Campari E De Maistre

Non solo Cristiada: Los ultimos Cristeros


di Federico Sesia
Anno 1935, Messico. E’ scoppiata ormai da diverso tempo una nuova Cristiada (la cosiddetta Segunda) a causa della politica anti-cattolica del Presidente Làzaro Càrdenas...

Il discorso di Paolo VI alle CEI (1964) in dieci punti


di Fabrizio Cannone
Durante il discorso fatto alla CEI il 19 maggio scorso, il Pontefice ha ricordato un analogo discorso tenuto da Papa Montini alla medesima Conferenza Episcopale...

Elezioni Europee: perché votare Fratelli d'Italia


di Marco Mancini
Come è noto, questa domenica (dalle 7 alle 23) si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. Per quanto riguarda i 73 eurodeputati italiani...

La sinistra di Dio


di don Marco B.
«Una pace senza giustizia è un esercizio retorico destinato a un misero fallimento. Ma la giustizia, in questo caso, è tale se riconosce e rispetta i diritti di tutti...

Marcia per la Vita 2014: un successo e una gioia!


di Fabrizio Cannone
Come previsto da un anno, si è svolta a Roma, domenica 4 maggio u.s., la IV edizione nazionale della Marcia per la Vita. I numeri hanno ampiamente confermato...

San Giovanni XXIII: un Papa con la tiara (prima parte)


di Federico Catani
A poco più di cinquant’anni dalla morte, Papa Giovanni XXIII (1958-1963) è diventato santo. Di Angelo Giuseppe Roncalli si è arrivati a costruire...

Se Wojtyla e Ratzinger diventano massoni...


di Marco Mancini
Come è universalmente noto, nella giornata di ieri Papa Francesco ha proceduto alla canonizzazione dei pontefici Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II...

Non ci salverà certo Putin!


di Riccardo Facchini
Se non fosse che metto mano alla fondina ogni volta che leggo titoli tipo "il web impazzisce per [nome o fenomeno a vostra scelta]" inizierei...

Don Gallo: una brava persona, un prete discutibile


di Andrea Virga
Si è recentemente spento Don Andrea Gallo, un sacerdote genovese, assunto ad icona da parte dei cosiddetti “cattolici” progressisti...

Bowie, leggiti Greene, che è meglio!


di Paolo Maria Filipazzi
Il grande David Bowie, che un tempo fu un gigante della musica ma che da dieci anni non faceva una canzone, ritorna...

La Marcia per la vita 2013: un successo su tutta la linea


di Francesco Filipazzi
Successo su tutta la linea. Questa è l'unica analisi possibile riguardo la Marcia per la Vita che ha colorato ieri le vie di Roma...

I deliri in rosa di Boldrini e co.


di Marco Mancini
Doveva essere, come il precedente, il governo della sobrietà: il caso di Michaela Biancofiore, trasferita dalle Pari opportunità alla Pubblica amministrazione...

Le manif pour tous: alcune testimonianze


di Franciscus Pentagrammuli e Andrea Virga
Nonostante il silenzio pressoché totale della stampa e dei media italiani, qualcosa sta succedendo in Francia: da più di una settimana...

Quirinale: il 25 luglio dello smacchiatore


di Marco Mancini
Povero Bersani. Non più di due mesi fa era il vincitore annunciato delle elezioni politiche: restava solo da sapere se avrebbe avuto bisogno...

La morte di Maggie divide la destra


di Alessandro Rico e Andrea Virga
Chi ci segue avrà notato che – tra i nostri tavoli e su molte altre piattaforme simili – esistono diverse opinioni riguardo le opposte ricette economiche, politiche e sociali realizzatesi durante il XX secolo....

"The Passion" tra violenza e amore


di Giulia Dessena
Cosa accade, tra gli uomini, quando iniziano a compiersi meraviglie? Se c'è un film che nel 2004 fu criticato, deriso, rinnegato, è stato proprio "The Passion" di Mel Gibson......

Identikit di un Pontefice


a cura di Campari e de Maistre
L'elezione di Papa Francesco ha sorpreso molti ossevatori; tantissime sono state, inoltre, le reazioni "di pancia" da parte della blogosfera cattolica...

Infatuarsi di Chavez: una mancanza di realismo


di Paolo Maria Filipazzi
Dopo la morte di Hugo Chavez, si sono succeduti diversi giudizi. Interessante è la schizofrenia registratasi in seno alla cosiddetta Destra...

Ti piace Putin? Terrorista!


di Francesco Mastromatteo
Premessa importante: chi scrive non è certamente uno di quei complottisti affetti da dietrologia acuta, che vedono oscure trame dei servizi segreti...

Se il risultato delle elezioni è un grande vaffa...


di Marco Mancini
In principio fu la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, infrantasi contro la discesa in campo di un noto tycoon brianzolo...

Un Campari con... Magdi Cristiano Allam


a cura di Riccardo Facchini
Magdi Cristiano Allam (Il Cairo, 1952) è un giornalista e politico egiziano naturalizzato italiano. Editoralista dal 2003 al 2008 del "Corriere della Sera"...

Vi presento i migliori alleati dei movimenti gay


di Riccardo Facchini
Notizia da poco comparsa in rete che merita due rapide battute: due candidati per Fratelli d'Italia in Veneto hanno girato uno spot considerato...

La lezione dell'Umile Servo


di Alessandro Rico
Un «umile servo nella vigna del signore». Così si era definito Benedetto XVI appena eletto pontefice, e in quella frase si trova forse...

Mons. Paglia e le coppie gay: molto rumore per nulla (oppure no?)


di Marco Mancini
Confesso che ieri, leggendo la notizia su Repubblica.it – è uno dei primi siti che apro la mattina, tanto per rovinarmi la giornata...

Se la Prima Repubblica non è mai finita


di Alessandro Rico
Qualcuno auspicava di andare, con il prossimo governo, Verso la Terza Repubblica. Ma ci ritroviamo col solito scontro Berlusconi-Sinistra...

