06 dicembre 2011

Fiorello, il preservativo e l'Aids

di Riccardo Facchini
Fiorello, è il migliore. Ha riportato il varietà a livelli che in Rai si erano scordati da tempo. E' un mattatore, uno showman mai visto in Italia. Però è un artista. E in quanto artista deve cedere al politicamente corretto. E' una sorta di pegno da pagare in cambio del successo che, tra l'altro, merita a prescindere. Mi riferisco alla sua gag di ieri sera riguardo la circolare girata in Rai il primo dicembre (giornata mondiale della lotta all'Aids) che - pare - avrebbe vietato ai conduttori della tv pubblica l'utilizzo della parola "profilattico". Un divieto un po' infantile, da Italia democristiana, e che ha, oltretutto, distolto l'attenzione dal vero problema: ovvero quanto e come l'utilizzo del preservativo possa realmente incidere nell'impedire ai popoli dei Paesi in via di sviluppo (gli africani su tutti) di contrarre il virus dell'Hiv.


C'è infatti un dato sconosciuto a molti qui in Occidente e quindi non pretendo che lo showman siciliano ne sia a conoscenza. Come ci ricorda Mathhew Hanley, ricercatore in Sanità Pubblica alla Emory University di Atlanta, nel suo Catholic Church and the Global AIDS Crisis, laddove, in Africa, sono stati distribuiti profilattici a pioggia, nella positivista convinzione che questa panacea di lattice impedisse all'Hiv di proliferare, il contagio non ha fatto altro che aumentare. Dati che sono stati ribaditi, come segnalato da Giuliano Guzzo su Libertà e Persona, da diverse riviste scientifiche come il British Medical Journal e Science. Al contrario, in nazioni come l'Uganda, che hanno adottato un diverso sistema di profilassi, le statistiche ci dicono che il contagio è in costante diminuzione.

L'Uganda è infatti ormai un modello per molti Stati africani. L'Uganda Aids Commission ha da anni rifiutato l'idea che il preservativo sia la bacchetta magica e ha adottato un programma di profilassi (battezzato "ABC" - Abstain, Be faithful, Condomize) che vede il preservativo solo come ultima risorsa dopo l'astinenza e la fedeltà al coniuge. Come a dire, conducete una vita più sobria e state certi che l'epidemia si ridurrà. 
Questo approccio ovviamente non piace a due categorie di persone, presenti solo nell'opulento Occidente: 
1) quelli che vedono il sesso come un diritto, un impulso a cui non possiamo mettere un freno nemmeno di fronte alla paura del contagio 
2) quelli a cui non va di pensare e preferiscono appiattirsi sul mantra "il preservativo ci salverà tutti perchè lo dice Lady Gaga"
Se potessi, inviterei queste due categorie di persone a farsi una bella chiacchierata con l'infermiera ugandese Rose Busingye, che passa la sua vita ad accogliere e curare gli ammalati di Aids assieme all’ong Avsi. Intervistata dal Foglio (intervista che consiglio di leggere integralmente), ha dichiarato:

"Puoi stare anni a insegnare come si usa il preservativo, ma se si è guardati con dignità basta un secondo per cambiare. Quando gli ammalati sentono che secondo te il loro bisogno è un preservativo se ne vanno, lo sanno che la loro vita è molto più grande. Non è un pezzo di lattice che salverà l’Africa, siamo seri. E in Uganda, dove il presidente si è opposto a questa idea, abbiamo abbattuto il numero di infezioni, tanto che adesso l’Hiv è soprattutto una malattia dei più ricchi, non dei poveri”.
[...]“E’ la libertà che muove la persona, se uno la usa male non può poi accusare la mancanza dei preservativi. Questo è un modo sbagliato di usare la ragione
Nessun pregiudizio etico quindi, ma solo tanta, tanta concretezza.

