04 ottobre 2011

Perché difendo Berlusconi

di Federico Catani

Forse i maligni, notando che l’ultimo mio post qui porta la data dell’8 settembre, hanno pensato che  me la sia data a gambe a causa degli ultimi eventi. Ma posso assicurare che così non è. Non ho intenzione di mettermi al sicuro come Re Sciaboletta proprio mentre la lotta si fa dura.

È infatti evidente per tutti che l’attacco finale è iniziato. Potremmo metaforicamente sostenere che gli Alleati sono sbarcati in Normandia. Terzo Polo e sinistre, Confindustria e vescovi, giudici, giornali e traditori interni si sono uniti per far fuori Berlusconi. Non passa giorno senza sentir ripetere la parola dimissioni. Il Cavaliere è la causa di ogni male, ha trascinato il Paese nel baratro, non ha più autorevolezza, non può più contare su una maggioranza affidabile, è ormai lo zimbello del mondo e, come se non bastasse, è pure un malato di sesso. Così dicono. Insomma, pare che la barca stia affondando e tutti gareggiano per distruggerla il prima possibile.

Per carità, di argomenti validi per criticare il premier e il Pdl ce ne sarebbero, eccome. Anche per questo motivo, qui si fa il tifo per una ristrutturazione e una nuova leadership del centrodestra. Ma questo è un altro problema, che si dovrà porre a partire dall’anno prossimo, in vista delle elezioni del 2013. Ora la questione principale è governare fino alla naturale scadenza della legislatura. Qui non si tratta di accanimento terapeutico e, poiché l’eutanasia non ci piace, invitiamo chi di dovere a svegliarsi, reagire e contrattaccare.

Il motivo principale per cui Berlusconi deve rimanere in sella è molto semplice, almeno dal mio punto di vista. Si tratta di una questione di principio. Di sano orgoglio, se vogliamo. Non possiamo tollerare che dei giudici spioni, guardoni e voyeuristi decidano di sovvertire la volontà popolare espressasi nel 2008. Non è ammissibile che i radical-chic e i democratici che si presumono moralmente superiori usino la scusa del decoro e dell’etica pubblica per impossessarsi di Palazzo Chigi. No. Non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo. È del tutto inconcepibile che i nemici del Cavaliere si servano della violazione della privacy e delle signore che svolgono il mestiere più antico del mondo per fare bella figura davanti agli elettori. Guardare dal buco della serratura è profondamente scorretto. Inoltre, tra i tanti processi a carico, ne dobbiamo trovare ancora uno in cui si dichiari Berlusconi colpevole. Il caso delle serate a base di bunga bunga è tutto da dimostrare. Certo, non possiamo dire che la vita privata del presidente del Consiglio ci piaccia. Anzi, personalmente gli consiglio subito una bella confessione e una rapida inversione di rotta se vuole salvarsi l’anima. Sai com’è, a 75 anni uno deve pur incominciare a pensare al proprio trapasso. Tuttavia, non mi risulta che fare l’amore sia un reato, specie quando c’è consenso reciproco. E allora di che stiamo parlando? Di fango. Solo di fango. Oltretutto, detto tra noi, è certamente preferibile uno che va a donne, piuttosto che un Vendola. Però sia ben chiaro che ciò attiene solo ed esclusivamente alla coscienza. Quindi anche degli orientamenti sessuali di Nichi io me ne frego. Il fatto è che lui si fa portatore dell’ideologia omosessualista e allora va combattuto. Tutto qui. Berlusconi invece, nonostante tutto, non ha mai avallato leggi gravemente lesive del diritto naturale.  

Quello messo in atto dai pm  è un vero e proprio sistema di tipo sovietico. Sembra di vivere nella Berlino Est in mano alla Stasi. Si son contate ben 100.000 intercettazioni solo sul caso Tarantini-Lavitola! Ci rendiamo conto? E per scoprire che? Che a Berlusconi piace circondarsi di belle ragazze. E la sinistra, da sempre schierata per il sesso libero, l’edonismo, il libertinismo e chi più ne ha più ne metta, ora indossa i panni del teologo moralista. Ma per piacere! Per non parlare poi dello scandalo che sarebbe nato nel mondo cattolico, al quale mi vanto di appartenere. Cari fratelli e sorelle, non stupitevi, non inorridite. Berlusconi non è un santo, lo sappiamo bene. E non è nemmeno un baciapile. Ma credetemi, molto meglio lui, privato peccatore, di un Andreotti che, da uomo pubblico, firmò la legge sull’aborto.
 

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