con il Mistero dell’esistenza e la vita oltre la morte. Lo studioso trentino continua imperterrito il racconto del rapporto tra uomini di scienza e Dio. Il fatto che si conferma è questo: più c’è (vero) desiderio di conoscere, e più c’è apertura alla trascendenza. Utile!

Saverio Gaeta, I segreti di Maria. Messaggi, profezie e misteri delle apparizioni mariane, San Paolo, 2017, pp. 324, euro 18
Il celebre mariologo italiano fa una sintesi delle apparizioni mariane moderne e contemporanee, mostrando il filo rosso che le lega tra loro e altresì il significato che la mariologia riveste per noi oggi. La bellezza angelica di Maria e la certezza storica della sua presenza tra noi, sono forti incoraggiamenti per una fede solida e invincibile. Confortante!

Roberto Marchesini, Codice cavalleresco per l’uomo del terzo millennio, Sugarco, 2017, pp. 130, euro 12.50
Di cosa ha bisogno l’uomo di oggi, detronizzato dal femminismo e angosciato dalle mille ansie di prestazione? Ebbene, di identificarsi ad un archetipo. Quello del cavaliere, anche senza cavallo e cavalleria, resta il modello virile per eccellenza, fatto di coraggio, senso dell’onore e fedeltà a Dio, alla patria e alla famiglia. Costruttivo!

Roberto de Mattei, A sinistra di Lutero, Solfanelli, 2017, pp. 232, euro 17
Fra miriadi di sciocchezze scritte sul fondatore del luteranesimo, emerge questo libretto tanto documentato quanto scorribile e intrigante. Lutero distrusse quanto riuscì nel XVI secolo, ma non distrusse tutto. Oggi, la sinistra di Lutero sta compiendo l’opera del bestemmiatore germanico. Istruttivo!

Alessandro Di Marco, Lourdes: storie di miracoli, Firenze University Press, 2017, pp. 185, euro 12,90
Il giovane storico romano offre una dotta sintesi di oltre 100 anni di storiografia critica sulle apparizioni di Lourdes. Ne emerge un quadro avvolgente e stimolante a più d’un titolo. Specie per quel che concerne la cosiddetta medicalizzazione del miracolo e il ruolo della letteratura apologetica nel successo della mariofania ottocentesca. Scientifico!

Enrico Maria Radaelli, Al cuore di Ratzinger, al cuore del mondo, Edizioni Pro Manuscripto, 2017, pp. 376, euro 39
Gli amanti di logica e di ragionamento troveranno anche in quest’ultima opera di Radaelli una mina di informazioni e di elementi atti a formare il giudizio, il gusto e il pensiero. Il filosofo lombardo fa una critica di fondo al neo-modernismo degli anni ’60 e ’70, chiedendosi retoricamente: Se la Chiesa non crede più in sé stessa, perché dovrebbe crederci il mondo? Sapiente!


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11 dicembre 2017

È tornato don Camillo/Edizione straordinaria. I doni di Bud Natale

di Samuele Pinna
(illustrazioni di Erica Fabbroni)

Faceva un freddo barbino e al nostro don Camillo non pareva vero di aver un poco di tempo per riposarsi. Sicché, non ne perdette: tirò fuori la pipa, la bottiglia di porto e il libro che aveva da qualche giorno iniziato. Si tuffò nella lettura, buttando fuori dalla bocca distrattamente il fumo e ingerendo molto attentamente quel liquido paradisiaco, sorseggiato con parsimonia. Dopo appena qualche istante, suonò il campanello. Don Augusto non riuscì neppure ad alzarsi che si ritrovò nello studio un omone vestito da Babbo Natale.

