Campari E De Maistre

Non solo Cristiada: Los ultimos Cristeros


di Federico Sesia
Anno 1935, Messico. E’ scoppiata ormai da diverso tempo una nuova Cristiada (la cosiddetta Segunda) a causa della politica anti-cattolica del Presidente Làzaro Càrdenas...

Il discorso di Paolo VI alle CEI (1964) in dieci punti


di Fabrizio Cannone
Durante il discorso fatto alla CEI il 19 maggio scorso, il Pontefice ha ricordato un analogo discorso tenuto da Papa Montini alla medesima Conferenza Episcopale...

Elezioni Europee: perché votare Fratelli d'Italia


di Marco Mancini
Come è noto, questa domenica (dalle 7 alle 23) si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. Per quanto riguarda i 73 eurodeputati italiani...

La sinistra di Dio


di don Marco B.
«Una pace senza giustizia è un esercizio retorico destinato a un misero fallimento. Ma la giustizia, in questo caso, è tale se riconosce e rispetta i diritti di tutti...

Marcia per la Vita 2014: un successo e una gioia!


di Fabrizio Cannone
Come previsto da un anno, si è svolta a Roma, domenica 4 maggio u.s., la IV edizione nazionale della Marcia per la Vita. I numeri hanno ampiamente confermato...

San Giovanni XXIII: un Papa con la tiara (prima parte)


di Federico Catani
A poco più di cinquant’anni dalla morte, Papa Giovanni XXIII (1958-1963) è diventato santo. Di Angelo Giuseppe Roncalli si è arrivati a costruire...

Se Wojtyla e Ratzinger diventano massoni...


di Marco Mancini
Come è universalmente noto, nella giornata di ieri Papa Francesco ha proceduto alla canonizzazione dei pontefici Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II...

Non ci salverà certo Putin!


di Riccardo Facchini
Se non fosse che metto mano alla fondina ogni volta che leggo titoli tipo "il web impazzisce per [nome o fenomeno a vostra scelta]" inizierei...

Don Gallo: una brava persona, un prete discutibile


di Andrea Virga
Si è recentemente spento Don Andrea Gallo, un sacerdote genovese, assunto ad icona da parte dei cosiddetti “cattolici” progressisti...

Bowie, leggiti Greene, che è meglio!


di Paolo Maria Filipazzi
Il grande David Bowie, che un tempo fu un gigante della musica ma che da dieci anni non faceva una canzone, ritorna...

La Marcia per la vita 2013: un successo su tutta la linea


di Francesco Filipazzi
Successo su tutta la linea. Questa è l'unica analisi possibile riguardo la Marcia per la Vita che ha colorato ieri le vie di Roma...

I deliri in rosa di Boldrini e co.


di Marco Mancini
Doveva essere, come il precedente, il governo della sobrietà: il caso di Michaela Biancofiore, trasferita dalle Pari opportunità alla Pubblica amministrazione...

Le manif pour tous: alcune testimonianze


di Franciscus Pentagrammuli e Andrea Virga
Nonostante il silenzio pressoché totale della stampa e dei media italiani, qualcosa sta succedendo in Francia: da più di una settimana...

Quirinale: il 25 luglio dello smacchiatore


di Marco Mancini
Povero Bersani. Non più di due mesi fa era il vincitore annunciato delle elezioni politiche: restava solo da sapere se avrebbe avuto bisogno...

La morte di Maggie divide la destra


di Alessandro Rico e Andrea Virga
Chi ci segue avrà notato che – tra i nostri tavoli e su molte altre piattaforme simili – esistono diverse opinioni riguardo le opposte ricette economiche, politiche e sociali realizzatesi durante il XX secolo....

"The Passion" tra violenza e amore


di Giulia Dessena
Cosa accade, tra gli uomini, quando iniziano a compiersi meraviglie? Se c'è un film che nel 2004 fu criticato, deriso, rinnegato, è stato proprio "The Passion" di Mel Gibson......

Identikit di un Pontefice


a cura di Campari e de Maistre
L'elezione di Papa Francesco ha sorpreso molti ossevatori; tantissime sono state, inoltre, le reazioni "di pancia" da parte della blogosfera cattolica...

Infatuarsi di Chavez: una mancanza di realismo


di Paolo Maria Filipazzi
Dopo la morte di Hugo Chavez, si sono succeduti diversi giudizi. Interessante è la schizofrenia registratasi in seno alla cosiddetta Destra...

Ti piace Putin? Terrorista!


di Francesco Mastromatteo
Premessa importante: chi scrive non è certamente uno di quei complottisti affetti da dietrologia acuta, che vedono oscure trame dei servizi segreti...

Se il risultato delle elezioni è un grande vaffa...


di Marco Mancini
In principio fu la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, infrantasi contro la discesa in campo di un noto tycoon brianzolo...

Un Campari con... Magdi Cristiano Allam


a cura di Riccardo Facchini
Magdi Cristiano Allam (Il Cairo, 1952) è un giornalista e politico egiziano naturalizzato italiano. Editoralista dal 2003 al 2008 del "Corriere della Sera"...

Vi presento i migliori alleati dei movimenti gay


di Riccardo Facchini
Notizia da poco comparsa in rete che merita due rapide battute: due candidati per Fratelli d'Italia in Veneto hanno girato uno spot considerato...

La lezione dell'Umile Servo


di Alessandro Rico
Un «umile servo nella vigna del signore». Così si era definito Benedetto XVI appena eletto pontefice, e in quella frase si trova forse...

Mons. Paglia e le coppie gay: molto rumore per nulla (oppure no?)


di Marco Mancini
Confesso che ieri, leggendo la notizia su Repubblica.it – è uno dei primi siti che apro la mattina, tanto per rovinarmi la giornata...

Se la Prima Repubblica non è mai finita


di Alessandro Rico
Qualcuno auspicava di andare, con il prossimo governo, Verso la Terza Repubblica. Ma ci ritroviamo col solito scontro Berlusconi-Sinistra...

La voce de lo Imperatore #1 - Il caso Monte Paschi


di Feudalesimo e Libertà
Con la presente invettiva, iniziano la loro collaborazione con noi i vassalli di Feudalesimo e Libertà...

La Russia, tra i gay e la Madonna di Fatima


di Federico Catani
Pare che dovrò imparare il russo. Così, in caso di emergenza, potrò espatriare a Mosca per avere un lavoro. E con l'aria che tira, non è poi un'ipotesi così assurda...

Lincoln contro il razzismo? Non esattamente


di Isacco Tacconi
Quando si parla di eroi americani, bisogna stare sempre attenti a prendere con le pinze la veridicità di quello che si racconta, specie se a raccontarlo sono proprio gli americani...

Il Guardian, il Vaticano e il "tesoro di di Mussolini"


di Marco Mancini
“Come il Vaticano ha costruito un impero immobiliare segreto usando i milioni di Mussolini”: più o meno così titolava ieri il quotidiano progressista britannico Guardian...

La marcia della Verità


di Franciscus Pentagrammuli
Domenica 13 Gennaio, a Parigi, un numero fra 300.000 (secondo la polizia) e 800.000 (riportato dagli organizzatori) persone di diverse culture, religioni...

Un Campari con... Mons. Livi


a cura di Giovanni Covino e Marco Massignan
Antonio Livi (Prato, 1938) è professore emerito di Filosofia nell'Università Lateranense, socio ordinario dell'Accademia di San Tommaso e presidente dell'ISCA...

Il Cavaliere, dalla Cei ai gay


di Riccardo Facchini
Che Berlusconi sia stato scaricato dai vescovi italiani è cosa nota. Che gli stessi prelati, col loro boss in testa, abbiano ormai benedetto l'avventura centrista di Monti...

Mamma li tradizionalisti!


di Satiricus
Siamo entrati in una nuova stagione di fervore tradizionalista: crollati un buon numero di taboo sessantottini, attenuato il furore del rinnovamento-a-tutti-i-costi e soprattutto sconfitta...