Concedetemi un'ultima, personalissima, riflessione. Quando si parla di Aids e di Africa trovo l'atteggiamento dell'uomo occidentale tremendamente razzista. Magari senza volerlo, ma traspare chiaramente quella visione ottocentesca (un po' paternalista, da Wasp) che vede nel nero africano quasi un animale irrazionale con l'anello al naso, che amoreggia senza freno a destra a manca e a cui basterebbe dare un pezzo di lattice per risolvere il problema. 
Chi vede nel profilattico l'unica soluzione alla sieropositività non fa altro che, anche se inconsciamente, incoraggiare questa visione. Finché non riconosceremo agli africani, e non solo, quella capacità razionale di dominare e guidare ordinatamente le proprie passioni propria di ogni essere umano, non potremo offrire loro una soluzione ai loro problemi. Aids in testa.
 

4 commenti :

  1. Altro che ridurre l´Aids coi profilattici, la stessa Planned Parenthood organizazione abortista e promotrice del sesso libero ti dice se usano "sempre correttamente" il profilattico 100 coppie due rimangono in cinta in un anno. E dopo te lo vendono come "sesso sicuro"!

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  2. Direi di più. L'intervento di Fiorello era collocato in mezzo al suo divertente pezzo sugli eccessi degli adolescenti: in pratica si rivolgeva ai ragazzi ed ai genitori.

    Sarò esagerato, ma Fiorello sembrava dire: "ragazzino (anzi, pischello) sei praticamente una massa di carne e ormoni il cui unico scopo è un orgasmo (più o meno) consapevole, quindi FALLO, ma col profilattico, mi raccomando".

    Ma si può essere più superficiali e menefreghisti di quello che è VERAMENTE il benessere fisico, psichico e morale dei ragazzi?

    Sentimento, consapevolezza, maturità, capacità di contenimento, di sacrificio, di amore gratuito (anzi gratuità nell'amore), di globalità della persona, di armonia fra fisico/psiche/spirito, ecc.ecc.???

    Che cosa potebbe capire un ragazzino o una ragazzina di di 13-14 che ascolta Fiorello?

    Che può tranquillamente avere sesso, basta che usa il preservativo. Anzi, quasi quasi se lo fai col preservativo sei bravo.

    E' questo che vorremmo che facciano i nostri figli? E' così che vogliamo che vivano la sessualità, l'affettività, il rapporto col proprio corpo e con quello degli altri?

    L'unico problema è veramente non prendere l'AIDS o evitare le gravidanze indesiderate?

    Emanuele

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  3. Posso anche essere d'accordo sul fatto che il contagio da HIV sia frutto di comportamenti rischiosi, ma ci sono alcuni fatti concreti che qui sono trascurati:
    Uno è che basta vedere le statistiche sulla diffusione dell'HIV per vedere chiaramente che solo nell'Africa subsahariana i sieropositivi superano il 15% della popolazione, nei paesi ricchi è molto inferiore meno dell'1% e anche nei paesi islamici nordafricani ( esiste una correlazione evidente tra la percentuale di cristiani nelle popolazioni africane e la percentuale di sieropositivi, chissà perchè? ).
    QUindi dire che "adesso l’Hiv è soprattutto una malattia dei più ricchi, non dei poveri" è una scemenza pura e semplice, solo una simile osservazione rende spazzatura qualsiasi conclusione.
    Secondo aspetto esiste una statistica inconfutabile sulla effettiva dinimuizione del rischio legata all'uso del profilattico, in 10 anni 6000 prostitute del Nevada , che sono sotto controllo medico statale utilizzzando sempre il profilattico nei loro quotidianni rapporti con una popolazione in cui i sieropositivi sono alemo 1% e quindi avendo molto rapporti protetti con seropositivi non hanno avuto neanche un caso di contagio.
    Questo significa che chi propone il profilattico come unica soluzione è superficiale, ma chi sostiene che non abbia nessuna utilità e anzi peggiori la situazione è un cretino in malafede.
    La malafede del Foglio è palese dato che pubblica anche notizie false per sostenere le sue masturbazioni intellettuali.
    Ho letto persino articoli in cui si sosteneva che in Malawi in seguito a campagne di educazione ci fosse stato una calo dei sieropositivi dal 15% al 8% della popolazione, facendo finta di non sapere che lo stato di sieropositività è irreversibile, e se ne esce solo con la morte.

