12 marzo 2012

Angelino, i matrimoni gay e il fuoco amico

di Riccardo Facchini
Noi lo avevamo già detto che 'sto ragazzo prometteva bene, quid o non quid. E per ora abbiamo avuto una piccola conferma. Le dichiarazioni di Alfano alla scuola politica del Pdl di Orvieto (una delle tante occasioni che hanno le correnti per scannarsi) in merito ai matrimoni gay non possono infatti che trovarci d'accordo. Il centrosinistra li vuole, lui no. Quindi, se in futuro vincerà lui, non ci saranno. Un concetto abbastanza semplice, lineare, forse un po' prematuro da tirar fuori ora, ma comunque condivisibile da parte di chi abbia ancora il coraggio di dichiararsi conservatore sui valori e non solo su quante tasse far pagare ai cittadini.

Oggi non intendo però discutere dei matrimoni gay in sé. Preferisco infatti centrare l'attenzione sulle reazioni politiche al discorso di Alfano, e non su quelle provenienti dai suoi oppositori, bensì dal mondo c.d. "liberal-conservatore". Sui social network, tanti liberaloni - alcuni anche nostri amici - hanno fatto quasi a gara ad appicciare addosso all'ex guardasigili le etichette più scontate e irrispettose. "Clerico-fascista", "Democristiano", "Papa-boy" e chi più ne ha più ne metta. Se queste dichiarazioni fossero provenute da un Grillini o da una Concia qualsiasi ok, ma vederle proferite da personaggi che non hanno mai nascosto simpatie politiche per il centrodestra mi fa riflettere su uno dei tanti problemi irrisolti del berlusconismo: la laicità.

Tutti coloro che "da destra" hanno criticato le dichiarazioni del segretario del Pdl non fanno altro infatti che riempirsi la bocca di questa bella parola che, unita al ritornello della destra "moderna ed europea", rappresenta una sorta di passe-partout utilizzato un po' da chiunque ogni qual volta subentrino nel dibattito pubblico tematiche eticamente sensibili. Non si rendono però conto che un partito conservatore totalmente laico, se non laicista, e indifferente ad alcune basilari norme di diritto naturale è utile al suo Paese come il 75 % di possesso palla lo è per la Roma di Luis Enrique. Stanno cadendo tutti nel tranello (quelli in buona fede almeno) che sarà lo spread a salvarci, o lo Stato Minimo, o l'anarco-liberlismo, o Ronald Reagan redivivo. Dimenticando che un vero fronte conservatore, checché ne dica il modernissimo Cameron, su certi temi non può scender a compromessi. In cosa si differenzierebbe altrimenti dalle opposizioni tanto "de sinistra"? Solo dall'introduzione della patrimoniale?

Una volta ebbi l'occasione di domandare al senatore Marcello Pera cosa ne pensasse di questi liberali sempre pronti a brandire la laicità come un machete. Lui mi rispose con il leit motiv dei liberali-che-non-sono-veri-liberali e che hanno smarrito la retta via. Un po' la versione del nostro caro amico Daniele Venanzi. Questa storiella, onestamente, mi ha un po' stancato. Scelgano da che parte stare e abbiano il coraggio di dirlo una volta per tutte: lo spread è più importante delle nozze gay, dell'aborto e di tante altre questioni bioetiche. Ma almeno la smettano di dichiararsi conservatori.

P.S.
Angelì, c'avrai pure sto quid, sei contro i matrimoni gay e ti sta antipatico il ministro Riccardi. Ma, nel caso diventassi Premier, prova solo a rifilarci di nascosto un ddl paraculo da cattolico adulto sui Dico o sui Pacs e vedi che te famo.
 

1 commento :

  1. Lo ammetto, rientro nella schiera di coloro per i quali la laicità è un valore importante, altrimenti non mi affannerei a distinguerla dal laicismo.

    D’ atro canto non penso di essere immune da una certa sensibilità “conservatrice”, come del resto non lo è qualsiasi liberale (classico).

    E allora? Come coniugare le due cose all’ apparenza in contraddizione?

    Semplice: mi piacerebbe che lo Stato non distruggesse le tradizioni che emergono spontaneamente presso i popoli (magari con la scusa di educarli alla modernità), d’ altro canto mi ripugna l’ idea che si faccia promotore di un accanimento terapeutico verso istituzioni già più di là che di qua.

    Nel campo dei matrimoni difficilmente arriverei a invocare pacs, dico o matrimonio gay, d’ altro canto non riesco a trattenermi dal gridare “via lo Stato dal business dei matrimoni”, compreso quello tradizionale.

    Se credo al matrimonio tradizionale è anche perché, senza averne la certezza, credo che sia una formula vincente, quella con più probabilità di emergere in un processo spontaneo in cui è chiesto agli uomini di organizzarsi per sopravvivere in ambiente con rischi non mitigabili invocando fantomatici “diritti” inventati il giorno prima da qualche politico “moderno”.

    In questo senso il liberale crede al “matrimonio tradizionale”, e ci crede veramente, anche più del conservatore che invoca per contro stampelle e gessi per cio’ che in fondo ritiene claudicante quando non già compromesso.

    Come vedete anche un liberale puo’ avere a cuore i valori della tradizione, quel che cambia è solo il modo per portarli al centro dell’ arengo.

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