Campari E De Maistre

Non solo Cristiada: Los ultimos Cristeros


di Federico Sesia
Anno 1935, Messico. E’ scoppiata ormai da diverso tempo una nuova Cristiada (la cosiddetta Segunda) a causa della politica anti-cattolica del Presidente Làzaro Càrdenas...

Il discorso di Paolo VI alle CEI (1964) in dieci punti


di Fabrizio Cannone
Durante il discorso fatto alla CEI il 19 maggio scorso, il Pontefice ha ricordato un analogo discorso tenuto da Papa Montini alla medesima Conferenza Episcopale...

Elezioni Europee: perché votare Fratelli d'Italia


di Marco Mancini
Come è noto, questa domenica (dalle 7 alle 23) si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. Per quanto riguarda i 73 eurodeputati italiani...

La sinistra di Dio


di don Marco B.
«Una pace senza giustizia è un esercizio retorico destinato a un misero fallimento. Ma la giustizia, in questo caso, è tale se riconosce e rispetta i diritti di tutti...

Marcia per la Vita 2014: un successo e una gioia!


di Fabrizio Cannone
Come previsto da un anno, si è svolta a Roma, domenica 4 maggio u.s., la IV edizione nazionale della Marcia per la Vita. I numeri hanno ampiamente confermato...

San Giovanni XXIII: un Papa con la tiara (prima parte)


di Federico Catani
A poco più di cinquant’anni dalla morte, Papa Giovanni XXIII (1958-1963) è diventato santo. Di Angelo Giuseppe Roncalli si è arrivati a costruire...

Se Wojtyla e Ratzinger diventano massoni...


di Marco Mancini
Come è universalmente noto, nella giornata di ieri Papa Francesco ha proceduto alla canonizzazione dei pontefici Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II...

Non ci salverà certo Putin!


di Riccardo Facchini
Se non fosse che metto mano alla fondina ogni volta che leggo titoli tipo "il web impazzisce per [nome o fenomeno a vostra scelta]" inizierei...

Don Gallo: una brava persona, un prete discutibile


di Andrea Virga
Si è recentemente spento Don Andrea Gallo, un sacerdote genovese, assunto ad icona da parte dei cosiddetti “cattolici” progressisti...

Bowie, leggiti Greene, che è meglio!


di Paolo Maria Filipazzi
Il grande David Bowie, che un tempo fu un gigante della musica ma che da dieci anni non faceva una canzone, ritorna...

La Marcia per la vita 2013: un successo su tutta la linea


di Francesco Filipazzi
Successo su tutta la linea. Questa è l'unica analisi possibile riguardo la Marcia per la Vita che ha colorato ieri le vie di Roma...

I deliri in rosa di Boldrini e co.


di Marco Mancini
Doveva essere, come il precedente, il governo della sobrietà: il caso di Michaela Biancofiore, trasferita dalle Pari opportunità alla Pubblica amministrazione...

Le manif pour tous: alcune testimonianze


di Franciscus Pentagrammuli e Andrea Virga
Nonostante il silenzio pressoché totale della stampa e dei media italiani, qualcosa sta succedendo in Francia: da più di una settimana...

Quirinale: il 25 luglio dello smacchiatore


di Marco Mancini
Povero Bersani. Non più di due mesi fa era il vincitore annunciato delle elezioni politiche: restava solo da sapere se avrebbe avuto bisogno...

La morte di Maggie divide la destra


di Alessandro Rico e Andrea Virga
Chi ci segue avrà notato che – tra i nostri tavoli e su molte altre piattaforme simili – esistono diverse opinioni riguardo le opposte ricette economiche, politiche e sociali realizzatesi durante il XX secolo....

"The Passion" tra violenza e amore


di Giulia Dessena
Cosa accade, tra gli uomini, quando iniziano a compiersi meraviglie? Se c'è un film che nel 2004 fu criticato, deriso, rinnegato, è stato proprio "The Passion" di Mel Gibson......

Identikit di un Pontefice


a cura di Campari e de Maistre
L'elezione di Papa Francesco ha sorpreso molti ossevatori; tantissime sono state, inoltre, le reazioni "di pancia" da parte della blogosfera cattolica...

Infatuarsi di Chavez: una mancanza di realismo


di Paolo Maria Filipazzi
Dopo la morte di Hugo Chavez, si sono succeduti diversi giudizi. Interessante è la schizofrenia registratasi in seno alla cosiddetta Destra...

Ti piace Putin? Terrorista!


di Francesco Mastromatteo
Premessa importante: chi scrive non è certamente uno di quei complottisti affetti da dietrologia acuta, che vedono oscure trame dei servizi segreti...

