16 marzo 2012

Perché questo matrimonio non s'ha da fare

di Giuliano Guzzo
Il pronunciamento della Corte di Cassazione, per la quale le coppie omosessuali - pur non potendo «far valere il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio celebrato all'estero» - hanno «diritto alla 'vita familiare'» e a «vivere liberamente una condizione di coppia», piace già a molti. Piace ai politici e agli intellettuali progressisti, ovvio. Piace a una buona parte di italiani, ormai persuasi della necessità di procedere ad un aggiornamento, per così dire, dell’idea di famiglia. E piace naturalmente al mondo gay, che per un riconoscimento giuridico della coppia omosessuale, lo sappiamo, si batte da tempo. Una sentenza che piace, quindi, e che certamente contribuirà a preparare il terreno al matrimonio omosessuale.

Il punto è – per venire al dunque - che questo matrimonio non s'ha da fare, né domani, né mai. Non basteranno, cioè, una o più sentenze e neppure una legge a rendere giusto e accettabile un matrimonio che non sia tra persone di sesso diverso. Lo sostiene il buon senso, lo conferma il caro Devoto-Oli, per il quale si ha matrimonio solo in presenza di un «rapporto di convivenza dell'uomo e della donna» (G. Devoto - G.C. Oli, "Dizionario della lingua italiana", Le Monnier, Firenze 2004, p. 1642), ma soprattutto lo dicono il diritto naturale e la tradizione. Se infatti è vero che l’omosessualità è presente praticamente in ogni cultura, è anche vero che mai nessuna civiltà – eccettuata quella occidentale di questi anni – ha pensato di istituzionalizzare legami affettivi che non fossero in qualche misura aperti alla procreazione. Cosa che le unioni omosessuali, «costitutivamente sterili», per dirla con Francesco D’Agostino, non possono né potranno mai essere.

Ecco che allora non c’entra, come pensa Nichi Vendola, una presunta «codardia della politica» e neppure la partita culturale di una destra che giocherebbe «in maniera reazionaria e medievale», bensì il bene dell’intera società, altrimenti condannata al disordine e all’estinzione. Rischio, quest’ultimo, particolarmente serio dalle nostre parti, se si considera quello che il quotidiano fondato da Antonio Gramsci – mica l’Avvenire o l’Osservatore Romano – ha pubblicato intervistando lo studioso britannico Fred Pearce il quale, in riferimento al nostro Paese, ha sentenziato: «Il vostro è un paese dominato dagli anziani. Se i tassi di natalità non aumentano, perderete l’86% della popolazione» (L’Unità, 15/4/2010).

Ma se anche l’Unità non vi sembrasse convincente, cari amici, potete sempre spulciare quel libro che i giudici della Cassazione conoscono benissimo e che, loro malgrado, parla chiaro. E definisce «la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Otto parole che chiudono ogni discussione e confermano, più di ogni sentenza e di ogni argomento, un dato sul quale, per le ragioni fin qui esposte, c’è poco da discutere: nessun matrimonio s'ha da fare - né domani, né mai – che non sia quello tra uomo e donna. 


 

2 commenti :

  1. Scusami autore, ma mi sembra che il tuo post sia molto traballante sulle premesse logiche, a prescindere dalle idee.

    RispondiElimina
  2. Scusami autore, ma mi sembra che il tuo post sia molto traballante sulle premesse logiche, a prescindere dalle idee.

    RispondiElimina