La voce de lo Imperatore #1 - Il caso Monte Paschi


di Feudalesimo e Libertà
Con la presente invettiva, iniziano la loro collaborazione con noi i vassalli di Feudalesimo e Libertà...

La Russia, tra i gay e la Madonna di Fatima


di Federico Catani
Pare che dovrò imparare il russo. Così, in caso di emergenza, potrò espatriare a Mosca per avere un lavoro. E con l'aria che tira, non è poi un'ipotesi così assurda...

Lincoln contro il razzismo? Non esattamente


di Isacco Tacconi
Quando si parla di eroi americani, bisogna stare sempre attenti a prendere con le pinze la veridicità di quello che si racconta, specie se a raccontarlo sono proprio gli americani...

Il Guardian, il Vaticano e il "tesoro di di Mussolini"


di Marco Mancini
“Come il Vaticano ha costruito un impero immobiliare segreto usando i milioni di Mussolini”: più o meno così titolava ieri il quotidiano progressista britannico Guardian...

La marcia della Verità


di Franciscus Pentagrammuli
Domenica 13 Gennaio, a Parigi, un numero fra 300.000 (secondo la polizia) e 800.000 (riportato dagli organizzatori) persone di diverse culture, religioni...

Un Campari con... Mons. Livi


a cura di Giovanni Covino e Marco Massignan
Antonio Livi (Prato, 1938) è professore emerito di Filosofia nell'Università Lateranense, socio ordinario dell'Accademia di San Tommaso e presidente dell'ISCA...

Il Cavaliere, dalla Cei ai gay


di Riccardo Facchini
Che Berlusconi sia stato scaricato dai vescovi italiani è cosa nota. Che gli stessi prelati, col loro boss in testa, abbiano ormai benedetto l'avventura centrista di Monti...

Mamma li tradizionalisti!


di Satiricus
Siamo entrati in una nuova stagione di fervore tradizionalista: crollati un buon numero di taboo sessantottini, attenuato il furore del rinnovamento-a-tutti-i-costi e soprattutto sconfitta...

Qualche appunto sul "femminicidio"


di Marco Mancini
Non accennano a placarsi le polemiche provocate dall’affissione, da parte di un parroco di Lerici, di un volantino sul c.d. “femminicidio”. Il manifesto, contro il quale...

Quel cristiano dell'orso Baloo


di Paolo Maria Filipazzi
Dopo l’ultimo mio articolo sulla visione teologica dell'opera di Tolkien, ho ricevuto attacchi e critiche da ogni dove, per quella che alcuni hanno definito come...

Pannella, sciopero a fini elettorali


di Danilo Quinto
L’unico modo per comprendere fino in fondo Marco Pannella e la ragione delle sue azioni, è ascoltarlo. Questo vale soprattutto per quanto riguarda...

La casalinga sanguinaria se ne frega dell'animalismo


di Isacco Tacconi
Lo scorso 28 novembre due uomini, padre e figlio, sono stati assaliti di notte da quattro rottweiler mentre liberavano il giardino...

Se i massoni scrivono per la San Paolo


di Satiricus
Era da un po’ che attendevo di scrivere su questo tema, e pure di iniziare la mia collaborazione con la truppa di CampariedeMaistre, ma non mi decidevo mai a farlo – un po’ per pigrizia...

"It's a girl": il vero femminicidio


di Giulia Dessena
Quando ciò che genera la vita è causa di morte. "It's a girl" è un lungometraggio sulle donne, delle donne e per tutti noi: un documentario, firmato dal regista Christian Evan Grae Davis, sulla pratica...

30 luglio 2015

Il Regno degli Animali


di Giuliano Guzzo

Animali? No, "cittadini non umani"

Finirà che non potremo più dire di rispettare gli animali, e chi lo farà sarà considerato razzista: dovremo specificare che si tratta di “diversamente umani”. E’ in questa direzione, infatti, che va l’iniziativa di un Comune spagnolo, Trigueros del Valle, che nei giorni scorsi ha approvato una delibera che recita che cani e gatti sono «cittadini non umani […] Obiettivo: cambiare il nostro sguardo sugli animali, non più cose e proprietà, ma soggetti di diritto» (Corriere della Sera, 29.7.2015, 21).
Naturalmente questa non è che l’ultima epifania d’un delirio che non ha nulla a che vedere con l’amore per gli animali, ma semmai con disprezzo per la ragione e che storicamente non ha precedenti: quando Caligola (12-41 d.C.) nominò Incitatus – un cavallo – senatore lo fece per far capire al Senato che non conta più nulla, mentre di questo passo assisteremo a nomine di animali in Parlamento che saranno presentate non come offesa, ma come progresso.
E in effetti, a ben vedere, progresso potrebbe davvero essere se si pensa che i membri Parlamento italiano, ultimamente,  prestano attenzione – dopo aver votato leggi vergogna come il divorzio breve – a disegni di legge sulla cannabis libera, sulle unioni civili con tanto di legittimazione dell’utero in affitto. Ben venga quindi l’ingresso in Aula di «cittadini non umani», anzi: fate presto. Fra così tanti asini, qualche cavallo e qualche cane, anche non necessariamente di razza, non potranno che alzare il livello.


Se possono entrare gli animali, ma non i bambini

L’avviso che campeggia fuori da una pizzeria di Giazza, nel veronese, dove si spiega che non sono graditi i bambini urlanti mentre lo sono – come recita un simpatico cartello lì accanto – gli animali, avrebbe certamente scandalizzato i nostri nonni ed i nostri genitori, ma non deve affatto stupire noi. Noi che viviamo in un’epoca e in un Paese in cui, curiosamente, per eliminare i plantigradi che aggrediscono l’uomo occorre, come dimostrano recenti vicissitudini del Trentino, fare i conti con opinione pubblica, animalisti e leggi per la specie protette, mentre se si eliminano, per esempio con l’aborto, esseri umani del tutto innocenti non si ha contro l’opinione pubblica, né gli animalisti né, tanto meno, le leggi dello Stato, che anzi sovvenzionano il triste paradosso.
Perché dunque prendersela dunque col gestore della pizzeria Al Torrente, che pensa gli animali mediamente più educati dei bambini? Fra l’altro, l’insensatezza di una simile polemica – che ha trovato ampio spazio sul quotidiano “L’Arena” – si può comprendere anche sulla base del fatto che non solo in Veneto o a Verona, ma nell’Italia intera i figli stanno diventando una rarità: ne nascono infatti sempre meno e, nonostante l’osannato contributo demografico degli immigrati, i deceduti superano oggi di gran lunga i nuovi nati. Ecco che allora, se c’è una critica che si può fare a quella pizzeria veronese, è quella – amara – di osservare che il problema dei bambini urlanti, oltre ad essere relativo, sarà presto risolto: del tutto. E a quel punto l’invito all’ingresso dei quadrupedi sarà, purtroppo, il solo possibile.

