21 febbraio 2012

Primarie Repubblicane: better conservative or libertarian?

Premessa: la redazione rimane per ovvie ragioni pro-Santorum (un tradizionalista alla Casa Bianca? E quando ricapita!), ma volemo fà i libbberali e quindi ospitiamo un pezzo pro-Paul
di Alessandro Rico
Negli Stati Uniti si stanno svolgendo le primarie dei Repubblicani e i simpatizzanti del partito sono chiamati a scegliere il futuro sfidante di Obama. Ormai, si tratta di un confronto a tre: Romney, Gingrich e Santorum; il candidato liberale Ron Paul è fuori dai giochi. La tendenza conservatrice si è imposta ancora sugli esigui libertarians, coerenti a se stessi ma relegati in un una nicchia ideologica. Si ripropone perciò un vecchio quesito: meglio regnare all’Inferno o servire in Paradiso? Meglio accettare un conservative pur di far fuori i democratici, o darla subito vinta a Obama, candidando però un vero liberale?

Mi ritorna in mente l’appendice di Hayek a The constitution of liberty, ove il Nobel austriaco spiega: «Perché non sono conservatore». Se vogliamo, la risposta è abbastanza ovvia. «Conservare» per partito preso vuol dire lasciarsi sfuggire la possibilità di rinnovare l’inventario di credenze e abitudini che una società eredita dal passato. La posizione dei libertarians è che il conservatorismo sia una sorta di deriva irragionevole di una sociologia che, di per sé, ha solidi fondamenti: è vero che gli uomini creano le istituzioni, ma non per questo possono manipolarle a loro piacimento. Un’istituzione ha bisogno di molto tempo per affermarsi e spesso il lavoro cominciato in un’epoca si conclude dopo parecchie generazioni. 

Detto questo, mi domando: quando si fa politica, è possibile essere fino in fondo Ron Paul? La concezione cosiddetta «libertaria» è normativa e non descrittiva: dice come le cose dovrebbero andare, non come vanno. Ma è sempre difficile, oltre che sconveniente, costringere la realtà entro i rigidi confini dell’ideale. È un po’come se una donna formosa indossasse un vestito troppo stretto. I conservatori non sono certo puntuali interpreti di Locke, spesso antepongono privatizzazioni «predatorie» a regimi di concorrenza e non di rado peccano sulla tutela dei diritti individuali (come dimenticare il Patriot Act dell’amministrazione Bush?). Ma forse è più logico aspettarsi che l’ala libertarian sposti al centro quella conservative, piuttosto che sperare in un trasferimento alla Casa Bianca della Scuola Austriaca.

Ai tempi di Reagan, Paul era su posizioni critiche; fu sempre un indefesso difensore dei principi costituzionali americani, ma non si può dire che il suo contributo sia risultato decisivo per i destini degli Stati Uniti. Ronald Reagan e Margaret Thatcher, i due personaggi di potere più vicini al liberalismo classico, sono stati, invece, dei conservatori: il primo dovette accettare un keynesiano come Greenspan alla presidenza della Fed, e nella fase finale della Guerra Fredda aumentò vertiginosamente la spesa militare; la seconda seguì una politica di rigore di bilancio, si lanciò in un deciso programma di liberalizzazioni, ma riconsegnò manu militari le Falkland all’Inghilterra,  gesto che i pacifisti libertarians giudicherebbero poco adatto al dogma della neutralità. 

Insomma, i grandi protagonisti della stagione cosiddetta «neoliberista» non furono discepoli ortodossi di Rothbard o Friedman. Il punto è che difficilmente si può cambiare il mondo traducendo alla lettera un saggio di teoria politica. Ora, non so se sia meglio un conservatore oggi oppure un libertarian nel futuro. Ma di certo è meglio Romney domani, che Obama per un altro mandato
 

3 commenti :

  1. Hai fatto una serie di errori.
    Inanzittutto non si capisce perchè se Ron Paul è fuori dai giochi,non lo sia Gingrich,che oltretutto in Virginia stato a lui favorevole,non è riuscito neanche a raccogliere le firme per potersi presentare.
    Ron Paul non è un liberale è un libertario,c'è una bella differenza.
    Durante la presidenza di Reagan c'era Volker,e Greenspan non era un keynesiano,ma un sostenitore della scuola austriaca.
    I libertari non sono pacifisti,e non vedo cosa c'entri la neutralità nel caso Falkland che era territorio Inglese.

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  2. Alessandro Rico23 febbraio 2012 20:12

    Devo rettificare su Greenspan, in effetti ho invertito i nomi. Anche se Greenspan ottenne la presidenza della Fed nell'87, quando era ancora presidente Reagan.
    Devo invece rigettare molte delle altre critiche. Innanzitutto i dati delle primarie parlano chiaro, dopodiché mi pare si evinca chiaramente chi è il candidato favorito. Se vogliamo sostenere che Paul è ancora in corsa, facciamo pure, ma temo (e me ne rammarico) che sia pura illusione. D'altronde, l'unica "bella differenza" che c'è è tra la parola "libertario" e il termine inglese "libertarian", che in italiano non si traduce assolutamente come hai fatto tu. La questione su quali siano i veri liberali è annosa, ancora aperta e non mi sembra sia opportuno risolverla in questa sede. Io propenderei per considerare i "libertarians" come veri liberali (meglio usare la definizione "old Whig", magari), ma ripeto, il termine "libertario" ha in italiano tutt'altra accezione e non può essere applicato a Ron Paul e ai Tea Party. Molte perplessità anche l'idea che i "libertarians" non siano pacifisti: vatti a vedere cosa sostiene Paul e poi ne riparliamo. Infine, l'allusione alle Falkland riguarda ovviamente la possibilità di risolvere con la forza controversie internazionali, senza previe mediazioni diplomatiche, un fatto che ai "libertarians" certamente non va giù.

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  3. Non mi pare di aver detto che Paul è in corsa,ho detto che se si considera Gingrich ancora in corsa allora lo è anche Paul(per me sono entrambi fuori dai giochi ormai).

    Sul termine libertario mi limito a constatare che i libertari e Tea Parties Italiani sostengono Ron paul.

    Ron paul non è un pacifista ma un isolazionista,la sua posizione non è diversa da quella che aveva la maggioranza dei Repubblicani fino alla 2 guerra mondiale.

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