26 novembre 2011

Il Presidentissimo Napolitano

di Federico Catani
Giorgio Napolitano ci è sempre piaciuto poco. Ultimamente ha passato il segno. E ora cercheremo di spiegare cos'è che non ci garba. Prima però è bene fare una premessa. Poiché non vogliamo assolutamente essere accusati di vilipendio al Capo dello Stato, chi scrive tiene a ribadire che rispetta la carica del Presidente della Repubblica, sebbene preferisca la figura del Re, e non ha minimamente intenzione di offendere nessuno. Tuttavia,   siccome la deferenza senza se e senza ma a Napolitano è spesso ridicola e insopportabile e poiché qui si ha la libertà di scrivere quel che si vuole, essendo sciolti da qualunque vincolo partitico, preferiamo esternare delle critiche rispettose ma decise. Alla faccia dell'ipocrisia.


Ebbene, Napolitano non ci piace innanzi tutto perché è comunista e un comunista che nel 1956 guardò con soddisfazione al massacro degli ungheresi da parte dei sovietici. Gente così, arrivata ad una certa età, dovrebbe ritirarsi a vita privata, senza diventare un modello. In Italia invece uomini di tal fatta diventano prima senatori a vita e poi addirittura Capi di Stato. Certo, il Presidente una volta salito al Quirinale ha condannato i tragici fatti di Budapest. Ma con cinquant'anni di ritardo! Ma si sa, ai compagni tutto è permesso.
In secondo luogo, Napolitano si è macchiato di una colpa gravissima. Non ha firmato il decreto per salvare la vita di Eluana Englaro. Il governo Berlusconi in quel febbraio 2009 si è attivato tardi. Però si è attivato. Il nostro Presidente, lodato e incensato da ogni organizzazione e istituzione cattolica, ha invece preferito dare un appoggio abbastanza esplicito all'eutanasia, pur senza mai nominare questa brutta parola. 
Per quel che riguarda l'esercizio delle sue funzioni, Napolitano avrà pure cercato di essere equilibrato. Però è mancato di coraggio. Ad esempio non c'è mai stata un'accusa seria alla magistratura politicizzata, che in questi anni ha dominato la scena politica italiana. Eppure egli è il Capo del Csm. Certo, non si può pretendere molto da un uomo di tale estrazione culturale. E infatti non abbiamo mai ascoltato parole contro l'aborto, vera piaga sociale di questo secolo o a difesa di cristiani perseguitati nel mondo. In fondo, i discorsi del Presidente della Repubblica solitamente sono caratterizzati dal politicamente corretto più spinto (e giù quindi con parole come solidarietà, dialogo, tolleranza e via discorrendo).  Napolitano, per il ruolo che ricopre, è il simbolo e il leader di una religione civile che ci piace poco. E l'abbiamo visto con le celebrazioni dei 150 anni dell'unità nazionale: quanta retorica falsa, inutile e stanca! 

Ma veniamo all'ultimo anno. Il nostro Capo dello Stato, da tutti considerato pignolo e fedele garante della Costituzione, non solo ha trascinato l'Italia nella sporca guerra di Libia (ma come, non dovevamo ripudiare la guerra?), ma nelle ultime settimane è stato il vero e proprio regista del golpe che ha portato al governo Mario Monti. Inutile ripercorrere le modalità con cui è avvenuto il tutto. Napolitano ha agito come se vivessimo in una Repubblica presidenziale (e il presidenzialismo è una gran bella cosa, peccato che è stato sempre bocciato dai difensori a oltranza della nostra Carta fondamentale). Da ultimo, lasciando da parte il suo tradizionale fair play, ha chiesto di riformare la legge sulla cittadinanza. Non toccare la norma del 1992, per Napolitano sarebbe una follia. Ecco, a sommesso parere del sottoscritto, sembra proprio che il Presidente si stia prendendo troppa libertà, facendosi scudo della sua popolarità pressoché indiscussa. Dov'è finito il proverbiale senso delle istituzioni?

Perdonateci queste osservazioni, questi appunti critici al Presidentissimo Giorgio. Ma è giusto sapere che non tutti l'hanno eletto a guida spirituale o a modello di vita. Anzi, c'è persino qualcuno che osa contestarlo. Però state tranquilli, nessuno ci denuncerà. Questo onore spetta a pochi fortunati autentici uomini liberi. Come Guareschi o... Belpietro. Ogni epoca ha i giornalisti che si merita.   
 

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