Qualche appunto sul "femminicidio"


di Marco Mancini
Non accennano a placarsi le polemiche provocate dall’affissione, da parte di un parroco di Lerici, di un volantino sul c.d. “femminicidio”. Il manifesto, contro il quale...

Quel cristiano dell'orso Baloo


di Paolo Maria Filipazzi
Dopo l’ultimo mio articolo sulla visione teologica dell'opera di Tolkien, ho ricevuto attacchi e critiche da ogni dove, per quella che alcuni hanno definito come...

Pannella, sciopero a fini elettorali


di Danilo Quinto
L’unico modo per comprendere fino in fondo Marco Pannella e la ragione delle sue azioni, è ascoltarlo. Questo vale soprattutto per quanto riguarda...

La casalinga sanguinaria se ne frega dell'animalismo


di Isacco Tacconi
Lo scorso 28 novembre due uomini, padre e figlio, sono stati assaliti di notte da quattro rottweiler mentre liberavano il giardino...

Se i massoni scrivono per la San Paolo


di Satiricus
Era da un po’ che attendevo di scrivere su questo tema, e pure di iniziare la mia collaborazione con la truppa di CampariedeMaistre, ma non mi decidevo mai a farlo – un po’ per pigrizia...

"It's a girl": il vero femminicidio


di Giulia Dessena
Quando ciò che genera la vita è causa di morte. "It's a girl" è un lungometraggio sulle donne, delle donne e per tutti noi: un documentario, firmato dal regista Christian Evan Grae Davis, sulla pratica...

23 ottobre 2014

“Fuga dal Campo 14”


di Stefano Sala
“La persona che più ho odiato, anche più dei miei carcerieri, anche più del dittatore, è stata mia madre, perché mi aveva messo al mondo.” Così inizia la testimonianza di Shin Dong Hyuk, tenutasi sabato 27 presso la libreria Lirus in via Vitruvio a Milano. Shin, classe 1982, è l’unico uomo nato e vissuto in un campo di concentramento nord coreano riuscito a scappare; la sua vicenda è raccontata nel libro “Fuga dal Campo 14” scritto dal giornalista americano Harden Blaine, il quale ha messo per iscritto il racconto di Hyuk.

La storia di Shin, aiutato da un interprete, non ha potuto che coinvolgere i purtroppo pochi ascoltatori (qualche decina, ma dove è stato pubblicizzato l’evento?), i quali hanno partecipato attivamente ponendo al relatore diverse domande, nel corso dell’intervento strutturato più come un’intervista “collettiva” che non come una conferenza frontale. Il nostro, Testimone numero uno della commissione d’inchiesta dell’ONU sulla violazione dei diritti umani in nord Korea, ha risposto con compostezza tutta orientale alle domande che andavano a indagare sulla sua vicenda, e sulla situazione del suo paese. Un paese che vive sotto la dittatura comunista da sessant’anni, e che ha sul proprio territorio oltre al Campo 14, esteso quanto la superficie di Los Angeles, altri quattro campi conosciuti, per una popolazione concentrazionaria complessiva di 200 mila persone. Il sistema dei campi è basilare per la sopravvivenza del regime, permette attraverso il terrore di mantenere sotto controllo e di piegare al volere del dittatore e del partito l’intero popolo nord coreano. Gli abitanti infatti sanno che qualsiasi forma di dissenso, foss’anche una lamentela per la scarsità cronica di cibo, sarebbe punita con il trasferimento all’interno di uno di questi campi; e non solo per il diretto colpevole del “crimine”, ma per tutta la sua famiglia e per le seguenti due generazioni.

Questo è quello che è successo a Shin, il quale non ha saputo rispondere alla domanda sul perché i suoi genitori fossero stati imprigionati da giovani, probabilmente da quel che è riuscito a scoprire sono stati rinchiusi perché dei parenti ai tempi della guerra con il Sud Corea erano scappati in questo paese, e dunque considerati traditori. Del campo racconta soprattutto la fame persistente, una fame ancora più insopportabile delle torture arbitrarie, delle violenze quotidiane delle guardie e delle esecuzioni pubbliche all’ordine del giorno. Una fame che è stata la sua spinta nella ricerca della libertà, concetto sconosciuto a chi è nato dietro al filo spinato, senza un termine di paragone per valutare cosa sia una vita normale, cosa sia una vita in libertà.

Proprio i racconti “culinari” di un nuovo prigioniero del campo, che parlava di cibi neanche mai sognati in prigionia, spinge Shin a decidere di scappare perché “anche se fossi stato preso e giustiziato, almeno per una volta sarei riuscito a mangiare”. Con la fuga inizia il viaggio attraverso il paese, dove Shin può confondersi con gli abitanti dei villaggi che attraversa date le loro condizioni dovute alla denutrizione. Una fuga che lo porterà in sud Corea e infine negli Stati Uniti, da dove potrà raccontare al mondo gli orrori di una dittatura basata sulla fame e la violenza, che porta i figli a denunciare i genitori consegnandoli al boia (cosa per altro successa a Shin) e tratta i propri abitanti, usando le parole di altri rifugiati, “come delle bestie”. Shin non ha parole di odio per i suoi carcerieri; anche a chi domanda cosa pensi di quegli occidentali che niente han fatto per il suo paese, e che anzi dicono non ci sia niente di terribile nella dittatura di Kim Jong Un (da Dennis Rodman a Razzi), risponde semplicemente “un giorno il popolo coreano dirà che erano amici del dittatore”, come a dire che questo basterà come “punizione”.

Grazie al coraggio di Shin Dong Hyuk “ora la comunità internazionale sa, non ci sono più scuse”, come ha detto nel marzo 2014 Michael Kirby, presidente della commissione d’inchiesta dell’ONU sulla situazione in Corea del Nord, davanti al Consiglio dei diritti dell’uomo dell’ONU. Ma viene naturale chiedersi: davvero solo adesso, dopo sessant’anni, la comunità internazionale sa? Perché il silenzio sui crimini di Kim Jong Il e figli? Hanno forse un “colore” più accettabile per l’intellighenzia occidentale e le varie organizzazioni umanitarie? 
Lecita la domanda, scontata la risposta.

22 ottobre 2014

Le Purghe raggiungeranno nuovi livelli (sanno che sono in una corsa contro il tempo)



traduzione a cura di Franciscus Pentagrammuli

Un paio di giornali italiani (Il Messaggero; Corriere della Sera) lo hanno riferito questo lunedì, così come nel fine settimana. Come punizione per la sua difesa della fede ortodossa contro i tentativi sovversivi ed eretici del suo conterraneo Walter “L'africano buono è quello che sta zitto” Kasper e la sua posizione di ferma resistenza prima e durante il Sinodo, il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, cardinal Mueller, verrebbe spedito in Siberia. No, pardon, in Germania. Ci sono almeno due Sedi maggiori disponibili in Kirchensteuerland: Berlino, vacante, e la sua città natale, Magonza, il cui vescovo, il kasperiano cardinal Lehmann, ha quasi 79 anni. Questo dovrebbe aprire una vasta prospettiva per il largamente rumoreggiato smantellamento completo della Congregazione per la Dottrina della Fede, tale da renderla un ornamento inefficiente.

