21 agosto 2011

Da Bonifacio VIII agli Indignados. Non (gli) resta che piangere.

di Riccardo Facchini
 In Spagna indignarsi va di moda, e questo è un dato. Non pensavo però che ci si potesse indignare anche per questioni che arrecano un concreto vantaggio a sé stessi o alla comunità, come sta invece accadendo in questi giorni a Madrid in occasione dello svolgimento della Giornata Mondiale della Gioventù.
Gli organizzatori delle rumorose proteste non hanno infatti avuto il coraggio dei nostrani "No Vat" che sfilano ogni anno a Roma scandendo slogan veterolaicisti, anche questi ormai molto in auge. I manifestanti iberici si sono infatti trincerati dietro il pretesto dei presunti "costi organizzativi" della manifestazione, offrendo il destro anche ai quotidiani dei laiconi di casa nostra che, in assenza di altre notizie, hanno rispolverato il leit motiv della Chiesa-ricca-e-corrotta che succhia risorse.

Ovvio, il mondo è pieno di stupidi, ed è possibile che tra gli indignados qualcuno che abbocca a queste baggianate ci sia. Ma mi risulta arduo credere che chi si è preso l'onere di organizzare tutta questa grancassa mediatica possa veramente ignorare i vantaggi economici che una pacifica orda di pellegrini ha sempre fruttato alla comunità che la ospita. Invece di indignarsi, parlassero con gli albergatori, i ristoratori e tutti gli operatori del turismo che a Roma, Lourdes o San Giovanni Rotondo campano grazie al turismo religioso. Le fonti narrano che perfino durante il primo giubileo, quello di Bonifacio VIII del 1300, le locande della Città Santa si riempirono, per la gioia delle tasche dei romani. Senza aggiungere che, secondo la logica degli indignados-secularistas (lo ammetto, ho usato google translator) ogni manifestazione pubblica, di destra, sinistra, cattolica o buddista, dovrebbe essere vietata per non sprecare risorse utili. Ma forse la libertà di sfilare non vale per i cattolici.

Il reale motivo delle proteste va piuttosto cercato in quello che potremmo definire lo "spirito de 'La Sapienza' ". Mi riferisco all'episodio - a metà tra il triste e il ridicolo - verificatosi nel gennaio del 2008, quando una agguerrita minoranza di studenti e professori (anche loro indignati probabilmente) impedì con le loro indignatissime proteste che il Papa tenesse una lectio magistralis presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".
La logica che muoveva la cricca laicista del primo ateneo romano non è diversa da quella dei manifestanti dell'agosto madrileno. Ma, almeno, a casa nostra ebbero il coraggio di dirlo a gran voce: "Noi er Papa all'università non ce lo volemo". Sapevano bene che aver il Sommo Pontefice come ospite in una università italiana poteva rappresentare un'occasione per arrecare prestigio all'ateneo, ma se ne fregarono. Coerentemente con i loro principi, il Pastore Tedesco - simbolo dell'oscurantismo e bla bla - non doveva mettere piede nella Città Universitaria. Punto.
In Spagna, al contrario, hanno optato per la via dell'ipocrisia, convinti che un'opposizione di principio, come quella del gennaio 2008 a Roma, avrebbe potuto rappresentare un pericoloso boomerang e che - in un'epoca di crisi economica - un discorso incentrato sui presunti "costi" e "sprechi" dell'evento poteva forse riscuotere maggior successo.

In ogni caso, tutto si sta pian piano dissolvendo in una bolla di sapone, come spesso accade in questi casi. La penuria di notizie di questo agosto bollente presto finirà e tutta la cagnara alzata sui costi della Gmg e sulla ricchezza della Chiesa non avrà raggiunto altro scopo che quello di rafforzare chi solidarizza con i manifestanti nella "sensazione generica che fare gli anticlericali sia cool", nulla di più.
E nel frattempo, nelle strade di Madrid, migliaia di giovani avranno pregato, camminato, gioito. Senza mai indignarsi.

 

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