http://www.giulianoguzzo.com

28 luglio 2015

Scientismo & scienziati 2.0


di Riccardo Zenobi

A tutti è noto quale sia l’ascendente della “scienza” nei dibattiti odierni e nel mondo attuale: basta la frase “la scienza dice” e tutti si mettono in religioso silenzio ad ascoltare. Questo atteggiamento di accettazione incondizionata, che in certi ambenti di militanza ateistica raggiunge livelli da fanatismo (ir)religioso, è presente in maniera più o meno forte in ogni ambiente, di qualunque tipo. Nel secolo della morte delle ideologie, della fine delle “grandi narrazioni” filosofico/religiose, nel secolo dove non c’è autorità (figlio del ’68 del ‘vietato vietare’) la “scienza” ha colmato questo vuoto e ha preso il primo posto in tutti gli ambiti, compresi quelli che non le competono.

Come avrete notato, ho finora scritto “scienza” tra virgolette, questo perché quella che passa nei dibattiti pubblici e culturali non è altro che una caricatura macchiettistica della scienza, la quale apertamente trapassa nello scientismo; difatti, il rapporto tra scienza e scientismo è simile al rapporto tra una persona vivente e un cadavere in putrefazione, la cui capacità di decomporsi viene scambiata per un segno di vitalità. Si può definire lo scientismo nei termini di una teoria secondo la quale l’unica conoscenza valida è quella scientifica. Posta in questi termini, ci si accorge che questa frase non pertiene all’ambito dell’indagine scientifica, in quanto la scienza è certamente una fonte di conoscenza, ma solo nel suo ambito e con il suo metodo d’indagine; da ciò discende l’impossibilità che un metodo d’indagine possa essere usato per dimostrare che non esistono altri metodi possibili. Per fare un paragone interno alle varie discipline scientifiche: la fisica ha un metodo d’indagine e un certo campo di ricerca differente rispetto alla geologia, alla chimica, alla biologia, ma con il metodo fisico non si può dimostrare che la chimica non è una scienza solo perché non ha lo stesso statuto e metodo della fisica (ciò vale a maggior ragione per le altre discipline accennate).

Quanto detto finora valga come introduzione. Passiamo ora in rassegna alcuni argomenti portati a favore dello scientismo (principalmente da filosofi, tralaltro), in base a come sono stati esposti e criticati nell’introduzione di Scholastic Metaphysics di Edward Feser. Per prima cosa, va notato che la scienza, come ogni disciplina, parte da dei presupposti che assume per veri, e dai quali fa poi partire la sua indagine; tali assunti non possono essere a loro volta controllati all’interno del lavoro scientifico. Ad esempio, la scienza indaga le regolarità che possono essere indicate all’interno di leggi naturali. Ma questo è l’assunto di partenza della scienza, non un suo punto di arrivo: se non si assume che nel mondo vi sono delle regolarità descritte da delle leggi, non può partire né nascere nessuna indagine empirica. Tali presupposti di base non possono essere indagati dalla stessa scienza, altrimenti si argomenterebbe in circolo. Per rompere tale circolo, occorre uscire dall’ambito della scienza, per giungere ad una disciplina extra scientifica; ma la sola esistenza di tale disciplina mina il presupposto dello scientismo secondo cui solo la scienza ci dona una visione razionale della realtà. Ma – si dirà – questa disciplina esterna alla scienza, non potrebbe essere a sua volta una parte della scienza? Così non dovrebbe dunque applicarsi, di nuovo, a questa disciplina extra scientifica la stessa critica mossa alla scienza? Ciò è vero, a parte per il fatto che così si perderebbe ogni distinzione tra scienza e altri metodi d’indagine razionale, come la filosofia. Se quindi diamo la patente di scientificità ad ogni tipo d’indagine di tipo razionale, usciamo dalla pretesa dello scientismo che solo la scienza empirica abbia valore veritativo; oltre a ciò, rientrerebbero nel rango delle ipotesi scientifiche anche delle tesi che lo scientismo rigetta, come le varie posizioni non materialiste presenti nella filosofia.

Oltre ai citati limiti, secondo i quali la scienza non può indagare i propri presupposti, c’è da aggiungere che le varie discipline hanno delle limitazioni intrinseche nella capacità descrittiva; ciò vale anche per la regina delle scienze, ossia la fisica, la quale insiste su una descrizione puramente quantitativa del mondo, in base alle sue assunzioni matematiche. Eppure noi percepiamo continuamente delle qualità, come ad esempio gli odori, il dolore, eccetera, i quali non sono indagati dalla fisica non perché (come ritengono alcuni) non sono “null’altro che” fenomeni quantitativi con un abito che li fa apparire qualitativi, ma perché semplicemente non sono considerati. La fisica, in ultima analisi, ci dona una descrizione astratta della realtà, né più né meno di quanto ce la possa dare qualsiasi altro metodo d’indagine, il quale esclude a priori alcuni aspetti della realtà per via dei suoi presupposti.

