18 giugno 2012

Chiara ed Enrico: storia di un’ordinaria Santità

di Isacco Tacconi
13 giugno festa di sant’Antonio di Padova, Chiara Corbella a 28 anni si addormenta sotto il cielo per rinascere “al” Cielo. La luce che ha diffuso in questa vita rifulge ora ancora più forte dopo che ha compiuto il passo più grande, quello che gli è costato la sua stessa vita.

Questa è la storia di una santità “ordinaria”, quella di cui spesso si va in cerca, quella di cui spesso si dubita, quella che faticosamente oggi si riesce a scorgere intorno a noi, ma che c’è, è viva e si manifesta concretamente in scelte che a volte richiedono il massimo, perfino ciò che abbiamo di più prezioso: la vita.
Giovane donna sposata con Enrico, conosciuto in un pellegrinaggio a Medjugorie (quindi all’insegna della Madre del Signore, un ottimo inizio non c’è che dire!) dal quale aveva partorito la prima bimba (non a caso) chiamata Maria. La piccola già in gravidanza affetta da una grave anencefalia, viene accolta senza esitazione alcuna, e partorita ha vissuto trenta minuti che la madre non ha esitato a definire “unici e intensi”, come un momento da ricordare con gioia e gratitudine, come una benedizione! Cosa di cui non si può dire per una mamma che abortisce (cioè uccide), il figlio del suo grembo. Ma la sofferenza di questa coppia giovanissima  li ha accompagnati anche nella seconda gravidanza di Chiara, di poco successiva alla prima, nella quale il piccolo Davide manifestava un’altra grave malformazione viscerale ed assenza degli arti inferiori. Ancora una volta i due giovani sposi, saldi nella Fede priva di ogni dubbio e incertezza, hanno abbracciato la loro croce. Il piccolo Davide anch’egli spira poco dopo il parto, ma anche per lui il discorso è lo stesso, i genitori non ne dubitano : ne è valsa la pena!

E infine ecco Francesco, dono del poverello d’Assisi, di cui erano molto devoti, che dalle ecografie risulta essere completamente sano e robusto. Ma per una volta ancora i due giovani sposi segnati e provati come oro nel crogiuolo vengono accostati al fuoco: nello stesso periodo a Chiara viene diagnosticato un carcinoma alla lingua. La Fede e la Carità ancora una volta dirigono le loro scelte. Il dubbio satanico sulla bontà di Dio non li sfiora: il bambino prima di tutto, le cure dopo. Come non rivedere qui la figura di santa Gianna Berretta Molla, o ancor di più di Maria Madre di Dio, che non esita ad offrire sé stessa umilmente e totalmente come strumento della volontà di Dio. 

Questa scelta è costata cara a Chiara che, rimandando le cure di chemio e radioterapia, ha testimoniato al mondo, ma prima di tutto a Dio e a suo figlio che “non c’è amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Ma questa testimonianza, che per molti cristiani potrà sembrare un atto virtuoso frutto di qualità individuali o di fede relativa alla bontà morale della persona, è un dono gratuito di Dio che egli elargisce a tutti ed è possibile a tutti coloro che si nutrono della Fede e che la alimentano con la preghiera e con i Sacramenti che danno la Grazia di Dio, rafforzano nelle virtù e purificano le intenzioni del cuore. E’ noto che Enrico e Chiara ogni giorno affidassero le proprie vite a Dio con la preghiera di consacrazione a Maria terminante con “Totus tuus ego sum Maria”. Dove c’è preghiera c’è santità.

In questo tempo di crisi globale economica, morale, dei costumi, della fede, Enrico e Chiara sono stati la “contro-testimonianza” alla disperazione dilagante che scoraggia i matrimoni tra i giovani, scoraggia le gravidanze cosiddette a rischio e quelle “non volute”, scoraggia la fede in Dio, e incentiva l’egoismo rafforzando l’istinto di sopravvivenza individuale, consolidando così un egoismo già ampiamente diffuso. Enrico e Chiara, infrangendo ogni tabù dei benpensanti della società contemporanea, ogni consiglio “apparentemente” suggerito dal buon senso, dai parenti, da quegli amici (?) che sconsigliavano loro anche di sposarsi dato il fidanzamento burrascoso e non privo di problemi, si sono sposati con la benedizione di Dio e di San Francesco. Un esempio di autentica Fede cristiana, Carità sincera e Speranza Certa nell’infinita Misericordia di Dio, che, come ricorda sant’Agostino, purga i buoni con le tribolazioni come l'oro col fuoco. Una dinamica, questa, misteriosa per noi, piccoli esseri che tutto vogliamo capire e comprendere, ma che di fronte alla sofferenza e al male non sappiamo far altro che disperarci, o distogliere lo sguardo per non guardare la più profonda verità della vita: la Morte.

Morte alla quale solo Cristo nella sua unica Chiesa ha dato una volta per tutte risposta. E come ci ricorda san Giacomo apostolo  Beato l'uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano” (Gm 1:12).


 

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