14 gennaio 2012

Ungheria: si fa presto a dire dittatura

Con questo articolo inizia la sua collaborazione con noi Marco Mancini. Nasce all’Aquila l’8 marzo 1985 e la coincidenza tra il giorno del suo compleanno e la Festa della donna lo perseguita fin dall’infanzia. Laureato in Scienze Politiche alla Scuola Sant’Anna di Pisa, masterizzato presso la LUISS, è ora dottorando presso l’Università Roma Tre. Passioni: Italodance, il demenziale al cinema e in TV, la Juventus, ma soprattutto L’Aquila Calcio. Bastian contrario per natura, fatica tremendamente a tenere insieme le sue diverse anime: da quella catto-reazionaria a quella nazional-populista, fino a quella socialisteggiante.

Parlando di Ungheria, bisogna innanzitutto sgombrare il campo da una serie di equivoci: Viktor Orbán, il primo ministro magiaro, non è, purtroppo, né clericale né reazionario, né tantomeno un pericoloso neo-fascista. Di fede calvinista, egli proviene politicamente da una lunga tradizione di liberalismo anticomunista: il suo partito Fidesz appartiene tuttora al PPE, per quanto abbia recentemente registrato una certa evoluzione di tipo nazional-populista.

Il Nostro, però, ha l’indubbio merito di aver inferto un durissimo colpo alla vigente dittatura del “politicamente corretto”. Ottenuta una maggioranza di 2/3 dei seggi alle elezioni del 2010, Orbán si è messo in testa di dare al Paese una nuova Costituzione, procedendo speditamente e senza accordi con l’opposizione: la Carta così approvata è entrata in vigore il 1° gennaio 2012. Il documento si apre invocando – orrore! – la benedizione di Dio sugli ungheresi, manifesta nel proprio preambolo l’orgoglio per le radici cristiane della nazione, include nei propri principi fondamentali la tutela del Matrimonio come unione tra uomo e donna, proclama il diritto alla vita e afferma la necessità di proteggere il feto fin dal concepimento. Non è chiaro quanto tali petizioni di principio possano avere concreto seguito in un Paese che, dopo decenni di ateismo di Stato, si presenta tra i più scristianizzati d’Europa e che, peraltro, riconosce dal 2009 le unioni di fatto e consente già l’aborto. Esse, tuttavia, sono un vero cazzotto nello stomaco nei confronti degli ambienti “illuminati” e laicisti del nostro Occidente.

Le preoccupazioni di tutti i “sinceri democratici”, tuttavia, vertono anche su altre e più rilevanti misure previste nella nuova Carta. In particolare, essa rischia di ridurre l’indipendenza della magistratura, menoma talune competenze della Corte Costituzionale, affida alle c.d. “leggi cardinali” (da approvare a maggioranza dei 2/3) il compito di disciplinare numerose materie, con la conseguenza che il partito di Orbán potrà regolare come vorrà anche i principi della politica economica e sociale – detto tra noi, i suoi a me non garbano per nulla –, che i futuri Parlamenti, considerata l’alta maggioranza richiesta, avranno difficoltà a modificare. Inoltre, Fidesz metterà le mani anche su numerosi organi di controllo, tra cui il neonato Consiglio del Bilancio. A questo si aggiungono il progetto di legge che intende limitare l’autonomia della Banca Centrale e una nuova legge elettorale che dovrebbe favorire il partito di governo nelle prossime consultazioni. Insomma, sembra la scena di un delitto perfetto.

Non tocca certo a un reazionario come il sottoscritto, tuttavia, scandalizzarsi all’idea che la nazione magiara si trasformi in una democratura di stampo putiniano. In generale, mi sembra che dal caso ungherese si possano trarre un paio di riflessioni. In primis, suona come un ironico paradosso il fatto che, in una risoluzione molto critica verso la Costituzione magiara, il Parlamento Europeo osservi tra l’altro, a proposito del Consiglio del Bilancio, che “un organo non parlamentare, […] con limitata legittimità democratica, avrà il potere di veto sull'adozione del bilancio generale […], limitando fortemente il campo d'azione del legislatore democraticamente eletto”. Non so a voi, ma a me sembra quasi che parlino dell’UE. In Europa democrazia parlamentare e sovranità popolare sono morte da diverso tempo, asservite ai disegni di un’elite tecnocratica che di recente è stata, addirittura, direttamente piazzata al governo di alcuni Paesi (tra cui l’Italia). Il Re, insomma, è nudo da un bel pezzo, con buona pace dei nostri europarlamentari.

Se l’Ungheria, rinunciando al feticcio ormai vuoto della democrazia politica, riuscisse a regalarsi con la sua “rivoluzione costituzionale” almeno un po’ di sovranità e di capacità di decisione politica – se, in breve, rinunciasse a Kelsen per abbracciare Schmitt –, diventerebbe veramente un modello a cui guardare.

P.S.: i sinceri democratici, comunque, non hanno da preoccuparsi, è già pronto il nodo scorsoio a cura di UE e FMI. Causa disastrosa situazione finanziaria, i magiari potrebbero presto addivenire a più miti consigli.
 

2 commenti :

  1. punto di vista interessante, ma ti sei dimenticato di citare la chiusura di Klubradio e le limitazioni alla libertà di stampa. atti molto democratici e contro la plutocrazia di bruxelles, giusto?

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  2. In realtà avevo trattato la questione dei media in una prima versione dell'articolo, poi abbreviata per ragioni di spazio. La legge sui media, comunque, è stata parzialmente annullata dalla Corte Costituzionale qualche settimana fa.
    In ogni caso, mi pare che l'articolo tratti in più punti la questione della "democrazia": forse hai letto distrattamente.

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