03 gennaio 2012

Un 2011 di persecuzioni per i cristiani

di Riccardo Facchini
L'anno che si è appena concluso è stato un altro anno di persecuzioni per i cristiani di tutto il mondo. Dal Pakistan (dove ormai non si può scrivere "Gesù Cristo" negli sms), all'Iraq (qui il numero dei cristiani è in costante diminuzione), le violenze non sembrano arrestarsi. Tutt'altro: il 2011 si è chiuso con la strage di Natale di Abuja, in Nigeria, dove un ordigno è scoppiato davanti alla Chiesa di Santa Teresa, uccidendo trentacinque fedeli.

La stampa nazionale ha, tanto per cambiare, minimizzato la portata dell'evento. Per carità, il gesto è stato condannato e la notizia si è meritata, in mancanza di altro il giorno di Santo Stefano, la prima pagina dei giornali. Ma ancora si tenta di ridurre tragedie come quella di Abuja a risultato di un "semplice" conflitto etnico o socio-economico o, peggio ancora, a uno scontro tra opposti estremismi. Si continuano a ignorare le cause del fenomeno, a non voler denunciare il continuo fiorire di nuovi martiri in ogni parte del globo, uccisi esclusivamente in odium fidei. Le notizie che giungono in occidente non sono infatti che la punta dell'iceberg della più ampia persecuzione planetaria ai danni dei cristiani. Una persecuzione che ogni anno, come ricordato da Massimo Introvigne , miete 105.000 vittime:

"105.000 cristiani all'anno sono uccisi a causa della loro fede. La cifra non comprende le vittime di guerre civili o tra nazioni ma solo i veri e propri martiri, messi a morte perché cristiani. Se non si gridano al mondo questi numeri, se non si ferma questa strage, se non si riconosce che la persecuzione dei cristiani è la prima emergenza mondiale in materia di violenza e discriminazione religiosa, il dialogo tra le religioni produrrà solo bellissimi convegni ma nessun risultato concreto"

Il martirio silenzioso dei cristiani si consuma quindi nella quasi totale indifferenza dei media e degli intellettuali occidentali, così impregnati di cristianofobia e troppo occupati ad appiccicarsi post-it in faccia per pensare a questi cristiani piagnoni, sempre pronti a lamentarsi. Eppure, circa quattro anni fa, a Roma, una lodevole iniziativa del non ancora battezzato Magdi Allam tentò di sollevare l'attenzione sul problema. Vox clamantis in deserto? Forse. Noi, per rinfrescarci la memoria, pubblichiamo una parte dell'intervento che tenne in quella sera estiva a piazza Santi Apostoli. Buona visione.











 

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