«Scusate, ho trovato aperto e mi sono permesso di entrare», disse lo sconosciuto.
«Babbo Natale?», chiese esterrefatto con un filo di voce il pretone, che però era sicuro di aver chiuso a chiave la porta. Abbandonò quel pensiero, perché quel babbo natale lì gli ricordava qualcuno che conosceva, ma chi?
«Non proprio», rispose l’altro stringendosi nelle larghe spalle, «diciamo Bud Natale».
«Bud Spencer!», quello del nostro don Camillo fu quasi un urlo, accompagnato da un grande sorriso, e prima che riuscisse a dire qualcos’altro l’ospite iniziò a parlare.
«Sì», riprese, «sono io, ma ho il permesso del vero Babbo Natale, o meglio sarebbe dire san Nicola, per essermi addobbato in siffatto modo. Del resto, non è questo il vero abito del Santo, ma con tal foggia moderna sapevo che mi avresti riconosciuto subito… Ma tu, tutte queste cose lei sai già… che te le dico a fare?».
Il prete di città annuì, ma siccome non riusciva a spiccicare ancora verbo alcuno, Bud continuò: «Ti chiederai cosa sono venuto a fare da te?».
Il sacerdote confermò la domanda facendo sì con la testa, che distrasse però l’interlocutore, il quale cambiò discorso.
«Ehi!», esclamò, «Bello qui! Un po’ freddo, ma confortevole…».

Siccome il dialogo era mutato di segno, don Augusto, che era un ottimo padrone di casa, superato lo sbigottimento iniziale, chiese gentilmente se poteva offrire qualche cosa all’ospite. «Eh, grazie», rispose l’altro, «ma prima vorrei dirti perché sono venuto a trovarti».
«Certo», replicò incuriosito l’uomo in talare.
«Vedi, caro don Augusto, il Natale è alle porte e ho, dunque, pensato di portarti qualche regalo, che magari ti vien voglia di condividere con i tuoi amici». E senza aggiungere altro tirò fuori dei pacchi dono: la forma non lasciava dubbi, erano libri, tutti quanti. «Grazie, Bud!».
«So che ami leggere, cosa che stavi facendo fino a qualche momento fa… Ah, hai tra le mani il libro di Giacomo Biffi, Cose nuove e cose antiche… notevole!».
«Sì, moltissimo. Sono i primi scritti di don Giacomo quando era ancora parroco a Legnano e a Milano, risalenti cioè agli anni del suo ministero sacerdotale ambrosiano. In queste pagine si ritrovano la stessa forza, la passione e l’umorismo che costituiscono il “marchio di fabbrica” dell’intera produzione del futuro Cardinale. Mi pare che in questo volume le parole usate siano nuove, giovani e fresche, proprio perché antica è la loro sorgente».
«Già», riprese Bud sorridendo, «è davvero interessante! Sai, c’è pure qualcuno che ci ha associati, a me e al Cardinale, perché entrambi non politicamente corretti e un po’ “futteténne”: lui con la sua ironia riusciva sempre a strapparti un sorriso e io una risata… Ma adesso apri i pacchi dono, coraggio!».
«Davvero, non vuoi niente?».
«Eh vabbè, guagliò, che hai da offrirmi?»
«Un goccio di porto?».
«No, io non sono amante degli alcolici…».
«Ma questo è buono!», disse con enfasi don Camillo redivivo.
«Va bene, mi fido. Così, però, a stomaco vuoto… non so… bisognerebbe accompagnarlo con una sfogliatella, non è che ne tieni?».
Al “no” di risposta, Bud aveva proposto che poteva prepararla lui e, pertanto, si spostarono in cucina.

