01 novembre 2011

Vade retro, Renzi!

di Riccardo Facchini
Lo dico subito: a me Renzi (purtroppo) piace. E la cosa mi irrita. Il problema è che quel faccione da bravo ragazzo che cede il posto alle vecchine sull'autobus non può proprio stare antipatico. Figuriamoci se  vuole prepensionare gran parte dell'attuale classe dirigente del Pd e si mette a lanciare parole d'ordine (merito, riforma delle pensioni, nuovi contratti di lavoro) che nel centrodestra non si sentono più da qualche anno.
Bisogna però stare attenti. Noi elettori moderati/conservatori - chi più convintamente, chi meno - non siamo soliti innamorarci del primo Kennedy de noantri che capita. Siamo, o dovremmo essere, persone pragmatiche, che non hanno bisogno di pantheon veltroniani tutti Martin Luther King e buoni sentimenti. Occorre quindi riflettere sulla reale portata del progetto politico incarnato dal primo cittadino di Firenze e sulle sue concrete possibilità di riuscita.

Grazie alla tre giorni alla Leopolda - che non so a voi, ma a me ricorda il titolo di qualche film con Alvaro Vitali - il boy scout del Pd è riuscito effettivamente a suscitare lo scompiglio che desiderava. Dalla "Woodstock Renziana" sono giunti tanti segnali incoraggianti sia per il Pd che per la politica italiana, così come segnalato da Claudio Cerasa. Ma non è arrivata la tanto attesa candidatura alla premiership democratica, poltrona che forse ancora nessuno desidera realmente.
Renzi, qualora dovesse approdare alla guida del Partito Democratico, dovrebbe ad esempio sciogliere subito l'intricato nodo delle alleanze, primo su tutti il rapporto con Nichi "machestaiadì" Vendola. Il leader di Sel è stato infatti tra i più aspri critici del giovane sindaco, forse a causa delle trattative - praticamente già concluse - col Pd di Bersani in vista delle prossime elezioni. Altro alleato scomodo sarebbe Tonino di Pietro, sempre pronto a criticare il presunto trattamento "morbido" che Renzi riserva solitamente a Silvio Berlusconi.
Dalle tante dichiarazioni giunte dalla Leopolda sembra quasi che il sindaco di Firenze voglia riesumare la "vocazione maggioritaria" di veltroniana memoria; ma siamo sicuri che l'elettorato di centrosinistra - ormai in astinenza da Ulivo e con l'unico desiderio di cacciare il Cavaliere - voglia subire nuovamente la batosta del 2008?

Per ora il suo progetto sembra quindi di difficile realizzazione. Ma passiamo alle reazioni che la kermesse renziana ha suscitato nell'elettore di centrodestra. Queste possono essere sostanzialmente riassunte in due posizioni:
1) Che figo, vogliamo un Renzi di destra
2) Che figo, lo voto
Inutile dire che sarebbero entrambe soluzioni approssimative e controproducenti. La prima perché, finché c'è Berlusconi, a destra non si potrà avere un Renzi, un rottamatore. Sì, c'è Alfano (su cui abbiamo comunque espresso giudizi positivi) ma deve ancora crescere, crearsi consenso (cosa che Renzi può fare tranquillamente dalla sua poltrona di sindaco) ed è ancora percepito come uomo del Cavaliere. Aspettiamo quindi che il delfino si faccia le ossa e speriamo (e lavoriamo) per un forte Pdl postberlusconiano.
In quanto a votarlo, respingiamo la tentazione. Vade retro, Renzi. Ok ci sa fare, ha belle idee, ma sarà comunque costretto a guidare un partito a maggioranza laicista, alleato con giustizialisti e postcomunisti: non vorrei stare nei suoi panni. Ciononostante non possiamo che fargli i nostri auguri: se riuscirà a cambiare in meglio il partito di cui fa parte e a impostarlo su una base costruttiva e non sul solito, puerile antiberlusconismo, ben venga. Sarebbe bello avere un avversario politico con cui confrontarsi. 
Speriamo quindi che il boy scout mantenga le promesse. Come si dice, parola di lupetto, no?


 

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