Se il risultato delle elezioni è un grande vaffa...


di Marco Mancini
In principio fu la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, infrantasi contro la discesa in campo di un noto tycoon brianzolo...

Un Campari con... Magdi Cristiano Allam


a cura di Riccardo Facchini
Magdi Cristiano Allam (Il Cairo, 1952) è un giornalista e politico egiziano naturalizzato italiano. Editoralista dal 2003 al 2008 del "Corriere della Sera"...

Vi presento i migliori alleati dei movimenti gay


di Riccardo Facchini
Notizia da poco comparsa in rete che merita due rapide battute: due candidati per Fratelli d'Italia in Veneto hanno girato uno spot considerato...

La lezione dell'Umile Servo


di Alessandro Rico
Un «umile servo nella vigna del signore». Così si era definito Benedetto XVI appena eletto pontefice, e in quella frase si trova forse...

Mons. Paglia e le coppie gay: molto rumore per nulla (oppure no?)


di Marco Mancini
Confesso che ieri, leggendo la notizia su Repubblica.it – è uno dei primi siti che apro la mattina, tanto per rovinarmi la giornata...

Se la Prima Repubblica non è mai finita


di Alessandro Rico
Qualcuno auspicava di andare, con il prossimo governo, Verso la Terza Repubblica. Ma ci ritroviamo col solito scontro Berlusconi-Sinistra...

La voce de lo Imperatore #1 - Il caso Monte Paschi


di Feudalesimo e Libertà
Con la presente invettiva, iniziano la loro collaborazione con noi i vassalli di Feudalesimo e Libertà...

La Russia, tra i gay e la Madonna di Fatima


di Federico Catani
Pare che dovrò imparare il russo. Così, in caso di emergenza, potrò espatriare a Mosca per avere un lavoro. E con l'aria che tira, non è poi un'ipotesi così assurda...

Lincoln contro il razzismo? Non esattamente


di Isacco Tacconi
Quando si parla di eroi americani, bisogna stare sempre attenti a prendere con le pinze la veridicità di quello che si racconta, specie se a raccontarlo sono proprio gli americani...

Il Guardian, il Vaticano e il "tesoro di di Mussolini"


di Marco Mancini
“Come il Vaticano ha costruito un impero immobiliare segreto usando i milioni di Mussolini”: più o meno così titolava ieri il quotidiano progressista britannico Guardian...

La marcia della Verità


di Franciscus Pentagrammuli
Domenica 13 Gennaio, a Parigi, un numero fra 300.000 (secondo la polizia) e 800.000 (riportato dagli organizzatori) persone di diverse culture, religioni...

Un Campari con... Mons. Livi


a cura di Giovanni Covino e Marco Massignan
Antonio Livi (Prato, 1938) è professore emerito di Filosofia nell'Università Lateranense, socio ordinario dell'Accademia di San Tommaso e presidente dell'ISCA...

Il Cavaliere, dalla Cei ai gay


di Riccardo Facchini
Che Berlusconi sia stato scaricato dai vescovi italiani è cosa nota. Che gli stessi prelati, col loro boss in testa, abbiano ormai benedetto l'avventura centrista di Monti...

Mamma li tradizionalisti!


di Satiricus
Siamo entrati in una nuova stagione di fervore tradizionalista: crollati un buon numero di taboo sessantottini, attenuato il furore del rinnovamento-a-tutti-i-costi e soprattutto sconfitta...

Qualche appunto sul "femminicidio"


di Marco Mancini
Non accennano a placarsi le polemiche provocate dall’affissione, da parte di un parroco di Lerici, di un volantino sul c.d. “femminicidio”. Il manifesto, contro il quale...

Quel cristiano dell'orso Baloo


di Paolo Maria Filipazzi
Dopo l’ultimo mio articolo sulla visione teologica dell'opera di Tolkien, ho ricevuto attacchi e critiche da ogni dove, per quella che alcuni hanno definito come...

Pannella, sciopero a fini elettorali


di Danilo Quinto
L’unico modo per comprendere fino in fondo Marco Pannella e la ragione delle sue azioni, è ascoltarlo. Questo vale soprattutto per quanto riguarda...

La casalinga sanguinaria se ne frega dell'animalismo


di Isacco Tacconi
Lo scorso 28 novembre due uomini, padre e figlio, sono stati assaliti di notte da quattro rottweiler mentre liberavano il giardino...

Se i massoni scrivono per la San Paolo


di Satiricus
Era da un po’ che attendevo di scrivere su questo tema, e pure di iniziare la mia collaborazione con la truppa di CampariedeMaistre, ma non mi decidevo mai a farlo – un po’ per pigrizia...

