01 febbraio 2012

Perché non mi unisco al coro anti-evasione

di Alessandro Rico
Non mi convincono i blitz della Finanza nei templi del lusso. Non mi convince la caccia all’evasore, non mi convincono l’atmosfera delatoria e il rancore sociale che la crisi ha alimentato e che una parte di politica asseconda, un’altra parte fomenta. Non mi convince la metafora del parassita della società e non mi convincono le premesse su cui il paragone si fonda. Le mie obiezioni sviluppano due motivi: il tema del monopolio dello Stato sui servizi e del rapporto tra redistribuzione del reddito e vessazione fiscale.

Circola una patetica pubblicità-progresso che veicola il messaggio educativo: «Se paghi le tasse, le tasse ti ripagano con più servizi». Sorvoliamo sulle perplessità circa l’efficienza della cosa pubblica; ci sono Paesi in cui essa funziona e d’altronde le lentezze della burocrazia non valgono come controargomento. La vera domanda è: a che titolo lo Stato impone tributi per implementare dei servizi? Perché deve essere l’unico fornitore di questi servizi? Chi ha deciso che il monopolio statale è preferibile a un sistema concorrenziale? A me sembra che su questo fronte agisca fondamentalmente il tipico pregiudizio ideologico da Welfare State europeo. L’idea che un privato viva per fregare l’utente indifeso, somministrandogli un pessimo servizio a costi altissimi e che sia perciò necessario l’intervento soterico della grande balia statale. Eppure, ci sarebbero altri modi di risolvere il problema. Il pagamento a domanda, ad esempio (pago di più quando uso un servizio, ma mi libero delle relative tasse sul reddito) e l’accoglimento di una logica concorrenziale che ha effetti propulsivi sulla qualità e contenitivi sui prezzi. Di principio non c’è alcun settore in cui lo Stato debba essere l’unico fornitore, neppure nel campo previdenziale, se è vero che persino in Svezia si sta diffondendo il sistema delle assicurazioni private (più responsabilizzante e sostenibile). Lo dico, pertanto, con molto candore: non vedo per quale ragione si debba costringere un cittadino a pagare per dei servizi che potrebbe ricevere da aziende in competizione, sborsando solo quando decide di utilizzarli e conservando la rispettiva quota di reddito.

Con il secondo punto tocchiamo un aspetto delicato, quello della ridistribuzione della ricchezza. Un’esigenza cui non si può negare una seria considerazione, ma che non deve diventare la giustificazione per una tassazione vessatoria, sulla base della convinzione moralistica che la ricchezza derivi da una sorta di usurpazione. Oltre un certo limite, la facoltà che il potere pubblico si arroga di stabilire la quantità di reddito che deve essere assicurata a tutti e, specularmente, quella da sottrarre a chi eccede il livello minimo, diventa uno strumento pernicioso di limitazione della libertà. Non è così pacifico che lo Stato abbia il diritto di esercitare questa forma di controllo sulla dimensione economica della vita degli individui. Perciò mi lascia molto perplesso questo accanimento sull’evasore. È chiaro che i contribuenti sono (giustamente) esasperati. Ma se le tasse sono alte bisogna abbassarle, non accontentarsi di fare un mal comune mezzo gaudio (se tutti pagano, siamo tutti ugualmente oppressi). Basta non appiattirsi sul principio di legalità per capire che se una tassazione è iniqua o vessatoria, non ci sono i presupposti etici per vituperare il trasgressore. 

