03 agosto 2011

Rifiuti ospedalieri. Anzi no, bambini.

di Riccardo Facchini
Bonum diffusivum sui, il Bene tende a diffondersi, affermava S. Tommaso d'Aquino nella sua Summa Theologiae. A volte basta infatti un piccolo gesto coraggioso per far sì che altri lo emulino.
E' di questi giorni la notizia, riportata con gran clamore dai media nazionali e - per fortuna - anche dal sito de "La Bussola Quotidiana", che a Caserta, l’associazione Difendere la vita con Maria, ha siglato un accordo con l'Azienda ospedaliera Sant'Anna e San Sebastiano, per favorire il seppellimento dei «bambini non nati».

La lodevole iniziativa campana non è però la prima del genere in Italia.Prima che Formigoni scoprisse di avere un guardaroba da far invidia a un Mod di Carnaby Street, il consiglio regionale da lui guidato aveva già infatti, nel 2007, legiferato in maniera simile.
Quello che è a tutti gli effetti un gesto di civiltà ha invece, come si poteva facilmente prevedere, suscitato le indignazioni dei laiconi nazionali, con in prima fila i Radicali. Indignazioni all'apparenza incomprensibili.
La sepoltura dei feti non va infatti - purtroppo, mi verrebbe da aggiungere - ad intaccare il totem della 194 ed è inoltre prevista da più di una disposizione del Ministero della Salute, così come ricordato da Francesco Agnoli.

Dov'è quindi lo scandalo?
Il problema risiede in quella che i Radicali stessi, per bocca di Maria Antonietta Farina Coscioni, definiscono una "vergognosa speculazione". E, scandalizzandovi un po', vi dico che sono in parte d'accordo. Sì, provvedimenti di questo tipo hanno (anche) fini speculativi. Non vergognosi ovviamente, ma sicuramente simili disposizioni tendono a far pensare, a far "osservare" (dal latino speculor-aris, appunto) la realtà per quella che è.
Seppellire i mai nati, oltre ad essere un gesto di dignità civile prima ancora che religiosa, può e deve quindi far riflettere sul dramma dell'aborto.

Ricordare alle donne che abortiscono che ciò che portavano in grembo fino a poche ore prima, viene - dopo l'aspirazione - etichettato come "rifiuto ospedaliero" e affidato alle amorevoli cure di un inceneritore è terrorismo psicologico? Se sì, sono un terrorista. A volte non basta infatti ricordare alle future mamme in difficoltà, come succedeva nel graziosissimo film "Juno", che la creatura che portano con sé "ha le unghie".
A volte è necessario ribadire la verità, pur senza mai dimenticare la carità. Ribadire che un aborto non è un'appendicite, che un bambino non ancora nato non è un rifuto ospedaliero. E che una legge che permette un crimine simile è una legge intrinsecamente iniqua.  

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