22 ottobre 2011

Libia: un nuovo Afghanistan?

di CampariedeMaistre
Le scene viste a Sirte ieri non possono che richiamare alla mente la Milano del 29 aprile 1945. Quello spettacolo da “macelleria messicana”, di cui parlò Ferruccio Parri in seguito ai fatti di piazzale Loreto, non ha certo giovato all’immagine internazionale dei ribelli libici, così come non aiutò quella dei partigiani nostrani. Certo, forse non poteva andare diversamente. Forse quello era l’unico modo per assecondare i desideri irrazionali di una folla che ha subito per oltre quarant’anni una dittatura. Tuttavia osiamo permetterci il lusso di sostenere il diritto, anche di un tiranno, a un processo e a una dignitosa – nonché giusta - eventuale condanna a morte.

L’uccisione di Gheddafi apre quindi scenari inquietanti sul futuro della Libia e del mondo arabo in generale. Se i ribelli fossero stati solo quei democratici twittatori di cui tanto ci hanno parlato, probabilmente ora non ci porremmo il problema. Ma, dalla Tunisia all’Egitto, il vento che soffia non lascia sperare in un futuro laico, liberale e democratico. I partiti legati ai Fratelli Musulmani spopolano ovunque e la loro presa sulle masse è l’unico punto fermo nelle previsioni degli analisti. 

Non si vedono all’orizzonte forze democratiche in grado di arginare la deriva estremista, così come accadde in Italia dopo l’ultimo conflitto mondiale. Tantomeno la comunità internazionale, Onu e Nato in testa, sembra intenzionata  a guidare la transizione. Un nuovo Afghanistan sta nascendo sull’altra sponda del Mediterraneo? Noi temiamo di sì. Saremo ben lieti di essere smentiti.
 

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