24 novembre 2011

Cosa (non) aspettarsi da Rajoy

di Riccardo Facchini
Dopo Silvio Berlusconi, la crisi economica ha mietuto un'altra vittima, spedita però fortunatamente a casa dal voto popolare: Luis Zapatero. L'idolo dei laiconi nostrani, l'emblema di una Spagna che esisteva forse solo nei film di Almodovar e nei racconti di qualche studente Erasmus, ha dovuto soccombere di fronte all'esito di elezioni mai così disastrose nella storia del Psoe, il partito socialista spagnolo. Chi ne ha approfittato è stato ovviamente Mariano-"già-sconfitto-due-volte"-Rajoy, leader del Partito Popolare e nuovo Premier.

Gli ambienti cattolici spagnoli, e noi con loro, non possono che sentirsi sollevati in seguito a tale notizia. La chiusura della parabola zapateriana rappresenta infatti la fine di un attacco frontale e senza precedenti alla Chiesa e alle tradizioni cattoliche iberiche. Il governo socialista verrà così ricordato, oltre che per essere stato travolto dalla crisi economica, soprattutto per una lunga serie di provvedimenti, ben riassunti da Ruggero Guarini su "Il Tempo" del 22 novembre, che da anni le forze laiciste tentano di imporre anche in Italia con scarsi (per ora) risultati. Sembrano quindi finiti i tempi in cui dalle nostri parti si gridava "Viva Zapatero" insieme a quella rosicona (per dirla con Fiorello) di Sabina Guzzanti.


E' legittimo ora aspettarci una "restaurazione"? Un ritorno, guidato da Rajoy, della Spagna a politiche ispirate alla tradizione cattolica? Manco per sogno. Come segnalato da Aldo Cazzullo, e come già aveva annunciato lo stesso Rajoy in campagna elettorale, il Partito Popolare è ben lungi dal volere abolire i nefasti provvedimenti del governo Zapatero su tematiche etiche. Niente cancellazione del matrimonio omosessuale e della possibilità di adozione; blande restrizioni alla depenalizzazione dell'aborto introdotta dai socialisti; nessun intervento sul "divorzio veloce". D'altronde, come dichiarato dal direttore della radio dei vescovi spagnoli:

 «Il partito popolare non è quello di don Sturzo, e neanche di Martinazzoli. Non è un partito cattolico. È un partito laico, dove ci sono democristiani ma anche liberali e conservatori. Sarebbe sbagliato pretendere da Rajoy cose che non ci può dare e non ci darà. Quel che avremo dal nuovo governo è uno spazio di libertà e di dialogo che prima ci era stato negato. Stanotte i cattolici non prendono il potere; riconquistano il loro posto, accanto alle altre forze sociali. Questo era l’obiettivo del Papa, con i suoi viaggi. Non accendere una mobilitazione politica e sociale. Ma dare un segno del nostro risveglio».

Una posizione un po' debole, dal nostro punto di vista, che mira ad accontentarsi della gentile concessione di uno spaziuccio angusto nell'agone politico senza rivendicare con orgoglio la forza e la verità dei valori testimoniati. E che tradisce, soprattutto, la tragica assenza, anche in Spagna oltre che in Italia, di cattolici intransigenti (non intristi di "democristianismo") nel mondo politico. Non ci resta quindi, come si usa dir a Roma, che "consolarci con l'aglietto" e accontentarci della vittoria dei moderati popolari. Aspettando, come in una commedia di Beckett, la nascita di una classe politica cattolica capace di difendere veramente la Verità.
Adiòs, Zapatero.

 

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