12 gennaio 2012

I Magi e gli scientisti di oggi


L’omelia del Santo Padre in occasione della festività dell’Epifania ha accennato ai vari tentativi che gli scienziati hanno considerato nei secoli per spiegare il mistero della stella che aveva guidato i Magi. Ecco il passo dell’omelia in questo senso più interessante: “Si è molto discusso su che genere di stella fosse quella che guidò i Magi. Si pensa ad una congiunzione di pianeti, ad una Super nova […], ad una cometa, e così via. Continuino pure gli scienziati questa discussione. La grande stella, la vera Super nova che ci guida è Cristo stesso.

Il Santo Padre incoraggia gli scienziati a continuare la ricerca per capire l’enigma storico della stella, ma non si ferma ad una prima lettura scientifica e razionale, che indaga i meccanismi di funzionamento della natura: Benedetto XVI fa un passo ulteriore e presenta un’interpretazione teologica (e quindi filosofica), che scava nel profondo del significato della storia e del senso dell’uomo, oltrepassando i limiti della ragione umana. Egli infatti sottolinea il diverso livello di analisi che scienza e filosofia hanno, soprattutto nell’età contemporanea, e che al tempo dei sapienti Magi non era presente: fino all’età moderna infatti la distinzione tra scienze e filosofia era poco chiara, facendo entrambe parte di un sapere sapienziale che cercava le risposte alle meraviglie che l’uomo scorgeva nella natura. Solo con l’età moderna le scienze cominciano a separarsi dalla filosofia, a causa della crescita della mole di sapere, del perfezionamento del metodo scientifico, del cambiamento dell’atteggiamento dell’uomo nel rapportarsi al mondo (“sapere è potere” diceva Bacone, così come Cartesio parlava di piegare la natura ai propri bisogni), e dell’effettiva utilità pratica che essa ha, risolvendo gran parte dei problemi dell’uomo: si origina così un sapere distinto e più orientato in campo pratico, che abbandona la filosofia teoretica e contemplativa, non più considerata in quanto non utile e non verificabile. La scienza è poi divenuta nell’età contemporanea il paradigma del sapere, anche se è per definizione confutabile e quindi fallibile, come l’epistemologia dell’ultimo secolo ha sottolineato con forza.

Ma il Papa guarda oltre, e si chiede perché le risposte della scienza (in questo caso l’astronomia) non possono soddisfare completamente l’uomo: “il linguaggio della creazione da solo non basta. Solo la Parola di Dio che incontriamo nella Sacra Scrittura poteva indicare loro definitivamente la strada”. Le scienze hanno una competenza ben determinata e ristretta per i temi che hanno ad oggetto, in gran parte riferiti a entità fisiche, e per la prospettiva adottata, particolare e riduttiva, e non possono quindi pretendere di dire nulla su ciò che è spirituale e trascendente: la religione, l’arte, la letteratura, i sentimenti. La filosofia cerca invece una spiegazione più profonda e significativa della realtà, che possa dare un’interpretazione totale e definitiva del senso delle cose. La scienza utilizza un metodo proprio, basato sul rigore matematico, sulla verifica sperimentale, sull’efficacia dell’applicazione tecnica, ed ha il problema dell’astrazione nel significato etimologico del termine: astrarre significa estrarre un sapere a partire da altre conoscenze, e nella fase di estrazione ci possono essere delle perdite di conoscenza, alcuni aspetti da cui la realtà singola e particolare non può in nessun modo prescindere, con il pericolo di isolare le proprietà delle cose considerandole per l’appunto astrattamente, senza riferimento all’insieme, come fa invece la filosofia.

Ciò non significa sminuire l’importanza della scienza, anzi, è il riconoscimento di una validità che rimane preziosa nel momento in cui non ingerisce in campi che non le competono: la scienza dovrebbe essere complementare ad un sapere più ampio, aperto alla trascendenza, all’immateriale, allo spirituale: “Creazione e Scrittura, ragione e fede devono stare insieme per condurci al Dio vivente”.

 

1 commento :