Mueller non è mai stato un tradizionalista, tutt'altro, ma non v'è dubbio che egli abbia brillato nella sua posizione, perché ha completamente incarnato ciò che essa significa: difendere la Fede Cattolica ed Apostolica della Sede Romana, non le sue proprie idee teologiche. Ma d'ora in avanti persino le semplici parole del chiarissimo e solare documento di Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, sono considerate frasi di buio ed oscurità: nessuno è salvo.
Parlando di papa Wojtyla, tutti gli articoli e le voci convergono in una direzione: il nuovo livello delle presenti purghe non si fermerà ai ratzingeriani (come Burke o Mueller), ma raggiungerà egualmente i wojtyliani. Tutti i polacchi conservatori nella Curia, ed i loro alleati, verranno rimossi con la riforma della Curia. I loro offici potrebbero venire semplicemente estinti o sommersi, e la nuova leadership sarebbe certamente di un nuovo (in realtà, vecchio liberal) tipoQuesto, comunque, ci dà una grande speranza: nessun popolo al mondo ha sofferto più purghe del grande popolo di Polonia. ma sempre essi sono tornati. Sempre. Gli uomini oggi al potere sanno che hanno un tempo relativamente breve (in termini di storia ecclesiastica) per rifare la Chiesa.
Ma ognuno di noi conosce le generazioni di preti ormai anziani. Li conosciamo nelle nostre parrocchie, cappelle ed oratori. Essi non sono semplicemente i figli di grandi famiglie rurali che han finito per entrare in seminario o negli ordini religiosi quasi automaticamente, che hanno formato tante generazioni di grandi preti, ma alcuni dei quali hanno perso la fede (ed anche abbandonato il sacerdozio) nel caos posconciliare. Essi sono uomini che hanno scelto di rimanere fedeli contro ogni più facile e comoda opzione offerta dal mondo contemporaneo, uomini che veramente credono in Dio, che sono stati profondamente ispirati da Giovanni Paolo II, che possono non essere tradizionalisti (come Wojtyla certo non lo era), ma che sono fiduciosamente conservatori.

Gli uomini al potere stanno assumendo un grosso rischio: stai tirando il pendolo dal loro quasi al punto di rottura. Quando si muoverà dal lato opposto, la reazione sarà così e pesante e forte e chiara che essi rimpiangeranno il loro giocare con la Verità Eterna. Liberals, sappiamo che molti di voi non credono in Dio, ma ciononostante Egli esiste, e "Non vi fate illusioni, non ci si può prender gioco di Dio" (Galati, 6,7).

http://rorate-caeli.blogspot.com/2014/10/the-purge-will-hit-new-levels-they-know.html

Tandem Triumphas, ovvero perché "Walter & Company" non prevarranno



di Francis Covenant

Nonostante le forti pressioni ricevute in proposito, non ero particolarmente ben disposto a scrivere qualcosina sul Sinodo che si è concluso questo week end. Non è per menefreghismo, ma è che quando è troppo è troppo. Cosa si può dire se non quello che si sa già? La tentazione di lasciare che tutto passasse era forte. Purtroppo, però, lo streaming di Radio Deejay non funziona o comunque eccede di molto le limitatissime capacità della rete internet domestica e, quindi, non avendo più scuse valide per perdere tempo inutilmente, ho ripiegato su un classico, estraendo dalla catasta di libri nei pressi del mio letto il primo volume di un’opera che è da sempre la mia preferita: “Tutto don Camillo” la raccolta di tutti i racconti di Mondo Piccolo a cura di Carlotta e Alberto Guareschi (Rizzoli, 2003).

Come faccio di solito, con don Camillo non mi premuro di andare con ordine ma apro a caso e inizio a leggere da dove capita. Se non che mi imbatto nel racconto nr. 118 “Quel gatto bianco e nero”. Embè? Cosa ha di tanto speciale questo racconto? Basta leggerne le prime righe per capire:
Entrò nella saletta della canonica Giorgino del Crocilone e pareva più ubriaco del solito. [...] “sono qui” borbottò Giorgino, mentre, a testa bassa, rigirava tra le mani il cappello unto e bisunto. Già” rispose don Camillo. “E’ un po’ che non ci vediamo. Neanche quando ti sei sposato hai voluto venire a trovare l’arciprete. E hai visto com’è finita? Dovete mettervi in mente che un sindaco, anche se è robusto come Peppone, non ce la fa, da solo, a legare assieme due cristiani per tutta la vita.”

Ecco perché non potevo più tergiversare. In poche parole Guareschi ha risolto un problema che sta angosciando la delicata e sensibilissima coscienza pastorale del Walter da decenni e che ha tenuto occupati 150 vescovi per due settimane, e che terrà la Chiesa sulle spine per i prossimi due anni: come si fa con i divorziati? Perchè è scontato che i divorziati ci sono e sono un problema. Normale amministrazione quando gli uomini vogliono “fare da soli”. Ma qui bisogna fare un passo indietro, infatti il cattolico medio che partecipa alla frazione del pane nella sua parrocchia saltuariamente durante l’anno non ha ben chiaro dove stia questo problema. Per lui il problema semplicemente non c’è. E’ ovvio, ci si sposa, ci si separa, ci si risposa. E’ normale. Infatti, chi va a Messa poi va a prendersi la comunione in mano dal ministr* straordinari* della comunione. Si va a messa per quello, no? Lo fa anche Matteo Renzi, lo ha fatto Valeria Marini e pure Berlusconi. Quindi? Quindi niente. Perché noi “stolti e tardi di cuore” non capiamo qual è la vera natura del problema che invece è cristallina alla coscienza del Walter che pur non crede alla natura.
Non è la Prassi con la “P” maiuscola a far problema, ma la chiesa con la “c” minuscola che deve adeguarsi anche formalmente a questa “Prassi”. Bisogna riconoscere “gli elementi di sacramentalità” presenti in ogni matrimonio. Contro quella che potrebbe sembrare la cosa più ovvia - e che a quanto pare non lo è - e cioè che chi vuole essere cattolico deve rispettare i dettami della Chiesa cattolica, deve essere sancito anche formalmente che la chiesa con la “c” minuscola deve adeguarsi al Mondo con la “M” maiuscola, con buona pace anche di quella parte (in verità maggioritaria) di mondo con la “m” minuscola che non ha ancora capito in che direzione bisogna procedere. Infatti, stando alle risposte del famoso questionario, la maggioranza dei cattolici non è che sia così favorevole a queste “aperture” sacrileghe, però, al Walter poco gliene cale. La Storia con la “S” maiuscola, le Sorti Magnifiche e Progressive dell’Umanità van in una ben precisa direzione - che conoscono solo loro - e il loro compito è quello di indicarci la via e di farvi entrare tutti il prima possibile. Proprio in nome della “Storia” e dello “Spirito” ben presto si rispolvererà l’evangelico “compelle intrare” (Lc 24,23) che fino a qualche anno fa veniva ricordato con disgusto come la sintesi di tutti gli orrori della chiesa costantiniana.

Il Nuovo Corso ha stabilito che al posto della Croce stanno le voglie e i pruriti degli uomini che bisogna assecondare sempre e comunque, perché la Chiesa - con la maiuscola, di cui quella cattolica è solo una parte - è al servizio dell’Uomo.
“Cosa aspetta la chiesa ad adeguarsi?!” dirà Walter.
“Mah - qualche impudente obietterà - e come la mettiamo col Vangelo?”
“Semplice, risponderà il Walter in ginocchio (teologico), è ovvio che “bisogna contestualizzare”: San Paolo dice che risposarsi è peccato? Sì, è vero, ma bisogna capire che ragionava nel contesto della Palestina del I° secolo dell’Era Volgare ... non vorrai mica tornare al primo secolo dell’Era Volgare, vero?! E poi anche san Matteo diceva che si poteva divorziare perché aveva capito che Gesù l’aveva sparata grossa.”
E così il nostro povero impudente, pieno di confusione, è messo a tacere perché, diciamolo francamente, se “era volgare” ci poteva anche stare [il galateo non ha mai fatto per lui], ma tornare proprio al primo secolo no! Dopo finisce che i colleghi al lavoro gli danno dell’integralista e in mensa nessuno si vuole più sedere di fianco a lui. Ci ha provato, di più cosa poteva fare?

