11 aprile 2012

Oltre Roma Ladrona

Pubblichiamo, con il suo permesso, un interessante contributo di Massimo Viglione, docente di Storia Moderna e Storia del Risorgimento presso l'Università Europea di Roma

Sono romano. Ma quanto sta accadendo in questi giorni alla Lega non mi rende affatto contento. Tutt’altro. Non è solo questione dello sdegno istintivo che si prova al pensiero di Lusi, Penati e dei loro manutengoli, di quegli uomini politici che hanno fatto ben altri furti e criminali operazioni che le spese di Renzo Bossi e soci, al pensiero di chi usava i soldi dei militanti per spassarsela con Ferrari e case in Costa Azzurra o al pensiero di tutto quello che è accaduto nel passato (dai giorni di Mani Pulite con il compagno Greganti a tutto quello che non sapremo mai nel particolare ma sappiamo benissimo essere accaduto per decenni) e che ha riguardato (e sicuramente riguarda ancora) buona parte di chi gestisce, direttamente o indirettamente, le finanze dei partiti (e non solo dei partiti), e del fatto che nessuno di tutti costoro abbia mai pagato nulla, solo per il fatto di essere funzionali ai progetti politici dei “poteri forti” di ogni tempo; non è solo questione dell’ancor più profondo sdegno che si prova a vedere al contrario che l’unico a pagare il fio è ora quel politico che ha osato schierarsi prima contro il partito degli anti-berlusconiani quando tutti dovevano essere anti-berlusconiani e oggi contro i partiti dei montiani, quando tutti, ma proprio tutti (Berlusconi compreso), devono essere montiani; ciò che preoccupa e addolora è il fatto che si è colpita quella che oggi è, piaccia o meno, l’unica forza di opposizione vera in Italia, il che tradotto vuol dire il seppellimento della dialettica democratica nel nostro Paese.

Dinanzi al trionfo evidentissimo dei veri e concreti “poteri forti” mondialisti; dinanzi a un loro uomo messo addirittura al governo stesso del Paese insieme ad altri suoi consimili; dinanzi alla terrificante e patetica sottomissione di tutta la politica italiana (a partire da quel partito, il PdL, che avrebbe dovuto difendere gli interessi politici, morali ed economici degli italiani che si rispecchiano nei valori di un centro-destra a suo modo e con i suoi limiti cristiano, liberale e nazionale) sia al progetto tecnocratico-socialista di depauperazione e massificazione degli italiani, sia al progetto anarco-mondialista di liquidazione programmatica dello Stato nazionale e di ogni sua prerogativa (a partire da quelle economico-finanziarie: vedi moneta, tassazione, politiche sociali, ecc., per arrivare a quelle politiche a anche militari), il cui garante supremo è proprio colui che dovrebbe essere il garante supremo dello Stato, quel Presidente Napolitano che tanto si è speso per celebrare la vacuità e le nefandezze del Risorgimento mentre di fatto liquidava l’ultimo governo democraticamente eletto e con esso la sovranità degli italiani su se stessi; dinanzi a certi settori di una magistratura politicizzata il cui scopo appare essere quello di determinare le sorti politiche del Paese sempre e solo verso una direzione, in netta antitesi con la volontà della maggioranza democratica degli italiani; ebbene, dinanzi a tutto questo e molto altro, la notizia della caduta di Bossi non è da celebrare, è da compiangere. 

Al di là degli errori suoi e della sua famiglia e del suo “cerchio”, silurare in questo momento un uomo a suo modo forte e a suo modo in contrasto con tutto l’invincibile macchina da guerra del mondialismo anarco-tecnocratico, è evento devastante per il nostro futuro, e non solo per il Nord.
Al di là degli slogan facili di “Roma ladrona”, al di là di certe note stonate di genere razziale che vengono dal profondo della pancia delle vallate lombardo-venete, al di là dei “battezzi eridanici” e delle periodiche propensioni alla “elvetizzazione” del Nord Italia, la Lega ha costituito e costituisce ancora un elemento di freno verso la dissoluzione delle tradizioni locali e delle radici civili e anche religiose dei popoli europei. 
Bossi ha il merito tutt’altro che di poco conto di aver sempre compreso che l’elettorato profondo della Lega non è solo quello variopinto delle vallate anti-romane con le corna celtiche in testa; esiste nel Nord tutto un mondo (lombardo e veneto in primis, ma non solo) per il quale la fede cattolica, la famiglia naturale, le sane tradizioni culturali e civili, la libera intrapresa, l’onestà e la laboriosità, sono valori irrinunciabili. Un mondo che è fieramente e profondamente attaccato alle radici spirituali, civili, morali e sociali di quella che fu la civiltà cristiana. Un mondo non solo popolare, ma anche culturale e civile simbolo e figlio di una civiltà che, nonostante tutto, non si sradica da quelle terre.
È questo che ha sempre dato fastidio in modo speciale ai nemici del Nord e della Lega, che sono poi i nemici della civiltà cristiana, europea e italiana insieme.

