14 marzo 2012

Povero Dante, islamofobo senza saperlo

di Alessandro Rico
Dante è antisemita, omofobo e razzista. Parola di «Gherush92», organizzazione di ricercatori e professionisti (ma de che?), che gode dello status di consulente speciale per il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite.
Certe ridicole affermazioni sono il parto perverso della religione del laicismo, che vanta illustri officianti e fedeli specialmente in certi consessi internazionali. Questi pagliacci si permettono di giudicare un sommo letterato e il suo capolavoro, applicando categorie del tutto fantasiose, inattendibili, prive di qualunque riscontro presso i tanti seri studiosi che hanno analizzato la Commedia.

Dobbiamo smettere di leggere Céline, D’Annunzio, Hobbes, Heidegger, Nietzsche, il nostro De Maistre e persino Locke, che era intollerante con gli atei e i papisti? Dobbiamo redigere il nuovo Index librorum prohibitorum della Chiesa laica e politicamente corretta? La società ideale di questi fanatici è la società in cui tutti i valori scompaiono e ne rimane uno solo: l’asetticità. L’assenza di ogni connotazione che si trasforma essa stessa in connotazione. L’agnosticismo che diventa una fede e si trasforma in ateismo militante: spicchiamo i crocifissi, chiudiamo le scuole cristiane, facciamo pagare le tasse agli ospedali religiosi. E bandiamo Dante dalle scuole, perché quei reazionari dei docenti non lo spiegano mica, ai poveri alunni imbecilli, che il Poeta non doveva offendere gli ebrei e rappresentare atroci punizioni infernali per sodomiti e musulmani. E magari, che «non si può essere cristiani e men che meno cattolici».  Non c’è differenza tra Cristo e Maomentto, non c’è differenza tra chi lo mette avanti e chi lo prende di dietro. Stupido livellamento che non può essere figlio nemmeno del pensiero debole, perché il pensiero debole è ancora un pensiero. Si deve smettere di pensare, per fare certe sortite. Oppure cercare un po’ di pubblicità, facendo leva su quel sentimento della rinuncia per il quieto vivere: gettiamo al cesso la Divina Commedia, basta che non litighiamo con chi se ne sente offeso.


In effetti, Dante ha sbagliato. Se avesse avuto un po’ di lungimiranza, le pene più agghiaccianti le avrebbe riservate ai futuri sgarbiani ignoranti, capre, vergognosi massoni di una setta cancerogena. La cultura non è più un patrimonio, un sistema di valori morali, estetici e soprattutto non è più un metodo. Si colpisce l’Alighieri perché è un bersaglio facile, perché è un cristiano scrupoloso e osservante, ben più del dubitativo Petrarca e del carnale Boccaccio. Ma questa stupidità non ha confini: minaccia secoli di intelligenze raffinate, per generare cervelli scoloriti, immolare la capacità critica, soffocare il piacere di confrontarsi con i giganti sulle cui spalle siamo adagiati, spesso senza meritarlo. Non ci vuole poi tanto, a capire che Dante viveva in un tempo in cui gli ebrei erano considerati deicidi, gli omosessuali peccatori, gli islamici eretici e pericolosi (perché «Gherush92» non va a contare quante teste cristiane mozzarono i Turchi a Otranto?); che Locke giudicava la legge naturale derivante dalla volontà di Dio, per cui un ateo non poteva riconoscerla e quindi non poteva aderire al contratto sociale; che D’Annunzio aveva respirato la crisi dei valori borghesi e l’affermazione dell’etica della guerra, del nazionalismo, del superomismo. 
Che cosa rispondere ai fondamentalisti della retorica, ai sacerdoti del laicismo, ai feticisti del buonismo? Gliela dico con Kant, agnostico e pacifista: abbiate il coraggio di servirvi del vostro intelletto. 

 

1 commento :

  1. Mi pare che a questi del Gherush92 che non vogliono stare ne con Gesu ne con Maometto Dante li abbia considerato nemmeno di essere dannati nel inferno.
    Non ti curar di lor ...

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