20 marzo 2012

Perina-Granata: "l'Italia sarà bellissima" (senza di loro)

di Marco Mancini
L’ultima pagliacciata della combriccola finiana è andata in scena domenica, sul palco della convention futurista di Pietrasanta. Flavia Perina e Fabio Granata, falchi “tullianei” – dal cognome della first lady di Montecitorio, già compagna del noto sex symbol Luciano Gaucci – della prima ora, un passato ormai lontano nella corrente rautiana del MSI, si sono esibiti in un imbarazzante duetto, sulle note di “Sunday morning” dei Velvet underground.

Ci hanno spiegato per quali ragioni l’Italia del futuro, almeno quella che loro immaginano, “sarà bellissima”. Hanno ricordato un po’ l’ineffabile coppia Fazio-Saviano, che con il sottofondo di “Vieni via con me” di Paolo Conte ci enumerava invece i motivi per i quali valeva la pena di andare via oppure di restare in questo Paese. L’esito non è stato molto differente e noi, malcapitati spettatori, non possiamo che augurarci che la coppia finiana scelga di andarsene via al più presto, liberandoci della sua presenza e facendoci riassaporare un po’ di vera libertà (il suo “futuro”, invece, può pure tenerselo).

Volendo farsi del male, si può operare una breve disamina dei temi sciorinati nel corso dell’esibizione, tanto per avere chiaro qual è il profilo di destra del terzo millennio – non di “fascismo”, quella è roba per Casapound – che hanno in mente questi personaggi. Vediamola dunque, la ricetta Granata-Perina. Un bell’impasto di giovanilismo e di meritocrazia non ci sta mai male, soprattutto se il tuo leader politico è un sessantenne che nella vita ha combinato poco o nulla, a parte distruggere in serie tre partiti – quanto al quarto, siamo fortunatamente sulla buona strada – e firmare una legge sull’immigrazione presto rinnegata. Ma non si creda che i due facciano puramente e semplicemente l’apologia del futurismo modernizzatore: fa capolino, infatti, anche una simpatica strizzatina d’occhio al popolo No TAV. Il che ci riconduce all’ampio tema del “politicamente corretto”, rispetto al quale i tullianei, a dispetto del loro sbandierato carattere eretico, non sono secondi a nessuno. Dagli con il meticciato multiculturale, dunque; non può mancare neanche una bella spruzzata di laicismo, che parta dall’ironia su Giovanardi per arrivare al caso Englaro. Per rendere la pietanza più accattivante, è d’obbligo anche un po’ di ideologia dell’antimafia, con l’attacco neanche troppo implicito al pg di Cassazione che ha avuto il torto di ragionare in punto di diritto (cose da pazzi!) e quindi di essere troppo buono con Dell’Utri (mafioso, mafioso!).

Ma l’ingrediente fondamentale, ça va sans dire, è l’astio verso l’uomo di Arcore. Nell’Italia del futuro, versione malriuscita del “mulino che vorrei”, il berlusconismo – dicono i due – sarà fortunatamente solo una voce su Wikipedia (poco importa che loro insieme a Berlusconi siano stati per quasi vent’anni, anche nella giunta Cuffaro), i cittadini torneranno a scegliere i propri parlamentari (peccato che senza il Porcellum, cioè senza essere direttamente nominata dal Tulliani, la Perina non sarebbe mai entrata a Montecitorio) e “Porta a Porta” non esisterà più (silenzio, in questo caso, da parte di tutti quelli che nelle settimane precedenti avevano massacrato prima Celentano e poi Gasparri).

Dalla strana coppia, invece, non una parola a proposito della politica estera e di quella economico-sociale, sulle quali la loro vecchia corrente missina predicava rispettivamente l’antiamericanismo e il socialismo nazionale, mentre i futuristi risultano allineati su posizioni perfettamente ortodosse. C’è dunque qualcosa di peggio che vendersi al miglior offerente, che, peraltro, non è sempre il povero Verdini: è vendersi, pretendendo di continuare a proclamarsi puri. Ma non si dica che è questo il caso di Granata e Perina, i Saviano de noantri; quelli che, quando saranno finalmente usciti di scena, l’Italia sarà veramente bellissima.




 

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