12 ottobre 2011

Non solo Gallo: lo strano caso di monsignor Mogavero

di Riccardo Facchini
Esistono, nella Chiesa, uomini e donne impegnati in una concreta e vera azione (per usare un termine alla moda) pastorale. E non parlo del prete operaio di sessantottina memoria. In altre parole, anche se nascosti bene, vi sono ancora sacerdoti, frati, monache veramente cattolici. Basta saperli cercare. Son nascosti, infrattati ben bene nella fitta selva oscura che è la Chiesa post-conciliare, ma ci sono.

Il loro amore per la Chiesa, la Tradizione e il Papa, però, non fa notizia. Roba retrograda, da clero tridentino tutto pizzi e merletti. Molto meglio dar voce alle sparate di sti tizi qua  oppure, senza sconfinare nell'eresia dichiarata, a personaggi tipo il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero.
Sua Eccellenza non è un don Gallo qualsiasi, non ti ti canta mica "Bella Ciao" in parrocchia. E' un vescovo della Chiesa Cattolica, sa come muoversi tra i media. Oltretutto, se il diavolo veste Prada, il vescovo veste Armani, e come vescovo merita quindi il dovuto rispetto. E noi, rispettosamente, ci permettiamo di dire che le sue ultime dichiarazioni riguardo alcune recenti decisioni del Pontefice sono al confine tra la ribellione aperta e la paraculaggine tipica di certi ambienti progressisti.

Perché ribellione? Come riportato da Tornielli, il presule ha pensato bene, nel suo ultimo libro (che, guarda caso, contiene una prefazione del cardinal Tettamanzi), di schierarsi contro alcune decisioni di Bendetto XVI, colpevole - secondo lui - di aver "tentato di far rientrare lo scisma dei lefebvriani" e di aver ceduto a "orientamenti neotradizionalisti" nel momento della promulgazione del motu proprio "Summorum Pontificum". Provvedimento, quest'ultimo, con cui si è permesso ai sacerdoti e ai fedeli legati alla liturgia tradizionale di poterla celebrare senza doversi per forza andare a nascondere nelle catacombe.


Alla ribellione è seguita però la lisciata di pelo. Sua Eccellenza non può mica dire che il Papa è un reazionario amico dei Lefebvriani. Ecco quindi che subentra il leit motiv dei cattivi consiglieri. La presunta colpa del Papa sarebbe infatti da attribuire "a qualche distrazione dell’entourage che non ha saputo accompagnare con la dovuta accortezza certi passaggi piuttosto impegnativi dei suoi insegnamenti". 
Mogavero tocca però l'apice quando, dopo aver criticato le decisioni papali, giunge a sostenere che "non è in discussione" l'iniziativa pontificia. Da vero vescovo democratico qual è vorrebbe solo che "si potesse avere un confronto più diretto e più franco con il Papa, considerato che in quanto vescovi siamo tutti successori degli apostoli e che con lui portiamo insieme la sollecitudine verso tutte le Chiese".

Tana per sua Eccellenza! Tutta sta manfrina non serviva ad altro che a ritirare fuori lo stanco ritornello della Chiesa democratica e assembleare in cui riservare al Pontefice, in barba al Primato Petrino, al massimo un posto da presidente. In pratica, uno dei bei regalini che ci ha donato il postconcilio.
Ovviamente, nonostante guidi una diocesi periferica, le dichiarazioni del presule di Mazara riscuotono ogni volta un'eco nazionale. In fondo non fanno altro che dare in pasto ai giornali ciò che questi vogliono: qualcuno che spara contro il Papa. Se poi è fuoco amico, meglio ancora.





 

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