28 ottobre 2011

Il principio di non contraddizione su aborto ed embrioni

di Federico Catani
Quando si beve troppo si rischia di mandare all’aria la coerenza. Ma il dramma è che certi soggetti, pur non abusando di alcolici, hanno una confusione interna innata. È il caso delle istituzioni comunitarie, che hanno messo da parte il principio di non contraddizione. Si fa qui riferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, che la scorsa settimana ha stabilito il divieto di brevettare medicinali ricavati con procedimenti che comportano la distruzione di embrioni umani. La notizia ovviamente ha rallegrato il mondo pro-life. Tuttavia, a ben vedere, la sentenza ha rilevato una volta di più l’ipocrisia e le contraddizioni del diritto comunitario.

Senza dubbio la decisione della Corte di Giustizia è oggettivamente buona e ha quasi del miracoloso. Basti pensare al fatto che nella stessa si sostiene che qualsiasi ovulo umano, sin dalla fase della sua fecondazione, “deve essere considerato come un embrione umano, dal momento che la fecondazione è tale da dare avvio al processo di sviluppo di un essere umano”. Si tratta di un notevole passo avanti nella direzione della lotta contro la manipolazione genetica, perché si va a tutelare anche lo zigote e la blastocisti. Così come del resto è un successo il divieto di lucrare su esperimenti che distruggono gli embrioni stessi. Del resto, la Corte non ha fatto altro che richiamare la direttiva 98/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea, in cui si proibisce la brevettabilità di quelle scoperte che comportano la distruzione degli embrioni umani. Non bisogna però dimenticare che la stessa normativa permette su di essi le ricerche che possono provocarne la morte. E proprio qui sta la contraddizione e l’ipocrisia. In sostanza, l’Europa consente agli scienziati di giocare a fare i Frankenstein, purché il gioco non si trasformi in un modo per fare soldi. Inoltre, c’è un altro lato oscuro della direttiva: sono comunque brevettabili quelle scoperte che comportano la distruzione di embrioni a patto che le stesse siano utili alla vita e alla salute di altri embrioni (ma non di persone adulte). Insomma, è il caos logico più totale.

Ufficialmente non c’è scritto da nessuna parte che l’embrione è soggetto di diritto. Eppure si proibisce di brevettare medicinali ricavati dalla sua soppressione, come si trattasse di un essere umano. L’impianto logico non sta in piedi. La domanda da porre con forza alle istituzioni comunitarie sorge allora spontanea: l’embrione è persona si o no? Se è una persona, perché non se ne vieta tout court la sperimentazione e la distruzione? Perché, seguendo la linea di quest’ultima sentenza della Corte di Giustizia, non si arriva a prendere decisioni più coraggiose, come la lotta all'aborto, che è la soppressione fisica addirittura di un feto e dunque un omicidio a tutti gli effetti? La risposta sembra purtroppo scontata. A quanto pare l’Europa cerca di accontentare il sentire comune dell’opinione pubblica. Lucrare sulla morte di qualcuno, sia pure un embrione, pare non stia bene. Però, cribbio, sperimentiamo pure con questi ammassi di cellule, perché la scienza deve andare avanti! E pazienza se fino a qui la ricerca sulle staminali embrionali non ha portato alcun frutto, ma anzi qualche danno. L’importante è non contraddire la cultura dominante e attaccare i reazionari che ancora difendono questa fantomatica vita nascente.

La gioia deve dunque essere sobria. La battaglia dei pro-life è ancora lunga. Giuliano Ferrara ha avuto il coraggio di tornare a parlare del problema dell’aborto, che non ha esitato a definire un omicidio. Lui, laico e ateo, ha riportato la questione al centro del dibattito pubblico, a differenza di quel che fa un certo mondo cattolico. Purtroppo, però, come ha notato il professor Palmaro, la lotta dell’Elefantino si limita al livello culturale, senza mettere in dubbio la legge 194. Tuttavia, a rigor di logica, se è vero, come è vero, che l’aborto è un omicidio, allora non può minimamente essere tollerata una norma che lo permette e chi lo pratica deve essere perseguito in qualche modo. Solo quando sarà chiaro a tutti che l’obiettivo deve essere l’abrogazione delle leggi abortiste e tendenti all'eugenetica, la missione dei pro-life avrà avuto successo. Non c’è altra strada.

 

2 commenti :

  1. Federico, ti sottopongo questo articolo, pur non conoscendo il sito, perchè mi è sembrato serio -anche se forse non oggettivo quanto vuol far credere-. Lui pone un dubbio finale, condivisibile: possibile che dei giudici si arroghino delle decisioni (come quella di definire l'embrione) che forse non gli spettano? Non travalica i loro compiti come nel caso di Eluana?
    Ecco il link http://www.janusonline.it/commento/proposito-di-sentenze-e-di-staminali-embrionali-umane

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  2. Non saprei dirti. Io ho un pensiero che credo essere lineare. L'embrione è una persona e questo ce lo dice la ragione, perché da lì tutto nasce. Ergo, la legge dovrebbe riconoscerlo e tutelarlo. E il giudice dovrebbe far rispettare una normativa simile. Poi, che la giustizia dovrebbe star fuori dalla medicina e dalla scienza, vedi caso Eluana, mi trova perfettamente d'accordo.
    F.C.

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