19 giugno 2012

La Grecia tra europei ed elezioni


di Luca Gili
Tutto è bene quel che finisce bene, dicono i grandi giornali europei. Qui a Bruxelles, città risvegliatasi sotto un temporale piuttosto violento, si tira un sospiro di sollievo.
In Grecia i socialisti e Nea Democratia avrebbero le forze per formare un governicchio in stile Romano Prodi 2007, con una maggioranza risicata, ma pur sufficiente. E, soprattutto, l'Olanda ha perso contro il Portogallo, con grande gioia dei fiamminghi, che seguono gli Europei solo per gufare contro i vicini olandesi.

Però le cose, come sempre, non sono tanto semplici. Innanzi tutto il Pasok ha annunciato di non voler formare un governo con i conservatori di Nea Democratia; le trattative per la formazione del governo si fanno quindi piuttosto complicate.
E poi incombe una domanda: ha fatto bene la Grecia a scegliere di restare nell'Euro?

Secondo ogni evidenza, sembrerebbe di sì. L'uscita incontrollata della Grecia dall'eurozona avrebbe portato a una svalutazione immediata della nuova dracma, con un impoverimento generale del popolo greco - un effetto molto più violento di quello indotto dalle manovre di austerità.
Senza contare che un default greco avrebbe creato problemi molto gravi anche ai paesi dell'Eurozona.
Tutto è bene quel che finisce bene? Sì e no. La Grecia deve affrontare una stretta fiscale molto forte, impostale dalla troika costituita da Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Unione Europea.
Quale giudizio dare, da cristiani, della situazione cupa nella quale stiamo vivendo?

Alcuni pensano che l'impoverimento generale al quale noi PIIGS stiamo andando incontro non sia in sé un male: c'è chi butta la cosa sul piano moralistico (il Vangelo elogia i poveri e altre corbellerie del genere), e c'è chi, più avveduto, pensa che la povertà ci costringerà ad attaccarci a ciò che davvero conta, cioè a Cristo, dal quale spesso la ricchezza, con le sue preoccupazioni, ci distrae.

Questa seconda riflessione, in sé corretta, non deve però indurci a credere che la ricchezza sia in sé un male. A questo proposito a me piace ricordare che san Tommaso, nel suo trattato sulla grazia, osserva che i beni temporali possano essere meritati dall'uomo presso Dio, sia pure accidentalmente (cf. Summa Theol. Ia-IIae, qu. 114, a. 10). San Tommaso non dice certo che il successo mondano è una conseguenza dello stato di grazia - certe sciocchezze, come ben ci ha spiegato Weber, le hanno tirate fuori i protestanti. Il nostro santo, più semplicemente, osserva che i beni temporali possono essere utili per operare il bene e vivere una vita di grazia; in quanto tali, essi possono essere meritati presso Dio: "tantum enim dat Deus viris iustis de bonis temporalibus, et etiam de malis, quantum eis expedit ad perveniendum ad vitam aeternam" (Summa Theol. Ia-IIae, qu. 114, a. 10, resp.). Ciò che noi dobbiamo avere di mira è l'unica cosa che conta: la vita di grazia e la vita eterna, cioè la comunione con Cristo in questa terra e poi in cielo. Tutto ciò che facciamo deve mirare a questo obiettivo e le nostre preghiere devono essere rivolte ad ottenere a noi i beni indisepnsabili per vivere in modo virtuoso.

Alle volte Dio permette un male temporale, perché ne venga un bene maggiore spirituale. Questa è una verità molto scomoda, ma cruciale nel cristianesimo. Forse è possibile che la povertà verso la quale noi europei del Mediterraneo andiamo incontro ci sia utile per farci riscoprire l'importanza della vita spirituale; se è così, noi non cesseremo di considerare la povertà un male (contro i pauperisti de noantri), ma chiederemo a Dio la forza di sopportarla, nella certezza che Egli non ci abbandona e che tutto opera per il nostro bene più autentico e vero.

Penso che questo sia quel che deve avere in mente il cristiano di fronte a questa caotica situazione europea. E, con questa convinzione, deve adoperarsi con responsabilità anche per migliorare la situazione 'temporale' in cui si trova a vivere.
Il voto greco mi pare una importante presa di responsabilità, che va proprio in questa direzione; e ciò va solo a onore di questo grande popolo, in cui la forte tradizione cristiana non si è affatto spenta.

In attesa di vedere come evolverà la situazione economica e politica, ci sono sempre gli Europei di calcio, che ci riservano ai quarti lo scontro tra la Germania, forte e competitiva, e la Grecia, vittima di politici irresponsabili e corrotti, ma forte nella sua grande dignità.

Chi scrive tifa Grecia, più che altro per simpatie filosofiche.




 

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