13 febbraio 2012

Noi stiamo con Benedetto XVI

di Federico Catani
Il Vaticano è diventato ormai il regno del caos. Vi è una guerra aperta tra fazioni e cordate. Tutti contro tutti, pur di acquisire posti di potere o per non perderli. Da qualche settimana una o più talpe della Segreteria di Stato si divertono a passare alla stampa lettere che dovrebbero restare segrete. E i giornali, che ovviamente fanno il loro mestiere, sbattono tutto in prima pagina, con grande scandalo dei fedeli, specie quelli più ingenui. Ma tant'è, nella fattispecie forse è il caso di dire oportet ut scandala eveniant. Se lo scandalismo riuscisse a portare alla luce il marcio che c'è tra gli uomini di Chiesa e se ciò servisse per compiere una vasta e capillare opera di purificazione, ben venga! Purtroppo, ciò rischia soltanto di infangare il nome di Benedetto XVI, la cui trasparenza cristallina verrebbe messa in ombra, senza considerare che i guai di oggi sono in gran parte frutto degli errori compiuti in ben altri pontificati. Pontificati avvolti però in un malsano alone di ipocrisia, celebrati quasi fossero età dell'oro cui è seguito un periodo di buio. 


Ad ogni modo, in questa sede non vogliamo elencare quello che non va. La sporcizia di cui parlò nella celebre Via Crucis del 2005 l'allora cardinale Ratzinger, e sulla quale è tornato da Papa nel suo viaggio a Fatima (non a caso!), nel 2010, è nota a chiunque non abbia gli occhi e le orecchie foderati di prosciutto. Scandali finanziari e sessuali, ricatti e affiliazioni massoniche sono all'ordine del giorno tra i Sacri Palazzi. Per non parlare poi della drammatica crisi di fede. Benedetto XVI, pur tra mille difficoltà e tra mille "stop and go", da quando siede sul trono di Pietro ha cercato di far capire che la ricreazione doveva finire. In questo modo, la Chiesa, che stava precipitando, è stata aiutata a non cadere del tutto con un paracadute.

Vogliamo o no riconoscere i meriti di Papa Ratzinger? Bisogna evidenziare non solo il gran bene fatto per restaurare la retta dottrina cattolica in una Chiesa allo sbando, ma anche le azioni messe in campo per rendere il Vaticano un esempio di trasparenza. Pensiamo allo Ior, ora retto da un uomo competente e onesto come Ettore Gotti Tedeschi. Oppure all'inserimento della Santa Sede nella "White List" degli Stati virtuosi. Oppure ancora alla strenua lotta contro i casi di pedofilia ed il loro insabbiamento. Nessuno come Benedetto XVI ha fatto di più in questi ambiti. Eppure è stato attaccato, calunniato e diffamato come mai era avvenuto nel recente passato. E la Sala Stampa della Santa Sede ha dimostrato in maniera imbarazzante di non essere in grado (o non volere?) di difendere il Papa. Non è avvenuto così quando si è trattato di tutelare qualche cardinale o qualche vescovo poco affidabile. Insomma, il Santo Padre è circondato da lupi feroci. Speriamo riesca lo stesso a prendere le decisioni più giuste per il bene della Chiesa. Intanto, gli attacchi che riceve da ogni dove stanno a dimostrare la bontà delle sue posizioni. "Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi" c'è scritto nel Vangelo (Lc, 6,26). Noi stiamo con Benedetto XVI. Noi stiamo con il Papa.



 

0 commenti :

Posta un commento