E così il povero Arciprete della Bassa si ritroverà messo all’Indice per aver risposto alle angosce di Giorgino che sfinito dai rimorsi della coscienza diceva “andrò a costituirmi!”, nell’unico modo in cui sapeva farlo e cioè mettendolo di fronte alla Verità per quanto scomoda e dolorosa sia: “No: devi pagare il tuo enorme debito verso Dio. Questo è difficile. Pagare il debito con la giustizia degli uomini è facile. [...] Va, e mai la sofferenza ti abbandoni. Il tuo orrendo peccato è scritto dentro gli occhi di quella inconscia bestiola che Dio ha scelto per risvegliare la tua coscienza: che essi ti guardino sempre e ti ricordino il tuo delitto sì che sempre tu abbia a pentirtene. Vai, fratello.”
Parole molto dure e che paiono distanti anni luce ed estranee a molti di noi oggi abituati ad essere il miele della terra. Eppure, a ben vedere, prima che iniziassero a contestualizzarlo, anche a Gesù mentre insegnava a Cafarnao gli dissero: “Questa parola è dura, chi può ascoltarla?” (Gv 6,60) e la risposta di Gesù è chiara ed inequivocabile: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono.” Ed infatti “molti tornarono indietro”, tanto da far chiedere da parte di Gesù ai Dodici se volessero andarsene anche loro. Ma, nonostante la risposta rassicurante di S. Pietro “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio», Gesù fu chiaro: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici” (Gv 6,60-66). Consci di questa realtà allora non dovremmo scandalizzarci troppo se anche oggi e soprattutto oggi tra i successori dei “Dodici” c’è qualcuno che “ciurla nel manico” e a volte “i diavoli” sembrano essere divenuti la maggioranza.

Ci basti “permanere nella verità di Cristo”, per citare il card. Burke, consci che “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mt 24,35). Alla fine vinceremo noi, o meglio, vincerà Lui perchè ha già vinto: “In mundo pressuram habetis, sed confidite, ego vici mundum” (Gv, 16,33). Ed è questa la fondamentale differenza tra il mondano “¡No pasarán! detto dalla Pasionaria Dolores Ibarruri il 19 luglio del 1936 a Madrid [“e noi siamo passati” chiosavano efficacemente i Gesta Bellicae il divino “non praevalebunt” (Mt 16,18) di Nostro Signore.
Allora don Camillo andò ad inginocchiarsi davanti al Cristo dell’altar maggiore e aveva la faccia piena di sudore e la testa vuota. “Gesù” balbettò “io non so … Io non so quel che ho fatto!”. “Lo so io” rispose il Cristo sorridendo.”. 
E allora se cercheremo sempre di fare ciò che “piace a Lui”, costi quel che costi, anche scontentando il povero Walter, potremmo alla fine dire come san Paolo “bonum certamen certavi, cursum consummavi, fidem servavi” (II Tim 4,7).


21 ottobre 2014

Paolo VI: allora progressista, oggi reazionario.



di Francesco Filipazzi
La beatificazione di Paolo VI ha suscitato l'interesse dei media, orfani di un Sinodo che non ha rispettato le aspettative in termini di aperture dannose e contrarie alla dottrina. I Tg e i giornali dunque si sono interessati alla figura del pontefice che ha chiuso il Concilio Vaticano II, descrivendolo come un grande Papa di cambiamento e di riforma, ignari, volutamente o perché ignoranti, del fatto che Paolo VI oggi sarebbe additato come oscurantista e retrogrado.
Il magistero di Giovanni Battista Montini non fu per nulla “progressista” e durante quel pontificato certe discussioni e riflessioni marxiste (sottolineiamo la voluta ambiguità del termine) e kasperiane, sarebbero state respinte con sdegno. Le encicliche parlano chiaro, culminando nella mitica ed eroica Humanae Vitae, scritta in un periodo di rivolgimenti epocali, in cui imperversavano il '68 e la violenza femminista, iniziavano a premere le derive abortiste e divorziste e gli anti concezionali iniziarono ad essere distribuiti come caramelle.

Riguardo il matrimonio leggiamo ad esempio che “L’amore coniugale rivela massimamente la sua vera natura e nobiltà quando è considerato nella sua sorgente suprema, Dio, che è "Amore", che è il Padre da cui ogni paternità, in cielo e in terra, trae il suo nome". Il matrimonio non è quindi effetto del caso o prodotto della evoluzione di inconsce forze naturali: è stato sapientemente e provvidenzialmente istituito da Dio creatore per realizzare nell’umanità il suo disegno di amore. […]. Per i battezzati, poi, il matrimonio riveste la dignità di segno sacramentale della grazia, in quanto rappresenta l’unione di Cristo e della chiesa”. La finalità del matrimonio è inoltre indubbia: “Il matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati per loro natura alla procreazione ed educazione della prole. I figli infatti sono il preziosissimo dono del matrimonio e contribuiscono moltissimo al bene degli stessi genitori”.

L'aborto è rifiutato nettamente. Se ne parla nel paragrafo “Vie illecite alla regolazione della natalità”. “In conformità con questi principi fondamentali della visione umana e cristiana sul matrimonio, dobbiamo ancora una volta dichiarare che è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite, l’interruzione diretta del processo generativo già iniziato, e soprattutto l’aborto diretto”.

I metodi anti concezionali sono inoltre rifiutati e considerati come via principale all'infedeltà coniugale. Questi metodi sono contrari alla dignità della donna. Il paragrafo 17 dell'enciclica è un vero e proprio colpo di scena: “Si può anche temere che l’uomo, abituandosi all’uso delle pratiche anticoncezionali, finisca per perdere il rispetto della donna e, senza più curarsi del suo equilibrio fisico e psicologico, arrivi a considerarla come semplice strumento di godimento egoistico e non più come la sua compagna, rispettata e amata”.


Il lettore penserà che qui si stia cercando di strumentalizzare un'enciclica. Com'è possibile che il Papa del primo post concilio non sia moderno e trendy? Ci sarà sicuramente una qualche enciclica più aperturista. Invece no. Parliamo ad esempio del celibato sacerdotale. Una delle grandi problematiche dei nostri tempi è la balzana idea, portata avanti purtroppo anche da qualche sacerdote, che il prete possa vivere bene la propria vocazione anche se sposato. Addirittura si narra di preti che in Austria convivono more uxorio con delle donne e nei puzzolenti salotti televisivi italici capita che venga proposta l'esperienza del prete che vuole vivere il suo amore con la donna della sua vita. Paolo VI visse nel periodo in cui nacquero tutte queste storture e la risposta non si fece attendere. La Sacerdotalis Caelibatus. Un'enciclica lunga, che analizza il problema del celibato in modo approfondito e offre tutte le risposte del caso. Il messaggio è anche qui inequivocabile “ Noi dunque riteniamo che la vigente legge del sacro celibato debba ancora oggi, e fermamente, accompagnarsi al ministero ecclesiastico; essa deve sorreggere il ministro nella sua scelta esclusiva, perenne e totale dell'unico e sommo amore di Cristo e della consacrazione al culto di Dio e al servizio della Chiesa, e deve qualificare il suo stato di vita, sia nella comunità dei fedeli, che in quella profana”.

Abbiamo qui citato l'ultima e la penultima enciclica di Paolo VI, quelle scritte dopo il Concilio e quindi quelle che avrebbero potuto risentire dello spirito del “concilio dei media”. Ma non fu così, perché Montini non era così. Nella sua prima enciclica, Ecclesiam Suam, questo pontefice vissuto in uno dei periodi peggiori per la Chiesa del '900, scrisse nel paragrafo “Vivere nel mondo e non del mondo: Sarà opportunissima cosa che anche il cristiano d'oggi abbia sempre presente questa sua originale e mirabile forma di vita, che lo sostenga nel gaudio della sua dignità e che lo immunizzi dal contagio dell'umana miseria circostante, o dalla seduzione dell'umano splendore parimenti circostante.” Ecco come san Paolo medesimo educava i cristiani della prima generazione: Non unitevi a un giogo sconveniente con gli infedeli; poiché che cosa ha a che fare la giustizia coll'iniquità? e che comunanza v'è tra la luce e le tenebre?... che rapporto tra il fedele e l'infedele? La pedagogia cristiana dovrà ricordare sempre all'alunno dei tempi nostri questa sua privilegiata condizione e questo suo conseguente dovere di vivere nel mondo ma non del mondo, secondo il voto stesso sopra ricordato di Gesù a riguardo dei suoi discepoli: Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.E la Chiesa fa proprio tale voto.” Un voto portato avanti fra mille difficoltà.