"It's a girl": il vero femminicidio


di Giulia Dessena
Quando ciò che genera la vita è causa di morte. "It's a girl" è un lungometraggio sulle donne, delle donne e per tutti noi: un documentario, firmato dal regista Christian Evan Grae Davis, sulla pratica...

17 aprile 2015

Erdogan, il Papa e la fine della Turchia laica

di Francesco Filipazzi
Le polemiche di questi giorni sollevate da Erdogan e dal governo turco contro Papa Francesco, per la commemorazione da parte di quest’ultimo del “genocidio” degli armeni, hanno colto impreparati molti osservatori e lo stesso ministro degli esteri italiano, Gentiloni, ha espresso perplessità, in quanto anche Giovanni Paolo II usò parole analoghe.
Molti si chiedono quindi perché i turchi stiano alzando i toni della polemica in questo modo, quando già molti stati hanno riconosciuto il genocidio degli armeni come realtà storica. La soluzione del quesito è però più semplice di quanto si pensi e sta tutta nel nuovo volto che il longevo premier Erdogan vuole dare alla Turchia dei prossimi decenni.
La Turchia all’interno del mondo islamico ha rappresentato per molti versi una novità, in quanto è una repubblica democratica e laica. Il padre della patria, Kemal Ataturk, è stato colui che, abolendo il califfato, ha creato un paese nuovo, pensando che il crollo dell’Impero ottomano fosse dovuto dall’arretratezza imposta dall’Islam, che sembrava fosse un impedimento alle riforme. Cancellò i riferimenti alla Sharia nel codice civile, proibì la poligamia, istituì il calendario europeo, impose i riti religiosi in turco e non in arabo e successivamente fece molte altre riforme in senso laicista. Eliminò i riferimenti all’Islam come religione di stato e nel 1937 scrisse nella Costituzione che “Lo Stato turco è repubblicano, nazionalista, popolare, statalista, laico e rivoluzionario”.
Oggi la situazione è molto cambiata ed Erdogan sta procedendo con una serie di contro misure che lentamente sembrano riportare la Turchia ad essere un paese islamico a tutti gli effetti. Ha reintrodotto nel 2013 la possibilità di indossare il velo per le donne in uffici pubblici, cosa che sua moglie fa spesso in pubblico, il permesso di portare la barba islamica per gli uomini. La svolta anti laicista è chiaramente più profonda dell’esteriorità e sembra funzionale ad un progetto che vuole porre la capitale dell’ex impero ottomano come punto di riferimento di un mondo islamico ormai destrutturato, in cui i rais laici e baathisti sono stati rovesciati e dove quindi la religione ha assunto un ruolo di primo piano, rispetto a anche solo un decennio fa. Da governanto laico però Erdogan non può essere punto di riferimento per nessuno e quindi è obbligatorio per lui proporsi come leader di natura politica e religiosa.
Lo scontro con Papa Francesco è quindi da leggere in questa logica, soprattutto perché il Pontefice non si è limitato a ricordare il genocidio degli Armeni, ma ha dato una lettura incentrata sul fatto che gli Armeni sono stati massacrati in quanto cristiani. Tesi difficile da accettare per chi vuole reintrodurre l’Islam nella vita pubblica e non può permettersi di darne un’immagine violenta e assimilabile a quella di un Isis qualsiasi. Erdogan quindi è salito sugli scudi per negare una verità storica, non tanto perché si è parlato di un fatto che vuole nascondere, ma perché il rischio, anche interno, di presentare il passato profondamente mussulmano del paese come un passato negativo non può essere corso. A questi elementi va aggiunto che le elezioni sono imminenti e l’appoggio dei nazionalisti sarà sostanziale per permettere a Erdogan vincere.

