30 settembre 2011

Eccellenze Reverendissime, c'è Politica e politica

di Riccardo Facchini
Non nascondiamoci dietro un dito: le frasi pronunciate il 26 settembre dal cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Cei, erano chiaramente indirizzate a Silvio Berlusconi. Per carità, il discorso presentava molte sfumature, molti se, molti però... ma sarebbe impossibile negare che le critiche verso i "comportamenti difficilmente compatibili con (...) il decoro delle istituzioni e della vita pubblica" fossero rivolte al Premier.


Detto questo, sarebbe il caso ora di analizzare non tanto il merito della prolusione di Sua Eminenza, quanto il metodo. Che i vescovi dicano, in sostanza, che non bisogna fare i donnaioli altrimenti sono guai per la nostra anima e che un governante santo è meglio di uno che si gode la vita, è cosa buona e giusta. Anzi, magari assistessimo a tale zelo pastorale nelle diocesi italiane. Il "problema" è che la presa di posizione della Cei stona fortemente con la storia delle recenti relazioni politiche tra Stato italiano e Chiesa - improntate a una sorta di entente cordiale di matrice ruiniana - ed è quindi lecito chiedersi il perché di questo intervento a gamba tesa sul governo in carica. 


Non è un mistero che, prima la Segreteria di Stato, e ora la Cei, stiano già lavorano per il post- Berlusconi. E che nei desideri di molti nostalgici prelati si stia riaffacciando l'idea di un'altra Dc, di un nuovo contenitore cattolico orientato in particolare verso il mondo dei movimenti. 
L'intento è nobile, anzi nobilissimo. Ma siamo sicuri che le Acli, l'Azione Cattolica, i Neocatecumenali e compagnia schitarrante siano in grado di creare una classe politica capace di portare avanti le vere battaglie che attendono la Chiesa nel XXI secolo?
Giungiamo così al secondo punto: molti dei nostri cari vescovi stanno cedendo - anzi, hanno ceduto da anni - alla tentazione di fare politica nel senso più deteriore del termine. I loro discorsi trasudano un'impostazione sociologica, pauperista, orizzontalista: nulla sembra distinguerli da un D'Alema qualsiasi. Dov'è finita  quella "cura d'anime" che dovrebbe essere lo scopo primo dei pastori cattolici? Tranne che in rari momenti, sembra quasi si dimentichino che le loro "ingerenze" nella politica italiana dovrebbero in primis essere indirizzate verso la tutela di quei "valori non negoziabili" più e più volte richiamati dal Pontefice. Come ricordato dal Foglio, "C’è chi ha notato che Bagnasco nella prolusione non ha mai parlato di princìpi non negoziabili. Come se le grandi battaglie antropologiche venissero dopo l’urgenza, pur legittima, del richiamo “al senso comune del decoro”.


Onestamente, da cattolico, poco mi interessa se l'episcopato se ne esce con qualche dichiarazione sulla (seppur importante) politica economica del Paese o sul rispetto della nostra vetusta costituzione. E' roba utile solo per far scrivere qualche noioso pezzo ai quotidiani. Come detto, le battaglie, vecchie e nuove, che attendono la Chiesa nel XXI secolo sono ben altre e si chiamano eutanasia, clonazione, aborto, difesa della famiglia naturale. Lasciate il resto a quei (pochi) politici veramente cattolici presenti in Parlamento e, soprattutto, pensate a creare una nuova classe politica colta, preparata e senza troppi tamburelli in mano.
Solo allora potrò comprendere e accettare un attacco a chi, con mille difetti e forse senza neanche rendersene conto, ha arginato la deriva laicista in Italia. Fino a quel momento, finché non vi sarà una valida alternativa, le sparate dell' italico episcopato serviranno solamente a far parlare i laiconi nostrani di etica e morale. 
E, sebbene mi diverti un casino sentirli chiedere l'intervento del Papa Re e augurarsi un Berlusconi a Canossa, come risultato non mi pare affatto sufficiente.





 

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