Paolo VI: un Papa nella tempesta


di don Marco B.

Venerdì 3 ottobre nelle sale della Cattolica di Brescia la Fondazione San Benedetto ha promosso una contestata tavola rotonda sul beato Paolo VI, ospiti Giacomo Scanzi e Giuliano Ferrara, rispettivamente direttori del Giornale di Brescia e del Foglio. Contestata soprattutto la presenza del secondo che, ateo e - quel che è peggio - conservatore, non è stato ben accolto dalla frondosa claque di progressisti - clero e laicato - che tanto rumoreggia nella città della leonessa. La serata si è aperta tra i saluti dell'organizzazione nella persona del presidente, Graziano Tarantini, che ha dovuto ribadire una verità banale, scontata, ma evidentemente non ancora depositata nella coscienza di tanti cittadini: dobbiamo difendere la libertà di confronto ed opporci ad ogni promozione di ideologie a senso unico, paurose di confrontarsi con l'altro. Una semplice e penetrante lezione di civiltà e democrazia, di cui Brescia aveva evidentemente bisogno.

Nel loro primo intervento i due ospiti hanno tratteggiato una sorta di profilo biografico del beato Pontefice, sottolineando ognuno alcune caratteristiche specifiche. Per Scanzi Montini va letto nella prospettiva della modernità criticamente assunta. Se la modernità è da intendersi con Del Noce quale processo irreversibile di secolarizzazione, Montini è stato l'uomo capace di farsi prossimo all'uomo moderno, per ascoltarne la disperazione e la solitudine, pur senza condiscendervi; personalità forte sempre pronta ad obbedire, ma al contempo capace di difendere ed esprimere le proprie ferme ragioni specie davanti a comandi ingiusti; Papa nella tempesta, sì, come suggerisca il titolo della serata, ma di una tempesta che nei suoi anni iniziava e nei nostri sembra infuriare. L'Elefantino, prendendo parola, preferisce un aggancio soft, diplomatico, sufficiente a tener chiusa la bocca dei contestatori e dei loro scagnozzi da centro sociale accorsi all'incontro, ed esordisce con un album di ricordi, quelli del giovane comunista affascinato dalla santità culturale del curiale aristocratico, chiamato a transitare la Chiesa dallo stile dei Pii a quello pastorale di Giovanni XXIII. Di questo Paolo VI sembra apprezzata soprattutto la miscela di scienza e di fede, di ascolto e fermezza: la scienza di chi ha sempre promosso la cultura e l'aggiornamento in tutte le sue forme, la fede che ha resistito "sia alla telecrazia che alla demoscopia", per dirla con Ratzinger, l'ascolto di chi ha osservato l'evolversi dell'assemblea conciliare ormai ridotta ad una "Pallacorda", la fermezza di chi non solo arginò ma anche guidò su temi ardui quali famiglia e sessualità: aveva già capito tutto della scienza che volge al fabbricare e strumentalizzare, in barba all'amore e al dono, e vi si era opposto lui solo, fino a quella sua ultima e dolorosa enciclica che lo consacrò - aggiungo io - novello Geremia, profeta vero e inascoltato.

La seconda parte del dibattito è ripartita da una considerazione perentoria di Tarantini: un pensiero non cattolico sta divenendo dominante nella Chiesa, e forse sarà vincente nei tempi presenti, ma non sarà mai cattolico. Ad essa ha fatto eco la riflessione breve ma intensa di Scanzi, che ha illuminato con grande finezza e puntualità il rannodo teologico tra Carità divina ed esigenze dell'amore umano: l'ultimo non si dà prescindendo dalla prima. E qui si intravede una sfida cruciale "della nostra dimensione folle e drammatica" in quanto temi così delicati sembrano sequestrati dal dominio della "antiparola", per esprimerci con lo stesso Paolo VI, in una continua mistificazione dei termini e in una crescente confusione della realtà da cui però non possiamo attenderci in alcun modo la felicità vera tanto cercata. Ha chiuso quindi Giuliano Ferrara con un serrato domandare retorico, fatto di controluce e trasparenze, in un dire e non dire attorno al problema del giusto confine tra giustizia e misericordia, tra obiettivi pur santi e tecniche o compromessi attuati, tra linguaggio adatto al popolo e forzature della dottrina. Chiarissima la sottile polemica verso Papa Francesco ed il Sinodo sulla famiglia, mai però declinata in modo aperto o provocatorio, bensì modellata sulla figura di Papa Montini, quale modello da cui imparare anche per l'oggi che la più alta forma di carità è proprio la politica, da lui sempre vissuta con uno stile diffidente verso il facilismo e verso il minimismo dogmatico, ma attraversato da una fede inconcussa.

16 ottobre 2014

Io, divorziato risposato, salvato dalla misericordia della Chiesa

a cura di Federico Catani
Le discussioni che si stanno tenendo al Sinodo straordinario voluto da Papa Francesco per dibattere sui principali problemi della famiglia sono alquanto sconvolgenti. Dai giornali e dai briefing di padre Lombardi, emerge un quadro desolante. Sono infatti davvero tanti gli interventi dei padri sinodali che, seppur con un linguaggio spesso ambiguo, lasciano intendere la loro volontà di cedere ai desiderata del mondo laico e relativista in tema di divorzio, contraccezione e omosessualità. Sembra sia arrivato il momento di liquidare il grande insegnamento di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Il che sarebbe non solo un tradimento del Magistero perenne della Chiesa, ma anche del Concilio Vaticano II, che i vari cardinali Kasper e compagnia dicono di voler seguire. A sentire certi alti prelati, la Chiesa finora non avrebbe mai mostrato misericordia e accoglienza verso chi sbaglia. Ma è vero tutto ciò? La Chiesa ha davvero insegnato il falso e imposto una disciplina senza pietà? Per capirlo occorre basarsi sui fatti ed è per questo che abbiamo intervistato Luigi (nome di fantasia per tutelarne la privacy), un cattolico vero, militante, addirittura tradizionalista e che in tema di matrimonio e famiglia ha fatto i suoi errori.