Da romano, nel dispiacere di vedere colpito un bastione fastidioso di quella fortezza che scaturisce da profondi settori di quanto rimane della nostra millenaria civiltà, auspico per il futuro della Lega un cambiamento: non parlo di persone, non mi interessa questo, e capisco pure che “Roma ladrona” è slogan necessario per poter andare in Parlamento e nelle amministrazioni locali; ma un cambiamento nell’ordine dei valori per cui combattere
Si può anche continuare a gridare “Roma ladrona” e a mettersi le corna celtiche, ma deve essere chiaro che il nemico oggi non solo non è a Roma (a parte la “fisicità” dei palazzi istituzionali della Repubblica), ma che tale nemico odia Roma, intesa nella sua millenaria significazione religiosa e metapolitica, non meno di quanto odi il nord. 

Quello che voglio dire è che abbiamo bisogno della Lega, o meglio, del popolo della Lega; tutti gli italiani, e forse gli europei, ne hanno bisogno, per combattere il mondialismo anarco-tecnocratico, l’imperialismo bancario della finanza al servizio dei poteri forti (un tempo più propriamente chiamati “forze occulte”), il sovversivismo totalitario dell’Unione Europea, nemici della nostra religione e amici dell’islamismo invasore, nemici dei nostri costumi morali e civili e amici delle lobby omosessualiste, animaliste, ecologiste, abortiste e antiumane; nemici del nostro lavoro e dei nostri sudati guadagni, e propugnatori di una progressiva schiavizzazione e massificazione di ogni cittadino del nostro continente; nemici della nostra cultura e civiltà millenarie, e sostenitori della costituenda repubblica universale, egualitarista e a-morale, nuovo Leviatano degli anni futuri. 

Tutti, italiani del nord, del centro e del sud, abbiamo bisogno di difenderci da nemici che non fanno distinzioni tra nord e sud del Po, ma tutti ci accomunano nei loro folli progetti dissolutori. Oggi, contro tutto questo, più che mai è necessario difendere allo strenuo le tradizionali identità locali, ma allo stesso tempo anche questo Stato nazionale che ci ritroviamo, ideato male, realizzato malissimo, proseguito ancora peggio, ma che costituisce, in questa attuale situazione, un estremo baluardo contro il trionfo del mondialismo e della tecnocrazia, assassini di ogni identità religiosa e civile e tradizionale e territoriale.
Per questo, italiani, del nord, del centro e del sud, lombardi, veneti, romani, napoletani, pugliesi, adriatici e tirreni, alpini, peninsulari e insulari, dobbiamo, pur nelle sacrosante e indispensabili differenze civili e culturali, tenere duro insieme nella resistenza per la difesa della comune civiltà cristiana e italiana.

È da augurarsi che quanto accade oggi possa in futuro determinare nel popolo leghista e nei suoi dirigenti una volontà d’azione molto più convinta e radicata in tal senso; è da augurarsi che capiscano che il vero confine da difendere non è il Po e il nemico non ha accento romano o meridionale: il confine è la lotta per la difesa della comune millenaria civiltà cristiana, italiana, europea, che tutti ci accomuna e il nemico parla varie lingue ed è situato in varie parti d’Europa e del mondo. Ciò darebbe in definitiva anche nuova vitalità a questo partito, una nuova dimensione non più esclusivamente territoriale e gli permetterebbe di fare un decisivo salto di qualità “esistenziale” e politico, rendendolo un possibile riferimento per milioni e milioni di italiani (sopra e sotto il Po, e… perfino a Roma!) e forse per decine di milioni di europei, che sparsi ovunque iniziano, più di noi italiani, a capire quale abisso la nostra Unione Europea e la sua fittizia moneta, i suoi mai eletti dirigenti e i suoi misteriosi commissari, finanzieri e “teorici”, stanno preparando a tutti noi.

Che la Lega difenda ora la civiltà cristiana, europea, italiana (e anche padana se vuole) nella sua interezza, e vedrà aprirsi orizzonti oggi inimmaginabili. Io, da romano, auspico che questo accada e che possa essere l’inizio di un cambiamento epocale della storia italiana e non solo.
 

2 commenti :

  1. credo che per parlare della Lega bisognerebbe stare in Lega e conoscere la Lega... non tutto si trova sui libri....

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