31 ottobre 2011

Ecologia dell'uomo II - Lezioni pratiche

di Saba Giulia Zecchi 
Sulle pagine di Campari e De Maistre si è già potuto commentare la sentenza della Corte di Giustizia europea sul brevetto di medicinali e cure ricavate da cellule staminali embrionali. Nel post di Federico Catani si è valutata l'implicazione giuridica di una sentenza valida e apprezzabile, ma pur sempre parziale e su questi aspetti non mi addentro oltre. Voglio valutare l'aspetto legato all' ecologia dell'uomo di cui ho scritto proprio su questo blog. Non è secondario, infatti, che a perorare la causa sia stata Greenpeace.

A poco meno di un mese da quel post, in cui puntavo il dito su un certo sdoppiamento dell’ambientalismo, fortunatamente arriva la sentenza a smentirmi. Si scopre che Greenpeace lavora dal 2004 (!) a bloccare i brevetti che utilizzerebbero staminali embrionali come fossero cose o pezzi di ricambio e devo ammettere lo stupore, credo non solo mio. Ho quasi avuto il sospetto che alla sede di Greenpeace sia arrivato qualche volume di Gnocchi-Palmaro (vi suggerisco Catholic Pride, ed.Piemme pagg.85-93, che però è posteriore al 2004, introduce bene ai paradossi dell’ecologismo che mette Gaia prima del Creato: “Nel gennaio 1997 l’alta Corte olandese ha emesso una sentenza che vieta di pescare facendo uso di esche vive: vermi, larve e mosche non devono più essere appese all’amo (…). Nessuna sanzione è prevista per l’uccisione dei pesci che abboccano (…)”. ).
Ben venga quindi un’ecologia che include nei propri interessi anche la tutela dell'uomo, che ne conosce quindi la natura, sia essa su un fasciatoio, in un'incubatrice o sotto un microscopio. Largo a ogni esempio che smentisca il mio precedente post!

Il discorso al Bundestag del pontefice conteneva un esplicito richiamo ai movimenti ecologisti tedeschi, come tedesco è il casus belli da cui è partita la battaglia di Greenpeace. Se questa coincidenza non può che rafforzare la validità del discorso del Papa e della battaglia umanitaria, un dubbio sulle intenzioni dell'associazione ecologista resta. Questa sentenza verte su un punto chiaro che è la brevettabilità. E l'eliminazione del brevetto comporta l'interruzione di speculazioni e investimenti di capitali da parte delle farmaceutiche, e in seconda battuta un arresto della ricerca: è chiaro che prevale qui un NO al profitto come limite deontologico invalicabile, che è cosa diversa da un SI' alla vita come timone per la ricerca. Intendiamoci, se l'ideologia pacifista anti-capitalista che porta a difendere le balene, porta ANCHE a difendere la vita umana e fa quindi suonare dei campanelli di allarme, ben venga, meglio che niente. Ma il crinale è sottile; quello del profitto era anche lo spauracchio secondo cui non si sarebbe dovuta privatizzare l'acqua-bene-pubblico, altra battaglia cara agli ecologisti. Non dico niente di nuovo: la vita non si manipola per soldi, nè per brevetti, ma neanche per sentimentalismi, per paure o per necessità di qualsiasi altra natura. E in quest'ottica non mi sembra strano che la causa di Greenpeace sia piaciuta ai legislatori europei, come intralcio minore e ammortizzatore di future e più stringenti 'pretese' pro-life.

E se il mio dubbio si basava sulla nota diffidenza dei toscani, a dargli fondamento reale arriva proprio uno stralcio del comunicato di Greenpeace: "Greenpeace non è contraria alla ricerca sulle cellule staminali (embrionali o adulte non è specificato, ndr), ma si oppone ai brevetti sul vivente.(…)"  L'opposizione è sul brevetto, sul commercio, sul profitto. Buono, giusto, ma non sufficiente e a mio avviso capzioso.
Registro un piccolo passo avanti delle battaglie pro-life, ma se non è seguito da un dibattito attento e articolato, che valuti bene gli aspetti tecnici e non scivoli nel facile manifesto antiabortista, rischia di restare l'unico passo avanti e per di più su un terreno scivoloso.
 

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