Naturalmente non oso fare l’apologia dei furbetti che imboscano lingotti nelle Lamborghini, dei gioiellieri da mille euro al mese e dei commercianti che risparmiano carta e inchiostro per gli scontrini. Fatico solo a riconoscermi in uno Stato che dissangua i dipendenti, svena i professionisti, spenna gli imprenditori e poi elargisce assistenza tra cassintegrazioni, assegni di disoccupazione e finte invalidità; uno Stato che premia l’improduttività e punisce il guadagno onesto, stuzzicando la tentazione di procurarsene un altro po’ di sottecchi (sempre che il crimine abbisogni di incentivi). Ditemi quello che volete, ma il populismo dipietrista sui capitali scudati e gli ergastoli gratuiti inizia a disgustarmi. C’è  una bella differenza tra un erario equo nei confronti del quale è sacrosanto osservare degli obblighi, e uno Stato salassatore che esacerba le discordie interne e addita un capro espiatorio, per giustificare il fallimento di un sistema sprecone. 
Non che nutra illusioni su una sequenza meccanica di riduzione dell’imposizione e diminuzione dell’evasione; ma almeno se il fisco chiede il giusto, avrà torto solo chi non paga.  
 

6 commenti :

  1. E cosa ne pensi dei vescovi italiani che ci ricordano che non pagar le tasse é peccato?
    Puo la Chiesa mettersi dalla parte di una stato che si prende circa la metá di quello che guadagni? Purtroppo leggono il principio di sussidiarietá alla rovescio, non dice lo stato deve fare quello che i privati non possono ma lo stato non deve fare quello che i privati possono fare. Risultato referendum sull´acqua.

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  2. io invece mi unirei al coro antisperperi (se esistesse)

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  3. "L’idea che un privato viva per fregare l’utente indifeso, somministrandogli un pessimo servizio a costi altissimi e che sia perciò necessario l’intervento soterico della grande balia statale."

    Ripensa un attimo a quanto c'è voluto per fare abolire i costi di ricarica (veri e propri pizzi) alle compagnie telefoniche, che han sempre fatto cartello.
    Guarda i contratti-truffa delle aziende come "Teletu" o "Enel energia".
    Pensa alle terribili condizioni dei treni in Italia (viaggio da 6 anni col treno, anche in tratte lunghe, e ne ho viste di tutti i colori).

    Se questa idea si è radicata nella gente, un motivo ci deve essere.
    Un meccanismo del genere in Italia, terra dove i controlli sono una barzelletta e il cittadino non ha potere contro gli abusi (si pensi all'assenza di una legge efficace a favore delle class action), non può funzionare.

    Il servizio pubblico si differenzia dal privato perché il secondo viene attivato solo ove vi è un guadagno, lasciando scoperte le zone dove le spese non vengano compensate dai guadagni.
    Questo accade nelle mie Marche, ove sono state soppresse tratte ferroviarie, rimpiazzate da collegamenti con autobus privati che circolano solo nelle zone che garantiscono alta remunerazione.
    Proprio per questo il Pubblico deve essere, a mio avviso, incoraggiato il più possibile ove la carenza del privato possa ledere i diritti fondamentali del cittadino: sanità, trasporti, istruzione, acqua, elettricità.

    Il pubblico, non ricercando il profitto, può permettersi prezzi più bassi, oppure d'investire completamente i profitti nella compensazione delle perdite dovute alla garanzia dei servizi essenziali.

    Le assicurazioni sanitarie private mi mettono i brividi: pensa a ciò che accade negli States, a quanta gente non può permettersi cure adeguate perché la sua assicurazione non copre alcune malattie. Questa dovrebbe essere una cosa inaccettabile nello Stato moderno, in quanto lo Stato innanzitutto è (dovrebbe) un insieme di persone che si coprono le spalle a vicenda, qualunque cosa succeda.

    Ben vedo i blitz anti-evasione nei luoghi del lusso, perché non se ne può più di gente che dichiara come un operaio e ha la lamborghini (come tu ricordi).
    Come non se ne può più di essere tra gli stati più tassati del mondo e vedere sprechi di denaro pubblico da far piangere sangue.

    E' però difficile che lo Stato esiga meno, se una parte non trascurabile dei cittadini, che dovrebbe essere anche ben pasciuta (orefici, dentisti, albergatori ecc...) dichiara lo stipendio di un cassaintegrato! °_°
    Esigere meno senza promuovere una FERREA lotta senza quartiere all'evasione significherebbe la bancarotta.