«Fai come fossi a casa tua», disse il pretone entusiasta, «e grazie!».
«Figurati! Sai che la sintesi della mia filosofia è mangio ergo sum , come ho scritto nel mio libro insieme all’amico Lorenzo de Luca».
Detto ciò, si fece dare tutti gli ingredienti necessari: 50 grammi di zucchero semolato, un po’ di cannella in polvere, essenza di vaniglia, sale, 70 grammi di burro, un uovo intero e due tuorli. Dopodiché, mise la farina in una ciotola assieme a zucchero, un pizzico di sale, 100 grammi di burro, e poca acqua sufficiente ad avere un impasto elastico a forma di palla, che pose in frigo a riposare per un’oretta. Don Camillo redivivo seguiva con i suoi occhi acuti le operazioni del grande Bud e cominciò a fare domande su ogni singolo passaggio del preparato.
«Mò faccio bollire in una casseruolina mezzo litro d’acqua un po’ salata, irrorata da una pioggia di semolino. Mescolo cinque minuti. Tolgo dal fuoco, lo faccio raffreddare e lo trasferisco in questa terrina. Ci schiaffo la ricotta, 150 grammi di zucchero a velo, l’uovo, qualche candito sminuzzato, una goccia di essenza di vaniglia e cannella, copro pure questo col tovagliolino e lo metto in frigorifero come ho fatto con l’altro. Guarda qua, che bello: mò sciolgo 50 grammi di burro, stendo la pasta su questa spianatoia che ho infarinato… e devo stare attento che la sfoglia sia sottilissima e rettangolare… la taglio in quattro pezzi uguali, te li spennello ben bene di burro e li metto l’uno sopra all'altro. Poi li lascio riposare una mezz’oretta».

Nel frattempo, Bud, una volta recuperati, aveva convinto a don Augusto di aprire i regali. Preso il primo pacchetto glielo aveva passato. Il pretone strappò via la carta come un bambino e lesse il titolo ad alta voce: Fino alla fine del mondo. Vangelo, proselitismo, missione
«Il libro», spiegò l’inedito babbo natale, «intende parlare delle prospettive future del cattolicesimo del mondo: tema vitale per la nostra amata Chiesa».

Il prete di città non riuscì a dire grazie che gli furono messi in mano altri pacchetti: da un libro su “Il Professore”, tanto affettuosamente stimato da don Augusto, a uno su una Corrispondenza tra un sacerdote e un filosofo, a un altro su un Santo Papa che aiuta a interpretare un Concilio della Chiesa.
Stavano ancora chiacchierando di queste cose, quando suonò il campanello del forno. A quel punto, Bud iniziò a rotolare strettamente le sfoglie sovrapposte, rifilandole all’estremità del rotolo e tagliandole a fette larghe più o meno un centimetro, seguitando a spiegare ogni passaggio.

«E adesso attento: poggiò in orizzontale una fetta sulla spianatoia, la spalmo delicatamente col mattarello: dal centro a sinistra e poi dal centro verso il basso, finché si forma una specie di losanga, vedi? Mò qua al centro ci mettiamo un po’ di ripieno... la tiriamo in due… facciamo aderire i bordi e lì sigilliamo... e mettiamo questa sfogliatella su una bella teglia da forno spalmata di burro. Dopodiché accendiamo il forno, regoliamo a 200 gradi e ripetiamo tutti ’sti passaggi finché si esaurisce tutto: spennelliamo le sfogliatelle di tuorlo… e le facciamo cuocere una ventina di minuti... ecco, mò abbassiamo la temperatura a 160 gradi e lasciamo cuocere altri dieci minuti... e quando le sfogliatelle sono cotte, sulla superficie calda ci spargiamo lo zucchero a velo».
Il nostro don Camillo aspettava ormai con bramosia il risultato finale di quelle operazioni. Nel frattempo, Bud riprese a parlare.

«Oh!», esclamò con evidente enfasi, «l’ultimo pacco!».
Don Augusto aprì l’ultimo regalo e, sorridendo, lesse il titolo: Spaghetti con Gesù Cristo! La «teologia» di Bud Spencer. «Ehi», disse furbo il babbo natale sui generis, «non potevo mica nasconderti questo, che è il mio preferito e non solo perché parla di me!».
Finalmente le sfogliatelle pronte e fumanti furono servite a tavola; due bicchierini di porto erano, inoltre, stati riempiti sino all’orlo.
Quando i due omoni stavano per addentare quella prelibatezza, strillò ripetutamente il campanello, tanto che entrambi con la medesima espressione lasciarono malvolentieri la sfogliatella per andare a vedere chi avesse suonato.
Appena aprirono la porta, entrò come una saetta un trafelato Jean Paul, che in maniera concitata cercava di spiegare l’accaduto, capitatogli poco prima. Per farla breve, aveva iniziato a parlare delle buone maniere a dei ragazzacci, scomodando l’hegelismo, la fenomenologia e il solito “zio” Marx. Quei ragazzotti pieni di cattive intenzioni e vuoti nella testa, avevano scambiato quei saggi consigli come insulti e avevano deciso di dare una spolveratina al giovane cattocomunista, il quale era, sì, esponente della filosofia di sinistra ma non totalmente rimbambito. Decise, in quel frangente, con veloce discernimento, di darsela a gambe. Purtroppo, il manipolo dei giovinastri l’aveva inseguito fin in canonica.

