30 dicembre 2011

A questo punto aboliamo pure il Natale

di CampariedeMaistre
Circa il fattaccio dell'abolizione del presepe nella cattedrale di Rieti si è già detto e scritto molto. Impeccabili sono gli articoli di Riccardo Cascioli, Antonio Socci e Andrea Tornielli. Pertanto, tornare nello specifico sul tema sarebbe inutile. Vogliamo però sottolineare un aspetto. La scempiaggine compiuta dalla Curia della diocesi di Rieti che, non dimentichiamolo, è la diocesi di Greccio, dove San Francesco ideò il primo presepe, non può non avere un responsabile ultimo. 

Si tratta ovviamente del vescovo, mons. Delio Lucarelli. In quanto capo della comunità ecclesiale reatina, egli deve ovviamente assumersi tutta la responsabilità dell'accaduto. Sappiamo bene infatti che i vescovi, nelle loro diocesi, fanno il bello e il cattivo tempo, permettendosi persino di contravvenire alle direttive che vengono dal Papa. Ebbene, questo vescovo non può passarla liscia. 
Con molto garbo e con molto rispetto per il suo ruolo e per la carica che riveste, noi protestiamo vivamente per quanto accaduto e domandiamo almeno una parola di autocritica. Se si visita il sito della diocesi, è possibile anche inviare mail di protesta per il presepe mancato e soprattutto per le motivazioni addotte per tale scelta e messe per iscritto sul settimanale diocesano. Motivazioni che non abbiamo paura di definire semplicemente ridicole. Facciamoci sentire, perché ciò che è accaduto a Rieti è sintomo di una grave crisi che riguarda tutta la Chiesa e tutti i suoi membri.
 

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