Caro Luigi, puoi raccontarci la tua storia?
Sono nato nel 1970. Mi sono sposato nel 1991, separato nel 1996 e divorziato nel 1998 dopo aver avuto due figli. Posso dire che per tutti gli anni '90 sono vissuto nelle periferie della fede. Andando a Messa sempre di meno e tralasciando ogni dovere cristiano.
Nel 1999, mi sono rimesso “in cammino” come dice Papa Francesco. Un cammino che mi ha portato a una confessione generale all'inizio del 2000. Mi trovavo in Cile e la scoperta di una pietà popolare finora a me sconosciuta – statue fiorite, edicole sacre illuminate da candeline, processioni pubbliche, ecc. - mi ha spinto a tornare a Messa. Stranamente, mentre faticavo a imparare lo spagnolo locale, ho capito tutta un'omelia che parlava della penitenza necessaria per accedere alla misericordia di Dio. Mi restavano pochi giorni prima di tornare in Europa e temevo di perdere lo slancio salvifico che mi aveva preso se avessi aspettato di rientrare a casa per confessarmi. Avevo tuttavia un problema, quello della lingua. Mi dovevo confessare nella mia lingua. Ed è così che mi sono ritrovato una domenica sera nel priorato della Fraternità San Pio X a Santiago del Cile. Non mi spaventava l'idea di andare “dai lefebvriani”, perché li avevo conosciuti nella mia gioventù. Come penitenza, il sacerdote mi ha chiesto di fare gli esercizi spirituali di Sant'Ignazio.
Solo qualche mese dopo il mondo mi ha lasciato compiere la penitenza. Durante quelle settimane di confessioni incomplete, sono tornato a Messa ogni domenica esercitandomi a praticare la comunione di desiderio. Fino agli esercizi spirituali pensavo d'altronde di essere in una condizione – quella di divorziato – che mi vietava per sempre l'accesso alla comunione sacramentale. Devo dire che quando il prete (sempre della FSSPX) mi ha spiegato che non era così e che il cammino della Santa Comunione mi era di nuovo aperto finché mi fossi impegnato a vivere in stato di grazia – cioè vivendo da sposo anche se divorziato – la mia anima si è riempita di gioia e di gratitudine. Ancora oggi fatico a capire come mai il Signore possa essere così generoso!
Dal 2000 al 2008, ho praticato ben sei volte gli esercizi spirituali. Sempre dalla FSSPX.
E' dunque con l'aiuto di preti catalogati come “ultras” che ho affrontato un grave caso di coscienza visto che, nel 2005, una delle mie amiche mi ha fatto capire che era più di un amica per me e che, dunque, voleva sapere se potevo offrirgli più della mia amicizia. Avevo sentito parlare più volte della possibilità di chiedere l'esame canonico della validità del mio matrimonio, ma l'avevo sempre scartata pensando che il Signore mi volesse penitente per tutto il resto della mia vita. Tuttavia, questa volta ho deciso di parlarne con il mio confessore (sempre della FSSPX), il quale mi ha detto che la Chiesa prevedeva tale possibilità e che, se pensavo nel fondo della mia anima che la richiesta fosse fondata, potevo perfettamente avviare la procedura. “Basta -  mi disse - che tu sia pronto ad accettare il verdetto della Chiesa, quale che sia. E che tu ti attenga a vivere da sposo e non da fidanzato fino alla chiusura del processo.”
Non vi racconto le vicissitudini attraversate dal 2006, quando ho bussato per la prima volta alla porta di un avvocato diocesano, al 2009, quando ho avuto la conferma della nullità del mio matrimonio. Dovete sapere tuttavia che vivere come mi aveva raccomandato il mio confessore è stato molto difficile, visto che la vita della mia “non fidanzata” era condizionata dalla mia scelta. Di fatto, significava non vederci più. Vivevamo a 1000 chilometri di distanza, il che limita le tentazioni ma aumenta anche le incertezze. Sopratutto per lei, il cui destino si ritrovava sospesa a una decisione sulla quale non aveva potere. Io, intanto, mi affidavo al mio confessore e agli esercizi di Sant'Ignazio.
Quando mi è giunta la buona notizia, il mio confessore (sempre della FSSPX) mi ha chiesto di presentargli la mia ormai fidanzata (che sapeva ben poco della FSSPX se non che erano degli “ultras”). E' venuta da me e ci siamo recati tutti e due da lui con qualche ansia nello stomaco. Lui, col sorriso sule labbra e in fondo al cuore, ci ha invitato a sposarci “al più presto, ormai” ma prima ha chiesto a lei se aveva ben capito che stava per rischiare l'ergastolo – anzi, ha detto “la perpetuità” - aggiungendo che io, ormai, l'avevo per forza capito. Fu una bella giornata! Qualche mese dopo ci sposammo, nella liturgia antica così come l'aveva permesso Papa Benedetto XVI.
Insomma, sono un divorziato risposato che si comunica ogni domenica (o quasi, rimango comunque un peccatore accanito!), in pieno accordo con le leggi della Chiesa e grazie alla guida spirituale di almeno tre sacerdoti della Fraternità San Pio X.

Hai mai sentito la Chiesa distante e troppo arroccata su dure posizioni dottrinali? Hai dei rimproveri da fare oppure dei ringraziamenti da esprimere?
Dei rimproveri? Sarei ingrato. Dei ringraziamenti? E' Cristo che ringrazio. Il Figlio di Dio fatto uomo per amore per noi, al punto di guadagnarci la salvezza eterna sul legno della Croce. Cristo che ci ha lasciato la Sua Madre come mediatrice universale e la Sua Chiesa come istituzione soprannaturale benché composta di peccatori.
Tuttavia, se invece di incontrare la carità pastorale della FSSPX, mi fossi presentato nella mia diocesi, chissà se avrei seguito lo stesso iter? Vedo tanti amici alle prese con situazioni purtroppo analoghe che non sono giunti alla stessa conclusione. Penso a uno al quale è stato chiesto di partecipare ai corsi prematrimoniali della parrocchia per “raccontare alle giovani coppie la sua esperienza”. Lui, che conviveva con una donna divorziata, e si sapeva e si sentiva peccatore, non ha capito come poteva servire d'esempio ad altri. La Provvidenza ha voluto che, anni dopo, morisse il marito di lei e si sono finalmente sposati lo scorso inverno ma di sicuro non grazie al loro parroco.

Vista la tua esperienza, come stai vivendo il dibattito che si sta facendo in questi giorni di Sinodo?
Ero molto sereno. Perché Papa Francesco mi piace. Quello di Santa Marta intendo, quello che parla al popolo cristiano. L'altro, quello che parla ai media, non lo seguo. Visto che il Sinodo mi sembrava un evento rivolto al popolo cristiano, in questo periodo così tormentato per le famiglie di tutto il mondo, non ero preoccupato. Mi sa che mi sono sbagliato e che, purtroppo, si stia facendo un Sinodo per i media. Dalla pubblicazione, lunedì, della “Relatio”, ho deciso di non seguirlo più. Per preservare la mia fede e quella della mia famiglia.

Avresti dei suggerimenti da dare, come cattolico, marito e padre ai vescovi che partecipano al Sinodo?
Di aprire gli occhi e le orecchie! Da quando la Chiesa pretende di parlare come il mondo, le vocazioni crollano e le chiese si svuotano. Chi ha una fede tiepida ha bisogno di scaldarla ogni domenica alla fornace ardente di carità che è il mistero dell'Eucaristia per (ri)trovare la forza di entrare in confessionale e di sentirsi dire “va' e non peccare più” e non “va' e non ti preoccupare che saremo tutti salvati”. Chi, invece, ha la grazia di una fede ardente, crede nella redenzione, ma sa che essa passa solo dalla penitenza. Dunque, quando viene meno la penitenza, addirittura quando sparisce perfino il senso del peccato, egli è tentato di mandare tutto per aria o, peggio, di rivolgersi ad una religione più esigente e più esplicita: basta vedere le tante conversioni all'evangelismo pentecostale da una parte e all'islam dall'altra.
Cari prelati, tutti i discepoli di Sant'Ignazio sanno che non ci sono che due stendardi: quello di Cristo che ci chiama alla Gerusalemme celeste e quello di Lucifero che ci vuole servi di Babilonia. Vi sembra il momento di cambiare bandiera?

15 ottobre 2014

La Cristiada



di don Marco B.

Historia Magistra Vitae. Lo sarebbe davvero se ci mettessimo ad ascoltarla in modo attento, a non fare come certi alunni distratti, o peggio come quegli studenti che imparano a memoria la teoria, ma poi non si peritano di metterla in pratica. Lo sarebbe anzitutto se, per quanto scomodo, ci decidessimo ad aprirlo il libro della storia.

Santa Teresa d’Avila, il Dottore Perfetto


di Roberto de Albentiis

Santa Teresa di Gesù (questo il “vero” nome religioso di Santa Teresa d’Avila), Dottore della Chiesa e mistica, la cui teologia era incentrata tutta sul Cammino interiore di Perfezione, fu una delle più grandi e belle figlie della Chiesa Cattolica della Riforma (quella volgarmente chiamata Controriforma, e che invece fu la sola, vera, unica Riforma della Chiesa di quel periodo) e del Siglo de Oro spagnolo.