«Stai calmo adesso», gli aveva gridato dietro il pretone, «ora sei al sicuro».
Gianpaolo, che solitamente era una persona posata e dai modi gentili, non riusciva a fermare l’eccitazione frutto dello spavento. E iniziò a ridere istericamente, fin quando non realizzò che oltre al prete c’era un armadio umano travestito da babbo natale.
«Al sicuro con Santa Claus?», aveva chiesto provocatorio.
Il nostro Babbo Natale aveva messo le sue manone sui fianchi, aveva guardato con la coda dell’occhio don Augusto, aveva sbuffato e dopo un «Mi perdoni, Reverendo», aveva sferrato un pugno al malcapitato giovanotto in piena fronte mandandolo al tappeto. Subito dopo, preso per la cintola, l’aveva adagiato con “delicatezza” sul divano della sala.
«Ora possiamo mangiare!», disse convinto il “reverendo”, per nulla turbato dalla scena, «ma gli hai fatto un’anestesia?».
«Sì», rispose il gigante buono, «ma da due, tre minuiti al massimo».

Non fecero, però, in tempo a riaccomodarsi che il campanello iniziò a suonare di nuovo con dei “drin” lunghissimi.
Il sacerdote si alzò a malincuore e comprese in fretta tutta la faccenda: i bulli offesi erano venuti a reclamare il loro fantoccio da malmenare.
Mentre il povero Jean Paul rinveniva, Bud gli spiegò che i suoi “amici” si erano fatti vivi, ma di non preoccuparsi.
I tre scesero nel cortile della canonica e si trovarono davanti a una dozzina di brutti ceffi. Don Camillo redivivo si tirò su le maniche della veste fino al gomito, mentre Bud non si scompose, semplicemente sbuffò con la sua tipica espressione che tante volte si è vista nei film. Gianpaolo si andò, invece, a nascondere dietro a loro.
Non vi dico la scazzottata che ne uscì! Era un profluvio di sberle, pugni e colpi di ogni sorta, che, però, è più bello vedere che leggere (per questo ci sono i film di don Camillo e Peppone e di Bud Spencer e Terence Hill!).
Alla fine fu soltanto Jean Paul a parlare con un coraggio inaudito.
«Spero che i miei amici vi abbiano schiarito le idee! Non fatevi più vedere se ci tenete alle ossa!».
«Beh», disse il pretone dopo i ringraziamenti sperticati del giovane, «ora possiamo tornare di sopra a mangiare le nostre sfogliatelle».
«No, ahimè», rispose Bud, «per me è venuto il tempo di andare via, ma la mia porzione la cedo volentieri a questo giovanotto! Sarà così anche più contenta mia moglie Maria, che ha sempre fatto il tifo per le mie diete!». Fu dura salutarsi, ma i dolci preparati da Bud e i suoi regali tolsero la malinconia al nostro don Camillo, il quale ancora una volta pronunciò un discorso memorabile seguito a ruota da Jean Paul.
«Eh già», sospirò il pretone.
«Vero, vero…», concluse il “giovanotto”.

 

Gandolfini e parlamentari centro destra: Legge incoraggia disposizioni suicidarie di pazienti in stato non terminale


"Il Pd avalla l'istigazione al suicidio perché sfrutta la debolezza e la sofferenza, invitando sostanzialmente il malato grave a scegliere l'opzione di mettere fine alla propria vita". Massimo Gandolfini, insieme ad un ampio fronte parlamentare, ha motivato nel dettaglio le ragioni del "No" al ddl sul Fine Vita che sarà calendarizzato nei prossimi giorni in aula al Senato.

