26 marzo 2012

Il Papa in Messico, tra Massoneria e Cristeros

di Marco Mancini
Era grande l’attesa per il viaggio di Benedetto XVI in Messico e a Cuba. Se i media hanno sottolineato soprattutto l’importanza della visita nell’isola di Fidel Castro, alle prese con un lungo e difficile cammino di riforma del proprio sistema socialista, minore attenzione è stata riservata, invece, al soggiorno del Santo Padre in Messico, che assume invece ai nostri occhi importanza centrale.

Chi conosce la storia del Paese centroamericano, afflitto dal gravissimo problema della criminalità legata al narcotraffico, sa bene quale livello di laicismo sia stato imposto al popolo messicano, profondamente attaccato alla fede cattolica, dalle elite massoniche e anticlericali succedutesi al potere dalla seconda metà dell’Ottocento in poi. In particolare, la Costituzione del 1917, tuttora in vigore seppure in parte modificata, prevedeva la soppressione degli ordini religiosi, la nazionalizzazione di tutti i beni ecclesiastici, il divieto del culto fuori dalle Chiese. Nel 1926 il presidente Plutarco Calles, ferocemente anticlericale, decise di dare attuazione a molte di quelle misure, attraverso leggi che istituirono addirittura una sorta di “numero chiuso” per quanto riguarda i sacerdoti, che proibirono loro di indossare in pubblico l’abito talare, oltre ad imporre agli impiegati pubblici l’abiura della fede cattolica. 

Il crescente clima di persecuzione esasperò a tal punto la popolazione che, rivelatesi presto inutili le proteste non violente, finì per scoppiare una vera e propria guerra civile, nota ai più come Guerra Cristera. I rivoltosi, che arrivarono a costituire un esercito popolare di decine di migliaia di effettivi, si sollevarono al grido di “¡Viva Cristo Rey!” (da cui il nome di “Cristeros”) e adottarono come propria effigie quella della Madonna di Guadalupe, riuscendo ad assumere il controllo di vaste aree, specie nel Sud. Da Roma, la Santa Sede non fornì un’esplicita legittimazione alle forze ribelli, ma Pio XI, pienamente consapevole del fatto che il Messico fosse oramai “un Paese totalmente infeudato alla Massoneria”, emanò più di un’enciclica di condanna delle persecuzioni religiose attuate dal Governo. Nel 1929 fu stipulato un accordo per il cessate il fuoco, che prevedeva un ammorbidimento della legislazione anti-religiosa; esso, tuttavia, non fu sufficiente ad evitare un ritorno, seppure in tono minore, delle persecuzioni negli anni successivi.

Che il tema sia ancora di stretta attualità, è dimostrato dalle vicende che hanno accompagnato la realizzazione del film dedicato proprio alla storia dei Cristeros dal regista Dean Wright e interpretato, tra gli altri, da Andy Garcia, Eva Longoria e Peter O’Toole. La pellicola, intitolata “Cristiada”, fatica infatti ormai da un anno a trovare una casa di distribuzione che ne consenta l’uscita nelle sale cinematografiche, anche se pare che ultimamente qualcosa si stia muovendo, almeno per quanto riguarda il Messico e gli Stati Uniti.

I Cristeros, dunque, fanno ancora paura. Perché la loro lotta vive ancora nell’anima delle genti messicane, nelle folle immense che accolsero la visita di Giovanni Paolo II nel 1979, la prima mai compiuta nel Paese da un Papa. Forse per questo i soliti noti, sia in Messico che dalle nostre parti, hanno levato le loro moleste – e fortunatamente sparute – voci di protesta contro il viaggio di Benedetto XVI, che si è rivelato, come al solito, un grandissimo successo. Evidentemente è troppo forte la rabbia di taluni nell’assistere allo spettacolo di un popolo che continua ad invocare, quasi 100 anni dopo, la regalità sociale di Cristo.

 

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