18 maggio 2012

Biotestamento online, la bufala Radicale


di Giuliano Guzzo
I primi ad averne proposto una versione telematica, in Italia, sono stati soci dell’Associazione Pubblici Cittadini, che da tempo chiedono l’istituzione di un modello «di Dichiarazione Anticipata di Trattamento (DAT c.d Testamento Biologico) di facile comprensibilità» nonché la libertà, per i cittadini, «di compilarlo e depositarlo, anche per via telematica»

L’idea deve’ essere piaciuta. Non si spiegherebbe, altrimenti, perché l’Associazione Luca Coscioni abbia deciso di proporlo, il testamento biologico on line, «uno strumento semplice e accessibile – assicura Marco Cappato - per sottrarre le nostre scelte all'arbitrio dello Stato etico». Perché è chiaro: se non compili il testamento biologico il rischio - tra sondini, iniezioni e respiratori - è quello di vivere fino a centodieci anni contro la propria volontà. Ma certo, come no.

Battute a parte, non si possono non rilevare le molteplici contraddizioni di questa ennesima trovata libertaria. Anzitutto sul versante giuridico: non sarà incauto concedere ad ogni cittadino la possibilità di scegliere della propria vita con un clic su “Invio” quando quello stesso cittadino, per scegliere del destino propri beni, è tenuto – secondo il Codice Civile – al testamento olografo, che «deve essere scritto per intero, datato e sottoscritto di mano del testatore» (art. 602), oppure a quello pubblico, che deve essere ricevuto dal notaio in presenza di due testimoni» (art. 603), o quello segreto, che se è scritto da altri, «deve portare la sottoscrizione del testatore anche in ciascun mezzo foglio, unito o separato» (art. 604)? Forse la vita è da considerarsi un bene inferiore a quelli materiali? Il dubbio, a valutare con attenzione la proposta di Cappato & Co, resta.

Così come restano, anche per la versione telematica, le medesime perplessità per il testamento biologico “classico”. Perplessità che riguardano in primo luogo non la teoria bensì l’esperienza concreta di altri Paesi e la stessa procedura di compilazione delle stesura dichiarazioni anticipate di trattamento. Infatti - scriveva quasi vent’anni fa il bioeticista e medico Lamb - «la natura informale» con cui viene solitamente discusso il contenuto del testamento biologico di fatto «non assicura che la persona in questione abbia la capacità di prendere una decisione di tale importanza e natura» (D. Lamb, Therapy Abatement, Autonomy and Futility: Ethical Decisions at the Edge of Life, Aldershot, Avebury, Ashgate Publishing, Group, 1995, p. 69). 

Detto questo, non possiamo dimenticare come l’obiezione centrale al biotestamento rimanga proprio quella inerente alla volontà del paziente, che il living will – come viene chiamato all’estero – dovrebbe tutelare mentre invece rischia di calpestare. Ad dimostrarlo con chiarezza, qualche anno fa, è stato l’impeccabile ragionamento di un pensionato romano, che in una lettera ad un quotidiano si è chiesto: «Se io, ora che sono sano, firmo un bio-testamento ma dopo, nel momento cruciale, quando non ho più possibilità di farmi capire, non desidero più accorciare la mia vita perché sento e vedo ancora, come faccio a tornare indietro dal momento che mi fanno morire di fame e di sete? In pratica avrei firmato la mia condanna a morte» (La Stampa, 3/10/2009). Curioso: dove non arrivano fior di filosofi e bioeticisti arriva, lucida e implacabile, la saggezza popolare.

In aggiunta a quanto sin qui detto - e comunque la si pensi - va ricordato come l’invito libertario a “fare testamento”, ancorché biologico, suoni piuttosto macabro. Senza dimenticare - tornando alla proposta dell’Associazione Luca Coscioni - che predisporre la redazione on line del biotestamento comporta una pericolosissima discriminazione tra i cittadini muniti di Adsl e quelli che non lo sono, tra quelli provvisti di Pc e quelli che per sottrarsi alle «scelte all'arbitrio dello Stato etico» sono costretti a recarsi all’Internet poin, tra internofobi ed internauti. A meno che gli amici della Luca Coscioni non intendano prima di tutto battersi affinché a ogni cittadino sia assegnato un pc con relativa connessione superveloce. In quel caso, farebbero – strano ma vero - anche loro una battaglia giusta. Vinta la quale, in effetti, potrebbero anche congedarsi dalla politica e “fare testamento”. Ce ne faremo una ragione, promesso.

 

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