Il leader del Family Day, da neurochirurgo ed esperto nelle condizioni di "disturbo prolungato di coscienza", ha spiegato che questo testamento biologico apre a forme di eutanasia omissiva perfino per quei pazienti stabilizzati che non sono in una fase terminale della malattia, condanna il medico ad essere il mero esecutore di volontà che egli può non condividere, ma soprattutto introduce il concetto che idratazione e alimentazione siano terapie come le altre, che la struttura sanitaria deve interrompere immediatamente su richiesta del malato.

In pratica sarà introdotta nell'ordinamento italiano una forma dolorosa di eutanasia passiva, ovvero la morte per fame e per sete. Il personale medico non potrà scegliere in scienza e coscienza, sarà rotto il rapporto di fiducia con il paziente. Tutto questo sarà imposto senza nemmeno prevedere l'obiezione di coscienza per le strutture di carattere religioso che saranno tenute a trovare medici e infermieri disposti a staccare il sondino nasogastrico.

Gandolfini ha definito altrettanto "vergognosa" la strumentalizzazione delle parole del Papa contro l'accanimento terapeutico, adoperata dalla sinistra in campagna elettorale, in primis dal segretario del Pd Matteo Renzi, per velocizzare l'iter della legge. Il leader del Family Day si è rivolto quindi alla coscienza dei parlamentari, sia laici sia cattolici, invitando questi ultimi a rileggere con onestà intellettuale le parole del Santo Padre che confermano la rigorosa condanna della Chiesa dell'accanimento terapeutico tanto quanto di ogni deriva eutanasica a cui il ddl sulle DAT innegabilmente apre la strada anche in Italia.

Alla conferenza hanno preso parte Marco Centinaio, capogruppo Lega Nord al Senato, e il senatore della Lega Stefano Candiani; il deputato Fratelli d'Italia. Fabio Ram pelli: il capogruppo al Senato di Forza Italia. Maurizio Gasparri: i parlamentari di Idea Eugenia Roccella, Gaetano Quagliariello e Carlo Giovanardi; il senatore di Energie per l'Italia Maurizio Sacconi e il senatore Gian Luigi Gigli di Democrazia solidale.

Roma. 5 Dicembre 2017

Comitato Difendiamo i Nostri Figli


https://labaionetta.blogspot.it/2017/12/radio-monte-grappa-gandolfini-e.html



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Il Riassunto del lunedì. Stemo allo sparecchià!

E' arrivata la risposta ai dubia? Ha destato scalpore la pubblicazione della lettera che Bergoglio mandò ai vescovi argentini su Amoris Laetitia negli Atti della Sede Apostolica. In quella lettera infatti veniva dato il placet all'interpretazione iper progressista dei suddetti vescovi. La pubblicazione negli Acta è emblematica e segna la volontà di far passare quella linea, cioè che si può fare la comunione in stato di peccato mortale. Non c'è normalismo che tenga, perché l'azione di avallo l'ha fatta Bergoglio stesso. Qualcuno sostiene ancora che AL non sia magistero, però appare veramente poco credibile.

Il cardinale Brandmuller ha rilasciato un'intervista nella quale critica l'andazzo generale. Tutto giusto ovviamente. Sarebbe però il caso di proseguire, assieme al confratello Burke e ai confratelli "non esposti", il discorso dei dubia e della eventuale correzione ad Amoris Laetitia. E' chiaro che il punto di non ritorno è molto vicino, se non già superato.

Medio Oriente, esplode l'Intifada. Sulla Striscia di Gaza, dopo la decisione di Donald Trump di non procrastinare più il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, sono esplose proteste violente. Per ora sono morti quattro palestinesi ed è ormai partita una vera e propria Intifada. Va registrato che è partita anche in Europa. A Milano è andata in onda una protesta, pacifica, dei palestinesi sotto il consolato USA e così è successo anche in altre città europee. Notare che a Berlino i turchi hanno risposto all'appello di Erdogan, schieratissimo contro Israele e Trump. In Svezia invece, patria dell'Islam radicale europeo, ignoti individui hanno lanciato bombe molotov contro una Sinagoga. Macron, presidente francese, è in stato di allerta e ha avuto un duro scontro con Nethanyau. Non è certo da escludere che l'Islam in Europa si svegli e ciò potrebbe essere poco piacevole.