15 aprile 2015

Gesù, martirizzato e ucciso perché proclamava una Verità insopportabile

di Francesco Filipazzi
Il tempo Pasquale è finito da poco e le riflessioni su Gesù, la sua vita, la sua morte e Resurrezione rimangono quotidianamente nei pensieri dei cristiani. Recentemente abbiamo letto ragionamenti secondo cui il Salvatore è stato torturato e ucciso per i motivi più svariati, si passa dal Gesù dissidente politico, al Gesù che in un mondo cattivo predicava il bene e quindi è stato ucciso dai cattivi perché era scomodo. Una specie di grillino ante litteram che si divertiva a riempire le piazze per denunciare la casta.
Ovviamente sono tutte analisi sono un po' semplicistiche, soprattutto perché anche laddove si coglie il fatto che Gesù predicava il “bene”, spesso non è ben presente cosa sia il Bene e cosa sia la Buona Novella che il Dio fatto uomo ci ha portato e donato. Si parla di un Gesù che predica un bene generico, analogamente a tanti santoni di terz'ordine. Sul Bene predicato nei Vangeli però molti si sono già soffermati, mentre spesso si perde di vista un altro significato basilare della vita e successivamente della Passione, cioè la causa della rabbia e della successiva furia nei confronti di un uomo che apparentemente era innocuo e che se si fosse limitato a predicare la pace e il bene sarebbe morto nel suo letto in tarda età.
Leggendo il Vangelo di Giovanni possiamo però capire quale sia la vera causa del martirio di Nostro Signore. Il capitolo sette ad esempio ci offre uno spaccato molto interessante di un periodo della vita pubblica di Gesù. Egli si trova praticamente esiliato dalla Giudea ed è costretto a rimanere in Galilea per non essere ucciso, perché aveva effettuato una guarigione nel giorno di sabato e, soprattutto, aveva chiamato Dio “suo padre” (cap 5, versetto 10). Capiamo quindi che la minaccia alla sua vita non deriva dall'essere scomodo o addirittura dall'aver compiuto un'attività durante il sabato, ma nell'essersi palesato come Figlio di Dio.
Gesù quindi, nel capitolo 7, rimane a casa ma manda i parenti in Giudea per una festa, dicendo che loro non hanno nulla da temere. Successivamente si reca alla festa in incognito, salvo poi palesarsi e parlare pubblicamente. Tutto sembra poco pericoloso, ma quando, nel mezzo del discorso (versetto 29) dichiara “Chi mi ha mandato è veritiero e voi non lo conoscete. Io però lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato”, iniziano i problemi e scoppia (presumibilmente) un tumulto per cercare di “mettergli le mani addosso”. Successivamente durante l'ultimo giorno della festa Gesù si erge ancora fra la folla e urla “Chi crede in me, come dice la Scrittura, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno”. La folla quindi inizia a porsi delle domande e qualcuno inizia a riconoscere questa persona che parla così bene delle Scritture come un profeta o, addirittura, come il Cristo. Il popolo inizia quindi a intuire la Verità, cioè di aver di fronte Colui che è stato mandato a salvare il mondo e i sommi sacerdoti decidono di farlo arrestare, ma le guardie non eseguono l'ordine. Troviamo quindi in questo capitolo del Vangelo di Giovanni, come del resto in altri, la spiegazione della causa principale della Crocefissione che è stata il rifiuto della Verità. Gesù dichiarandosi Figlio di Dio e Cristo, dichiarava un'enorme Verità, che però era inaccettabile e, ci sembra il caso di dirlo, continua ad esserlo. Il Dio Incarnato è uno scandalo talmente grande che l'unica via per sopportarlo è, per molti, negarlo e combatterlo con tutte le proprie forze, perseguitando lo stesso Cristo e chi lo segue. “Non ti lapidiamo per un'opera buona”, dicono i Giudei qualche pagina dopo, “ma per una bestemmia e perché ti fai Dio”. E tutt'ora il volto di Cristo è insanguinato, per via della Verità, inaccettabile per chi serve un altro tipo di padrone, un padrone illusorio e seduttore, che però non c'entra vera ed unica via per la Salvezza eterna. Riconoscere la verità dell'incarnazione del Verbo nel seno della Vergine Maria, della predicazione di Cristo, del suo martirio e della sua morte e infine della sua Vittoria sulla morte, è la scomoda condizione per poter aspirare a qualcosa di più alto, nonostante il mondo continui a non accettarlo.

