17 aprile 2012

L'Eucarestia? Non è un diritto civile

di Alessandro Rico
Gli ingredienti ci sono tutti. La Chiesa reazionaria che discrimina omosessuali e disabili; l'indignazione dell'opinione pubblica; il pianto greco dei giornalisti; il finto ricorso all'onnipresente Corte Europea dei diritti dell'uomo; le frettolose smentite e correzioni delle istituzioni ecclesiastiche; la torta della retorica è pronta. Parliamo dei casi di un' Eucaristia negata a una lesbica americana e di una prima comunione in cui un bimbo handicappato, nella diocesi di Ferrara, ottiene una carezza e una benedizione al posto dell'ostia. 

La comunione è diventata un diritto civile, come il suffragio, il voto, la libertà d'espressione. I campioni del laicismo hanno secolarizzato pure il Corpo e il Sangue di Cristo e la Chiesa, pertanto, sarebbe obbligata ad aprire il Sacro Convito pure a una persona che compie atti omosessuali (cosa ben diversa dall'essere omosessuale: esistono due verbi differenti, essere e compiere), o a un bimbo disabile che rifiuta in malo modo un'ostia sconsacrata, per cui non è evidentemente pronto ad accogliere il dono della transustanziazione delle specie eucaristiche. Per un cattolico il crimine vero sarebbe banalizzare un dono di salvezza come questo solenne sacramento, e non accompagnare una persona in difficoltà su un percorso di consapevolezza più lungo e impervio del normale.


Con quanta disinvoltura persone divorziate continuano a prendere l'ostia, con la colpevole tolleranza dei parroci; ho visto persino distribuire comunioni "sub utraque specie" (ostia e vino), che sarebbero riservate di norma a diaconi e ministri speciali, ai semplici fedeli - una cosa da protestanti; i cattolici, invece, credono nella presenza integrale del Cristo in ognuna delle due specie eucaristiche: nell'ostia ci sono Corpo e Sangue.

Tutto è lasciato alla coscienza degli individui, non esiste più "ecclesia", assemblea, cioè un'associazione che si dà delle regole, riconosce dei ministri del culto e rispetta una liturgia e un'ortodossia. Purché il pubblico sia contento, quasi quasi per la comunione vanno bene anche i babà (e per il Giovedì Santo, le chitarre elettriche che ho ascoltato, con indescrivibile orrore, in una chiesetta di un comune abruzzese). 


E qui veniamo all'altro lato della questione. Il tema è lockiano: la Chiesa è una libera associazione e perciò essa può dotarsi di tutte le norme e i rituali che considera opportuni e può accogliere o scomunicare i fedeli, senza che lo Stato interferisca (nei limiti delle leggi generali). E allora perché gli atei devono dirci a chi distribuire la comunione? Quali matrimoni celebrare? Che amori giudicare consacrati a Dio? Il laicismo è un cancro che, come tutti i cancri, metastatizza e pian piano invade tutti gli organi del corpo; così l'agnosticismo diventa militanza anticattolica e dal disinteresse verso Dio, si passa all'irrefrenabile istinto di indispettirlo, stabilendo cosa è cultualmente lecito, al posto della Chiesa stessa. 

Forse qualcuno ci vorrebbe anglicani, vorrebbe cioè uno Stato totalitario che dispone dell'ortodossia cattolica, per trasformare il mistero dell'Eucaristia in una specie di rito commemorativo, svuotando della sua profondità teologica la nostra fede, per poi vederla distruggersi. Come se l'ostia conservata nel tabernacolo fosse la stessa che si mette, per decorazione, sulle torte. Le torte di una retorica che non si può più sopportare.


 

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