Torna il Natale alla Casa Bianca. Dopo le buffonate del cripto mussulmano Obama, che ha fatto di tutto per eliminare il Natale dalla narrazione della Casa Bianca, con il presidente Trump la musica è cambiata. Il Buon Natale è tornato sulla bocca di tutti. Dimenticatevi feste delle candele e dei buffoni, i merry xmas e cialtronerie assortite. Ora c'è Melania, bella come una fata e cattolica! Qualcuno potrà storcere il naso, perché Trump si sta muovendo in modo pessimo, a quanto osserviamo, in politica internazionale, ma Obama non era da meno e oltretutto era pure aperto nemico della Fede.
 Trump per lo meno può avere un impatto culturale positivo.

Restaurata una Chiesa a Tolentino. Con il contributo del governo unghese, è stata restaurata una chiesa a Tolentino. Si tratta della Chiesa del Sacro Cuore ed è stata inaugurata sabato 9 dicembre. Era presente una delegazione del governo ungherese. Nei prossimi giorni cercheremo di recuperare il discorso del ministro ungherese presente. Vi verrà voglia di diventare magiari.

Siamo cciovani. Spopola in rete, come barzelletta della settimana, lo squallido balletto inscenato in una parrocchia, durante la celebrazione delle cresime e ideato da un prete cciovane, svoltosi in quello che appare un capannone di una zona industriale. Il vescovo, presente, sembra gradire e anzi dichiara che quel ballo ridicolo e scomposto è "la chiesa che mi piace". Il prete, in brodo di giuggiole, interpellato dall'Unione Sarda ha detto la solita frase che si dice in questi casi da quarant'anni: "dobbiamo parlare il linguaggio dei giovani". Peccato che i giovani, trattati da cialtroni, poi se ne vadano via. I giovani vogliono parlare il loro linguaggio, appunto fra loro ma con gli adulti vogliono essere presi sul serio. Rimane poi da capire dove finisca il narcisismo del prete e inizi la creatività dei ragazzo. Al riguardo del video, il commento più azzeccato in questo caso è quello di un nostro collaboratore: "raga, stemo allo sparecchià!!!".
 




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Quando Maria porrà fine all'era del serpente tentatore

di Arturo de Boncampi

Riflettendo, nel volgere verso la fine di questo 2017, sull'Immacolata Concezione, non si può che cogliere nella storia un'azione  di Gesù, che ha inviato sua Madre nel secolo scorso per metterci in guardia di fronte all'abisso che si sarebbe aperto.

Perché mandò direttamente Maria? Un'azione diretta della Vergine può essere giustificata solo da un gravissimo pericolo e, in effetti, se leggiamo insieme Genesi, Vangeli e Apocalisse, possiamo ben capire che nella nostra era solo Lei può massimamente contrapporsi all'Oscuro Nemico.
La nostra età è infatti individuabile come un'era di superbia, l'era del serpente tentatore. Sin dal principio il serpente ha tentato il genere umano e mai come oggi il delirio di onnipotenza dell'umanità si manifesta in tutta la sua potenza distruttrice e auto distruttrice. Quella promessa ancestrale, "diventerete come Dio", risuona ancora nell'orecchio di tutti noi, suadente e pericolosa. Oggi la scienza e la tecnica, non al servizio della vita ma al servizio della morte, non usate per curare e costruire, ma infettare e distruggere, sembrano molto simili a quel frutto proibito, a quell'atto di superbia che ha gettato l'umanità nel baratro. Sentirsi proprietari di nascita e morte non è forse un atto di sfida all'autorità di Dio?

