20 dicembre 2011

"La Chiesa paghi le tasse". Inizia sempre così

di Riccardo Facchini
Confesso che avevo in mente da qualche giorno di buttare giù un pezzo sull'annosa questione dell'Ici alla Chiesa. E per fortuna non l'ho fatto. 
Un po' perché sarei stato surclassato dall'enorme mole di buoni articoli girati fortunatamente in rete. Prima il sempre puntuale Piero Vietti su Il Foglio, poi il documentatissimo dossier di Avvenire (che, quando si tratta di sesterzi rispolvera un piglio apologetico che manco San Giustino Martire) hanno infatti contribuito a ribadire un concetto tanto chiaro quanto scontato. La Chiesa (no "er Vaticano") l'Ici la paga, e le esenzioni di cui gode sono le stesse di cui beneficiano altri enti no-profit, alcuni dei quali, oltretutto, senza nessuna rilevanza sociale. Basta con la storiella della cappellina nell'albergo e delle inchieste stile Iene nei conventi. Laddove ci sono furbetti è giusto sanzionare, ma l'abuso di un - oltretutto giusto - privilegio non ne toglie l'uso.
L'altra ragione per cui credo di aver fatto bene a temporeggiare è perché mi ha offerto l'occasione per riflettere meglio sull'argomento e per cogliere una sfumatura che, mi pare, nessun commentatore abbia finora analizzato (felice di essere smentito in caso contrario). Una sfumatura in cui forse c'entra molto la mia deformazione professionale di aspirante storico e che consiste in un semplice ragionamento: tutte le grandi persecuzioni che la Chiesa ha subito in età moderna e contemporanea sono partite da un attacco al suo patrimonio. Dalla tassazione del clero nella Francia rivoluzionaria, all'esproprio dei beni nella Spagna della seconda repubblica, passando per la vessazione degli ordini religiosi nell'Italia post-unitaria, tutti questi provvedimenti hanno infatti avuto come sbocco un attacco, più o meno cruento, alla Chiesa tutta. Un attacco, è bene precisarlo, indirizzato verso quei privilegi - veri o presunti - che le permettevano di svolgere un ruolo sociale e assistenziale (descritto benissimo nell'ultimo libro di Francesco Agnoliche nessun welfare moderno ha mai potuto eguagliare, se non a prezzo di un'iniqua vessazione fiscale dei cittadini.

Non sto dicendo, con questo, che l'attuale e puerile guerra condotta a suon di pagine facebook contro i presunti privilegi ecclesiastici  debba condurre necessariamente a persecuzioni sanguinare. La storia non si ripete mai ugualmente. Dico però che lo spirito che anima lo zoccolo duro degli attuali persecutori è lo stesso che animava quelli di ieri: un odio cieco verso la Chiesa istituzione e verso i suoi membri che non si placa nemmeno in presenza dell'immensa mole di documenti presenti in rete e che non aspettano altro di essere analizzati. Non importa quindi che chiunque, potenzialmente, abbia accesso a tutte le fonti sufficienti per farsi un'idea propria sul tema "Ici e Chiesa". L'importante è ripetere allo sfinimento il leit motiv che "er Vaticano" non paga le tasse, con la conseguenza che, come nelle migliori catene di Sant'Antonio, la menzogna si diffonde senza problema alcuno, agevolata in questo caso soprattutto da un clima politico in cui i privilegi di qualsiasi "casta" non sono certo visti di buon occhio.

Concludo segnalando un bel pezzo tratto da un blog sicuramente lontano dalle nostre posizioni, Valigiablu. Introducendo una serie di link utili da consultare l'autrice, Arianna Ciccone, scrive

"Mi sono chiesta: ma le cose come stanno? A mio avviso, ogni protesta non può che essere informata e la fase centrale dell'informazione è fondamentale. Questo, dunque, è un esercizio di metodo, entrando nel merito"

Ecco, di fronte a pagine Facebook tipo Vaticano pagaci tu la manovra finanziaria, "mi-sono-chiesto" chi veramente "si-sia-chiesto" quanto fondamento abbiano ste baggianate che girano in rete. Credo proprio che d'ora in poi il "mi sono chiesto" sia la discriminante che userò per riconoscere la differenza tra un nemico della Chiesa e chi si pone legittime e costruttive domande. Che, spesso, è la stessa differenza che passa tra un cretino e un semplice curioso.
 

2 commenti :

  1. Se non e' l'Ici, e' la bioetica, se non e' la bioetica sono le regole morali, se non sono manco i precetti morali sono le gerarchie ecclesiastiche;
    coloro che osteggiano la Chiesa operano attraverso il principio ispiratore di Voltaire: "calunniate, calunniate!!...qualcosa restera'!"

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  2. ma quali calunnie, pagassero l'ici ed indicate le prove a vostro discarico altrimenti non passerete per semplici curiosi.

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