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  4. caro "anonimo",

    di solito è difficile intervenire su questi argomenti per via di pregiudizi e degli opposti spiriti di corpo. si dice "il preservativo non salva la vita" e la gente corre ai forconi e alle torce gridando "oscurantisti!!!". Visto che tu invece fai un discorso razionale e abbastanza pacato credo valga la pena segnalarti alcune cose che potrai tranquillamente verificare.

    Innanzitutto, fra i paesi più colpiti dall'Aids in Africa troviamo il Sudafrica, di gran lunga il più ricco del continente. Il Niger ed il Mali, invece, che si piazzano fra gli ultimi 4 paesi al mondo per indice di sviluppo umano, hanno una percentuale di sieropositivi 3, 4 o 5 volte più bassa a seconda delle stime. Il fatto cui si riferiva l'intervista è però un altro: ALL'INTERNO degli stessi paesi, sono spesso fasce ricche di popolazione ad essere colpite perché le loro risorse economiche e la loro istruzione permettono una vita sessualmente più promiscua. Ovviamente, se all'interno di sanguinose guerre tribali avvengono stupri di gruppo, come in Congo, cambia tutto: questa nota secondaria del discorso della suora va certo riferita alla situazione del suo paese.

    C'è una cosa che mi preme maggiormente farti notare: i diversi tassi di infettività NON DIPENDONO dalla percentuale di cristiani, come suggerisci, e tantomeno dalla diffusione degli ormai mitici "condoms", ma dalla morale sessuale. Forse quando hai scritto il tuo commento non pensavi che nei paesi islamici come l'Algeria o il Marocco, dove il numero di sieropositivi si aggira attorno allo 0, sarebbe impensabile pubblicizzare i profilattici, per non parlare di distribuirli. E' l'ennesima riprova che sono i costumi sessuali ad incidere sulla malattia. Un altro grave vizio del tuo ragionamento (anche qui, suppongo in buona fede) è parlare genericamente di cristiani mentre LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DELLE CHIESE NON CATTOLICHE appoggia l'uso del preservativo. Il Papa pubblicò la "Casti connubi" proprio per sottolineare la divergenza rispetto agli anglicani su questi temi. Ora, in Sudafrica i cattolici sono il 7% ed il paese è sicuramente fra quelli con più preservativi disponibili. Difatti, si vede: c'è un tale numero di sieropositivi che PERSINO UN PERSONAGGIO DELLA SERIE LOCALE DEI MUPPETS E' MALATO DI AIDS!!!
    http://www.muppetcentral.com/news/2002/091702.shtml

    Lo stesso dicasi del caso (drammatico) di Swaziland e Losotho. Mi permetto di concludere così: se noi cattolici seguissimo le indicazioni del Magistero su questo e su altri temi con la metà dello zelo con cui molti musulmani (mi riferisco ovviamente all’Islam moderato, diffuso specialmente in paesi come il Marocco ecc.) osservano le norme della loro religione, non solo l’Aids ma anche tante altre malattie sessuali e persino i divorzi sarebbero meno diffusi. Invece ci ostiniamo a pensare come i peggiori anticlericali e disprezziamo gli insegnamenti del Papa e delle gerarchie, i quali spesso, oltre che su evidenti verità logiche e morali, si basano anche su riscontri sociologici e scientifici.
    Purtroppo, "tutti deficienti tranne me stesso" è uno slogan che troverebbe la stessa calda approvazione delle fesserie di Fiorello...

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