13 aprile 2015

Il vento sta cambiando. E hanno paura


di Giuliano Guzzo


La sorprendente resistenza delle persone di buon senso, anche attraverso la diffusione del giornale La Croce Quotidiano, al Pensiero Unico e alla sua agenda, non è passata inosservata. Non è certamente passato inosservato, soprattutto, che il vento sta cambiando e che, dal 50,7% del 2014 al 59,2% del 2015, sono aumentati i contrari alle nozze gay, così come quelli alle adozioni, e si sono ridotti i favorevoli al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, che nel 2013 erano il 77,2% mentre oggi sono meno del 65%. Né si può immaginare che piaccia a quanti da anni si battono per la “dolce morte” il fatto, certificato come gli altri da Eurispes, che i favorevoli all’eutanasia siano il 55,2%, mentre lo scorso anno erano il 58,9%, nel 2013 il 64,6% e nel 2007 addirittura il 68%. Eppure i dati, i quali com’è noto non hanno colore né tessere di partito, raccontano questa realtà perché non possono fare diversamente: il vento sta infatti cambiando. Sul serio. Certo, la vittoria è ancora lontana, però la svolta c’è: eccome. Il popolo per la vita e per la famiglia, erede di quello che silenziosamente ha reso grande questo Paese sollevandolo dalle macerie fumanti del secondo dopoguerra, è tornato: qualcuno pensava che dopo il Family Day del maggio 2007 il “gigante” si fosse addormentato per sempre, che quello fosse il suo glorioso ma definitivo congedo, ma sbagliava.
Tutto questo, dicevamo, non è passato affatto inosservato. Lo dimostrano il pedale sull’acceleratore premuto sul ddl Cirinnà sulle unioni civili, passato in Commissione giustizia del Senato, i 50 minuti di spot senza contraddittorio in favore dell’utero in affitto, l’altra sera, alle Invasioni Barbariche, la mobilitazione dei radicali pronti a fornire informazioni e supporto logistico a chiunque voglia recarsi in Svizzera per l’eutanasia; e lo dimostrano pure le aggressioni non solo verbali alle Sentinelle in Piedi, la proposta dei giacobini di Repubblica di espellere di Dio dalla vita pubblica, la furia scatenatasi contro Dolce e Gabbana, rei d’aver ricordato al mondo intero che anche le persone con tendenze omosessuali possono credere alla famiglia, quella vera. Insomma, un certo nervosismo, un certo scompiglio il popolo italiano lo sta creando al sistema mediatico e di potere che credeva di averlo in pugno, di essere ormai riuscito definitivamente ad indottrinarlo come si deve. Ed è del tutto comprensibile che sia così: pensavano di avere già vinto, che nessuno si sarebbe ribellato, che la loro gioiosa macchina da guerra avrebbe sbriciolato ogni residua resistenza. Invece, come provano i dati che abbiamo ricordato ed altri – che registrano inversioni di tendenza anche sui temi della pillola abortiva e del testamento biologico – il vento ha cambiato direzione.
Questo imprevisto determinerà sempre più – e sta già determinando, come conseguenza – da un lato l’evidente fretta di approvare determinate leggi prima che sia troppo tardi, e dall’altro l’inasprimento della battaglia e dei toni. D’altra parte la dittatura del politicamente corretto funziona così: all’inizio ti chiede di rinunciare alla verità, altrimenti saresti dogmatico; poi ai principi, altrimenti saresti poco aperto; infine alle opinioni, perché potresti sempre dire qualcosa di giusto: e altri potrebbero ascoltare. Figurarsi dunque quale scompiglio stanno creando le Sentinelle, che testimoniano nelle piazze con la forza spiazzante del silenzio, o le seguitissime conferenze contro l’ideologia gender (che hanno pure la faccia tosta, alcuni, di dichiarare inesistente) o l’arrivo de “La Croce”, approdo nelle edicole italiane di ideali che volevano cancellare persino dalle menti. Prepariamoci allora all’assalto finale, in Parlamento e sui giornali e in televisione. Prepariamoci a sentirci ripetere con ancora più forza che noi siamo quelli fuori dal mondo, che odiamo, che la Chiesa cui con manifesto affetto ogni giorno guardiamo è la responsabile di tutti i mali. Prepariamoci a vedere la Follia ribattezzata Normalità e il Desiderio chiamato Diritto, consapevoli del fatto che a noi, oggi, spetta il compito più difficile, quello di distinguere la realtà dalla superstizione, quello di essere e rimanere – per dirla con G.K. Chesterton (1874–1936) – «tra coloro che hanno visto eppure hanno creduto».


12 aprile 2015

Cristo è Risorto, e ha Misericordia di noi!

