08 marzo 2012

La domenica non si lavora. Si va a Messa


di Federico Catani
Sono nato in una bella e assolata domenica di fine ottobre e, almeno dalle mie parti, si dice che chi nasce di domenica non ha voglia di lavorare. In realtà, quando sono impegnato in qualcosa, solitamente lo faccio con grande impegno. Tuttavia, è assolutamente vero che non sono affatto un fanatico del lavoro.
Questa premessa quasi sicuramente non interesserà nessuno dei nostri quattro lettori, ma è necessaria per affrontare un tema oggi molto attuale.


Pare infatti che l'esimio professor Monti voglia abolire la domenica o, per voler essere meno demagogici, pare abbia intenzione di permettere ai commercianti di tenere aperti i loro negozi anche nei giorni di festa. Tutto ciò, stando alle alte elucubrazioni dell'insigne economista e che certamente uno come il sottoscritto fa fatica a comprendere in quanto inferiore ed ignorante, dovrebbe portare ad un aumento del Pil. In questi giorni si è sviluppato un dibattito sul tema. da una parte è intervenuto magistralmente Antonio Socci su Libero, a difesa della domenica. Dall'altra va segnalato un post di Camelot destra ideale, in cui invece si sposano le tesi del liberismo più sfrenato e ci si chiede se mai un cattolico può dirsi liberale. A questo interrogativo non è difficile rispondere. Checché se ne dica, un buon cattolico non potrà mai dirsi liberale. Si possono fare tutti i distinguo che vogliamo, ma questa è la realtà. E sul tema della domenica non c'è argomento che tenga. Il Padreterno ha detto chiaramente che il settimo giorno (primo per noi cristiani) non si lavora. Punto e basta. I casi in cui alcuni sono costretti, per il bene comune, ad esercitare la propria attività professionale di domenica sono l'eccezione che conferma la regola. Non si tratta tanto e solo di una visione cattolica, perché tutti hanno accettato (ben volentieri!) l'esistenza di un giorno dedicato al relax, oltre che, per chi crede, alla preghiera.

Sostenere che Monti non vuole imporre niente a nessuno, ma semplicemente consentire a chi vuole lavorare di farlo è alquanto ingannevole. Infatti, per non subire la concorrenza, tutti saranno indotti a tenere alzate le saracinesche e chi non vorrà sarà inevitabilmente penalizzato. I piccoli esercizi commerciali, con poco personale, non riusciranno a reggere la competizione con i grandi supermercati e così via. Che poi in nome della ricchezza e del Pil si debba mandare a quel paese il Creatore è intollerabile. Meglio essere un tantino più poveri, ma più ricchi di spirito. E inoltre, siamo sicuri che solo questo sia il modo per stare economicamente meglio? Il boom degli anni Cinquanta e Sessanta è avvenuto in un'Italia in cui i giorni festivi erano di gran lunga più numerosi (e io gradirei che molte feste venissero ripristinate!).

Concludo questo intervento - e chiedo scusa per le parole da uomo della strada - rispondendo alla solita accusa mossa ai cattolici da parte dei presunti liberali, ovvero quella di voler imporre a tutti la propria fede. La fede non si può imporre, ma lo Stato ha il dovere di aiutare i cittadini a salvarsi l'anima. Lo so che questo non lo dice più nessuno. E per questo provo a ricordarlo io. Certamente oggi non vi sono più stati cattolici. Ma la regalità sociale di Nostro Signore resta pur sempre il modello cui guardare.    
 

6 commenti :

  1. Recentemente due filosofi hanno osservato che se possiamo sopprimere l’ embrione, non vi sono ragioni cogenti per impedire di sopprimere i bambini già nati. Applausi di cuore per la chiarezza, chissà che a qualcuno non salti all’ occhio che l’ aberrazione della conclusione deriva dritta dritta dall’ aberrazione delle premesse.

    Attendo qualcuno con il coraggio necessario per dire che se lo Stato/prete è tenuto a far osservare il giorno del signore, allora nulla vieta che, via decreto legge, ci costringa tutti a messa. E magari, proprio come per i biologi, chi lo dice ne sarà pure convinto, ma io conto sull’ effetto illuminante che una simile uscita potrebbe sortire sui più.

    A me, da cattolico, lo stato/prete non piace in generale, con il welfare ha espropriato famiglia e Chiesa di funzioni vitali intaccandone la centralità, figuriamoci se simpatizzo per uno stato prete che si mette a suonare le campane come un sacrestano qualsiasi.

    Si potrebbero poi fare esperimenti sul campo e scoprire che i paesi avanzati con meno feste sono anche quelli a religiosità più diffusa. Motivo? Questione di filosofia: c’ è chi sacralizza “tempo libero” e “piacere” in un’ ottica eudemonista e chi privilegia “impegno” e “etica del lavoro sodo” in un’ ottica virtuosistica. Si dà il caso che la religiosità si accompagna meglio alla virtù che al piacere.

    p.s. “il sottoscritto fa fatica a comprendere in quanto inferiore ed ignorante, dovrebbe portare ad un aumento del Pil”. Forse il mistero si dissolve osservando che “chi lavora di più, guadagna di più”.

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  2. Sono Riccardo Facchini, rispondo a titolo personale ma credo di interpretare il pensiero di Federico.
    Qui il problema è che si confonde uno Stato confessionale (che alcuni di noi - Catani, Mancini, Piazza credo - non hanno mai fatto mistero di augurarsi) con uno Stato Etico moderno.