Si sa poco della sua infanzia; nata ad Avila nel 1515 da una numerosa e devota nobile famiglia, entrò molto giovane (e nonostante la contrarietà del padre) presso il Monastero dell'Incarnazione, retto dalle monache carmelitane.
A causa di un lungo periodo di malattia (dovuto probabilmente alle rigorose penitenze cui si sottoponeva) era più libera negli orari e nelle visite rispetto alle altre consorelle, e riuscì così a creare una fitta rete di amicizie e corrispondenze, alcune delle quali dureranno per tutta la vita; una volta rimessa, però, decise di dedicarsi ancora di più alla preghiera, e durante una contemplazione ebbe una prima esperienza mistica, che definì successivamente una "seconda conversione".
Iniziò un periodo di intensa vita spirituale, accompagnato però, anche, da incomprensioni e vere e proprie persecuzioni; fu amica e figlia spirituale dei Santi Francesco Borgia (feste, 30 settembre e 3 e 10 ottobre), Pietro d'Alcantara (feste, 18 e 19 ottobre) e Giovanni della Croce (feste, 24 novembre e 14 dicembre), e dagli incontri e dai colloqui con loro ebbe l'idea della riforma dell'Ordine Carmelitano.
Iniziando da Avila, dove fondò il Monastero di San Giuseppe delle neonate Carmelitane Scalze, intraprese una grande opera di fondazione in tutta la Spagna, parallelamente ad una grande intensificazione delle penitenze e della vita mistica e interiore (visioni, Transverberazione - festa, 26 agosto - , locuzioni interiori, bilocazione).


La sua festa principale si celebra oggi (giorno in cui morì, nel 1582), mentre altre due feste sono il 26 agosto (in cui si ricorda la sua Transverberazione) e il 5 ottobre (antica data in cui veniva commemorata).
A pochi, anzi, pochissimi cristiani, e perfino a pochi santi, sono date da Dio, come dono, le visioni e le estasi, che noi, d’altra parte, non dovremmo ricercare; soprattutto, c’è qualcosa di molto più grande delle visioni e delle estasi: la Santa Comunione, la Divina Eucaristia, che, peraltro, Santa Teresa riceveva con devozione e amore.

Cosa può insegnarci Santa Teresa, se a noi visioni ed estasi non sono toccate in sorte dal buon Dio come Suo regalo? Dalla vita di Santa Teresa possiamo trarre, tra i tanti (l’amore per Dio, la dedicazione alla preghiera o alla propria conversione e riforma personale) due spunti: il primo è la santità. Santa Teresa è santa, si è santificata durante tutta una vita, e nel farlo si è avvalsa della collaborazione, dell’amicizia e della direzionedi altri santi, e che santi, poi! Francesco Borgia, Pietro d’Alcantara, Giovanni della Croce…
Secondo spunto: l’ecclesialità. Santa Teresa non si affida alle sue visioni (che potrebbero essere fallaci), né le usa per garantirsi prestigio o fama personali, ma anzi, le sottopone e le dona alla Chiesa, di cui è devota figlia. Non si può essere cristiani senza Chiesa Cattolica, non si può essere cattolici senza obbedire alle gerarchie, ai vescovi e al Papa; così hanno insegnato i Padri (Ignazio, Clemente, Ireneo), così hanno insegnato i Papi (tra gli ultimi, San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco), così ha insegnato e vissuto Santa Teresa d’Avila. Possiamo fare nostra la sua santa lezione.

Visti i tempi duri che stiamo vivendo, sia nella società che, anche nella Chiesa, possiamo cantare anche noi, con lei: "Nada te turbe, nada te espante... solo Dios basta".

14 ottobre 2014

Sinodo e vocazione matrimoniale


di Giulia Tanel

Dai lavori del Sinodo Straordinario sulla Famiglia è emersa la constatazione che la celebrazione del matrimonio “[...] sembra ridursi sempre più alla dimensione sociale e giuridica, invece che religiosa e spirituale. Il percorso preparatorio spesso viene percepito dai nubendi come un’imposizione, un compito da assolvere senza convincimento e risulta essere troppo breve”. Proprio per questo i Padri Sinodali hanno più volte sottolineato che sarebbe necessaria una più approfondita preparazione al matrimonio, “[...] affinché esso sia non solo valido, ma anche fruttuoso. [...] bisogna trasmettere una visione del matrimonio non solo come un punto di arrivo, ma come un cammino verso una meta più alta, una strada di crescita personale e di coppia, forza e fonte di energia. La scelta matrimoniale è una vera e propria vocazione e in quanto tale ha bisogno di fedeltà e coerenza per risultare vero luogo di crescita e di salvaguardia dell’umano”.

Dare vita a una nuova famiglia è quindi frutto di un’adesione al progetto di Dio sulla propria vita: è la risposta alla vocazione matrimoniale. Tuttavia attorno a questa affermazione si aprono due piani di riflessione, i quali in un certo senso l’anticipano e ne creano i presupposti.
Da un lato la constatazione di come, al giorno d’oggi, siano veramente pochi i giovani aiutati a intraprendere un serio percorso di discernimento vocazionale. Questo itinerario ha infatti finito per essere identificato con il periodo di verifica che precede la scelta di consacrarsi, dimentichi del fatto che qualsiasi scelta di vita trova la propria origine e il proprio compimento in una chiamata specifica da parte del Signore: fare il medico, piuttosto che l’insegnate o il giornalista non dovrebbe infatti rispondere esclusivamente al libero arbitrio o essere frutto della casualità. Eppure anche molti cattolici praticanti non hanno una chiara consapevolezza circa l’importanza di aderire, quale via privilegiata per giungere alla santificazione, alla vocazione che Dio ha assegnato loro. E questo in quanto sono oramai pochi i pastori disposti a parlare di questo aspetto senza reticenze dettate dal fatto che la società in cui viviamo è sempre più secolarizzata e quindi meno aperta a concepire l’esistenza individuale all’interno di un disegno più ampio.
Il secondo aspetto su cui riflettere interessa invece il fidanzamento. Nel corso del Sinodo si è infatti parlato molto della preparazione al matrimonio, senza tenere tuttavia in debita considerazione il fatto che le coppie che decidono di frequentare questi corsi hanno alle spalle uno, due, tre o più anni di vita condivisa. Hanno quindi già percorso assieme un importante tratto di strada, durante il quale hanno consolidato delle abitudini comuni e si sono, almeno parzialmente, plasmati l’uno sull’altro. Ebbene, riguardo al fidanzamento cattolico troppo spesso il messaggio che viene fornito è quello di evitare i rapporti prematrimoniali, mentre poco o nulla viene spiegato circa il dialogo di coppia, la condivisione del tempo e delle amicizie, la relazione con le rispettive famiglie d’origine, la risoluzione dei conflitti, l’importanza di pregare assieme e di avere una guida spirituale... tutti questi sono aspetti che vengono rimessi alla responsabilità delle singole coppie di fidanzati e alla loro maturità (di fede e non).

Alla luce di quanto affermato emerge quindi che, seppure sia certamente necessario pensare a dei corsi di preparazione al matrimonio più approfonditi e più seri, sarebbe innanzitutto doveroso ricominciare a parlare in maniera esplicita della questione vocazionale intesa in senso ampio e del delicato periodo del fidanzamento, perché sono questi due i veri presupposti sui quali si fondano le basi della famiglia che verrà.
Nel momento in cui si è certi di essere chiamati alla vita matrimoniale e, nel corso di un fidanzamento serio e casto, si è stati aiutati ad approfondire la conoscenza della persona con cui s’intende condividere il resto della propria vita, è infatti lecito presupporre di avere delle buone garanzie di riuscita matrimoniale, consapevoli che la Grazia del sacramento matrimoniale sopperirà a tutte le tare proprie della natura umana.