Oltre a tali limiti descrittivi, ci sono anche dei limiti esplicativi, ossia la scienza non potrà darci la spiegazione ultima della realtà. Ciò risulterà chiaro dal fatto che la scienza ragiona in termini di leggi di natura, di registrazione di regolarità; ma tali leggi sono la descrizione delle relazioni e dei rapporti che sussistono tra gli enti fisici, ma non sono dicono nulla sulla natura degli enti stessi, poiché questi ultimi vengono presupposti come esistenti e operanti in base alle leggi. Ad esempio, la legge di gravita spiega come interagiscono tra loro i corpi dotati di massa, ma non dice nulla sui corpi stessi o sulla loro esistenza o natura.

Ma, si dirà, resta l’argomento principe per lo scientismo: la scienza ha un’ottima capacità di predizione e di sviluppare delle tecniche e degli strumenti di lavoro e d’indagine. Ma, come detto, i limiti descrittivi ed esplicativi restano, e partire dal successo della scienza nel suo campo per poterne dedurre che solo il campo scientifico ha valore, è come dire che i metal detector ci dicono tutto della realtà per il fatto che scoprono molto bene i metalli.

In ultima analisi, la scienza (non lo scientismo) è un ottimo metodo di indagare alcuni aspetti della realtà, ma non è l’unico metodo, e non comprende in sé tutto quello che possiamo dire della realtà. La pretesa scientista è quindi una caricatura della scienza, ed oltretutto è anche pessima filosofia.

25 luglio 2015

Calci e pugni per la Chiesa delle origini


di Francesco Filipazzi

In questi tempi di ipocrisia e ignoranza diffusa, si parla spesso a sproposito della Chiesa delle origini, dicendo che i cristiani dovrebbero tornare alla povertà e alla condivisione. Ciò che per ignoranza o malafade si tace è che, laddove negli Atti degli Apostoli si parla scarsamente delle abitudini comunitarie delle prime realtà cristiane, si parla invece diffusamente di ciò che subivano i Nostri, durante i loro pellegrinaggi e le prime evangelizzazioni.
Spesso e volentieri troviamo Pietro, Paolo, Barnaba e gli altri, insultati e sputati, presi a bastonate da folle infuriate, sbattuti in prigione a calci e pugni, salvo poi essere salvati da interventi angelici. Addirittura, per citare un episodio, Paolo a Listra viene lapidato e i suoi riescono a salvarlo solo perché il corpo esanime viene buttato fuori dalla città, creduto morto. Pietro e Paolo compaiono di fronte a vari tribunali e devono spiegare, in ambienti sempre più ostili, le loro posizioni e la natura dei loro messaggi. Il tutto condito da sonore legnate.
C'è poi la vicenda del martirio di Santo Stefano, a seguito del quale si scatena una violenta persecuzione dei cristiani. Va detto che, come già notato su questo blog, questo tipo di disavventure non era sconosciuto a Gesù stesso, che più di una volta è costretto a scappare per non essere ammazzato prima del tempo, rincorso da folle urlanti.
I primi cristiani, insomma, vivevano pericolosamente e rischiavano la propria vita per la fede. Non erano quattro comunisti ante litteram che si riunivano a condividere il pasto e a scambiarsi cortesie, come certi preti da baraccone vorrebbero fare intendere. E' facile, facilissimo, richiamare alla purezza originaria dilavandola dai particolari scomodi, senza avere il coraggio di ammettere che la vera Chiesa, i veri Cristiani con la C maiuscola, vivono nel mondo, ma non sono di questo mondo e anzi spesso sono contro il mondo, il cui Principe è nostro Nemico e origine di tutti i mali.
Ebbene, dunque, si abbia il coraggio davvero di essere Chiesa, anche se ci si rimette in proprio, fino alle estreme conseguenze, senza cedere di un passo, senza aver paura di non apparire “moderni” e anzi essendo volutamente fuori dal tempo. Certi preti, che si esaltano continuamente per le porcate progressiste, che fanno carne di porco della dottrina, che si autoproclamano preti da strada, che fanno i gggiovani, che vivono la loro vocazione come animatori di villaggio turistico, dimenticandosi di proclamare cos'è la Fede e cos'è la Dottrina, sappiano che per essere davvero Sacerdoti di Cristo, nel mondo di oggi, non si dovrebbe piacere troppo. Nel momento in cui si vede un cristiano, laico o consacrato che sia, piacere troppo al mondo e, di rimando, a cui piace troppo il mondo, sicuramente c'è qualcosa che non va. Sorge il dubbio che più che il Re dell'Universo, si stia servendo il Principe del Mondo.

