10 febbraio 2012

Il solito Chimabretti SunGay Show

di Alessandro Rico
Una domenica nevosa è un’ottima occasione per mettersi davanti alla televisione. E pensare, come il Papa: «Speriamo che la primavera arrivi presto». Il Chiambretti Sunday Show è un tripudio di retorica, perché l’irriverenza, quando gira sempre intorno allo stesso leitmotiv, diventa conformismo. Si comincia con Rocco Siffredi: non guardate il tg, pensate a scopare. E fin qui ci può pure stare, la prendi come un’esortazione a goderti le gioie della vita. Poi però arrivano le Femen, tre godibili signorine ucraine che si spogliano per protesta contro gli uomini che frequentano i bordelli; il conduttore le oppone a un goffo incravattato che recita la parte del matusalemme e viene maltrattato dalle svalvolate, con l’aiuto di tre militanti femministe italiane. 
Morale della favola: se una donna si sposa e mette su famiglia finisce nelle grinfie dell’uomo oppressore e aguzzino. Una saggia conclusione da suffragare con uno scroscio di applausi. La ciliegina sulla torta, comunque, è il dibattito con Giovanardi, accusato da due lesbiche di voler negare per partito preso una cruda realtà: 150.000 bambini vivono con genitori gay. Si sarebbe chiesto Mario Brega: e che semo, la terra dei froci? Il senatore Pdl fa notare giustamente che il desiderio di maternità/paternità, fate un po’ voi, di queste coppie omosessuali «piene d’amore», non può essere anteposto al diritto di ogni creatura a crescere in una famiglia naturale; ove l’aggettivo «naturale» non è un motto omofobo, né un preconcetto culturale, ma solamente una constatazione biologico-evolutiva, tanto più urgente, visto che il senso di due ore di trasmissione è che il vero idillio da Mulino Bianco si realizza nelle case gay.

(Breve parentesi dal bombardamento porno-omoerotico della serata: spunta la tipica aquilana incazzata – ormai è come una maschera della Commedia dell’arte – che sbraita contro Giovanardi e D’Ercole per i fondi sul sociale a L’Aquila. Ora, come si suol dire, la giustizia farà il suo corso, ma mi pare che la Chiesa sia stata l’unica a muoversi per presentare progetti finanziabili. Il che mi fa sospettare che qualche politico locale abbia rosicato, perché l’inedia gli ha impedito di usare quei soldi per procurarsi una passerella mediatica e qualche clientela).
 
Rischierò di essere bigotto. Sinceramente non me ne frega niente. Vorrei solo suggerire a quei signori che tacciano i cattolici di oscurantismo, bacchettoneria, arretratezza mentale, di dare uno sguardo a queste trasmissioni che persino nel giorno del Signore (domenica, per chi se lo fosse scordato) affollano la tv generalista. Senza che un solo teo-con alzi la voce sui giornali. E spieghi che un cattolico non odia il sesso e i gay, ritiene solo che la sessualità, la quale come tutte le sfaccettature della personalità umana, è un dono di Dio, debba essere integrata con le altre caratteristiche della nostra interiorità. Che tradotto, significa: siate voi stessi e non due persone diverse, siate genitori coerenti e non finti padri che passano le serate con i trans e le prostitute. Se poi uno crede che la sfrenatezza ci salvi dalla repressione, che trasformare il disagio psicologico e sociale in un modello di vita ci conduca alla felicità, libero di pensarlo. E liberi, gli altri, di sperare che la primavera arrivi presto: meglio uscire che spremersi la bile.

 

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