Maria è colei che è destinata a contrapporsi a tutto ciò. Ella "schiaccerà la testa" al serpente, dice Dio nella Genesi, poiché è colei che contrappone alla superbia del serpente, l'umiltà dell'Annunciazione. "Ecco la Serva del Signore, si compia in me la tua parola". Maria rappresenta il totale abbandono alla volontà di Dio, ma non per un obbligo, ma anzi per un atto libero, una scelta. La Vergine accetta di portare in grembo il Figlio, pur sapendo che ciò potrebbe creare nell'immediato un problema enorme con Giuseppe, pur sapendo che il destino di quel bambino non sarà poi facile. Maria è il coraggio dell'umiltà, laddove il serpente è la codardia della superbia.

Nell'età serpentesca che viviamo, nella quale perdersi e rinnegare Dio sono azioni facilissime e prive di conseguenze immediate, le tentazioni sono molte e facili. Proprio per questo è stupefacente che le azioni di Gesù e di sua Madre appaiano in qualche modo lineari. Per mettere in guardia dall'avvento del Serpente, ci è stata mandata la Donna la cui vittoria probabilmente concluderà quest'epoca infausta, dando inizio ad un Regno di umiltà e di espiazione. Non sarà la fine del mondo, ma sarà la fine di una delle grandi battaglie escatologiche, che Maria periodicamente combatte per noi.



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10 dicembre 2017

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: la Madonna della Vallicella (Parte LXXII)

di Alfredo Incollingo
A Santa Maria in Vallicella, o Chiesa Nuova, come è comunemente chiamata, nel 1602 vennero tumulate le spoglie mortali di san Filippo Neri. Lì il santo fiorentino aveva fondato la sua Congregazione dell'Oratorio con il pieno consenso di Gregorio XIII: il papa l'aveva riconosciuta con la bolla Copiosus in misericordia Deus del 15 luglio 1575. La chiesa venne affidata fin da subito alla nuova comunità religiosa, che vi eresse accanto il suo primo oratorio, realizzato da Francesco Borromini, un modello per quelli a venire. Tuttora vi ha sede la casa madre dell'ordine di san Filippo.

La Chiesa Nuova è intitolata alla Madonna della Vallicella, un'icona mariana miracolosa che è conservata al suo interno dal 1574. Un giocatore d'azzardo, dopo aver perso ai dadi, irato, colpì violentemente con un sasso un'immagine della Madonna con il Bambin Gesù che si trovava all'interno di un bagno pubblico. L'icona iniziò a sanguinare all'istante e si gridò immediatamente al miracolo. Venne tolta da quel luogo inappriopriato per donarlo al rettore della Chiesa Nuova. Quella preziosa reliquia necessitava di un luogo sicuro dove poterla conservare. Nel 1608 il pittore fiammingo Pieter Paul Rubens realizzò una nicchia per ospitare la Madonna della Vallicella e, con un complesso sistema di fumi e pulegge, viene tuttora fatta abbassare o alzare una lastra di rame che la nasconde soventemente ai fedeli.

Il viaggio continua

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Attenti al fascismo (immaginario)

di Giuliano Guzzo
Scusatemi davvero, amici, ma dovete aggiornarmi perché mi son perso qualcosa. Per forza. Non saprei spiegarmi, se no, perché da giorni, in Italia, i grandimedia – Repubblica in testa – lanciano continui allarmi contro l’«Onda Nera», quest’entità sbucata dal nulla e materializzatasi, se ho capito bene, in energumeni destroidi talmente minacciosi da costituire un pericolo pubblico. Curioso, davvero curioso. I manifestanti di Forza Nuova contro il gruppo editoriale L’Espresso, se ho capito bene, non hanno spedito nessuno all’ospedale, come invece son usi fare cortei cosiddetti antagonisti coi poliziotti: eppure i secondi sono «compagni che sbagliano», i primi una minaccia per la democrazia.