24 luglio 2015

Difendere la famiglia nonostante il diritto


di Giuliano Guzzo 

Grandi festeggiamenti, l’altro ieri, per la notizia che la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per la violazione dei diritti di tre coppie omosessuali delle quali è stato così caldeggiato il riconoscimento. In realtà, la Corte europea dei diritti umani – oltre ad essersi da tempo espressa contro il divieto dell’adozione del single omosessuale (caso E.B. c. Francia, 2008) – aveva già definito come violazione sia la mancata tutela e riconoscimento, in uno Stato, delle coppie omosessuali (caso Schalk e Kopf c. Austria, 2010), sia la loro esclusione dalle unioni civili (caso Vallianatos e altri c. Grecia, 2013), pronunciandosi successivamente pure a favore della richiesta, da parte di una donna, di poter adottare il figlio biologico della sua compagna (caso X c. Austria, 2013). Quindi la decisione di ieri – che fra l’altro non è definitiva e può essere appellata – stupisce fino ad un certo punto, dato che rispecchia una tendenza giurisprudenziale consolidata e del tutto combaciante con le istanze della cultura egemone: i giudici europei, molto semplicemente, hanno scelto di proseguire la loro marcia arcobaleno; la notizia è tutta qui, anche se è comprensibile il tentativo, da parte del mondo LGBT italiano e dei suoi sostenitori, di presentare la sentenza di condanna all’Italia come rivoluzionaria.
Il dato su cui riflettere, tuttavia, è un altro ossia la sempre più lampante necessità di difendere la famiglia come istituto naturale e non più e non solo come istituto giuridico. Anche nel mondo cattolico italiano, infatti, si è fatta recentemente strada la moda di dichiararsi a favore della «famiglia costituzionale», come se la centralità dell’unione stabile e pubblicamente riconosciuta fra uomo e donna fosse da attribuirsi alla saggezza dei Padri costituenti o a qualche illuminata sentenza della Corte Costituzionale. Intendiamoci: è vero che l’articolo 29 della nostra Carta riconosce la famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio» ed è anche vero che a tal proposito la Corte Costituzionale, difendendo il primato dell’unione matrimoniale, ha stabilito che, per quanto travolgenti, le «trasformazioni dell’ordinamento, ma anche dell’evoluzione della società e dei costumi» non possono, rispetto, alla concezione del matrimonio dei Padri Costituenti, incidere «sul nucleo della norma» (Sentenza n. 138/2010). Tuttavia i pronunciamenti agghiaccianti della Corte europea dei diritti umani da un lato, e quelli della nostra alta magistratura dall’altro – si pensi al riconoscimento del sesso come espressione di autodeterminazione (Cass. sez. I, sent n. 15138/2015) – impongono ulteriori riflessioni.
C’è bisogno cioè di comprendere con chiarezza che non esiste la «famiglia costituzionale» e neppure, a ben vedere, la famiglia tradizionale, ma semplicemente la famiglia, che è un pilastro del quale nessuna civiltà, neppure fra quelle più differenti dalla nostra, ha saputo fare a meno, come dimostra il fatto che, nel mondo, a tutt’oggi ancora tantissimi Paesi non riconoscono le unioni omosessuali ma non ve n’è neppure uno, piaccia o meno ai giudici europei, che osi non riconoscere l’unione fra un uomo ed una donna desiderosi di sposarsi. Come mai? Ritardo culturale mondiale? Omofobia planetaria? Si può anche pensarlo e più di qualcuno, di certo, lo penserà. Tuttavia un esame meno superficiale della questione non potrà che condurre verso l’ammissione che matrimonio e famiglia sono diffusi ovunque perché superano – e per molti versi anticipano – i confini di singole tradizioni culturali e persino religiose essendo patrimonio dell’umano. Questo significa che ogni qual volta qualcuno si prende il lusso di giudicare la famiglia, anche solo parificandola ad altri istituti quali possono essere le unioni fra persone dello stesso sesso, è destinato a sua volta ad essere giudicato dalla famiglia e dalla comune consapevolezza che è impossibile, per una società, farne a meno.
Facile e fin troppo prevedibile, ora, l’obiezione: il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali non impedisce alle altre di sposarsi e generare. Apparentemente, in effetti, sembra sia così. Se però si abbandona l’antropologia da Baci Perugina nella quale siamo immersi – con tutto il rispetto per i Baci Perugina ovviamente, che sono favolosi – si comprenderà presto come in prospettiva non vi sia modo più lieve, e al tempo stesso più micidiale, per iniziare ad eliminare, umiliandola, la famiglia che iniziare giuridicamente a parificarla con un altro tipo di unione, peraltro strutturalmente e non già accidentalmente infeconda quale è quella fra persone dello stesso sesso. In quest’ottica, anche se non sembra non soltanto il primato della famiglia viene messo seriamente in discussione, ma si verificano contemporaneamente due passaggi drammatici: viene fortemente relativizzato, da un lato, il valore sociale della fecondità, e, dall’altro, viene relativizzata l’idea che i figli abbiano bisogno di un padre e di una madre. Quanti hanno manifestato il 20 giugno in piazza san Giovanni a Roma lo sanno bene ma molti altri, giudici inclusi, evidentemente no. Verrebbe perciò da piangere, anche se la consolazione – direbbe Chesterton (1874-1936) – è che tutto questo non durerà che per una sola generazione.

(“La Croce”, 22.7.2015, p.3)

22 luglio 2015

Laura Antonelli, novella Maddalena



di Roberto De Albeentis 

Esattamente un mese fa, nella sua casa di Ladispoli, dove si era ritirata da anni, moriva l’attrice Laura Antonelli, celebre per il film “Malizia” e numerose altre pellicole, in gran parte erotiche; da tempo malata, si era ritirata a vita privata, rifiutando ingaggi e perfino aiuti, dopo essersi riavvicinata alla fede.


Nata a Pola, allora città italiana, nel 1941, dovette scappare a Napoli e poi a Roma durante quella pagina drammatica che fu l’esodo giuliano-dalmata; “bassina, tondetta, con le gambe corte” (come amava definirsi), esordisce prima nel mondo della pubblicità e dei fotoromanzi, e, poi, del cinema: piace incredibilmente, e fa girare la testa a numerose generazioni di maschi italiani.

Il successo, però, è effimero, e presto comincerà una parabola discendente; come dirà lei stessa, “Forse non ero tagliata per fare l'attrice. Non ero preparata ad affrontare quella carriera, il successo, la popolarità, quell'ambiente, con le illusioni e le delusioni. Sono sempre stata una persona semplice, timida.”: l’ambiente la sconvolge, e presto inizieranno brutte vicende legate a droghe e truffe che, assieme ad un’operazione chirurgica non riuscita e a due falliti ritorni sul grande schermo, mineranno irreversibilmente il suo fisico e il suo spirito.

Gli anni 2000 si aprono con il suo desiderio di essere totalmente dimenticata, desiderio che la porta a ritirarsi a Ladispoli, dove vive da sola e dove è assistita da un avvocato, da un assistente sociale e da una badante nominati dal comune, e a rifiutare perfino l’aiuto di amici artisti, vecchi (come Lino Banfi) e nuovi (come Simone Cristicchi, che le dedica una bella canzone).

La sua ultima intervista la concesse, nel 2012, ad un piccolo periodico locale, in cui, tra l’altro, definì il mondo dello spettacolo, che l’aveva sedotta (trasformandola in una seduttrice) e poi abbandonata, “frivolo e privo di valori” e “diseducativo per i giovani”.


