26 maggio 2012

Chi ha incastrato Gotti Tedeschi?


di Marco Mancini
Dopo la bufera dei Vatileaks, ci mancava pure questa. Ettore Gotti Tedeschi, banchiere piacentino vicino all’Opus Dei, è stato dimissionato giovedì dalla presidenza dello IOR, l’Istituto per le Opere di Religione. Il board laico dell’Istituto lo ha messo alla porta senza tanti complimenti, come neanche un ringraziamento è venuto dalla Santa Sede: anzi, la notizia è stata resa nota attraverso un comunicato durissimo, in cui gli si imputa di “non avere svolto varie funzioni di primaria importanza per il suo ufficio” (“preferisco non parlare, direi solo brutte parole”, ha replicato l’interessato, affermando di non voler aggiungere altro per rispetto del Santo Padre). Ovviamente nelle ore successive si è rincorsa una raffica di indiscrezioni, alla ricerca delle ragioni che abbiano potuto condurre a uno strappo così deciso.

A chi scrive appare scarsamente attendibile – un’ulteriore diffamazione postuma – la versione che tende a legare l’uscita di scena di Gotti Tedeschi all’accusa di essere uno dei “corvi”, responsabili della diffusione di documenti riservati. Non si può dire, infatti, che il dimissionamento del banchiere arrivi come un fulmine a ciel sereno: voci ben informate l’avevano già preannunciato qualche mese fa (vedi qui, qui e qui), attribuendo la decisione alla volontà del Segretario di Stato, card. Bertone. Oltre a questi indizi, non manca neanche il movente: i rapporti tra i due negli ultimi tempi erano andati decisamente raffreddandosi, sebbene fosse stato proprio Bertone, su impulso di Benedetto XVI, a sceglierlo per la guida dello IOR.

Due vicende avrebbero, in particolare, determinato la rottura. Da un lato, la contrarietà di Gotti Tedeschi alle modifiche apportate nello scorso gennaio alla legge antiriciclaggio approvata nell’aprile 2011, considerate un passo indietro in ordine alla trasparenza finanziaria del Vaticano, alla quale il presidente dello IOR si era dedicato con grande impegno, insieme al responsabile dell’Autorità di vigilanza (Aif), il card. Attilio Nicora. In secondo luogo, il parere negativo espresso dallo stesso banchiere nei confronti del faraonico progetto bertoniano volto a rilevare, proprio tramite lo IOR, il San Raffaele di Milano, integrandolo all’interno di un grande polo sanitario a guida vaticana. A ciò si unisca un’incompatibilità caratteriale che ha via via logorato il rapporto tra i due.

Oltre a queste, potrebbero esservi altre ragioni alla base della decisione di Bertone: uscire dall’angolo in cui le fughe di notizie e le critiche piovute da più parti sembrano averlo cacciato (tanto che Magister ha recentemente parlato di “tramonto senza gloria”), attraverso una mossa che può essere intesa o come un chiaro avviso ai naviganti (“colpirne uno per educarne cento”) o come un segnale di tregua nei confronti della parte più conservatrice della Curia, meno disponibile alla nuova ondata di moralizzazione imposta dal pontificato di Benedetto XVI.

Chi scrive non è mai stato pregiudizialmente ostile al Segretario di Stato, se non altro perché egli è stato scelto direttamente da papa Ratzinger, che nella complicatissima opera di governo della Chiesa Universale ha preferito avere al suo fianco il suo storico collaboratore, di cui conosce pregi e difetti. E’ anche grazie al card. Bertone che in questo pontificato è riuscita, almeno parzialmente, a imporsi una linea improntata a una maggiore trasparenza, dallo scandalo pedofilia al caso Maciel, dalla vicenda Orlandi allo IOR: gli attacchi, nei quali vanno comprese le fughe di notizie degli ultimi mesi, ricevuti dall’ala “diplomatica” e “sodaniana”, che si è sentita d’un tratto spodestata, lo dimostrano.

