10 febbraio 2012

Le Foibe tra politica e giustificazionismo

di Riccardo Facchini
Aggiornamento: il link al sito dei Comunisti Italiani di Luzzi (CS) è stato rimosso. In alternativa, potete consultare questo blog.

Non ho mai militato in formazioni politiche giovanili di destra e ho sempre mantenuto, nei confronti di alcuni temi a loro cari, un atteggiamento piuttosto distaccato. Tra questi, vi è il dramma dei massacri compiuti dai partigiani titini e dall'esercito jugoslavo dal 1943 al 1945 (i tristemente famosi "eccidi delle Foibe"), di cui oggi - 10 febbraio - ricorre la "Giornata del Ricordo".  Complice anche la mia formazione universitaria - va bene, non mi occupo di storia contemporanea, ma la forma mentis ormai è quella - ho infatti sempre cercato di capire "perché" in quei due anni un odio cieco si scagliò contro gli italiani dell'Istria e della Dalmazia. Perché, oltre a membri del Partito Nazionale Fascista, anche impiegati, donne e sacerdoti furono ammazzati e scagliati nelle miniere di bauxite o nelle fosse carsiche della zona.


La vulgata dell'odio comunista come unica causa non mi ha mai convinto del tutto. La matrice ideologica all'origine delle stragi è sicuramente chiara e documentata (basti pensare al caso di Don Angelo Tarticchio, infoibato con una corona di spine conficcata nella testa), ma non può essere il solo movente di un fenomeno sicuramente più complesso. La lettura di saggi quali L'italia e il confine orientale, scritto da Marina Cattaruzza (Il Mulino, Bologna 2007), può forse aiutare a comprendere l'intricato insieme di cause che, unite alla evidente componente ideologica, contribuirono ad alimentare l'irrazionale spirale di odio che si innescò in seguito all'otto settembre del 1943. Tra queste, non possiamo ad esempio dimenticare le violenze squadriste perpetrate nella zona durante il Ventennio e le campagne di "italianizzazione" forzata delle popolazioni locali.


A ciò mi sento in dovere di aggiungere che non sono mai stato un grande fan delle "giornate della memoria" - qualsiasi genocidio, crimine o efferatezza si propongano di ricordare - e quindi neanche del "Giorno del Ricordo" istituito nel 2004 per commemorare le vittime delle Foibe. Nonostante possa sembrare un atto dovuto dopo gli anni di oblio che hanno coperto gli eccidi, l'idea di uno Stato che si arroga il diritto di decidere cosa sia verità storica e cosa no, privando di fatto la comunità scientifica di quella serenità necessaria a una pacata ricostruzione dei fatti, mi fa venire i brividi.

Detto questo, bazzicando i corridoi del dipartimento di storia della Sapienza da un bel po' ormai, non ho potuto fare a meno di notare in questi anni l'emergere di idee curiose, che farebbero impallidire anche il negazionista più incallito. Tali posizioni possono così essere riassunte: "Le Foibe non ci sono state, e se ci sono state non c'è morta tutta quella gente, e la gente che c'è morta se lo meritava perché erano fascisti che avevano vessato le popolazioni slave negli anni precedenti". Queste opinioni, più diffuse di quanto si possa credere (date un'occhiata qui), mi fanno rabbrividire tanto quanto l'imposizione della verità storica attraverso una legge votata dal Parlamento. 

Capisco che il mio potrebbe apparire come un atteggiamento cerchiobottista, che non vuole scontentare nessuno, ma penso che la semplificazione "politica" da un lato e il giustificazionismo "ideologico" dall'altro siano due facce della stessa medaglia. Entrambi sono atteggiamenti tipici di chi, anche se in buona fede, intende usare un dramma storico per i propri interessi di bottega. Senza rendersi conto che così facendo si insulta l'unica vera memoria che merita di essere ricordata: quella di persone uccise dall'odio ideologico, senza colore politico, che il Secolo Breve ci ha lasciato in eredità.
 

2 commenti :

  1. la pagina http://comunistiitalianiluzzi.blogspot.com/2012/02/le-foibe-sono-una-menzogna-fascista.html è stata tolta...
    MP

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  2. Pubblicato l'aggiornamento. Quando si dice "Il coraggio delle idee.."

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