Quando è morta, molti l’hanno voluta ricordare con le sue immagini migliori, immagini che, per lei, non significavano più niente, eppure nessuno o quasi ha ricordato che era una donna che aveva riscoperto la pratica di fede, frequentando la parrocchia, ascoltando Radio Maria e pregando con la corona del rosario; del resto, il mondo, come il diavolo, è un “cattivo pagatore”, e alla minima difficoltà si dimentica facilmente di chi prima aveva riverito e osannato, e la bellezza cristiana (la bellezza reale) è cosa ben diversa dalla bellezza mondana: si può essere brutti o deformi (e lei, a causa di quella sfortunata operazione e della droga, lo era diventata), ma avere un’anima interiore magnifica (e la sua, se già non lo era, lo era diventata eccome)!

Del resto, il mondo non poteva certo capire la sua scelta radicale, ascetica, francescana, di ritirarsi completamente dal mondo, di farsi, volontariamente, dimenticare; Simone Cristicchi (che credente non è), uno dei suoi ultimi amici rimasti, disse che per lei il successo era “una pena da espiare” e che “i dolori erano croci del Signore”. Sempre Cristicchi ha riportato una sua ultima frase: “Sono felice di vivere”: consideriamo che l’ha pronunciata una persona sola, malata, sulla via inesorabile del tramonto, eppure, a differenza nostra, felice e piena di fede, fede che sola tutto può donare e può far sopportare e può ricolmare di significato!


Ho paragonato Laura Antonelli a Maria Maddalena, la Pia Donna, l’Apostola degli Apostoli: nessuno se ne scandalizzi, o, se lo fa, si ricordi che Nostro Signore Gesù Cristo ha parole di dolore (e di amore) per i peccatori, ma rimprovera i farisei e gli scribi; anche la Maddalena, se non, come vuole parte della tradizione, fu una prostituta, certo fu una peccatrice, eppure, sanata e salvata da Cristo, divenne la prima persona che Lo vide Risorto, e non è certo poco! Così come la Samaritana, Santa Fotine, divenne un’ardente evangelizzatrice della sua gente; così come Santa Maria Egiziaca, Santa Pelagia, Santa Taide, grandi peccatrici in gioventù, toccate dalla Grazia si diedero ad ascesi e penitenza e meritarono di essere ricordate in menologi, sinassari e martirologi (e, addirittura, nel caso dell’Egiziaca, ad avere una Domenica di Quaresima dedicata!).

Laura Antonelli è morta nella parte finale di giugno, il mese dedicato al Sacro Cuore di Gesù, a Quel Cuore, Sacro, Divino, Eucaristico, Regale e, soprattutto, Misericordioso; oggi, un mese dopo (festa di Santa Maria Maddalena), è la parte finale di luglio, il mese dedicato al Preziosissimo Sangue di Cristo, Quel Sangue che è, come si recita nelle relative Litanie, fiume di Misericordia, sollievo dei sofferenti, consolazione nel pianto, speranza dei penitenti, conforto dei morenti e pace e dolcezza dei cuori.

Anche le apostole e le messaggere del Sacro Cuore e della Divina Misericordia, Sant’Angela da Foligno, Santa Margherita Maria Alacoque e Santa Maria Faustina Kowalska, ebbero episodi di vita mondana (certo un niente in confronto ai nostri, eppure quanto se ne dolsero, loro!), eppure divennero alcune delle più grandi sante della Chiesa Cattolica! Che non possa succedere così magari un giorno anche per Laura Antonelli? (senza inoltre contare che i santi ricordati nel calendario e nel messale sono un’infima minoranza di quelli che stanno realmente in Paradiso) Che la Grazia di Dio non può compiere grandi meraviglie?

Cerchiamo le cose di lassù, come dice l’Apostolo, non le cose brevi e fugaci del mondo, come la bellezza, la fama, la ricchezza, ma, per come possibile, con l’aiuto di Dio e l’esempio dei santi e di altre figure esemplari, le cose eterne, le cose davvero belle, come, appunto, la salvezza eterna!