Tuttavia, non si può negare che, sotto la sua gestione, la Curia sia diventata una sorta di colabrodo: la figura del Papa non è stata sufficientemente tutelata nelle diverse controversie che sono scoppiate in questi anni, documenti riservati continuano a uscire dalle mura vaticane come se niente fosse, i veleni e le voci di corridoio si moltiplicano, l’anarchia sembra regnare sovrana. Molti preferiscono affidarsi al canale parallelo rappresentato dall'ottimo don Georg Gaenswein, il segretario particolare del Pontefice, anche loro sfogandosi per il personalismo e l’inefficienza della gestione bertoniana. In tutto questo, non può non stonare il fatto che, incapace di fare realmente pulizia all’interno dei Sacri Palazzi, il Segretario di Stato (o chi per lui) riservi un’inaudita umiliazione pubblica proprio a uno degli uomini che in questi anni hanno servito con maggiore fedeltà il Santo Padre.

Se, dunque, Bertone non riesce a ottenere altri risultati che far guerra alla CEI su chi debba occuparsi della politica italiana, raccomandare i suoi protetti dentro e fuori la Città del Vaticano (vedi il caso di Marco Simeon, diventato in men che non si dica direttore di RAI Vaticano, capo delle relazioni esterne di Viale Mazzini e segnalato addirittura per un posto di sottosegretario nel Governo Monti) e sbarazzarsi proprio di coloro che dovrebbero essere suoi alleati, allora forse è bene che si chieda se la sua presenza non rischi di essere d’intralcio, piuttosto che di giovamento, a Benedetto XVI e alla Chiesa. Piuttosto che questo stillicidio, qualcuno sarebbe disposto a riprendersi pure Sodano.
 

4 commenti :

  1. Ottimo. L'articolo, ovviamente, non il panorama...

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  2. Gilles de Rais29 maggio 2012 12:19

    Amico,ricordi "Il gioco delle parti" di Piran dello? Ratzingher non ha abbastanza polso per governare quel nido di vipere ed ogni volta che apre bocca fa rimpiangere, e tanto, Giovanni XXIII ed il Concilio Vaticano II.
    Visto che i Vangeli sono tanto più democratici e
    che la sensibilità dei credenti, in Italia e più
    ancora nel resto del mondo, va in "quella" dire
    zione, perche ostinarsi verso la teologia medioe
    vale e voler fare concorrenza ai salafiti?

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  3. Ci ha già pensato qualcuno ad adottare la tua soluzione (adeguarsi alla "sensibilità" dei credenti e darsi al libero esame del Vangelo). Si chiamano Protestanti. Non stanno andando molto lontano.

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  4. Gilles de Rais30 maggio 2012 13:04

    Quelli sensati vanno nella direzione giusta, quelli insensati, tipo integralisti evangelici e sette varie, vanno molto lontani dalla ragio ne, come gli integralisti cattolici. Quando lessi del divieto di leggere la Bibbia, vedi concili di Tolosa e Tarragona, mi chiesi per chè; poichè sono una scimmia molto curiosa, presi a leggere l'Antico Testamento, diretta mente, semplicemente, senza cadere nella trap pola dell'esegesi biblica. E' un libro scritto durante o dopo la Cattività Babilonese, nell'A ramaico del VI sec. ma riflette leggende bedui
    ne di almeno sei secoli prima. L'ambiente è quel
    lo beduino, come nel Corano e se leggi i frammen
    ri degli Eleatici(VI-V se.) o le relazioni di A
    ristotele o degli altri che conobbero l'insieme
    della loro opera, respiri aria di civiltà e ra
    gione, non di branchi asinini o cammelleschi.
    Confronta il Dio di Aristotele,(causa incausata,
    motore immobile) col vecchio crudele e bizzoso
    che ci presenta l'A.T.sempre pronto a sterminare
    chi non lo adora e capirai che entrambe sono a strazioni mentali: l'una di un filosofo che cer ca le qualità di un dio che non fosse lo Zeus cacciatore di femmine, l'altra è il repertorio
    di una casta di sciamani per terrorizzare e sot
    tomettere i non chierini. Dimmi se il pensiero
    non corre automaticamente a Feuerbach.
    Son sicuro che hai studiato tutte queste cose, ma so cosa è l'imprinting del Catechismo e del l'ora di religione e che pochi sono così poco
    influenzabili da sfuggirvi.

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