25 aprile 2012

25 Aprile, la ricorrenza che divide


Di Marco Mancini
Come ogni anno, tornano le celebrazioni per il 25 aprile. Si tratta di un giorno a me caro, visto che è quello del mio onomastico ed è dedicato a uno dei quattro Evangelisti. Meno cara, invece, mi è la retorica resistenziale che viene profusa a piene mani prima, durante e dopo ogni anniversario della c.d. Liberazione dal nazifascismo.
Intendiamoci: non è il caso di riaccendere polemiche inutili sul passato, discutendo ragioni e torti delle parti di quella che fu una vera e propria guerra civile. Sarebbe inutile ed è diventato anche un po’ stucchevole. Basti solo considerare, a tal proposito, la difficoltà di considerare Festa nazionale una ricorrenza che per decenni ha ferocemente diviso, più che unito, gli italiani. Il 25 aprile è stato storicamente strumentalizzato dalle forze di sinistra per legittimarsi, rivendicando la propria continuità rispetto alla guerra partigiana e antifascista. Da questo “peccato originale” derivano tutta una serie di conseguenze: in primo luogo, la creazione di una memoria della Liberazione del tutto unilaterale, fino ad estremi di tipo agiografico, che hanno steso una vera e propria cappa di silenzio sui numerosi crimini compiuti dalle forze partigiane, in particolare comuniste (un esempio tra tutti, l’uccisione del giovane seminarista Rolando Rivi, ammazzato all’età di 14 anni e appena 12 giorni prima della fatidica Liberazione di cui tutti si riempiono la bocca).

L’ANPI è nelle mani dei gruppuscoli della sinistra radicale e del c.d. antifascismo militante, che vanno sostituendo i vecchi partigiani ormai in via di estinzione; sono loro a dettare legge, come accaduto ultimamente per la decisione di non invitare i rappresentanti delle istituzioni (in particolare il Comune e la Regione, amministrati dal centro-destra) alla manifestazione organizzata a Roma per la ricorrenza. Insomma, l’associazione che dovrebbe riunire gli ultimi esponenti dei gloriosi liberatori del suolo patrio trasformata in uno squallido strumento di lotta partitica. Del resto, l’inciviltà di questa gente ha avuto modo di manifestarsi più volte in passato, non solo nei confronti della Polverini, ma anche verso Letizia Moratti, avvezza a sfilare in corteo con il padre, ex-partigiano ridotto su una sedia a rotelle, e a essere nonostante questo insultata.

In tutto questo, non poteva mancare la perla di Giuliano Pisapia: il sindaco di Milano ha condotto una personale crociata perché i negozi rimanessero chiusi nella giornata odierna (non mi risulta abbia fatto lo stesso per quanto concerne le chiusure domenicali), avventurandosi in un azzardato paragone con il giorno di Natale.
Ecco, se il 25 aprile diventasse la Festa della Liberazione da tali sconcezze, allora potrei cominciare a prendere in seria considerazione l’idea di celebrarlo. Fino ad allora, consentitemi di osservare a riguardo un sovrano distacco. Gli amici dell’ANPI non se ne avranno a male, anzi: data la mia assenza, si risparmieranno la fatica di insultarmi
 

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