22 giugno 2011

Ultimo Tango a Pontida

di Riccardo Facchini

Una nostra fonte ci ha comunicato che ieri Angelina Jolie, invece di andare a Lampedusa, avrebbe dovuto recarsi a Pontida nelle vesti di ospite a sorpresa. Il programma prevedeva un intervento della diva in difesa degli agricoltori brianzoli vessati da Equitalia. Il copyright dell'idea era ovviamente di quel figo di Luca Zaia che, sempre secondo la nostra attendibilissima fonte, intratterrebbe con la diva una relazione amorosa nata, circa un anno fa, davanti a una grappa barricata di produzione propria (Brad, poi non dire che non ti abbiamo avvisato).
Il Senatùr non ha però dato il suo placet: la Jolie se n'è quindi andata ad adottare qualche marmocchio a Lampedusa e l'organizzazione leghista ha dovuto optare per un più sobrio comizio di Rosi Mauro.

Ma torniamo a cosa è accaduto ieri sul Sacro Prato del bergamasco: ultimatum sì, ultimatum no, ultimatum forse. Per farla breve, si è consumato l'ennesimo passo a due tra Lega e Governo (leggi: Berlusconi e Tremonti) durante cui i due contendenti litigano per chi dovrebbe fare il maschio e guidare la danza.
Anche stavolta però, nonostante i titoloni di Repubblica e amichetti, lo strappo non c'è stato, né tantomeno ci sono le condizioni affinché si verifichi. Il motivo è chiaro a tutti, compresi alcuni rari illuminati presenti ieri a Pontida: la Lega, tra la lotta e il governo, ha ormai chiaramente scelto per la seconda, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che ne seguono. Ha capito che il federalismo, sebbene sia quello annacquato di recente approvazione, te lo porti a casa solo col Cavaliere; che l'immigrazione la puoi arginare (e sia chiaro, ARGINARE, non raccontiamoci balle) solo insieme al Cavaliere; che la tanto auspicata riforma fiscale la puoi ottenere solo col Cavaliere (e con l'amico/nemico Tremonti).

Queste verità, però, non sono proprio facilissime da far digerire alla base che ti arriva a Pontida coi pullman e con gli elmetti cornuti al grido di “Secessione!”. Per questo il Senatùr ha dovuto blandirli, far la voce grossa, il pollice verso e ostentare la proverbiale durezza padana. Sia chiaro, non che quelli della base siano scemi: sono solo incazzati. Così incazzati che quando parlano di federalismo e centralismo, quando difendono le imprese e “la cultura delle fabbriche”, quando pongono al centro del progetto politico – anche se in maniera infantile – alcune parole d'ordine che la destra italiana (e la Chiesa) ha scordato da anni, ecco, in quei casi mi sento leghista pure io.
Abbiamo detto che inalberati (basta parolacce) non vuol dire scemi. Quindi, visto che scemi non sono, caro Umberto, perché insistere con 'sta cretinata dei ministeri al Nord? Perché prima ci fai un Carroccio così contro il centralismo di Roma Ladrona e poi vuoi i ministeri tra le scatole in Brianza, dove i posti di lavoro ci sono e a 19 anni si va in fabbrica, mica a fare il concorso pubblico. Attento che la famosa “base” potrebbe non capire e, chissà, un giorno potresti rischiare di trovarti contro chi ti grida “Monza Ladrona”. Sarebbe piuttosto ironico.
Il tango tra Lega e Governo, quindi, proseguirà: una volta guiderà Umberto, una volta Silvio, ma proseguirà. Se poi uno dei due si stuferà di ballare, quello è un altro discorso. Per Maurizio Belpietro hanno “ancora sei mesi per trovare la quadra”, chissà.

Chiudendo, sempre la nostra fonte, sostiene che la Jolie sia stata invitata alla prossima festa dell'Unità di Gavassa, provincia di Reggio Emilia. Se non sarà impegnata a giocare al piccolo profugo da qualche parte, ha promesso che parteciperà con entusiasmo. D'altronde, ha infatti dichiarato, I absolutely love Salamelles.


 

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