04 aprile 2012

La nostra forza è la Tradizione!

 Con questo pezzo inizia la sua collaborazione con noi Isacco TacconiNasce a Terni il 7 gennaio dell’anno Mariano 1988, ma secondo alcuni è precipitato con la sua navetta sulle colline semidesertiche di San Gemini. Quinto di otto figli e per questo ribattezzato il Quinto Elemento, si è (de)formato al liceo classico tanto da decidere di arruolarsi nell’Esercito una volta terminati a fatica gli studi. Dopo varie disavventure è approdato alla Pontificia Università della Santa Croce dove attualmente studia Scienze Religiose. Si accontenta di non avere lavoro dopo gli studi come insegnante di religione cattolica, pur di non dover vedere l’insegnamento del corano nelle scuole dell’obbligo. Ama la corsa in “honne tempo”, e le montagne alla maniera di Bilbo Baggins.

Tempo fa in un supermercato mi sono imbattuto in uno slogan pubblicitario che recitava così :”La Nostra forza è la  Tradizione”, riferito ad una azienda produttrice di salumi e formaggi. Fa riflettere l’evidente constatazione che le persone in genere prestano la loro fiducia a quelle istituzioni, a quei prodotti, a quei marchi che possono vantare una comprovata e immutata tradizione, perché è garanzia di qualità. Si cerca la certezza della genuinità e l’affidabilità del marchio storico che tramanda di generazione in generazione con le stessa modalità “di sempre” il prodotto che si è certi non tradisca e non deluda le aspettative dei fruitori. Questo vale per il campo alimentare, come per quello della moda, artistico, artigianale. Spesso infatti sui negozi più datati nella targa esposta si trova scritto il nome della famiglia seguito dall’anno di inizio dell’attività, e più lontano è nel tempo, più attesta l’invariabilità e la garanzia di qualità della tradizione. Tutto ciò che perdura immutato nel tempo, significa che è portatore di un valore che trascende il mutamento delle culture e rimane valido in ogni età, e di questi valori qui l’uomo va in cerca. 


Se questo discorso però vale per tutti i campi d’azione umani, è triste constatare come solo in campo ecclesiastico esso sembra non trovare il rispetto che merita. Parrebbe infatti che nell’ambiente clericale il termine “Tradizione” susciti allergie, pruriti irresistibili ed echi tenebrosi di un passato oscurantista che non si rassegna a morire, in coloro che si sono fatti paladini di un “rinnovamento” radicale della Chiesa al grido “Il Concilio lo vuole!”. E’ proprio per questo clima post-conciliare che ha perso il contatto con il suo passato che il professor Roberto De Mattei ha deciso di proporre un volumetto agile, intitolato “Apologia della Tradizione”. Con semplicità e chiarezza sconvolgente il professore riporta in piazza la necessità impellente di riattraccarsi al sicuro porto della perenne Tradizione della Chiesa Cattolica, per scongiurare la chiusura per fallimento per mancanza di fondi. Infatti il patrimonio di fede bimillenario che la Chiesa può vantare sarebbe come una garanzia di un deposito bancario, che la metterebbe al riparo dai debiti che oggi la Chiesa sembra avere perfino verso lo Stato Italiano : il Colmo!
Viene messa in luce con un’onestà e una trasparenza che farebbe invidia a Voltaire, la storia della Chiesa con tutti i suoi travagli e le sue contraddizioni, a testimonianza, che se essa è sopravvissuta nonostante gli uomini di Chiesa, è veramente un’ Istituzione Divina! E che in tutte le tempeste, cambiamenti, venti di dottrina, guerre ed eresie interne ed esterne, che a volte hanno portato la Chiesa sul punto di scomparire, l’ancora di salvezza è stata l’immutabilità della fede tramandata nei secoli: la Sacra Tradizione.


La pretesa di innovazione, di progresso, di cambiamento che ormai da quarant' anni ammorba gran parte della Chiesa,  è la causa dell’annacquamento della fede, dell’illanguidimento della coscienza cattolica, presupposto del relativismo religioso, spesso mascherato di carità cristiana che in realtà si rivela essere un disastroso buonismo, che tratta con sufficienza quei bigotti, estremisti che ancora credono che pregare in ginocchio sia meglio di pregare in piedi. Ma se l’albero si riconosce dai frutti (ipse dixit), beh, possiamo dire che quello che sembrava una mela succosa, si è dimostrato essere un frutto avvelenato, e che chi pretende di costruire una nuova coscienza cristiana “adulta” lasciandosi alle spalle 2000 anni di santità e di schiere di martiri, rinchiudendo il tutto negli armadi vecchi e impolverati delle sacrestie gettando via la chiave, non fa nient’altro che tagliare il ramo su cui è seduto. Risultano appropriate poi le parole del famoso scrittore inglese J.R.R.Tolkien Le Radici profonde non gelano, a conferma, che lo sviluppo dell’albero nel folto delle sue ramificazioni diverse e diversificate, dipende esclusivamente dalla profondità e stabilità delle sue radici, da cui attinge la vita e la forza per crescere. Inutile poi ricordare che la memoria storica di una società è ciò che dà coesione e unità ad un popolo e che gli permette di resistere alle invasioni delle “orde barbariche” che vogliono annullarne l’identità, presupposto per asservirla e plasmarla a suo piacimento, così che siano pecore senza pastore. 

Citando infine le parole stesse del prof. De Mattei "La Storia serve a ricordarci che ciò che è accaduto ieri può ripetersi oggi e che, ieri come oggi e domani, una sola rimane la regola nei tempi di crisi e di difficoltà per la Chiesa: la fedeltà alla Tradizione, che è la fedeltà alle Verità consegnate da Cristo alla sua Chiesa con queste parole": 'Il cielo e la terra passeranno ma le mie parole non passeranno' (Mt. 24,35)".
 

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