23 maggio 2012

La Fraternità al vaglio : “Manca di soprannaturale”


di Isacco Tacconi
Un velo di gelo è calato sui rapporti tra la fraternità san Pio X e la Santa Sede in seguito all’ennesima fuga di notizie nello scambio epistolare tra i tre vescovi Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson, Alfonso de Galarreta e il primate mons. Fellay. I tre infatti a quanto pare sembravano mettere in guardia Fellay dallo scendere a patti con Roma, rimproverandogli di essere ingenuo, venendo meno cosi alla linea rigida della Fraternità che a loro dire sarebbe quella che mons. Lefebvre avrebbe tenuta se fosse ancora in vita oggi. In realtà dalla risposta che lo stesso Fellay è stato costretto a dare, per scongiurare un più grave allontanamento dalla sede apostolica, si evince chiaramente come la visione del portavoce, ed unica autorità della Fraternità nonché referente diretto della santa sede, sia di piena riconciliazione con la Chiesa ufficiale in spirito di vera obbedienza cattolica e di sincera collaborazione a che il riavvicinamento sia pieno ed efficace.

Il bene che questo nuovo afflusso di "sangue" porterebbe alla Chiesa è indubbio, ma appare importante allontanare l’attuale tendenza a rivestire la fraternità di un ruolo salvifico, quasi di "liberazione" della Chiesa di Cristo che si serve degli uomini, ma non ha bisogno degli uomini. Sappiamo infatti che lo Spirito soffia dove vuole, e governa la Chiesa assicurandole la vittoria sugli inferi. Una cosa è certa "extra ecclesia nulla salus", e non valgono le congetture che emanano pericolosi miasmi sedevacantisti, secondo cui ci si chiede dove sia la Chiesa oggi. Ancora una volta è la Tradizione e l'esempio dei santi che ci viene in aiuto "Ubi Petrus, ibi Ecclesia".
“Questo è molto importante per restare in una via sicura, per restare nella Chiesa. Se no, dove andremmo? Non c'è più un Papa, non ci sono più cardinali, perché se il Papa non fosse Papa, quando ha nominato i cardinali, questi cardinali non possono più nominare un Papa perché non sono cardinali. E allora? È un Angelo del cielo che ci porterà un Papa? È assurdo! E non è solamente assurdo, è pericoloso! Perché allora saremo condotti, forse, a delle soluzioni che sono veramente scismatiche”. Queste le parole di mons. Lefebvre alla conferenza tenuta ad Angers nel 1980 e citate da Fellay nella sua lettera di risposta ai tre vescovi recalcitranti.

E’ facile unirsi alle grida e agli entusiasmi di chi grida che sono arrivati i "salvatori della Patria". Ovviamente ogni cattolico in buona coscienza e retta intenzione auspica una piena riconciliazione, ricordandosi però che le chiavi sono state affidate a Pietro e non a "chi ne fa le veci", ma a lui solo. I tre vescovi dissidenti, più che per il bene della Chiesa Cattolica, farebbero bene a rivedere la propria posizione secondo l'umiltà e la docilità dei santi, innanzitutto per il bene delle proprie anime, dato che nessuno è confermato in grazia, e in secondo luogo per il bene della fraternità san Pio X che se rimarrà separata dalla Chiesa non sopravviverà all' inverno.

Appare quindi sensata la risposta della commissione esaminatrice della Congregazione per la Dottrina della Fede di trattare “separatamente e singolarmente” le posizioni dei tre vescovi che si sono manifestamente opposti alla decisione presa da Fellay. Da parte sua nella lettera di risposta egli stesso ha manifestato il suo rammarico nel constatare la “mancanza di soprannaturale” nei suoi confratelli. Nel suo intervento mons. Fellay sembra mostrare un reale sensus ecclesiae e una fede solida nella Provvidenza divina, cosa che egli stesso sembra non riscontrare nell’atteggiamento assunto da Williamson e co.: “la vostra visione della Chiesa è troppo umana e anche fatalista; vi vedete i pericoli, i complotti, le difficoltà, non vedete più l'assistenza della grazia e dello Spirito Santo.” Una vera e propria lezione di teologia spirituale nonché una bella lavata di capo per i tre “dell’Ave Maria”, che manifesta la ferma e sincera volontà da parte del superiore della fraternità san Pio X di affidarsi alla volontà di Dio afferrando la mano che il nostro beneamato pontefice Benedetto XVI ha teso con gioia e premura a quelle che sono ancora pecorelle del suo gregge.
 

5 commenti :

  1. Bisogna solo sperare che le improvvide affermazioni dei tre Vescovi non diventino solo un pretesto per chiudere di nuovo le porte alla riconciliazione.

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  2. Mi pare che sperare che "tutta" la Fraternitá ritorni in comunione con la Chiesa, vedendo certi caratteri, sia un illusione. Arriva un momento, e credo siamo vicini, che sarebbe meglio dare un taglio e chi ritorna ritorna e chi vuol star fuori che stia.

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  3. Purtroppo il Santo Padre è circondato da alti prelati progressisti che premono affinchè la Fraternità non venga mai riconosciuta.
    E questa è una delle conseguenze del famoso principio di collegialità introdotto dal CVII che ha ridimensionato se non addirittura spazzato via l'autorità del Papa, alter ego di Cristo..... Nostro Signore Gesù Cristo, cioè, sottomesso ai cardinali e consiglieri vari.... Ma non è assurdo? Se fosse dipeso solo dal Papa la questione sarebbe già risolta.

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  4. oddio, pensavo che il Papa fosse il successore di Pietro, non di Gesù

    Se ne impara sempre una...

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  5. Il fatto che il Papa sia successore di Pietro lo davo per scontato, ma come Pietro tutti i Papi successivi rappresentano "Vicario di Cristo in terra".

    Can. 331 - Il Vescovo della Chiesa di Roma, in cui permane l'ufficio concesso dal Signore singolarmente a Pietro, primo degli Apostoli, e che deve essere trasmesso ai suoi successori, è capo del Collegio dei Vescovi, Vicario di Cristo e Pastore qui in terra della Chiesa universale; egli perciò, in forza del suo ufficio, ha potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa...

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