    Le monarchie o i comuni medievali, tanto esaltati da alcuni pensatori liberali perché paragonati a esempi di "Stati Minimi", favorivano senza problemi la diffusione del messaggio cristiano senza per questo giungere all'invasività dello Stato Moderno. Uno Stato che vuole salvaguardare e promuovere "anche" la sfera religiosa pubblica, non è per forza uno Stato Etico.

    Uno Stato può tranquillamente rimuovere dazi, toccare alcuni privilegi anacronistici, incentivare il libero mercato, favorendo (ma non "facendosi carico di", quello spetta alla Chiesa) al tempo stesso la diffusione della parola di Cristo attraverso la sue realizzazione nel sociale. In poche parole, Stato confessionale non fa rima con Stato Teocratico o, peggio ancora, con Stato Etico.

    Noi tutti (me compreso) siamo cresciuti culturalmente con l'idea (spesso purtroppo corrispondente a realtà) della Stato moderno che tutto ordina e tutto regola. Ma ciò non deve far pensare a uno Stato - anche autenticamente liberale in economia - incapace di fermarsi di fronte a dei paletti.

    E' questa la differenza tra l'adozione di alcuni principi del liberalismo (al servizio del bene comune) e la loro elevazione a feticcio, a ideologia. Il liberalismo deve essere al servizio di uno Stato che vuole dirsi cristiano, non il contrario.

    Lo "Stato prete" non ha mai costretto a Messa nessuno neanche nel "buio" medioevo. A me pare che sia lo Stato Moderno a costringerci invece a dimenticare il valore della domenica, giorno del Signore, pausa che scandisce il tempo in qualsiasi religione monoteista.

    Con rispetto,

    Riccardo

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  3. Ma l'autore del post lo sa che gia adesso i negozi possono stare aperti la domenica?
    Semmai il provvedimento Monti permetterà a chi lo vuole di restare aperto nel primo pomeriggio e la sera.

    Semmai spetta ai cattolici se sono coerenti a rifiutare i lavori che li porterebbero a lavorare la domenica.

    Oltretutto questa discussione mi sembra degna di un popolo che sembra vivere all'età della pietra,visto che ci sono i negozi online che possono stare aperti 24ore su 24 per 365 giorni all'anno :-)

    Frank77

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  4. Interessante l´idea dello "Stato Prete",molto diffua in ambienti tradizionalisti.
    Mi piacerebbe sapere le differenze con uno stato laico attuale. Vieterebbe la pornografia? vieterebbe la prostituzione? Sarebbero proibiti gli spettacoli di Castellucci? i libri dell´indice sarebbero proibiti? e gli abiti suggerenti anche?Che cosa sarebbe diverso dall´Arabia Saudita? o sarebbe piú una repubblica di Savonarola?
    Altra cosa che mi muove a curiositá é se veramente sperate di vederla in pratica. Come sperate che avvenga? democraticamente, un partito "pretista" vimce le elezioni é modifica la costituzione? Un colpo di stato di una minoranza fondamentalista cattolica? Un movimento di massa che marcia su Roma?
    Veramente apprezzerei un posto dove imparare queste idee, ma mom mandatemi a leggere la dottrina sociale della Chiesa, perche quella dicono di applicarla sia i partiti di destra che quelli di sinistra nello stato liberale. Vorrei bibliografia su l`applicazione pratica dello stato pretino.

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  5. Davvero i dipendenti della grande distribuzione possono decidere se lavorare o meno? Questa mi giunge nuova.
    Comunque, non è vero che l'apertura domenicale fosse già libera prima di adesso. E' vero che esistevano periodi dell'anno più o meno ampi, stabiliti da leggi regionali o da fonti inferiori, in cui si poteva derogare al principio della chiusura. Vero, dunque, che il problema esisteva già prima delle liberalizzazioni di Monti.
    Il punto è che attraverso misure come questa si perde di vista la dimensione veramente umana e cristiana della vita: si mette da parte completamente l'idea di un giorno di festa, da dedicare al Signore, ma anche allo svago, alla famiglia, alla vita comunitaria.
    Perché il sabato (la domenica), come ha detto Cristo, è per l'uomo. E anche il lavoro e il PIL devono essere per l'uomo, non viceversa.

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  6. Monica:

    Ribadisco che la differenza tra uno Stato Confessionale (uno Stato che ispira le proprie leggi a precetti religiosi) e uno teocratico (uno Stato in cui la legge COINCIDE con precetti religiosi) esiste ed è sempre esistita. Per quanto riguarda le tue "curiosità":

    - sì, vieterebbe la pornografia (ma la censura, anche se non è divieto, è presente anche negli stati laici)
    - la prostituzione sarebbe "tollerata", così come accadeva nello Stato della Chiesa
    - ogni manifestazione blasfema sarebbe impedita, così come il nostro codice penale già prevede il vilipendio alla religione
    - la decisione sui libri all'indice sarebbe, come sempre accaduto, una prerogativa dei singoli stati

    Democraticamente, ciò - stando la situazione attuale - non accadrà, ovvio. Altrimenti mettevamo su un partito. Ma questo non ci impedisce di dire qual è l'idea di Stato che abbiamo in mente e che non coincide con l'attuale idea di liberaldemocrazia occidentale (che, da un secolo, rimane comunque il mondo meno peggiore dove vivere).

    Se volevamo metter su un blog laico e liberale non ci schiaffavamo certo il faccione di de Maistre in home page. Sarebbe bastato un don Sturzo qualsiasi.

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