di Roberto de Albentiis
Tu nobis, victor Rex, miserere: così abbiamo sentito e cantato, prima del Vangelo, da Pasqua fino ad oggi, o Cristo, Re vincitore, abbi pietà di noi; sono le parole finali della sequenza di Pasqua, il magnifico Victimae Paschali laudes, e oggi, Ottava di Pasqua, celebriamo Cristo nel Suo attributo più grande, la Divina Misericordia. 
E’ stato Cristo Stesso, chiedendolo a Santa Maria Faustina Kowalska, di dedicare la Domenica in Albis, la Domenica dopo Pasqua, alla Sua Divina Misericordia, e di prepararsi a questa festa con una novena da iniziare il Venerdì Santo; non ci si stupisca: per misericordia nei nostri confronti Egli ha voluto soffrire la flagellazione, la coronazione di spine, la salita sulla Croce, per misericordia nei nostri confronti è voluto scendere agli inferi e tirare fuori quelli morti prima di Lui, sempre per misericordia nei nostri confronti è risorto e ha distrutto la morte! 
L’intera Bibbia e l’intera Liturgia sono piene di parole di misericordia, e la Misericordia è l’attributo principale e l’essenza di Dio Stesso, e cosa proclamavano i grandi santi quando predicavano la penitenza, se non che siamo tutti bisognosi della Misericordia? E in nome di cosa venivano edificati ospizi e ospedali e confraternite dedite all’assistenza ai poveri, se non alla Misericordia? Misericordia non è un semplice buonismo o una mondana melassa, ma è riconoscere che siamo peccatori e che abbiamo bisogno del perdono di Dio e della Chiesa; dove possiamo trovare il perdono, nella confessione, se non nella Chiesa, cui Cristo ha affidato questo compito? E che cos’è, se non un’opera di misericordia, quello che la Madonna, Madre di Misericordia (così è stata a lungo rappresentata, e così l’ha anche invocata nella sua Supplica il Beato Bartolo Longo), è venuta a chiedere per noi a Salette, Lourdes, Fatima e Medjugorje, dove ha chiesto, ai veggenti e a tutti noi, pentimento e conversione per impetrare misericordia da Dio?
Mai come in questi ultimi anni c’è stata una così gran richiesta e un così gran bisogno di Misericordia, della Misericordia secondo il Sacro Cuore di Gesù, che passa dal pentimento e dalla preghiera e, tramite essi e la confessione, ci riconcilia con il Padre, con il prossimo, con noi stessi, e grazie al Giubileo straordinario che Papa Francesco (sempre molto attento, anche quando era Cardinale, al tema della misericordia e del perdono) ha proclamato potremmo avere occasione di sperimentarla con rinnovata gioia. Il mondo tende a ridurre il messaggio cristiano ad un generico “amore”, al “love is love” di obamiana (e speriamo presto dimenticata) memoria, ma non può né riesce a farlo con la Misericordia, perché essa è strettamente legata al pentimento e alla richiesta di grazia e di perdono, ma il mondo non vuole proprio saperne di pentimento, perché non vuole saperne di riconoscere che ha peccato e che sbaglia. 
Accostiamoci al Trono della grazia e del perdono, per citare San Paolo: prima ancora che ci inginocchiamo, prima ancora che entriamo in confessionale, Gesù, che ci attende, ci ha già abbracciato, perdonato e fatto risorgere dal nostro sepolcro, e lo farà sempre, ogni volta che, bisognosi di ciò e sinceramente pentiti, glielo chiederemo! Terminiamo quest’oggi l’Ottava di Pasqua e ci apprestiamo ad entrare nel Tempo di Pasqua, che durerà fino a Pentecoste, e lo facciamo celebrando proprio la Divina Misericordia; come facciamo, per citare Sant’Alfonso, a non accenderci d’un santo amore?