Altre testimonianze sull'efficacia della Novena delle rose

di Campari&deMaistre
Un prete che ha iniziato la novena delle rose per un parente che cerca lavoro ha ricevuto, dopo la recita delle preghiere dell'ultimo giorno - proprio nel momento dell'ultima invocazione - l'immagine di una rosa sul suo cellulare senza sapere da dove viene.
 
Michele non ha ricevuto una rosa durante la prima novena, ma ha comunque iniziato una seconda novena con ancora più fiducia nell'intercessione della Santa. Già il primo giorno della seconda novena capita che entra in una chiesa dove il prete distribuisce delle rose a nome di Santa Teresa come invito di rivolgersi alla piccola grande Santa.
 
Un Signore che stava recitando la novena ha trovato, tra le lettere arrivategli in ufficio, una busta con alcune rose fatte di stoffa che una donna ormai vecchia voleva regalargli.
 
Una mamma di famiglia, passeggiando col figlio, ha ricevuto dall'improvviso una rosa da un fiorista che usciva dal suo negozio.

http://www.campariedemaistre.com/2014/09/la-novena-delle-rose-s-teresina.html

11 ottobre 2014

Scienziati dunque credenti



di Francesco Filipazzi

Perché a un certo punto della storia l'uomo ha iniziato a padroneggiare la scienza, a studiarla e capirla come mai prima?
La storia della fisica ad esempio va di pari passo con quella della matematica. La prima abbisogna della seconda per risolvere i suoi problemi: spesso devono essere formulati nuovi teoremi per riuscire a progredire. La storia delle equazioni differenziali e del calcolo infinitesimale, ad esempio, è emblematica. Intere classi di problemi matematici vennero definite ex novo per essere solo successivamente applicate alla fisica. Le scoperte matematiche, dunque, non sono invenzioni, in quanto presenti in natura. La maggior parte delle leggi matematiche però non sono state codificate nel corso della lunga storia dell'uomo, ma solo negli ultimi secoli, dal Medioevo in poi, con qualche eccezione nell'antica Grecia.

La risposta alla domanda iniziale, si trova nel magistrale libro di Francesco Agnoli, "Scienziati dunque credenti", che ripercorrendo la storia della scienza, in molte sue diramazioni, giunge a una conclusione che per molti potrebbe essere sconcertante, ma in realtà logica e razionale. In effetti l'unica possibile.
Secondo Agnoli, l'umanità, nel Medioevo, vera età di luce, è riuscita a compenetrare i segreti della scienza grazie alla forma mentis derivante dal monoteismo, dunque dal Cristianesimo, il quale prevede, a differenza del paganesimo, un legislatore universale che pone delle regole. Lo studio della scienza non è altro che lo studio delle regole secondo cui Dio ha creato il cielo e la terra, le stelle e l'universo tutto. Il mondo illuminato dalla religione cristiana è il mondo che supera le superstizioni, che rifiuta la magia, l'animismo e l'immanentismo pagani, che non accetta che i fenomeni naturali derivino dalle bizze di un qualche dio dalle caratteristiche fin troppo umane.

La rivelazione che però potrebbe sconcertare le menti deboli, che il libro mette davanti al lettore è che i padri della scienza, nel Medioevo e nel Rinascimento, sono uomini di fede e sacerdoti, così come in tempi moderni alcune grandissime teorie e scoperte sono state portate conseguite da uomini di fede e sacerdoti.
Gli esempi riportati sono numerosi. La prima branca di cui si parla è l'astronomia. Il mondo cristiano, dopo la messa ai margini dell'astrologia e delle superstizioni, è stato il motore principale dello studio scientifico degli astri. Grossatesta e Copernico erano consacrati a Dio, mentre Keplero condusse studi teologici per diventare pastore protestante. Anche Galileo fu un grande uomo di fede, che venne sì processato per le sue teorie, ma sulla spinta di un mondo accademico che non voleva accettare lo stravolgimento delle teorie aristoteliche, mentre coloro che diedero credito all'inventore del telescopio furono i gesuiti. Il grande merito degli studiosi citati è stato quello di pensionare il sistema aristotelico-tolemaico, di origine pagana, nel quale gli astri si muovevano di vita propria e dunque non erano pienamente compatibili con la concezione di un Dio non immanente. L'universo di Copernico e Galileo invece è mosso da una forza divina ed esterna.
Il grande contributo alle conoscenze astronomiche non si ferma però al Rinascimento. La teoria del Big Bang è stata pubblicata per la prima volta da Georges Lemaitre, sotto il nome di teoria dell'atomo primigenio. Da quella teoria discendono l'idea che l'universo sia finito, limitato nel tempo e nello spazio e dunque non infinito ed eterno, come sostenevano altri, in contrasto con la logica cristiana. Molti studiosi, fra cui Einstein, avversarono il Big Bang, soprattutto per motivi filosofici, in quanto quell'esplosione di luce iniziale era troppo simile a quel “e Dio disse sia la Luce” contenuto nella Bibbia, e dunque troppo sconcertante. Gli studiosi che non accettavano una creazione esterna, come potevano accettare il Big Bang? Cosa c'è stato prima? Il mondo è dunque davvero stato creato dal nulla? E soprattutto, per quanti sforzi si possano fare, l'uomo potrà conoscere solamente ciò che è successo nell'istante 0 dell'universo, ma mai cosa c'era all'istante -1, ad esempio. E ancora, perché da un'esplosione enorme e caotica è nato un universo ordinato? Perché, contraddicendo il calcolo della probabilità, questo universo ospita la vita? Addirittura vita intelligente. Bastava una piccolissima variazione, un paio di atomi che andavano da una parte invece che dall'altra, per cambiare radicalmente il volto dell'universo. Perché è andata così? Questo è ciò che si sono chiesti gli scienziati di fronte a Lemaitre e successivamente, anche gli atei più convinti, hanno sempre glissato, evitando di rispondere a domande che risposta non hanno, se non si accetta l'esistenza di Dio.
Einstein peraltro successivamente dimostrò involontariamente la possibilità che il Big Bang sia avvenuto realmente. A proposito, Lemaitre era un sacerdote.

Dall'astronomia, dunque, il libro passa ad altre discipline. Veniamo a sapere che l'anatomia nasce all'università di Bologna molto vicina alle accademie pontificie e situata nello Stato della Chiesa. Le autorità ecclesiastiche infatti non vietavano la dissezione dei morti, ma ponevano dei paletti a chi rubava cadaveri e sezionava i corpi di persona ancora vive. La Chiesa infatti fu tutt'altro che oscurantista, tanto che Papa Benedetto XIV fece ottenere cattedre di insegnamento a tre donne, all'università di Bologna, scrivendo a una di queste di dimostrare che le donne e gli uomini si equivalgono nello studio. Abbastanza insolito, dunque, per un cattivo oscurantista vissuto fra '600 e '700.

E' facile immaginarsi lo sconcerto dei vari Odifreddi de 'noantri che, impreparati a leggere certe verità, potrebbero aver bisogno di cure mediche e farmaci per la pressione, ma l'astronomia, la matematica, l'anatomia, la geologia, la fisica e la scienza tutta devono molto a uomini di Dio e di Chiesa, ad alcuni pontefici e a ordini religiosi come i gesuiti, che sono stati fucine di sapere per secoli. Negarlo, dipingendo il Medioevo cattolico, è parte dell'imbecillità illuminista, che più che l'età dei lumi è stata l'età dei lumini cimiteriali, che illuminano un piccolo spazio, lasciando in ombra tutto il resto. La luce di Cristo invece, come spiega Agnoli in questo bellissimo volume, non lascia zone oscure e illumina il Creato tutto.
Una lettura arricchente, da proporre a qualche amico in cerca di risposte.