31 maggio 2012

A Giulià, ma che stai a dì?


di Saba Giulia Zecchi
Avventori di Campari e de Maistre, avete fatto caso a Radio Londra in questi giorni? Dopo tre giorni lontana dal web e tv, ho provato a ridurre al minimo indispensabile il numero di schede aperte su Chrome, senza affogare negli aggiornamenti su Vaticanleaks, M5S e conferenze presidenziali, e concentrarmi solo sul Tea Party che in questi giorni è sbarcato anche a Napoli grazie a www.storialibera.it.

E in mezzo a questo sforzo arriva il commento non richiesto: quello di Ferrara che chiede le dimissioni del Papa. "Non sarebbe adatto a guidare la Chiesa in questo momento. Troppo stanco, non abbastanza forte da respingere i lupi". Se mi confermate che il senso dei suoi interventi era questo, presumo che la vostra prima reazione sia stata la stessa di casa mia: "ma che stai a dì?". La Chiesa non è guidata dal Pontefice in solitaria, e se si dovessero applicare i criteri dell'efficienza umana, la Chiesa di Roma non sarebbe mai sorta; e poi ce lo viene a dire proprio in questi giorni di festa di Pentecoste? 

Il post potrebbe finire qui. Eppure Giuliano Ferrara è uno dei pochi che ha sempre pubblicato i discorsi del papa per intero, l'unico ateo devoto che lo ha sempre difeso in ogni affermazione difficile. Non si può pensare che sia uno scivolone per mancato approfondimento delle questioni teologiche. In definitiva, il "problema" è quella sua dichiarata mancanza di fede e non mi stupisce quindi che la pensi così.  Più semplicemente è il segno che i cristiani, e in particolare i cattolici oggi, devono  tenere alta l'attenzione più di prima e abbassarla laddove non serve: non si può appaltare a nessun altro il proprio criterio di giudizio, neanche al buon Ferrara, che va anche capito d'altronde: la situazione politica è confusa e scivolosa per tutti, e rifugiarsi sulla notizia di OltreTevere diventa un'inevitabile tentazione...

Un cattolico non deve aver bisogno di vati dell'informazione. Può sembrare una nostra mancanza non essere rappresentati mediaticamente da un sant(or)o cattolico, e ne può nascere qualche complesso, ma a ben guardare è solo un buon segno: non ne abbiamo alcun bisogno.  Ammesso, però, che lo spirito critico e l'impegno dei cattolici siano supportati da un solido approfondimento e, aggiungo, si esercitino anche su temi molto laici, prima di arrivare a quelli non negoziabili, dove lo spazio di manovra per definizione non c'è.
 

2 commenti :

  1. Il problema di tutti gli "atei devoti" è che guardano alle cose di Chiesa attraverso un'ottica puramente politica e terrena. Così, secondo Ferrara a Ratzinger converrebbe dimettersi per rilanciare attraverso l'indicazione del suo successore. Ma dimentica che Benedetto XVI non è Berlusconi, ma il Vicario di Cristo.

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  2. mi piacciono le donne.

    ...che scrivono così :D

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