11 aprile 2015

Caccia alle streghe e Inquisizione, fra bugie ideologiche e realtà

di Francesco Filipazzi
L’immaginario comune è graniticamente soffermato sull’idea che l’Inquisizione abbia compiuto un bagno di sangue senza precedenti durante il fenomeno della caccia alle streghe, durante tutto il Medioevo. In realtà questa è una bufala letteraria e cinematografica, che nasce dalle menzogne diffuse ad arte nel corso dei secoli da una serie di avversari della Chiesa e degli stati cattolici. Gli inglesi inventarono infamie riguardo l’Inquisizione spagnola, mentre illuministi e protestanti si sono impegnati nell’invenzione di altre bugie ai danni della Chiesa, del Vaticano e dell’Italia.
A sfatare tutta questa costruzione artificiosa sono intervenuti negli ultimi anni molti storici di varia estrazione, così come molte pubblicazioni fanno luce sulla grossolanità delle accuse mosse alla Chiesa e agli stati cattolici. Una di queste è “Caccia alle streghe – Verità, Leggende, Falsificazioni”, scritto da Francesco Agnoli per i Quaderni del Timone. Una pubblicazione che contiene un compendio molto importante, con tanto di indicazione di testi di approfondimento di storici di fama, riguardo la storia della magia e la verità dei fatti storici.
In primo luogo va ricordato che il cristianesimo e la Chiesa hanno avuto il ruolo di sradicare le superstizioni e le credenze magiche dall’Europa. Nel mondo pagano, che fosse greco-romano, celtico o germanico, l’idea che magia e stregoneria potessero aiutare a regolare la propria vita era abbastanza comune. Da ciò derivavano azioni abbastanza varie, dalla preparazione di filtri magici totalmente inutili, alla distillazione di veleni e pozioni dannosissime, per giungere alle pratiche abortive e a omicidi rituali di vario genere. Il cristianesimo ha quindi posto un freno a queste pratiche, che nel mondo germanico prevedevano anche il rogo delle streghe per nutrirsi della loro carne. Nel 1080, ricorda Agnoli, “Gregorio VII scriveva al re Harald di Danimarca di non credere che gli fosse permesso di perseguitare le donne accusate di provocare maltempo, tempeste e alcune malattie, processandole in base ad un uso barbarico, e lo avvertiva che se avesse fatto del male a un’innocente avrebbe suscitato il castigo divino”.
La tesi del cristianesimo, di fronte ad accuse di azioni soprannaturali, fu per tutto il Medioevo quella di negare la realtà di tali azioni e quindi l’invito era di non processare persone per stregoneria, visto che la stregoneria non esisteva. Il fenomeno della cosiddetta caccia alle streghe risale al Rinascimento, quando lo studio dei classici e del mondo pagano portarono a riscoprire anche certe pratiche, come l’alchimia, l’astrologia o l’evocazione degli spiriti, che coinvolsero anche gli strati della popolazione considerati più colti. La persecuzione ai danni di streghe e stregoni coinvolse però in buona parte le zone in cui la Chiesa e i governi statali avevano meno controllo, in quanto frutto di rabbia popolare. Inoltre la maggior parte delle condanne ai roghi e le persecuzioni vennero portate avanti in Germania, in terra protestante, dove l’eresia luterana aveva instillato nella pratica religiosa un fanatismo senza precedenti. Va ricordato che il tanto santificato Lutero, scriveva che i bambini handicappati erano posseduti dal demonio, così come spiegava che i cattolici erano servi di Satana. Diede quindi inizio ad un’ossessione per la possessione demoniaca da parte sua e dei luterani che portò all’unico vero bagno di sangue della vicenda della caccia alle streghe. La furia dei roghi si scatenò anche in Svizzera, terra dell’eresia calvinista, assieme alle altre zone dove prese piede il calvinismo.
Per quanto riguarda l’Inquisizione, in realtà il ruolo avuto sia da quella Spagnola che dal Sant’Uffizio, fu quella di regolare e limitare i danni fatti dalle giurie popolari e dai tribunali civili. I casi di condanne annullate da parte degli inquisitori sono molteplici, proprio perché la teoria portata avanti dai cattolici era che condannare qualcuno per stregoneria voleva dire credere nella stregoneria e ciò era inaccettabile. Le condanne comminate dalle inquisizioni sono state ben poche e spesso per reati che, pur connessi alla stregoneria, comprendevano infanticidio e avvelenamento ed erano quindi reati comuni, ammantati di un’aura mistica, ma pur sempre porcherie.
Il Quaderno di Agnoli fornisce poi anche numeri molto interessanti per capire il fenomeno. Su 110 mila processi in 3 secoli, 50 mila furono in Germania. In Spagna e Italia i processi furono circa 5000, per un totale di 10 mila, mentre in Svizzera furono 9 mila. Un dato decisamente sproporzionato, se confrontiamo dimensioni e popolazioni. Inoltre nei due paesi cattolici le condanne furono ben poche ogni anno, se contiamo che su 2000 processi gestiti dall’Inquisizione spagnola, le condanne furono solo…11.
Se qualcuno ha voglia, vada a confrontare i numeri delle condanne a morte emesse al giorno d’oggi, da paesi anche civili, come gli Stati Uniti. Oppure controlli il numero di morti in pochi mesi di Terrore francese.

Siamo quindi di fronte, come sempre, come nel caso delle Crociate o di altri fantomatici crimini della Chiesa o dei cattolici, di fronte a mistificazioni ridicole ed ideologiche, che possono essere smontate senza troppa fatica. 

08 aprile 2015

DivorceBook

di Giuliano Guzzo
Meraviglia fino ad un certo punto la recente decisione della Corte Suprema di Manhattan, che ha permesso ad una donna di New York di poter usare Facebook per notificare ufficialmente all’ex marito la sua intenzione di divorziare: un tempo, infatti, era già tanto se una relazione riuscisse a nascere in modo virtuale, mentre oggi pare sia normale che possa anche virtualmente mantenersi; dunque perché essere contro la virtuale estinzione? Perché chiedere concedere conoscenza e colpo di fulmine alla Tecnologia e lasciare grane e divorzio alla Burocrazia? Tanto vale trasferire tutto on line: alle nozze penserà il reverendo Zuckerberg e per la gravidanza basterà avviare un caricamento di programma lungo nove mesi con alla fine consegna del pargolo direttamente a casa di uno dei due, in modo che al momento del divorzio, com’è giusto, il figlio sappia già da chi resterà.
Stiamo ovviamente scherzando, noi, ma non la Corte di Manhattan: quella decisione è stata presa sul serio. E questo non può non stimolare una riflessione sul processo, in corso ormai da anni, di de-strutturazione della relazione amorosa; processo che va dal divorzio – che ne limita durata – alla contraccezione – che ne limita la responsabilità –, dal disimpegno – che ne limita la serietà – all’aborto, che ne limita la fecondità. In poche parole il Dio Progresso, approfittando della promessa di rimuovere i divieti morali che tanto consenso gli ha procurato, non solo non ci ha liberati della morale mettendone in circolazione una nuova di stampo individualistico – a prima vista più comoda, ma alla lunga effimera e deludente -, ma ha pure introdotto nuovi limiti: e che limiti, signori. Peccato che queste siano considerazioni proibite, ben oltre i limiti della legalità. Perché nel mondo del caos che non ammette regole, in realtà, ne vige una, e ferrea: il divieto di farlo notare.

