08 novembre 2011

Artisti blasfemi, ovvero artisti senza idee

di Riccardo Facchini
Grazie al blog Libertà e Persona, scopriamo che nella laicissima Francia, qualcosa si muove. L' Institut Civitas, che si autodefinisce une œuvre de reconquête politique et sociale visant à rechristianiser la France, ha di recente messo in atto aspre e fondate contestazioni nei confronti dell'ennesima "provocatoria" espressione artistica spudoratamente blasfema e anticristiana.
Si tratta dell'opera teatrale Sul concetto di volto nel figlio di Dio, messa in scena dalla Societas Raffaello Sanzio di Cesena e già presentata quest' estate al festival di Avignone, dove aveva diviso pubblico e critica. Non vi fate ingannare da un titolo che sembra riconducibile a un saggio di sociologia o di storia dell'arte. Basta vedere qualche scena su youtube per capire che quello di condurre "un’analisi forte e incisiva sull’utilizzo del volto del figlio di Dio nella società occidentale" è solo l'ennesimo pretesto per portare in scena immagini fortemente offensive per qualsiasi credente e, a mio avviso, anche per qualsiasi laico dotato di buon senso.
Di quali immagini si tratta? Facciamocelo raccontare dal Fatto Quotidiano:

La prima scena, una delle più contestate, vede il padre anziano che non controlla il proprio sfintere e il figlio che continua a cambiarlo, mentre la cacca continua ad uscire. Nella scene seguenti invece, è la volta di alcuni personaggi che entrano sul palco per tirare bombe contro il volto di Cristo. Immagini molto forti che vorrebbero sottolineare il contrasto tra un Dio cristiano inumano anche nella sua incarnazione, e la realtà di una quotidianità tra un padre e un figlio che affrontano la vecchiaia e il normale decadimento della vita. Sono proprio queste le immagini che il gruppo di fondamentalisti non ha voluto e non vuole accettare, attaccandole come blasfeme e poco rispettose. 

A parte il solito, apparentemente ingenuo, richiamo ai presunti "fondamentalisti cristiani" (infido giochino linguistico già smascherato da Massimo Introvigne ai tempi della strage di Utoya) è da notare, nel resoconto del Fatto, il disperato tentativo di conferire un senso "alto" e "impegnato" a una scena degna al massimo di qualche b-movie. I contenuti apertamente offensivi dell'opera mi sembrano abbastanza evidenti e vorrei quindi piuttosto focalizzare l'attenzione su altri due aspetti.

Il primo è, forse, un argomento che potrebbe sembrare banale e ripetitivo, ma non per questo meno efficace: se scene simili fossero state indirizzate agli altri due grandi monoteismi del pianeta avremmo assistito a una levata di scudi dei crociati del politicamente corretto e forse anche a qualche violenta manifestazione di piazza, così come si verificò in seguito al caso delle vignette danesi su Maometto. Il copione è sempre lo stesso: attaccare i cristiani è arte, ironizzare sulle altre religioni un'offesa. 
Altro aspetto, osservato forse da pochi, è la carenza di idee dietro cui si nascondono questi presunti "artisti". Non ho le competenze per parlarne, ma mi sembra quasi che un'opera d'arte, ormai, per far parlare di sé e finire sui giornali, debba obbligatoriamente risultare "provocatoria": e quando si scrive "provocatoria" nel 99% dei casi si legge "blasfema". Vi dicono qualcosa "Rana Crocifissa" e "Piss Christ"? Se non vi viene in mente nulla, googlate e avrete la risposta.
Sia chiaro, non sono mai stato un grande sostenitore del proverbio "Scherza con i fanti, ma lascia stare i santi". Come vi ricordiamo appena aprite la home del nostro blog, guai a prendersi (troppo) sul serio. Ma il sottile confine, non poi così arbitrario e soggettivo, tra ironia e offesa è stato superato da un pezzo e tocca tornare a far sentire la nostra voce. Sempre col sorriso (e un' Ave Maria) sulle labbra, ovviamente.
 

1 commento :

  1. Caro Riccardo, mi trovi d'accordo. Le performances scatologiche vennero sfruttate nei primi anni '70, per esempio da John Waters in "Pink Flamingos" (il cui sottotitolo era appunto "an exercise in bad taste" sottolineava l'aspetto trash del lungometraggio).
    Quanto alla blasfemia... La blasfemia fa figo. O almeno cosí la pensano quelle persone incapaci di muovere delle critiche organiche e strutturate alla Chiesa, dimostrando di non saper distinguere fra la storia ed il rispetto per la fede.
    A queste persone bisogna rispondere in un modo solo: «su cunn'e mamma rua bagassa», e vediamo se lo reputano arty oppure offensivo.

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