30 marzo 2012

L'aborto chimico a portata di mouse

di Alfredo De Matteo
Via internet si  compra di tutto: basta collegarsi ai siti appositi muniti di carta di credito o di una semplice prepagata, scegliere uno o più prodotti desiderati inserendoli nell’apposito carrello degli acquisti ed essi vengono recapitati direttamente a domicilio in poche ore. Negli ultimi tempi, nella sconfinata gamma delle merci acquistabili on-line c’è anche la cosiddetta pillola dei cinque giorni dopo. Ufficialmente, la  pillola EllaOne è catalogata come un contraccettivo d’urgenza ma in realtà trattasi di un vero e proprio abortivo chimico: essa ha la funzione di contrastare la produzione del progesterone, l’ormone che crea le condizioni necessarie affinché possa avere luogo la fecondazione e affinché l’ovulo fecondato possa annidarsi nell’utero.

Dunque, la pillola non agisce solamente per impedire il concepimento (cosa di per sé già gravemente immorale come tutti gli altri mezzi preposti allo scopo) ma anche per provocare la morte di  un essere umano al suo stadio iniziale di sviluppo.  Eppure, quasi un anno fa il Consiglio Superiore della Sanità ha approvato l’introduzione in commercio della pillola EllaOne catalogandola, appunto, come contraccettivo d’urgenza.

Il motivo? Semplice, in tal modo si è evitato il rischio di agire in contrasto (anche se solo apparentemente) con le linee guida stabilite dalla famigerata legge 194/1978 che ha introdotto l’aborto legale in Italia. Della serie: ammazzare l’innocente sì ma nel pieno rispetto delle regole, che diamine!
Tuttavia, le ipocrisie non finiscono qui: in Italia, l’Aifa (l’agenzia italiana del farmaco) ha stabilito che per acquistare la pillola sia necessaria la prescrizione medica e un test di gravidanza che abbia dato esito negativo. Peccato che il test non serve a nulla, in quanto esso è realmente attendibile solo se effettuato 7 o 8 giorni dopo il concepimento, non certo nei cinque giorni successivi ad un rapporto potenzialmente fecondo.

Sta di fatto che all’estero la pillola dei cinque giorni dopo è commerciabile liberamente e senza alcun, occorre ammetterlo, ipocrita “paletto”, per cui l’utente interessato al prodotto (il quale nella maggioranza dei casi non è a conoscenza della sua potenzialità abortiva) può tranquillamente comprarlo nelle farmacie on-line (a prezzo doppio) con un semplice click e in totale segretezza.
Il fatto è stato documentato da una video inchiesta effettuata da Adnkronos Salute e andata in onda su Doctor’sLife, il canale 440 di Sky. Ebbene, concluso l'iter d’acquisto, in meno di 24 ore il pacchetto, con la confezione integra e corredata di etichetta adesiva con l’indicazione della farmacia di provenienza del prodotto, è arrivato via corriere espresso nella redazione di Doctor's Life.
La nuova frontiera degli abortivi chimici è l’evoluzione naturale di un processo iniziato oltre trent’anni fa, con la promulgazione di quella legge omicida che ora si intende spacciare (anche in ambito pro-life…) come formidabile barriera contro la deriva abortista nel nostro paese. Attraverso di essa l’aborto volontario è divenuto un diritto insindacabile della donna ed è logico che tale diritto venga erogato nella maniera più semplice possibile, meno dispendiosa per la collettività e in grado di raggiungere una fetta di popolazione sempre più ampia.

E’ giusto scandalizzarsi per la facilità con cui è possibile oggigiorno reperire prodotti abortivi senza alcun controllo e a rischio della propria vita, ma non lo è affatto limitarsi a ciò omettendo di denunciare l’intrinseca iniquità di leggi assassine e genocide. I morti innocenti ormai si contano a milioni e le donne devastate fisicamente e spiritualmente dagli aborti consapevoli o inconsapevoli costituiscono una categoria psichiatrica sempre più rilevante. E’ ora di svegliarsi, rompere gli indugi e cominciare a reagire: il popolo della vita ha iniziato a fare i primi passi, anzi a marciare. Appuntamento a Roma, il 13 maggio, per la seconda edizione della Marcia Nazionale per la Vita, contro le leggi abortiste.



 

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