07 aprile 2015

Cristiani massacrati. Occidente muto

di Giuliano Guzzo
Come mai c’è voluta una strage tremenda come quella di Garissa, in Kenya, con quasi 150 studenti brutalmente uccisi solo in quanto cristiani, perché il mondo dei media – e parte dello stesso mondo cattolico, sovente timido sul tema – si decidesse a raccontare questa persecuzione? Non c’era modo di accorgersene prima? Mancavano forse dati, notizie e numeri? Nient’affatto: dalle statistiche più accurate sappiamo infatti che se i martiri, cioè quanti perdono la vita per la propria fede o per difendere altri cristiani, sono qualche migliaio l’anno, coloro che invece vengono uccisi in quanto cristiani sono purtroppo parecchi di più: uno ogni 5 minuti, è stato calcolato considerando una somma inferiore alle 130.000 vittime all’anno conteggiate dai sociologi Grim e Flinke (The Price of Freedom Denied, Cambridge University Press 2010).
La domanda iniziale rimane dunque del tutto valida: come mai c’è voluta la carneficina degli estremisti islamici somali al Shabaab perché il mondo si accorgesse della persecuzione dei cristiani? E’ un silenzio troppo grave per essere spiegato da un solo fattore. Certamente pesa il fatto che queste stragi avvengano in Paesi non europei e non occidentali: è stato osservato come, per i media statunitensi – ma il discorso vale anche per quelli italiani – un morto mediamente “valga”, in termini di visibilità mediatica, dieci canadesi, trenta europei, cento russi e mille cinesi; se si considera quali sono i Paesi dove i cristiani sono oggi più perseguitati – Corea del Nord, Somalia e Iraq – una parte del silenzio mediatico sulle persecuzioni ai loro danni inizia ad essere spiegata. Ma il fattore geopolitico, se così possiamo chiamarlo, non basta.
C’è anche un fattore culturale “interno” all’Occidente ed è l’anticristianesimo, un atteggiamento di pregiudizio e ostilità – non sempre vissuto consapevolmente, ma reale – verso la Chiesa e i cristiani che non di rado sfocia atti concreti: stando alle centosettanta pagine del rapporto a cura dell’Osservatorio di Vienna sull’Intolleranza e sulla Discriminazione contro i Cristiani, in Europa non sono affatto rari i casi di atti di odio contro il cristianesimo; se ne verificherebbe, infatti, quasi uno ogni due giorni. In che modo si è radicato e diffuso questo anticristianesimo? E’ una bella domanda. Certamente pesano tutta una serie di menzogne su veri e presunti crimini storici – dal processo a Galileo alle Crociate, dalla Santa Inquisizione allo sterminio dei nativi americani – che vengono puntualmente addebitati alla Chiesa; accanto alle bufale storiche abbiamo poi quelle morali, dalla “sessuofobia” alla “misoginia” dei cristiani.
Neppure il pregiudizio culturale, per quanto esteso e non sempre banale da intercettare, risulta però sufficiente a spiegare la fatica a parlare delle persecuzioni contro i cristiani. Occorre quindi considerare un terzo fattore – non alternativo, ma complementare agli altri -, e cioè quello antropologico. In estrema sintesi ci si riferisce, qui, all’odio che l’uomo contemporaneo, specie in Occidente, nutre verso se stesso; un odio che sembrerebbe in contraddizione con la melassa del politicamente corretto, mentre invece ne è consustanziale. Una volta infatti che un continente ed una civiltà decidono di fare a meno di Dio – o di “privatizzare Dio”, riducendolo ad agente tascabile – l’esito principale è quello per cui tutti, in un modo o nell’altro, iniziano a sentirsi Dio, illudendosi di poter fare ciò che vogliono e di poter vivere ciascuno secondo una propria insindacabile morale. Si può forse credere che un mondo così possa trovare spazio il Cristianesimo e tempo per denunciare le persecuzioni contro di esso?