    Ovviamente sarebbe una gran presa in giro se la pressione fiscale non venisse ridotta di pari passo alla diminuzione dell'evasione.
    Ciononostante, la lotta all'evasione deve restare al priorità, per ristabilire la giustizia e la sostenibilità del lavoro (un' azienda in nero fa concorrenza sleale) nei confronti di aziende e cittadini.

    Che dire...ben vengano anni di controlli spietati, che impongano a tutti di pagare il dovuto (non un soldo di più), ove le leggi vengano fatte rispettare da tutti, i reati fiscali perseguiti (e non depenalizzati, come da trend degli ultimi anni), se le tasse saranno abbassate e la spesa pubblica controllata ai raggi-x!

    Saluti!
    Grillalot

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  4. ciao ale, sono GIANLUCA MALANDRA... condivido con te che bisogna ammettere che la macchina dello stato è un disastro ma purtroppo, lo stato ingombrante ed inefficiente è stato progettato tale, da quando esiste la repubblica il parlamento è sempre stato composto per metà da avvocati, per l'altra metà da pregiudicati.. di sicuro il populismo non aiuterà mai e non garantirà giustizia, perchè la legislazione è vasta, complicata e progettata per nascondervi cavilli e perchè non funzioni... i nostri problemi provengono da lontano, in parte dalla costituzione (che è stata scritta da troppi e sebbene i singoli pezzi fossero bellissimi tutti insieme non si incastrano bene, in parte perchè se in germania si è lavorato per scongiurare Weimar, qui si è fatta la republica di Weimar, un paese ingovernabile e politicamente instabile che ha prodotto 250000 leggi!!!) in altra parte dalla mentalità bigotta e di corte vedute dei cittadini. Credo che l'evasione da un lato e lo sperpero di denaro dall'altro sono 2 facce della stessa italia composta da cittadini che di fatto, da un lato vorrebbero un sistema liberale all'americana, con uno stato che abbia poche competenze non derogabili (difesa, giustizia...), dall'altra faccia, la volontà di chi non paga mai, di continuare ad usufruire gratis di servizi, di partecipare agli appalti, insomma di continuare a divorare le ricchezze prodotte dai cittadini onesti... in america muori se hai i soldi e non ti assicuri, qui invece non si paga ma alla fine se succede qualcosa... i primi interessati a mantenere le cose così sono gli evasori! Per me qui convivono 2 italie, chi paga troppo e chi mai, siamo di fatto in un paese più che federale, dove le opere publiche strategiche (come la tav) dovrebbero essere decise dalla vecchietta di un paesello e tutti i sindaci dovrebbero essere d'accordo... dove intere regioni sono da considerarsi a statuto speciale o ambiscono a diventarlo... insomma qui, quando si chiede Roma fa comodo (a tutti liberali, federalisti, chiesa, sindaci ecc...) quando si intaccano interessi personali lo stato fatica a stabilire il proprio territorio di competenza...

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  5. perdonate ripetizioni e le sgrammaticatezze del mio commento... è colpa del pc!!!

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  6. "Ciononostante, la lotta all'evasione deve restare al priorità, per ristabilire la giustizia e la sostenibilità del lavoro (un' azienda in nero fa concorrenza sleale) nei confronti di aziende e cittadini."

    Grillalot, Ti sei mai chiesto perche un imprenditore rischia il suo patrimonio, buon nome e forse la galera evadendo tasse?
    Le risposte sono due é un delinquente é non li frega niente di quel che succeda se lo prendono o é una persona onesta che lo fa per soppravvivere. Se la prima risposta é quella vera, abbiamo di nuovo due casi o l´evasione é minima perche in Italia i delinquenti sono una minoranza é non tutti fanno gli imprenditori, o l´evasione é un grande problema e da questo si deduce che l´Italia é un paese pieno di delinquenti e se questo é vero non c´é scampo, perche molti fanno gli imprenditori e tanti altri fanno i politici, i banchieri i giudici.
    Se l´Italia non fosse piena di delinquenti e l´evasione fosse molto alta allora vuol dire che la gente deve evadere e le tasse son troppo alte perche hai un probblema di politica economica.

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