Gheddafi contro il gender


di Pino Zonfrilli

Le edizioni romane del benemerito Circolo Proudhon ci hanno offerto recentemente la traduzione in italiano di un libretto a dir poco sorprendente, scritto originariamente nel 1975 niente meno che dal Colonnello Gheddafi! (Muammar Gheddafi, Libro verde, Circolo Proudhon, Roma, 2015, pp. 138, € 10).
Non ci interessa minimamente ripercorrere qui la vita e le opere del Caudillo libico per presentare il testo in questione. Anzi vogliamo cogliere l’occasione di fare un chiarimento di ordine generale per evitare gli equivoci a proposito del rapporto tra la vita di un uomo e le sue opere (letterarie, ma anche mutatis mutandis politiche, economiche, sociali, etc.). Il peggiore criminale può essere un ottimo poeta così come un politico coerente e capace può essere un marito pessimo. C’è chi può negare queste banali evidenze?
Però! Il relativismo dominante genera mostri di ogni tipo e anche mostri che col relativismo stesso non hanno nulla di compatibile (salvo forse l’erroneità). Così proprio mentre si dice che “tutto è permesso”, slogan che dai rivoluzionari borghesi del ’68 è passato a simbolo delle attuali democrazie d’Occidente, si censura si vieta si proibisce, a volte con un accanimento da stato totalitario... Mai come oggi sono in voga, nella politica anzitutto ma anche nella storia e nella scienza, le verità metafisiche a priori e i conseguenti manicheismi. La reductio ad hitlerum dell’avversario funziona sempre e certi personaggi storici (o perfino certe epoche, magari durate due decenni…) sono giudicati, come se fossero dei blocchi omogenei a-temporali, quali “mali assoluti”. Scomodando così, e incomodando per la verità, la filosofia l’etica e la teologia… Se Hitler però fosse un male assoluto (privo quindi di ogni barlume di luce di verità di positività) dovremmo fare in tutto l’opposto di quello che egli ha fatto, e sforzarci di pensare il contrario di quello che egli ha pensato.
Se quindi Hitler ha ammesso il matrimonio monogamico dovremmo legalizzare il poligamico (o abolire il matrimonio); se Hitler ha punito il furto, lo stupro e l’omicidio, noi dovremmo renderli leciti e legali; se Hitler ha fondato scuole e università, noi dovremmo sopprimere le nostre, e così via nella strada dell’assurdo. Principio: Nessun uomo, meglio nessun ente (ciò che ha l’essere), può comporsi solo di male (cf. s. Tommaso, Summa contra Gentiles, libro III, cap. 4: Il male nelle cose non è intenzionale; cap. 7: Il male non è un’entità positiva; cap. 10: Come la causa del male non sia che il bene; cap. 11: Come il male risieda nel bene; cap. 12: Il male non può distruggere totalmente il bene. Già soltanto i titoli dei capitoli della Summa sono una risposta agli eterni dubbi dell’uomo, meglio ancora sarebbe studiarne il contenuto).
Gheddafi poi non è stato una fotcopia di Hitler (non esistono per fortuna fotocopie umane); ma è stato descritto in modo simile al dittatore tedesco dalle potenze dominanti dell’Occidente democratico, come la Francia, la Gran Bretagna  e l’America le quali, autorizzate assurdamente dagli enti pacifisti Onu e Nato, hanno liquidato tra il marzo e l’ottobre del 2011 la Repubblica Libica, procurando migliaia di vittime innocenti.
Tutto questo però poco o nulla ha a che vedere con ciò che scrisse il Raìs molti anni prima in un libretto che si poneva come un testo di riferimento della visione politica della nuova Libia. Il libretto in questione è diviso in tre parti: la base politica (pp. 27-56), la base economica (pp. 57-81) e la base sociale (pp. 83-126). La terza parte è senza dubbio la più interessante e in essa abbiamo ricavato quei passaggi che vorremmo proporre al lettore e che dimostrano che le teorie tipicamente cattoliche sul diritto naturale e le differenze complementari tra i sessi non sono costruzioni culturali e ideologiche, ma fatti universali e inoppugnabili. Tanto più inoppugnabili quanto più universali, e tanto più universali se sostenuti sia dal Magistero cattolico che dal Presidente nazionalista-islamico-socialista di un paese culturalmente né cristiano né europeo.
Dopo aver scritto che “L’uomo e la donna, dal punto di vista umano, ovviamente sono uguali”, in quanto “La donna mangia e beve come mangia e beve l’uomo. La donna odia e ama come odia e ama l’uomo. La donna pensa, apprende e capisce come pensa, apprende e capisce l’uomo” (p. 99), il Raìs si sofferma lungamente sulle differenze e il loro significato. Si chiede: “Perché non sono stati creati solo uomini oppure solo donne?”. E si risponde in modo cristallino: “Deve assolutamente esservi una necessità a favore dell’esistenza di entrambi, e non soltanto dell’uno, o soltanto dell’altra. Dunque ciascuno dei due non è l’altro, e fra i due vi è una differenza naturale, la cui prova è l’esistenza dell’uomo e della donna assieme nel creato” (p. 100). Non so quanti teologi esprimerebbero oggi il concetto colla medesima chiarezza. Non parliamo poi degli ideologi del gender! Solo per questa affermazione lo risusciterebbero per rifarlo nuovamente a pezzi. La femminilità della donna e la virilità dell’uomo, infatti “creano differenze congenite, per le quali è impossibile che l’uomo e la donna siano eguali” (p. 102).
Per lunghe pagine il Caudilllo libico pare confutare 40 anni prima le ignominiose teorie del gender oggi imposte dai poteri forti all’intero mondo. “Ciascuno dei due nella vita ha un ruolo o una funzione diversa dall’altro, in cui non è assolutamente possibile che il maschio subentri alla femmina: ossia non è possibile che l’uomo assolva a queste funzioni naturali in luogo della donna” (p. 102).
Gheddafi si dice avverso acché gli asili nido “si sostituiscano alla madre” (p. 103): “Vale a dire che il bambino va educato dalla madre e deve crescere in famiglia in cui vi sono amore materno, paterno e fraterno e non in una sorta di stazione come quella per allevare il pollame” (p. 103). Eh no, caro Gheddafi! E ai diritti dei gay alla “paternità” non ci pensi? Addiritura, dici che “La madre che rinuncia alla maternità verso i suoi figli contravviene al suo ruolo naturale nella vita” (p. 105) ?! Ma ti rendi conto? Se non ti avessero ucciso come un cane, meriteresti l’arresto per violazione dei diritti umani!
“Femmina significa che essa ha una natura biologica diversa da quella dell’uomo, per il fatto che egli è maschio (…). Il maschio nel regno animale e vegetale è stato creato forte e rude per natura, mentre la femmina nei vegetali e negli animali è stata creata bella e delicata per natura. Queste sono realtà naturali ed eterne con cui sono stati creati gli esseri viventi chiamati uomini, animali, piante” (p. 108).
E la società laica e democratica del XXI secolo che ha ribaltato la civiltà umana chiamando bene il male e male il bene e azzerando la storia e la cultura dei popoli in nome del femminismo, dell’omosessualità e del gender? “Tutte le società oggi guardano alla donna né più né meno che come ad una merce. L’Oriente guarda ad essa come oggetto di godimento suscettibile di vendita e di compera. L’Occidente guarda ad essa come se non fosse femmina” (p. 111). Al contrario, “l’uomo e la donna devono sempre eccellere nel loro ruolo. Altrimenti sarebbe la regressione, l’atteggiamento in contrasto con la natura e distruttivo della regola della libertà, ed in contrasto con la vita e la sopravvivenza” (pp. 109-110).
Quanto alla democrazia, secondo il Raìs, ovunque “si instaura una dittatura sotto l’apparenza di una falsa democrazia. Questa è la verità sui sistemi politici dominanti nel mondo contemporaneo” (p. 28). Per cambiare rotta, non bastano nuove costituzioni: “la costituzione è una legge statutaria elaborata dall’uomo” (p. 47), la quale “non ha altra giustificazione che la volontà di dominare il popolo da parte di chi detiene il potere, sia questi un individuo, un parlamento, una classe, un partito” (p. 48).
Ciò che ci vuole per una inversione di rotta che recuperi l’essenza della civiltà è una legge che sia “il criterio per distinguere il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto, come pure i diritti e i doveri dei cittadini. La libertà sarà sempre minacciata fino a quando non ci sarà una legge sacra e fondata su norme stabili” (p. 49). Come quelle eterne e immutabili sul matrimonio, la famiglia, l’educazione, la moralità, il bene comune, etc. etc.

