23 aprile 2012

Rita Coruzzi: storia di una vita eccezionale


Con questo articolo inizia la sua collaborazione con noi Giulia Tanel, nata a Trento pochi giorni dopo la caduta del muro di Berlino. Aspirante giornalista, per ora si limita a frequentare il corso di laurea magistrale in Lettere Moderne, a scrivere per il sito "Libertà e Persona" e a collaborare con il mensile cattolico "Radici Cristiane" e con la rete televisiva "TelePace". 
Di indole sportiva, Giulia è sempre di corsa e pensa che ogni tanto avere una giornata di 48 ore le farebbe assai comodo. 
Di lei dicono che sia cattolica integralista e anti-femminista: a lei basterebbe essere vista come una donna fervente di mediocre livello.


Rita Coruzzi è una ragazza venticinquenne (“Non ho ancora ventisei anni, sono nata in giugno”, ci tiene a precisare) affetta da tetraparesi e piena di voglia di vivere.

Emiliana, nata alla trentaquattresima settimana di gestazione, Rita ha avuto problemi di salute fin da subito: le manca infatti l’acetabolo, un osso consente all’anca di rimanere al proprio posto.
I medici sono tuttavia ottimisti e pensano che possa guarire: secondo loro la bambina deve solo fare molta fisioterapia e poi con un’operazione si sistemerà tutto.

Rita, seppur bambina, si dimostra molto tenace e, pur di riuscire a camminare da sola, sacrifica agli esercizi riabilitativi gran parte della propria infanzia.
All’età di dieci anni, però, il mondo le crolla addosso: l’operazione che doveva “salvarla”, infatti, la condanna invece alla sedia a rotelle. La rabbia e il dolore hanno il sopravvento nel suo cuore di bambina e ogni fibra del suo essere grida: “Ma a che gioco stai giocando, con me, Dio?”.
E’ così che Rita si allontana dal Signore: smette di pregare, di andare a Messa e di accostarsi ai sacramenti, l’unica cosa che continua a fare è l’ora di religione a scuola. E sprofonda in quella che lei stessa, ora, definisce come una “non-vita”: una condizione per cui non aveva più senso alzarsi al mattino, perché l’unico scopo che l’aveva mossa fino ad ora, quello di imparare a camminare, era venuto meno. Ogni sua speranza era stata spazzata via da un’operazione chirurgica durata quindici minuti e tutti i suoi sacrifici si erano rivelati inutili.
Passano così quattro lunghi anni: Rita è tormentata, non sa darsi pace per la propria condizione di disabile.

Quando arriva il momento di iscriversi alle scuole superiori, nonostante il parere contrario dei suoi insegnati delle medie, Rita decide di frequentare il liceo classico. E sarà proprio qui che farà un incontro decisivo per la sua vita: quello con il sacerdote che le insegna religione. Inizialmente egli la stimola con le parole (“Da quand’è, Rita, che non guardi in faccia una persona?”), per poi proporle di fare un viaggio a Lourdes.
Rita accetta l’invito del sacerdote, perché ricorda che, quando era piccola, un giorno sua nonna le aveva detto: “Se ci sarà un momento nella tua vita in cui non saprai più cosa fare e non vedrai più Dio, chiedi aiuto a Maria, lei ti aiuterà a trovare la strada”.
Naturalmente a muoverla c’era anche la speranza che chissà, magari immergendosi nell’acqua di Lourdes… Ma il miracolo per lei non avvenne a livello fisico, bensì interiore; davanti alla grotta della Madonna, infatti, Rita si sentì abbracciata e sentì una voce che le diceva: "Ce ne hai messo di tempo ad arrivare, Rita! Ma io e Dio siamo sempre stati qui ad aspettarti e il progetto che Egli ha riservato per te è: testimonia e converti. Testimonia che la vita vale sempre la pena di essere vissuta, in ogni situazione. E converti le persone alla sofferenza, perché gli uomini tendono ad allontanarsene, mentre la sofferenza è una condizione umana ineludibile che ha un valore immenso, se vissuta in un’ottica di fede".

A seguito di questo viaggio a Lourdes, la vita di Rita cambiò radicalmente. Finalmente aveva capito che anche lei, seppur sulla carrozzina, aveva un ruolo nel mondo e, soprattutto, che Dio la amava immensamente.

Adesso Rita è una ragazza felice e realizzata. Scrive libri (l’ultimo dei quali, “Grazie alla vita”, uscito per Piemme alla fine del 2011, è stato redatto in collaborazione con Magdi Cristiano Allam) e porta la propria testimonianza di vita e di fede in giro per l’Italia, compiendo così il disegno che Dio ha predisposto per lei.

E a chi le chiede se vorrebbe tornare a camminare risponde di no, perché quello che più ora le preme è essere in comunione con il Signore. Lei, dalle ginocchia di Gesù, non ci vuole scendere più.

 

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