29 marzo 2012

La versione di Kiko

di Mandimartello
Il discorso del Santo Padre al Cammino Neocatecumenale del 20 gennaio scorso, dal momento che è stato pronunciato è stato subito oggetto di proteste, contese e fraintendimenti da non poche parti del popolo cristiano. Alcuni hanno gridato “al disastro” e all’apostasìa della Chiesa Cattolica, annunciando imminenti scenari apocalittici, ritenendo erroneamente, che con questo documento il Papa avesse approvato una “nuova” liturgia eucaristica, o meglio una liturgia “alternativa” propria ed esclusiva del cammino neocatecumenale. Altri invece (in primis i destinatari del discorso, cioè i fondatori del Cammino) hanno ringraziato il Santo Padre per la sua paternità e per questa grande grazia che ha concesso al Cammino Neocatecumenale. Ma cosa è stato effettivamente detto e “concesso” con questo discorso del Santo Padre che ha provocato un diffuso e disordinato effetto a catena che ricorda il telefono senza fili?

Partiamo allora dalle parole stesse del Santo Padre pronunciate nel discorso in oggetto con le quali afferma: "vengono approvate le celebrazioni presenti nel “Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale,  che non sono strettamente liturgiche”. Per chi non mastica molto termini di carattere ecclesiastico ciò che non è liturgico è evidentemente fuori dalla regolamentazione dei libri liturgici (Messale Romano, Rubriche ecc…), per ciò questa frase non si riferisce alla celebrazione eucaristica della Santa Messa. Ergo, non è stato approvata alcuna “liturgia neocatecumenale”, che per il significato stesso del termine liturgia, non può esistere, poiché la Liturgia è l’atto pubblico di culto per eccellenza della Chiesa Universale, dal greco leitos = “del popolo” (aggettivo di laos = “popolo”), quindi “pubblico”. Non può esistere quindi una liturgia diciamo così “privata” o personalizzata, ed è fuori discussione quindi la temuta convalida di un culto all’interno della Chiesa Cattolica che non sia appunto “Cattolico” cioè di Tutti! Ad attestarlo è sempre il Papa quando parlando della celebrazione nelle piccole comunità, afferma che essa è :”regolata dai Libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente, e con le particolarità approvate negli Statuti del Cammino” che contemplano come due sole eccezioni ammesse dalla Congregazione per il Culto Divino, lo scambio della pace anticipato al momento dell'offertorio prima della consacrazione, e il ricevere la comunione “in piedi restando al proprio posto” (art.13 co.3 degli Statuti).

A questo punto è bene confrontare il discorso del papa con le dichiarazioni fatte dai fondatori del cammino neocatecumenale a distanza di due mesi dal suo pronunciamento, in occasione dell’Annuncio di Quaresima che ogni anno i fondatori consegnano alle comunità più anziane del cammino : “Quest’anno, con grande sorpresa, - è Kiko Arguello che parla - dopo l’approvazione del Direttorio Catechetico, sono state approvate anche le celebrazioni. Vedremo ora quello che dice il Papa. E’ un grande evento, un momento storico del cammino. A partire da adesso la Chiesa ci ha dato un’armatura .” Qui egli parla espressamente di “celebrazioni”, e giustamente poiché in questo modo si è espresso il papa tenendo però a specificare che si tratta di quelle “che non sono strettamente liturgiche”. Fin qui nulla da eccepire se non che poche righe sopra Kiko aveva introdotto il discorso ricordando il lungo processo di approvazione che ha attraversato sia la catechetica del cammino sia le celebrazioni che in esso vengono proposte con queste parole “Volevo dire che quando aspettavamo che si rendesse pubblico, risulta che non si può pubblicare perché prima si doveva approvare la liturgia. E quando l’approvano questo? Ah, stanno studiando! E non arrivava mai quest’approvazione di tutte le celebrazioni del processo neocatecumenale, non so perché fosse cosi difficile per metterci tanti anni. Bene, il Papa, l’anno scorso, ha detto: bene, anche se non e stato completato lo studio della liturgia, intanto approviamo le catechesi..” Qui si afferma apertamente che l’oggetto in questione è proprio la “liturgia” e che la Chiesa anzi il Papa, aveva affermato che la commissione stava studiando appunto la liturgia “del cammino”.

