15 novembre 2011

Fine di una storia. Inizio di un progetto

di CampariedeMaistre
Il Cavaliere è stato disarcionato. Nonostante gli appelli a resistere, ad andare al voto subito, a non regalare il Paese a una tecnocrazia che lo consegna nelle mani di euroburocrati pronti a piegarlo agli interessi dell'asse franco-tedesco, Berlusconi ha dovuto rassegnare le dimissioni e dare il suo consenso (condizionato) al governo Monti. Sia chiaro, forse era l'unico scenario possibile, e siamo noi ad essere solo dei romantici don Chisciotte. Sicuramente ora lo spread calerà (anche se le notizie dell'ultim'ora sono poco rassicuranti...) e Sarkozy riderà di meno, pensando ai suoi titoli di stato. Ma è proprio questo il punto: il governo è stato abbattuto non dall'opposizione, ma dai mercati e dall'Europa.
Un fatto che dovrebbe invitarci a riflettere su qualcosa più grande sia di Berlusconi che della situazione politica italiana in generale, ovvero sul metodo con cui è stata portato avanti, negli ultimi vent'anni, il processo di integrazione europea. Un processo già denunciato nel '92 dal professor Roberto de Mattei e che in alcuni suoi aspetti - su tutti "l'esproprio della sovranità finanzaria" e della "sovranità politica" - si sta rivelando paurosamente realistico.

Guai però a cercare colpe solo all'esterno e a trincerarsi dietro teorie cospirazioniste più o meno fondate. "Il peccato originale" dell'ultimo governo Berlusconi ha solo un nome: Gianfranco Fini. È stato Fini infatti a rompere con il partito che, nonostante tutto, aveva contribuito a fondare. È stato Fini, subito dopo l'inizio della legislatura, a voler perseguire obiettivi politici in contrasto con la linea del Pdl. È stato Fini, con il suo antiberlusconismo ridicolo e viscerale, il principale responsabile della caduta del governo. E ha realizzato tutto questo sedendo sulla poltrona di Presidente della Camera, infischiandosene del suo ruolo super partes. Ha addirittura fondato un partitino, Futuro e Libertà, di cui fa il leader cercando disperatamente di racimolare voti che non arriveranno mai. Tant'è vero che è finito al centro con Casini e Rutelli. A proposito, la terza carica dello Stato per ben due volte ha promesso di dimettersi: una volta l'ha detto in un videomessaggio, nel caso in cui si fosse scoperto che la celebre casa di Montecarlo era di proprietà del cognato e un'altra volta ad Annozero, quando affermò che avrebbe lasciato lo scranno più alto di Montecitorio un minuto dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi. Così non è stato. Del resto, Fini non è mai stato fedele alla parola data. Eppure, con la sua aria saccente e il suo tono da maestrino, pretende di impartire lezioni di moralità agli altri e di fondare la cosiddetta Terza Repubblica.

Quanto a Berlusconi, nemmeno lui è esente da colpe. Le grandi riforme che molti sognavano e per le quali l'avevano votato, non sono mai state realizzate. Certamente il Cavaliere si è dovuto confrontare con una coalizione composta da molti bastian contrari e con un'opposizione faziosa e irresponsabile. Tuttavia, non ha avuto il coraggio e la follia che sarebbero stati necessari per rivoluzionare il Paese. Non ha sviluppato una cultura autenticamente di destra (anche perché Berlusconi non è di destra) e spesso e volentieri si è circondato di personalità mediocri. Eppure è stato l'uomo politico che ha introdotto il bipolarismo in Italia e che ha sancito ufficialmente il principio in base al quale al governo va chi ha ottenuto il maggior numero di voti. Berlusconi ha rotto con la Prima Repubblica, ha svecchiato il sistema partitico italiano. Da questo punto di vista è stato senza dubbio un innovatore. E, last but not least, ha rivelato, se mai ce ne fosse stato bisogno, il vero volto della sinistra.

Quel volto che abbiamo visto sabato sera in piazza, alla notizia delle dimissioni del Cavaliere. Un volto fatto di rabbia, di odio, di vendetta, di violenza. Un volto davvero poco rassicurante. Se questa è la sinistra con cui il Pdl dovrebbe collaborare in un governo tecnico, stiamo freschi. Ci consola però l'assicurazione che ha dato Berlusconi dopo le consultazioni al Quirinale: non si ritirerà dalla politica, ma raddoppierà il suo impegno per difendere gli interessi dell'Italia e degli italiani. Dopotutto c'è ancora un partito, il Pdl, che aspetta di essere costruito e il Cavaliere può ancora ricoprire un ruolo, sebbene non più da protagonista, nella storia del centrodestra italiano.
Stiamo quindi assistendo solo, come nell'omonimo romanzo di Greene, alla "Fine di una storia"?. Può darsi. Ma noi preferiamo vedere questi giorni come l'inizio di un progetto: quello di riunire tutti i moderati di Italia in un vero contenitore liberal-conservatore. Un progetto di cui Berlusconi è stato, forse, solo la prima tappa.



 

0 commenti :

Posta un commento