13 marzo 2012

Don Santoro e i corsi e ricorsi del dissenso cattolico

di Marco Mancini
Corsi prematrimoniali per coppie omosessuali. Questa l’ultima trovata di don Alessandro Santoro, cappellano della comunità di base delle Piagge di Firenze e ultimo erede di quella “Chiesa del dissenso” che proprio nel capoluogo toscano ha storicamente trovato terreno fertile, annoverando esponenti del calibro di don Milani, don Enzo Mazzi, don Ernesto Balducci.

Lasciando da parte le numerose perplessità, anche molto pratiche, che sorgono a proposito di un’iniziativa del genere (per esempio, che senso ha far partecipare la gente al “pre”, quando il “post” è comunque interdetto?), va registrato che il sacerdote non è nuovo a performance di questo tipo. Nella primavera del 2009, quando il sindaco di Firenze Domenici conferì la cittadinanza onoraria a Beppino Englaro, padre di Eluana, Santoro aveva partecipato all’incontro organizzato proprio dall’anziano e famigerato don Mazzi (morto nell’ottobre scorso) presso la comunità dell’Isolotto, dicendosi “profondamente disturbato da questa ostentata onniscienza della Chiesa in cui non riesco più a riconoscermi. Di quel cristianesimo non so che farmene, il Vangelo di fronte alla vita usa solo la parola amore, che significa avvicinarsi all´altro e al suo mistero per riconoscersi”. Insomma, la radicalità del Vangelo annacquata nella solita melassa buonista e politicamente corretta, corredata dalla tipica neo-lingua clericale di chi non ha nulla di rilevante da dire ma riesce a dirlo molto bene.

Qualche mese dopo, nell’ottobre del 2009, don Santoro venne invece rimosso dal suo incarico per avere benedetto l’unione di un uomo e di un trans, celebrando uno pseudo-matrimonio di nessuna efficacia sacramentale, ma fu reintegrato sei mesi dopo. Evidentemente, però, né il bastone né la successiva carota sono stati sufficienti a farlo tornare sulla retta via, viste le notizie degli ultimi giorni.  
Ed è veramente stucchevole la retorica che si continua a fare, da parte del solito intellettualume sinistroide, sull’impegno sociale dei don Santoro, dei don Gallo, di tutti i sacerdoti “scomodi”, la cui unica colpa sarebbe quella di essere troppo vicini ai poveri, ai deboli, agli emarginati, ai sofferenti, e troppo distanti dai giochi di potere della Chiesa “ufficiale”. Come se non esistessero decine, centinaia, migliaia di sacerdoti che profondono un impegno simile e anche superiore, senza per questo sentire la necessità di rinnegare la propria fede cattolica e di assumere posizioni eterodosse sul piano dottrinale (infatti, proprio per questo non fanno notizia). In questa trappola cadono a volte persino osservatori al di sopra di ogni sospetto: uno dei migliori vaticanisti italiani, Andrea Tornielli, presentando la figura del nuovo patriarca di Venezia Moraglia, lo ha dapprima descritto come “un ratzingeriano, sia dal punto di vista teologico che liturgico”, salvo poi aggiungere “ma le cronache spezzine hanno più volte registrato anche le sue prese di posizione in favore degli operai disoccupati”. Come se le due cose fossero in opposizione.

Senza dimenticare che, come ha scritto Carlo Marx, se gli eventi della storia tendono a presentarsi una prima volta sotto forma di tragedia, la seconda lo fanno sotto forma di farsa. V’era qualcosa di grande e di drammatico nel dissenso cattolico dei tempi di Paolo VI, nella sbornia sessantottina che coinvolse una parte non irrilevante della Chiesa dell’epoca, nelle sbandate marxisteggianti della teologia della liberazione. Di tanta speme questo oggi ci resta: i corsi prematrimoniali per le coppie gay, vale a dire l’ideologia dei desideri individuali da tramutare in diritti. Un esempio paradigmatico della grottesca parabola vissuta non solo dalla Chiesa dei disobbedienti, ma dall’intera sinistra occidentale. “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini” (Mt 5, 13). Se leggessero il Vangelo con più attenzione, i cattolici del dissenso scoprirebbero forse che Nostro Signore li aveva messi in guardia per tempo.

 

2 commenti :

  1. Purtroppo si preferisce dare spezio a questi individui e relegare alla panchia tanti buoni sacerdoti, certamente non brillanti come Santoro, ma disposti al sacrificio e senza tante alzate d'ingegno. Tra l'altro, mi pare proprio dopo il reintegro in parrocchia, un 25 aprile, in una TV locale mi trovo proprio lui che si vantava, per commemorare la storica ricorrenza, di aver fatto una scampagnata in bibcletta con i COMPAGNI, con tanto di fazzoletto rosso al collo.
    Ho scritto indignato al Vescoco ausiliare, ma niente.
    Buongiorno.

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