Come abbiamo però già evidenziato, questa affermazione è strutturalmente errata e infondata, non può esistere una Liturgia del Cammino e qui sorge quindi il dubbio sull’autenticità di una tale illazione attribuita al Papa. Inoltre nel paragrafo successivo, paragona l’approvazione appena concessagli dal Santo Padre, con la riforma liturgica dei Santi Cirillo e Metodio: "Hanno fatto – si riferisce ai due santi - la liturgia della Chiesa Cattolica in lingua cirillica, cosa che era proibita in tutta la Chiesa, solamente il latino. Il Concilio ha accettato ora la liturgia nella nostra lingua. Ma Cirillo lo aveva fatto diversi secoli prima e guardate, loro sono venuti a Roma ed il Papa ha approvato la loro liturgia. Non solo l’ha approvato a ma la fa lui in Vaticano, il Papa con immenso zelo apostolico.” Ora sorge spontanea la domanda: qual è la relazione tra la liturgia in lingua slava concessa in via eccezionale ai due santi fratelli missionari e l’approvazione delle “celebrazioni non strettamente liturgiche” del cammino neocatecumenale? Ma proseguiamo con le parole di Kiko: "C’e una frase impressionante del Papa, che ci ha fatto notare Mons. Rylko, quando parla delle celebrazioni delle piccole comunità, regolate dai libri liturgici che vanno seguiti fedelmente, con le particolarità approvate negli Statuti del Cammino, le particolarità del Cammino, come l’eco della Parola, la pace ecc. Alla fine dice questa cosa della parrocchia, ma è normale che lo dica”. Quest’ultima frase sembra quasi intendere bonariamente che il papa non diceva sul serio quando affermava nel discorso del 20 gennaio che la piccola comunità deve favorire il loro inserimento (il singolo e la piccola comunità) nella vita della grande comunità ecclesiale (la parrocchia) aggiungendo subito dopo che :”anche durante il cammino è importante non separarsi dalla comunità parrocchiale, proprio nella celebrazione dell’Eucaristia”. Il sacerdote dell’equipè dei fondatori, don Mario Pezzi interviene poi, a scanso di equivoci, per corroborare l’intervento di Kiko affermando “che alcuni Vescovi hanno interpretato le parole finali del Santo Padre che mette in luce l’unità della parrocchia che si da soprattutto nella celebrazione dell’Eucarestia, noi abbiamo interpellato il Card. Rylko del Pontificio Consiglio per i Laici, e il Card. Canizares che hanno detto: “No, guardate che il Papa ha parlato esplicitamente degli Statuti e gli Statuti per noi sono il punto di riferimento e la chiave di interpretazione anche della parola del Papa”.

In questo caso viene inserita nel discorso del papa una chiave interpretativa non necessaria per la verità data la chiarezza del documento, che chiama in giudizio il cardinal Stanisław Ryłko presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, e  il cardinal Antonio Cañizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. I quali, secondo don Mario, avrebbero “rettificato” le parole del papa, quasi a voler rassicurare i fondatori e continua “Quindi anche queste frasi che il Papa ha detto alla fine del suo discorso, e che alcuni hanno interpretato in modo limitativo, si è visto che alla luce degli Statuti si possono capire e potete spiegarlo ai parroci. Il Card. Canizares ha detto: “Se qualche parroco o qualche Vescovo ha delle difficolta, che mi interpelli e noi risponderemo”. In entrambe queste affermazioni sono stati compiuti due gravi errori:


Altare Neocatecumenale

1 1) Il Papa non ha posto il suo discorso, e neanche lo potrebbe, sullo stesso piano o addirittura al di sotto  degli Statuti, che secondo don Mario, dovrebbero illuminare le sue parole.
   2) Forse egli ignora il fatto che le parole del Papa non si interpretano con nient'altro che con le parole del Papa, e che non c'è comparabilità giuridica tra uno statuto approvato da un pontificio consiglio, che oltretutto non può in alcun modo legiferare in materia liturgica o di governo interno alle chiese particolari, ma al massimo in questioni di disciplina interna al movimento di cui si occupa, ed un discorso del Papa in un'udienza ufficiale, in cui tra l'altro egli intende dare proprio un'espressa indicazione su come comprendere e applicare lo statuto del movimento stesso.

Il Il Santo Padre non aveva inoltre tralasciato di evidenziare altri aspetti importanti che gli stanno a cuore, come l’Unità della Chiesa che è il mistico Corpo di Cristo “Nella vostra preziosa opera ricercate sempre una profonda comunione con la Sede Apostolica e con i Pastori delle Chiese particolari, nelle quali siete inseriti: l’unità e l’armonia del Corpo ecclesiale sono una importante testimonianza a Cristo e al suo Vangelo nel mondo in cui viviamo”. Ma ancora una volta ci sembra di cogliere una dissonanza tra il contenuto inequivocabile del discorso del Santo Padre che cerca l’unità e l’armonia dell’intero Corpus Ecclesiae e le parole di Kiko in riferimento al suo desiderio di evangelizzazione della Cina e dell’India: "Mancano i sacerdoti. Dovrei parlare con i vescovi e dire: se non ci date i sacerdoti..., beh forse dovremo fare una congregazione di preti per conto nostro per evangelizzare l’Asia, se volete solo tenerli nelle parrocchie”. In un altro passo afferma anche che: "se tutti rimangono nelle diocesi come viceparroci allora tutta questa evangelizzazione... il Cammino è nato non per le parrocchie fondamentalmente, ma è nato per la nuova evangelizzazione, cosi ha detto il Papa”. In realtà se prendiamo il testo pronunciato dal Santo Padre tout court vi leggiamo sine glossa che la “vita della grande comunità ecclesiale, trova nella celebrazione liturgica della parrocchia, nella quale e per la quale si attua il Neocatecumenato (cfr  Statuti, art. 6) la sua forma ordinaria”.

L’intenzione del Sommo Pontefice e la sua visione del Cammino Neocatecumenale inserito nella Chiesa e ad essa sottomesso in filiale obbedienza ed armonizzato agli altri membri del corpo si esprime in queste parole chiare e inequivocabili, che di alcuna interpretazione hanno bisogno, ma di una semplice docilità e messa in atto. Resta soltanto da chiarire la posizione degli iniziatori di questo movimento inter ecclesiale, che solo se resterà unito come il tralcio alla vite darà frutto, consapevole che se da essa si stacca, anche se non giuridicamente, ma solo intenzionalmente,  inevitabilmente andrà in contro al suo inaridimento.

 

1 commento :

  1. "L'uomo per il Sabato o il Sabato per l'uomo?" Già 2000 anni fa il Figlio di Dio faceva questa domanda ai sacerdoti, ai religiosi ed ai fariesei.

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