18 febbraio 2012

A morte. Per un pugno di tweet

di Riccardo Facchini
In questi giorni, la tentazione di lanciarci in un'attenta esegesi delle boiate sparate da Celentano a Sanremo è stata forte. Ma, a parte che ci ha già pensato il buon Catani su Dailyblog, abbiamo pensato di soprassedere vista l'enorme mole di commenti e pareri sciorinati di recente dai Sanremologi.

Torniamo, quindi, a parlare di Islam. E lo facciamo per segnalarvi un appello diffuso da Valentina Colombo, docente di Cultura e Geopolitica dell’islam presso l’Università Europea di Roma., tramite la sua ultima newsletter (qui trovate un breve riassunto). La studiosa ha segnalato infatti un nuovo caso, non il primo purtroppo, di fatwa emessa da un'autorità musulmana contro un suo cittadino accusato di "blasfemia".


Il presunto eretico è Hamzah Kashghari, giornalista e blogger saudita, condannato a morte dalle autorità del suo Paese con l’accusa di avere oltraggiato Allah e il Profeta. Gli "oltraggi" consistono in tre tweet cinguettati dal malcapitato e che qui riportiamo, nella traduzione di Valentina Colombo

«Nel giorno del tuo compleanno, dirò che ho amato il ribelle in te, che sei sempre stato una fonte di ispirazione per me, e che non mi piacciono gli aloni di divinità intorno a te. Non pregherò per te.

Nel giorno del tuo compleanno, ti trovo ovunque mi giri. Dirò che ho amato alcuni tuoi aspetti, odiato altri, e che non ho potuto comprenderne molti di più.

Nel giorno del tuo compleanno, non mi inchinerò a te. Non bacerò la tua mano. Piuttosto, la stringerò come si fa tra pari, e ti sorriderò come tu sorridi a me. Ti parlerò come a un amico, niente di più.

Forse Hamzah non aveva ben presente quanto le autorità saudite (e non solo) siano un tantino suscettibili sul versante "diciamo-la-nostra-opinione-sulla-religione". Forse non si ricordava che la maggior parte degli stati islamici (e tra questi l'Arabia Saudita) non ha mai voluto siglare la Carta Universale dei Diritti Umani del 1948, dove si afferma che "Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione" (art. 19). Oppure, Hamzah sapeva benissimo entrambe le cose. E, nonostante tutto, ha voluto dire la sua utilizzando un mezzo - i social network - che probabilmente considerava immune dalla censura. Ma che, al contrario, ha fornito ai suoi accusatori la prova schiacciante della sua "eterodossia".

Arrestato a Kuala Lumpur mentre cercava di raggiungere la Nuova Zelanda, ora Hamzah rischia la condanna a morte. Per questo invitiamo tutti i nostri amici - ma anche gli amici degli amici, e pure quelli a cui stiamo antipatici - a siglare un appello promosso da Amnesty International e che potete trovare qui. Giusto per ricordarci che non è sufficiente che un Paese abbia il petrolio e sia amico degli Stati Uniti (leggi: Arabia Saudita) per farci stare zitti di fronte a continue violazioni dei diritti umani. 
I liberi pensatori nel mondo islamico non sembrano purtroppo essere la maggioranza. Facciamogli almeno capire che non sono soli.


 

2 commenti :

  1. mi fai schifo.. allah akbar!!!!!

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  2. scherzo, non sono un islamico... sono sono un bolscevita attentatore alla vita di chiunque

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