21 luglio 2015

Così la Cassazione sposa l’«inesistente» teoria del gender


di Giuliano Guzzo

Liberissimi di continuare a ritenere l’ideologia del gender un’allucinazione di pochi e magari un po’ fissati, ma ieri la Corte di Cassazione non solamente ne ha confermato l’esistenza, ma ne ha offerto una limpida e per certi versi raffinata formulazione. Con una sentenza destinata a divenire storica (prima Sez., Sent n. 15138/2015), la Corte – diversamente dai chiari pronunciamenti del Tribunale di Piacenza e della Corte d’Appello di Bologna, che avevano negato ad una persona il diritto ad ottenere la rettificazione degli atti anagrafici in assenza d’intervento chirurgico – ha infatti deciso che per ottenere il cambio di sesso all’anagrafe non è necessario l’intervento di adeguamento degli organi sessuali. Più precisamente, si è stabilito che «il desiderio di realizzare la coincidenza tra soma e psiche è, anche in mancanza dell’intervento di demolizione chirurgica, il risultato di un’elaborazione sofferta e personale della propria identità di genere». In questo modo, di fatto, si afferma l’inesistenza della natura maschile o femminile o, quanto meno, la sua subordinazione all’elaborazione «personale della propria identità di genere», che è esattamente il nucleo più originale ed estremo della teoria del gender, la quale riduce l’identità sessuale al solo dato genitale riservando tutto il resto alla percezione che ciascuno ha di sé. Sarebbe dunque ingenuo ritenere il pronunciamento della Cassazione circoscritto ad un singolo caso.

Il perché lo ribadisce con chiarezza la filosofa Michela Marzano la quale, commentando questa sentenza, scrive che la maggior «parte degli esseri umani non hanno bisogno di interrogarsi sulla propria identità di genere perché, fin dall’inizio, sono convinti di sapere se sono uomini o donne» (La Repubblica, 21.7.2015, p. 26). E’ chiaro? Non esistono più maschi e femmine, ma solo esseri umani «convinti di sapere se sono uomini o donne» e che, nell’eventualità mutassero questa loro convinzione sulla base di un’elaborazione «personale della propria identità di genere», dovrebbero essere assecondati anche in assenza d’interventi chirurgici che attestino la loro trasformazione. Ecco che allora, ben lungi dalla promessa liberazione della sessualità, la cultura occidentale ci sta traghettando verso la sua amara evaporazione, col dato sessuale oramai disgiunto non solo dall’atto coniugale e da quello generativo, ma persino dal dato corporeo: anziché verso una società di uomini e donne liberi, stiamo così andando verso una libera da uomini e donne, dove il rispetto per la differenza sta lasciando il posto alla sua negazione, al di là dell’ambito puramente percettivo. Il che, fino a ieri, poteva a buon diritto essere considerato come il terribile scenario temuto da pochi, ma ora – grazie alla Corte di Cassazione – è a tutti gli effetti uno scenario possibile. Resta solo da capire se, come cittadini, avremo la forza di avversarlo o finiremo, ancora una volta, per omaggiarlo tributandogli la corona del progresso.

http://giulianoguzzo.com/2015/07/21/cosi-la-cassazione-sposa-linesistente-teoria-del-gender/

20 luglio 2015

Perché la Chiesa è aperta (anche) ai razzisti


di Giuliano Guzzo 

«In questa chiesa è vietato l’ingresso ai razzisti…tornate a casa vostra!», recita un manifesto affisso all’ingresso della chiesa di Sant’Angelo in Mercole a Spoleto. C’è da augurarsi che il singolare divieto, accostato pure ad una citazione evangelica che in teoria dovrebbe giustificarlo («Ero straniero e non mi avete accolto… Lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno…»), sia colpa del caldo, perché diversamente sarebbero molte le criticità che solleverebbe. La prima: che meriti particolari hanno, rispetto ai razzisti, gli assassini, i pedofili, gli stupratori, i ladri e i calunniatori? Qualcuno, evidentemente, lo devono pur avere perché a loro le porte della chiesa rimangono spalancate. Secondo aspetto critico del divieto antirazzista. Fino a prova contraria, il razzista odia, e uno che odia è il primo ad aver bisogno di un Dio che, essendo Amore, lo liberi dal suo peccato. Non è forse così? E se è così, non sarà che vietando «l’ingresso ai razzisti», di fatto, si ostacola colpevolmente il piano di salvezza che Dio ha per ciascuno, alterando fra l’altro l’immagine stessa della Chiesa, che apparirebbe come un di club dei migliori? Terzo, ma non meno importante aspetto, il cristiano è chiamato a giudicare – e condannare – il peccato, in questo caso il razzismo, ma il giudizio definitivo sul peccatore, che io ricordi, spetta solo a Dio; eppure cos’è un divieto d’ingresso in chiesa per alcuni se non un giudizio definitivo su di loro?
Un ultimo pensiero, questa volta personale. Una delle cose più belle del Cristianesimo, per me, è quel perdono che Dio, sfidando ogni umana logica, ci offre continuamente, con pazienza paterna e con l’ostinazione dell’innamorato. Se così non fosse, se la Chiesa non fosse davvero refugium peccatorum credo – anche senza essere razzista, ed anche senza reputarmi il peggiore degli uomini – che sarei inconsolabile: ma per fortuna Dio non solo non teme i peccati umani, ma si serve delle nostre fragilità per costruire nuove, formidabili alleanze. Don Divo Barsotti (1914-2006) ha scritto: «È il tuo peccato che lo chiama, nulla più efficacemente della tua miseria lo attrae, purché tu gliela doni […] In un istante i tuoi peccati sono distrutti, non sono più. Egli solo è».