14 aprile 2012

A chi Santorum, a chi Rosy Bindi

di Riccardo Facchini
Rick Santorum ha gettato la spugna. Il candidato cattolico alle primarie del Gop, dopo aver inanellato una serie di undici vittorie sul rivale, il ricco mormone Mitt Romney, ha deciso infatti di ritirarsi (anche se per il momento si parla di semplice "sospensione" della campagna elettorale) dalla competizione che nei prossimi mesi deciderà chi sarà lo sfidante di Barack-hodelusotutti-Obama.

La parabola del giovane (per gli standard di casa nostra, of course) politico italoamericano ha sorpreso un po' tutti negli States. In primis i suoi oppositori liberal, che da subito lo hanno additato come il candidato "integralista", "ultratradizionalista" (etichette prontamente riprese dalla pigra stampa italiana); ma, soprattutto, ha sorpreso gli stessi "vecchi" del partito dell'Elefante, consevatori sì, ma da sempre attenti a non alienarsi eccessivamente le simpatie di quella parte di destra americana non strettamente confessionale. L'ala più "istituzionale" del partito non ha infatti mai visto di buon occhio la candidatura di Santorum, anche a causa delle sue posizioni insolitamente ortodosse sui "valori non negoziabili". La sua discesa in campo ha inoltre rappresentato un fastidioso imprevisto per una candidatura, quella di Romney, data per scontata fin dall'inizio delle primarie e supportata da tutti i notabili del Gop, nonché da influenti finanziatori. 


Ciononostante, Santorum-Davide, con pochissimi mezzi, ha infastidito non poco il gigante Romney-Golia, arrendendosi alla fine solo (o anche) per il grave stato di salute di una delle sue figlie. Il suo tentativo ha però segnato una svolta nell'elettorato cristiano statunitense. La "Christian Right" evangelica americana, che lo ha sostenuto fin dall'inizio, sta infatti lentamente perdendo la sua atavica ostilità nei confronti dei cattolici, da sempre visti o come troppo vicini ai Democratici (la famiglia Kennedy), o come figli di immigrati o come gli scodinzolini di quell'omino vestito di bianco che vive in Vaticano. Quello in atto è un fenomeno senza precedenti,  ben descritto a febbraio da Howard Schweber sull'Huffington Post e da lui definito come la "Catholicization of the American Right", frutto dell'influenza che gli intellettuali cattolici americani esercitano ormai sull'opinione pubblica evangelica, paragonata addirittura a "what Jewish intellectuals once were to the American Left".

Noi che siamo provincialotti, però, non possiamo fare a meno di compiere qualche rapida considerazione sulla differenza abissale che separa il percorso di Santorum dall'ormai pluridecennale e fallimentare esperienza del cattolicesimo politico italiano. La tentazione, alla quale cediamo volentieri, è quella ad esempio di paragonare il peso e lo spessore delle dichiarazioni del politico americano in ambiti quali bioetica e famiglia a quelli del c.d. "mondo cattolico" rappresentato al famigerato "Congresso di Todi" dell'ottobre 2011. Un rendez-vous dove i soliti Fioroni, Bindi, Letta, Bonanni - senza dimenticare Sant'Egidio, Azione Cattolica, Focolarini, Rinnovamento e Neocatecumenali... - non hanno fatto altro che parlarsi addosso, nella speranza - per ora, pare, accantonata - di resuscitare la gloriosa Balena Bianca. Un progetto che Federico Catani già smontò pezzo per pezzo dalle nostre pagine e che lasciava trasparire il solito vizietto dei politici cattolici italiani: ovvero l'insensata venerazione per la mitica "moderazione", feticcio democristiano che tradotto ha sempre voluto dire: "non parliamo di tematiche scomode, sennò non ci vota nessuno".

Tocca quindi rassegnarsi? Accontentarsi di Rosy Bindi - o,  al massimo, di Buttiglione - quando potremmo avere, o almeno desiderare, un Santorum italiano? Tutt'altro. Benedetto XVI ha più volte definito la politica, per un cattolico, come la più "alta forma di carità". E' quindi dovere di ogni battezzato con questa vocazione buttarsi nell'agone, magari anche non direttamente, ma di sicuro tramite un'opera di sensibilizzazione dell'opinione pubblica che si può portare avanti anche con piccoli mezzi

Una sola, a mio avviso, è la condizione necessaria e sufficiente al fine di creare i presupposti per la nascita di una classe politica cattolica degna di questo nome: che i preti ricomincino a fare i preti. Che strappino le chitarre dalle mani dei parrocchiani e gli mettano in mano qualche buon libro. E che, soprattutto, gli insegnino, dopo essersi ricordati come si fa, a pregare. Il resto verrà da sé. Dopotutto, "la vita attiva deve procedere dalla vita contemplativa, tradurla e continuarla al di fuori, staccandosene il meno possibile" (Don Chautard, L'anima di ogni apostolato). 


 

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