15 dicembre 2011

Aborto? No grazie (eppure se ne infischiano)

di Alfredo De Matteo

Alcuni dicono e scrivono: l’aborto è un diritto, mai un dovere. Ad affermare ciò sono gli pseudo pro-life che vanno per la maggiore ma soprattutto il variegato popolo dei pro choice che vive nell’illusione di un mondo libero ed è disposto a scandalizzarsi solamente quando tale apparente libertà viene negata, come nel recente episodio di cronaca in cui una sedicenne è stata “convinta” ad abortire dai genitori prima e dal giudice tutelare (al quale gli stessi genitori si erano rivolti) poi malgrado ella non ne volesse proprio sapere di eliminare il bambino che portava nel grembo.
Troppo giovane ed inesperta per diventare mamma e per di più il bambino che aspettava era il frutto di una relazione con un ragazzo albanese che non sarebbe stato in grado di assicurarle un futuro decente, hanno sentenziato i genitori (separati) della ragazza che magari se ne sono fregati di lei e della sua salute psicofisica fino ad un momento prima di venire a conoscenza del fattaccio. Eppure sarebbe troppo facile prendersela con gli insensibili genitori ed il superficiale giudice come se non esistessero norme e pressioni culturali che ne avessero orientato e diretto il comportamento. Il punto centrale è infatti il seguente: nel momento in cui un comportamento umano viene elevato al rango di diritto (com’è nel caso dell’aborto volontario legale e gratuito) finisce per diventare anche un dovere sociale. Ad esempio, qual è stata la conseguenza naturale dell’affermazione secondo cui la società deve garantire che tutti ricevano un livello minimo di istruzione? La scuola dell’obbligo, ovviamente. Similmente, qual è la conseguenza naturale dell’altra affermazione secondo cui la società deve garantire a tutte le donne l’accesso libero e gratuito alla cosiddetta interruzione volontaria di gravidanza? L’aborto imposto!

In effetti, il perverso percorso è obbligato e non prevede strade alternative: se l’aborto è un diritto vuol dire che è un comportamento positivo per chi lo compie e per l’intera società, dunque un comportamento da incentivare e diffondere affinché tutti ne usufruiscano. D’altra parte, una recentissima risoluzione approvata a maggioranza dal Parlamento Europeo inquadra l’aborto proprio in quest’ottica, definendolo addirittura come uno degli strumenti necessari contro la diffusione del virus dell’Hiv. Nulla di strano, dunque, che dei genitori “moderni” e “attenti al benessere fisico e psicologico” della propria figlia minorenne facciano di tutto per impedirle di commettere la imperdonabile sciocchezza di volere la nascita di un bambino non programmato. Parimenti, nulla di strano che un giudice chiamato ad esprimersi decida anch’egli di utilizzare tutta la sua autorità per convincere la povera sedicenne a tornare in sé e decidere di sbarazzarsi del bambino che nessuno vuole, tranne la sua mamma. Certo, è un mondo alla rovescia, orribile: ma è un mondo che segue una logica, quella del male.

E’ inutile coltivare l’illusione che la legalizzazione dell’aborto abbia reso libera la donna di decidere in piena libertà se “tenere” oppure no il bambino che porta nel grembo dal momento che tale assunto, oltreché essere comunque profondamente sbagliato in linea di principio, è diabolicamente falso. O l’aborto torna ad essere considerato ciò che è, ossia un crimine contro l’umanità e come tale adeguatamente punito, oppure l’esito inevitabile (e non troppo lontano) sarà l’aborto obbligatorio per le donne, in barba alla tanto osannata autodeterminazione femminile.
 

2 commenti :

  1. La legalita' dello stato sociale e democratico che passa come concetto di "bene assoluto". E tenuto conto che molte norme non sono neanche frutto del vox populi...
    Questo e' il peggior messaggio subliminale che esista.

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