Gli skinhead che, a Como, hanno assai maleducatamente ma comunque pacificamente interrotto, peraltro solo per pochi minuti, la seduta di una riunione di un’associazione impegnata coi migranti, sempre se ho capito bene, non hanno mandato nessuno al Pronto Soccorso, come invece due violenti hanno fatto ai danni delle Sentinelle in Piedi in quel di Rovereto, beccandosi pure una condanna (notizia del 31.3.2017, riportata solo dal quotidiano nazionale La Verità): eppure, anche qui, i secondi sono «un caso isolato», i primi un attentato alla convivenza civile. No, non sto difendendo né Forza Nuova né sto solidarizzando con gli skinhead.

Sto facendo una cosa molto più banale: mi sto chiedendo se abbia senso farsi prendere per il naso da chi, oggi, strepita contro il fascismo immaginario. Del resto, negli Anni Settanta – quando l’«Onda Nera» era infinitamente più ampia e reale degli schizzi odierni – era un certo Pier Paolo Pasolini a chiedere all’amico Moravia se l’antifascismo tracimante nelle piazze non fosse, in fin dei conti, che un’arma di distrazione di massa. Ergo, non sto dicendo nulla di nuovo. Anche se di nuovo, rispetto ad allora, c’è che quanti oggi scrivono – come fa sempre Repubblica oggi – che 1 italiano su 2 teme i fascisti, son gli stessi che quando si tratta di immigrati denunciano chi cavalca le paure.

Se ne ricava che il problema, evidentemente, non è agitare le paure, dato che su alcune – così pare – speculare va invece bene. Il che è un paradosso che il quotidiano più progressista d’Italia farebbe bene a considerare con attenzione, unitamente al fatto che qualcuno con la memoria meno corta di altri potrebbe pur sempre segnalare come, quel giornale, sia stato fondato e diretto da decenni da un signore i cui esordi giornalistici sono stati sull’organo ufficiale del GUF, il Gruppo Universitario Fascista. Oppure potrebbe segnalare come lo stesso giornale sia proprietario di un gruppo che possiede pure La Stampa, trovata più littoria che pluralista. Attenti, insomma, che chi di antifascismo ferisce, alla lunga, di antifascismo perisce.

GiulianoGuzzo.com


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09 dicembre 2017

Contro Lutero. Nuovo libro di Padre Cavalcoli

In questo tempo di confusione, un tempo in cui in ambito cattolico si "celebra" la riforma luterana, che ha lacerato il cattolicesimo nel suo più profondo, una riforma le cui conseguenze ancora si fanno sentire dopo 500 anni, ecco un nuovo testo del teologo domenicano Giovanni Cavalcoli, un testo in cui il noto pensatore cattolico precisa le condizioni che permetterebbero un reale riavvicinamento tra la chiesa cattolica e i protestanti.

Questo leggiamo in "Contro Lutero: Perché non vogliamo morire protestanti" disponibile in questo dicembre 2017.

Padre Cavalcoli avverte: «In questi 500 anni dalla nascita del luteranesimo, molta strada hanno fatto cattolici e luterani sulla via della riconciliazione, soprattutto a partire dall’impulso all’ecumenismo dato dal Concilio. Tuttavia i luterani restano ancora fermi ad alcuni errori di fondo, che bisogna correggere, per togliere del tutto ogni divisione, affinchè questi fratelli siano “pienamente incorporati” alla Chiesa Cattolica. E diciamo quali sono questi nodi da sciogliere. Si possono ridurre sostanzialmente a tre, secondo un compendio suggerito dallo stesso notissimo modo luterano di riassumere i princìpi di Lutero: tre assiomi fondamentali, tre parole d’ordine, tre motti emblematici, tre direttrici teoretiche, tre linee d’azione: sola Scriptura, sola fides, sola gratia».

Un testo che non farà piacere agli oltranzisti dell'ecumenismo, a coloro che non riescono a vedere l'importanza della giustizia accanto alla pur necessaria misericordia, ai pastoralisti che hanno fastidio di ogni odore di dottrina. Un testo stringato ma denso, chiaro, preciso; un testo che non può mancare tra le letture di coloro che hanno ancora a cuore la dottrina cattolica e la sua grande tradizione.

Il volume è edito da Chora Books ed è disponibile su Amazon e sui maggiori negozi in rete.



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