17 maggio 2012

"Requiescant in pace": vale anche per Renatino

di Marco Mancini
Sta per essere trasferita altrove (o cremata), dunque, la salma di Enrico De Pedis, detto Renatino (Dandi per i fan del film e della serie “Romanzo criminale”), esponente della banda della Magliana, ammazzato nel 1990 e sepolto all’interno della Basilica romana di Sant’Apollinare.

Al fatto, pubblicamente emerso nel 1997, aveva dato risalto una puntata di “Chi l’ha visto?” di qualche anno fa, legandolo alla misteriosa vicenda della scomparsa di Emanuela Orlandi, nella quale De Pedis sarebbe stato implicato, stando anche alle dichiarazioni, di dubbia attendibilità, della sua ex-amante Sabrina Minardi.

Nel marzo del 1990, un mese dopo l’uccisione di Renatino, il rettore della Basilica mons. Piero Vergari, che lo aveva conosciuto durante una sua visita in carcere, attestò che il defunto si era prodigato nell’ultima fase della sua vita in numerose opere di carità a beneficio dei poveri e in iniziative di formazione cristiana per i giovani. Per questo, sulla base del desiderio espresso dalla moglie, chiedeva che la sua salma potesse essere inumata all’interno di Sant’Apollinare, ottenendo una pronta risposta positiva dal card. Ugo Poletti, che ricopriva gli incarichi di Vicario della Diocesi di Roma e presidente della CEI.

Quando la bomba era deflagrata per la prima volta con una certa intensità, cioè nel 2005, il Vicariato di Roma rilasciò un sintetico comunicato, giudicando infondate le voci sul legame tra la sepoltura di De Pedis e il sequestro della Orlandi e ritenendo, in ogni caso, di non “dover procedere all'estumulazione, stante l'autorizzazione concessa dall'allora cardinale Vicario, oltre che per il rispetto che comunque si deve a ogni defunto”.

Nelle settimane scorse, dopo le nuove indagini della magistratura e la riapertura del caso, Padre Lombardi si è espresso invece in termini differenti: ha ribadito che il Vaticano non ha nulla da nascondere sull’affaire Orlandi, ma riguardo a De Pedis ha anche osservato come “da parte ecclesiastica non si frappone nessun ostacolo a che la tomba sia ispezionata e che la salma sia tumulata altrove”. Detto, fatto: mentre la magistratura della capitale ha provveduto a esaminare il sepolcro con esiti piuttosto deludenti, anche se già prima nessuno si illudeva “di trovare qualcosa che sia riconducibile alla Orlandi” (a che pro, dunque?), è questione di giorni perché venga assegnata alla salma di Renatino un’altra sistemazione. 

Questi sono i fatti, che fanno sorgere alcune riflessioni. Enrico De Pedis era un criminale efferato, eppure è stato un benefattore della Basilica di Sant’Apollinare (a detta di Padre Lombardi, senza alcun misterioso retroscena). Egli ha vissuto per lunghissimi anni come se Dio non esistesse, eppure pare abbia espresso il desiderio di essere sepolto nella cripta di una Basilica. Ricorda quei nobili del Medioevo che, dopo una vita di violenze e di bagordi, decidevano di donare in tutto o in parte il frutto delle loro malefatte alla Chiesa e di morire indossando l’abito di qualche ordine monastico, sperando nella misericordia del Signore. Come i signorotti feudali, presero a comportarsi così anche banchieri ed usurai: Enrico degli Scrovegni, figlio di Reginaldo, decise di espiare le colpe del padre attraverso la costruzione della celebre cappella, affrescata da Giotto.  

Tutto questo, che nel Medioevo appariva perfettamente normale, oggi dà scandalo. La Chiesa conserva ancora i resti di una concezione della giustizia che non è di questo mondo: è quella del lasciare che il grano e la zizzania crescano insieme (Mt 13, 24-30), della coscienza che “i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio” (Mt 21, 31), del diritto d’asilo applicato ai criminali. Questo la rende oggi estremamente fragile e vulnerabile, esponendo il suo fianco agli attacchi di un mondo secolarizzato che non riesce più, anche comprensibilmente, a capacitarsi di taluni atteggiamenti, giudicati ambigui e scarsamente trasparenti. Ed è difficile stabilire con esattezza quanto tali resti siano l’ultima, negativa eredità di un’epoca rozza ed oscura, o quanto invece costituiscano il portato di una saggezza millenaria, che conosce la misteriosa e indicibile mescolanza di bene e male presente nel cuore umano e rifugge dai comodi schematismi. Sia come sia, pare che la Chiesa di Roma abbia deciso di scrollarseli di dosso, perché essi rischiano di farla apparire poco presentabile agli occhi degli uomini di questo tempo.

In tutto questo, però, il rischio è quello di dimenticare uno dei precetti che ha contraddistinto la nostra civiltà sin dai tempi di Virgilio, con buona pace del necrofilo Veltroni: parce sepulto (Eneide III, 41), abbi pietà per il defunto. Requiescant in pace: è un auspicio che vale per l’aldilà, ma anche qui sulla terra. Vale – o sarebbe dovuto valere – anche per Renatino.
 

4 commenti :

  1. Non mi pare proprio che la riesumazione della salma abbia dato esiti deludenti,visto che sono state trovate le ossa di un'altra persona.

    Gianni

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  2. Non sono state affatto trovate ossa "di un'altra persona". Nella cripta dove era sepolto De Pedis è stato trovato un ossario, con ossa risalenti probabilmente all'età pre-napoleonica.

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  3. http://www.youtube.com/watch?v=hILBRfdOgyo&feature=player_embedded
    a me dispiace, ma indagare l'ex rettore dell'Apollinaire non porterà a nulla, sembra più una mossa mediatica, tra l'altro a parecchi anni di sitanza. Mi dispiace per quella povera ragazza e per la sua famiglia.

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  4. sì, il problema è che De Pedis non è morto mentre in cilicio stava percorrendo la scala santa. E' morto in un regolamento di conti, mentre si trova a gestire i suoi affari, a cavallo tra l'illecito ed il lecito (lecito comunque provente di riciclaggio)

    Comunque sono contento che a seguito di questa vicenda la carogna di "Renatino" venga spostata in un luogo più adatto.

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